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09.11: memoria del nostro santo Padre tra i santi NECTARIO, vescovo della Pentapoli, taumaturgo e fondatore del monastero della Santa Trinità ad Eghina

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

╬ Lo stesso giorno, memoria del nostro santo Padre tra i santi NECTARIO, vescovo della Pentapoli, taumaturgo e fondatore del monastero della Santa Trinità ad Eghina.

Il nostro santo Padre Nektario nacque il 1° di ottobre 1846, in Tracia, da una coppia di poveri ma pii cristiani: Dimos e Maria Kefala. Chiamato Anastasio al Santo Battesimo, mostrò fin dall’infanzia una grande pietà e un gusto profondo per lo studio. Poiché sua madre gli insegnava il salmo 50, egli amava ripetere il verso: << insegnerò le tue vie ai peccatori … >> (salmo 50,15). Dopo aver ricevuto l’insegnamento elementare nella sua patria, fu inviato da suoi parenti a Costantinopoli per proseguire la sua educazione, lavorando come impiegato in un magazzino. Il giovane rimase però insensibile ai richiami della vita mondana, e si preoccupava soltanto di edificare in lui, notte e giorno l’uomo interiore ad immagine di Cristo, con la preghiera e la meditazione degli scritti dei santi Padri. All’età di venti anni lasciò Costantinopoli per divenire maestro nell’isola di Chios. Lì incoraggiava i giovani e gli abitanti del villaggio alla pietà e alle opere della virtù, non solamente con le parole ma soprattutto con l’esempio stesso delle sua vita d’ascesi e di preghiera. Desiderando ormai da lungo tempo di abbracciare la vita simile agli Angeli, divenne monaco con il nome di Lazzaro, il 7 novembre 1876, nel celebre Monastero di Nea Monì. Non desiderando che le cose dell’alto, modello di dolcezza e di obbedienza, si fece amare da tutti i fratelli della comunità e divenne diacono un anno più tardi. Grazie alla generosità di un pio abitante dell’isola e poi alla protezione del Patriarca d’Alessandria, Sofronio, potè completare i suoi studi ad Atene e ottenne il diploma della facoltà di teologia. Nel 1885, raggiunse Alessandria, dove fu ben presto ordinato prete, poi consacrato metropolita della Pentapoli (antica diocesi corrispondente alla Libia superiore). Predicatore e segretario patriarcale, fu mandato al Cairo come rappresentante del patriarca, nella chiesa di San Nicola. Malgrado questi onori, Nektario non perse nulla della sua umiltà e seppe comunicare ai suoi seguaci spirituali lo zelo per le virtù evangeliche. L’amore e lo zelo che il popolo gli portava tornarono però a suo svantaggio. Su istigazione del diavolo, alcuni membri del patriarcato, gelosi dei suoi successi, lo calunniarono dicendo che cercava di attirarsi il favore del popolo, al fine d’impadronirsi del trono episcopale d’Alessandria. Poiché il santo non cercava di giustificarsi ma confidava nella promessa del Cristo che ha detto: << Beati sarete voi quando vi insulteranno, quando vi perseguiteranno e quando vi calunnieranno in tutti i modi a causa mia … >> (Mat. 5,11); egli fu cacciato dal suo posto e partì per Atene, dove si ritrovò solo, ignorato, disprezzato e mancante perfino del pane quotidiano, poiché non sapeva nemmeno badare a se stesso ma distribuiva ai poveri le sue magre risorse. 
Abbandonando il suo progetto iniziale di ritirarsi al Monte Athos, il dolce e umile imitatore di Nostro Signore Gesù Cristo, preferì sacrificare il suo amore per la solitudine alla salvezza del suo prossimo. Egli restò qualche anno come predicatore (1891-1894), poi fu nominato direttore della scuola ecclesiastica Rizarios, destinata alla formazione dei futuri preti. La sua profonda conoscenza delle Scritture, dei Santi Padri e anche delle scienze profane e, la sua autorità piena di dolcezza nelle direzione degli uomini gli permisero di dare rapidamente a questa istituzione un’alta qualità intellettuale e morale. Il santo gerarca si caricò della direzione e delle lezioni di Pastorale, ma non cessò di vivere il programma d’ascesi, di meditazione e di preghiera di un monaco aggiungendovi le alte funzioni di predicazione e di celebrazione regolare dei santi misteri, in seno alla scuola ma anche nei dintorni di Atene.
