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16.11: memoria del santo Apostolo ed Evangelista MATTEO

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

• Il 16 di questo mese, memoria del santo Apostolo ed Evangelista MATTEO.

Il santo Apostolo Matteo portava prima il nome di Levi ed era figlio di Alfeo ed esercitava la professione di collettore delle imposte (pubblicano). Un giorno si trovava al negozio di dogana, Gesù passò con tutta la folla dietro a lui, folla che riceveva con avidità il suo insegnamento. Il Signore girò lo sguardo verso Matteo e gli disse:<< Vieni al mio seguito! >>. Il pubblicano allora si alzò e lo seguì senza pensiero o uno sguardo per ciò che lasciava dietro di lui. Prima di partire sulle strade al seguito di Cristo, egli offrì a casa sua un grande banchetto, a cui presero parte Gesù ed i suoi discepoli, così come un gran numero di pubblicani e peccatori pubblici. Poiché i Farisei si scandalizzavano, il Signore disse:<< Non sono le persone in buona salute che hanno bisogno del medico, ma gli ammalati. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori al pentimento >> (Lc 5,27; Mat. 9,15; Mc 3,17). 
Matteo seguì Cristo nei suoi viaggi attraverso la Palestina e fu testimone dei suoi insegnamenti e dei suoi miracoli fino alla Crocifissione e dopo la sua Resurrezione. Dopo essere stato riempito della grazia del Santo Spirito il giorno di Pentecoste con gli altri Apostoli, fu designato per evangelizzare i Giudei suoi compatrioti. Fu perciò che, otto anni dopo l’Ascensione, egli redasse per primo, in ebraico, il Vangelo, cioè il racconto degli atti e degli insegnamenti del Salvatore, per le popolazioni che non potevano ascoltare il suo insegnamento orale. Questo Vangelo fu tradotto in greco qualche anno più tardi da san Giacomo, primo vescovo di Gerusalemme, e copiato dal santo Apostolo Bartolomeo (cf. 11 giugno). Esso rimpiazzò completamente l’originale in ebraico (aramaico), di cui non rimane alcun esemplare. Secondo un’altra tradizione , dopo aver sofferto terribili prove e maltrattamenti da parte dei Parti e dei Medi recalcitranti alla verità, il santo apostolo sarebbe partito per vivere nelle austere solitudini di un alta montagna, per consacrarsi lì all’ascesi e alla contemplazione. Fu là che il Signore gli sarebbe comparso sotto forma di un bambino e gli avrebbe donato un bastone, ordinandogli di andarlo a piantare presso la chiesa della città di Merimne. Il vescovo della città, Platone, ricevette Matteo solennemente insieme a tutto il clero. Quando l’Apostolo ebbe piantato il bastone a terra, questo gemmò e diede dei frutti da cui usciva un miele delizioso, come in anticipo delle indicibili delizie del Paradiso. Una sorgente di acqua fresca sgorgò inoltre dal piede dell’albero e tutti coloro che vi si bagnavano si trovavano liberati dalle loro passioni e dalle tenebre dell’idolatria. Malgrado i molti benefici che aveva procurato ai Parti e alla stessa famiglia reale, il santo Apostolo fu sottoposto dal re a terribili torture e morì nel fuoco. Ma egli riuscì tuttavia a convertire il tiranno alla fede attraverso la mediazione di numerosi miracoli che compirono le sue sante reliquie. Al momento di essere battezzato, il re chiese di ricevere il nome di Matteo. Egli distrusse gli idoli in tutto il suo reame e condusse tutto il suo popolo alla santa Chiesa. Alla morte di Platone, egli abdicò, lasciando suo figlio sul trono e divenne vescovo, secondo la prescrizione lasciata dal santo Apostolo Matteo .

 


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