Nektario conservava pertanto nel fondo del suo cuore un amore bruciante per la quiete e la pace della vita nei monasteri, per cui approfittò del desiderio di un certo numero di figli spirituali per ritirarsi dalla confusione della vita mondana e fondare un monastero femminile nell’isola di Egina (tra il 1904 e il 1907).
Malgrado innumerevoli pensieri e difficoltà il santo tendeva ad instaurare un tipo di vita cenobitica nella fedeltà più scrupolosa allo spirito dei santi Padri. Egli dispensava senza fine le sue forze corporali e spirituali per la costruzione di edifici, per la celebrazione degli offici liturgici e per la direzione spirituale di ciascuna delle sue discepole. Lo si vedeva sovente lavorare in giardino vestito di una misera tunica, o, allorché spariva per lunghe ore, si indovinava che si era chiuso nella sua cella per elevare la sua mente a Dio, fissandola nel cuore, per gustarvi la dolcezza del santo Nome di Gesù. Benché fosse in contatto con il mondo e disciplinasse strettamente la vita in monastero, la fama delle sue virtù e i doni che Dio gli aveva donato si spersero nella regione, e i fedeli venivano a lui, attirati come il metallo alla calamita. Egli guarì numerosi laici e monaci da malattie che l’affliggevano, fece venire la pioggia sull’isola che soffriva la siccità. Egli alleviava, consolava, incoraggiava … Era tutto per tutti: potendo tutto in Cristo, che abitava in lui per mezzo della Grazia del Santo Spirito. Aveva grande familiarità con i santi e la Madre di Dio, e questi gli apparivano frequentemente durante la santa liturgia o nella sua cella. Malgrado le difficoltà che seguirono il periodo delle prima guerra mondiale, ordinò categoricamente alle sue monache di mettere qualunque cosa di riserva per il nutrimento ma ordinò loro di distribuire il loro di più ai poveri confidando di giorno in giorno nella misericordia di Dio. Nonostante tutti questi impegni, Nektario trovava il tempo di redigere un gran numero di opere di teologia, di morale, di storia della Chiesa, per la conferma della Chiesa Greca nella santa tradizione dei Padri, in quel periodo ignorata sovente, a causa di influenze occidentali. Vivendo dunque come un angelo nel corpo e facendo brillare intorno a lui i raggi della lice increata della grazia, il beato ebbe ancora a soffrire calunnie e ingiuste accuse sul suo monastero, da parte di membri della gerarchia. Egli sopportò queste ultime prove con la pazienza di Cristo: senza mormorazioni né rivolte. Fu allora che fu colpito da una dolorosa malattia durata più di un anno e mezzo. E rese grazie a Dio di averlo provato così e si sforzò di tenere segreto il suo male per tutto il tempo che precedette la sua morte. Dopo un ultimo pellegrinaggio presso una icona della Madre di Dio, situata non lontano dal Monastero, egli annunciò alle sue sorelle la sua prossima partenza verso il cielo e fu trasferito in un ospedale di Atene, dove dopo cinquanta giorni di sofferenza, che sopportò con una pazienza che edificava tutti coloro che lo avvicinavano, rimise in pace la sua anima a Dio (8 novembre 1920). I fedi di Egina , le sue discepole e tutti i cristiani che l’avevano conosciuto piansero la perdita del dolce e compassionevole discepolo del Cristo, che tutta la vita, aveva sopportato calunnie, persecuzioni e ingiuste accuse prendendo per modello la divina Passione del suo Maestro. Ma Dio gli rese gloria e dopo il suo riposo, i miracoli furono abbondanti e abbondano tutto’oggi quotidianamente per tutti coloro che si avvicinano con fede alle sue reliquie o che confidano nella sua potente intercessione. Il corpo del santo restò incorrotto per più di venti anni, emanando un profumo celeste e delicato. Nel 1953, allorché fu finalmente dissolto secondo la legge naturale, si procedette alla traslazione delle sue reliquie (commemorata il 3 settembre) e si poté constatare che lo stesso profumo si liberava potentemente. Egli non cessò allora di rallegrare i fedeli che si avvicinavano alle sue reliquie, donando loro la garanzia che san Nektario aveva trovato accesso presso Dio, nella dimora dei santi. Il suo culto è stato ufficialmente riconosciuto nel 1961 e il racconto dei suoi miracoli non cessa di essere scritto ogni giorno. La sua tomba ad Egina, è divenuta una dei pellegrinaggi più frequentati di Grecia.

 


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