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26.11: Memoria del nostro santo Padre NIKON il METANOITE

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

26 novembre, Memoria del nostro santo Padre NIKON il << METANOITE * >>.

Nato in un villaggio del Ponto, nella città di Trebisonda, verso il 920, Nikon nacque da una pia famiglia di ricchi proprietari terrieri. Fin dalla giovane età mostrò una grande saggezza ed un profondo amore per le opere della virtù. Un giorno, inviato da suo padre ad ispezionare le proprietà, fu profondamente afflitto vedendo la miseria e il duro lavoro a cui erano sottoposti tanti poveri uomini. Egli non si ribellò ma fu costretto a meditare sulla vanità dei beni di questo mondo. Quanto lavoro e vane speranze per finire comunque questa vita nella tomba! Ricchi o poveri! Egli prese allora la decisione di lasciare tutto ciò che lo legava a questa terra e partire a lavorare per la vita eterna tra i monaci.
In segreto dei suoi genitori, andò al monastero detto della Pietra d’Oro, situato in una regione selvaggia, tra il Ponto e la Paflagonia. L’egumeno informato divinamente dell’arrivo del giovane al momento in cui su celebrava la Divina Liturgia, l’accolse con gioia e lo rivestì immediatamente del grande abito angelico, senza passare attraverso le prove cui sono sottoposti i postulanti. La condotta del giovane divenne ben presto oggetto dell’ammirazione dei suoi fratelli più sperimentati: obbedienza assoluta, accettazione dei compiti più duri, umiltà, pazienza. Egli praticava con lo stesso zelo tutte le sante virtù, ma eccelleva soprattutto nel digiuno e la preghiera. Mangiava una volta a settimana, dopo essersi comunicato ai Santi Misteri e si accontentava di un pane secco e un po’ d’acqua. Liberato dalla pesantezza del corpo, trascorreva tutte le sue notti in preghiera, con il viso continuamente bagnato di lacrime. Dopo due anni, durante i quali condusse nel monastero cenobitico una vita più ammirabile di quella nel deserto, l’egumeno gli diede la benedizione per ritirarsi solo in una cella e consacrarsi esclusivamente all’opera di Dio. Egli intensificò i suoi combattimenti nel digiuno e la veglia soprattutto nella santa compunzione. Egli versava tante lacrime che il suolo della sua cella era tutto umido e quando gli chiedevano perché piangesse tanto, il santo rispondeva che non poteva trattenere i suoi singhiozzi, constatando che, rivestito di carne mortale e corruttibile, Dio gli aveva accordato in fondo al suo cuore la visione dei beni riservati ai santi nell’eternità. Era la coscienza della sua indegnità e il timore di essere privato della vita eterna, di cui assaporava ogni giorno l’anticipo, che gli facevano versare tali torrenti di lacrime.
Egli restò dodici anni in questa cella e acquistò la benemerita impassibilità e la purezza del cuore. Il suo padre spirituale ricevette allora una nuova rivelazione divina e apprese che Dio chiamava Nikon a uscire dal suo ritiro per consacrarsi al ministero superiore della vita apostolica: superiore, perché proveniente dalla grazia di Dio e non da una impresa umana. Egli chiese al santo di partire per insegnare agli uomini la misericordia di Dio e di predicare dovunque la Provvidenza lo avrebbe condotto il << Pentitevi, poiché il Regno dei Cieli è vicino! >> (Mat. 4,17) a imitazione del Signore e del suo santo Precursore Giovanni Battista. Tutti i fratelli si riunirono e, dopo una preghiera dell’egumeno, presero congedo da Nikon piangendo.
Qualche giorno più tardi, poiché suo padre, accompagnato dai servitori, cercò di riprenderlo per convincerlo a tornare nella sua patria, il santo attraversò miracolosamente un fiume e, dopo essersi prostrato silenziosamente tre volte verso suo padre che era sull’altra sponda lamentandosi, continuò il suo cammino senza girarsi (Lc 9,62). Come san Giovanni Battista predicava il pentimento e la prossima venuta del Cristo, così san Nikon andava a piedi per città e villaggi, vestito con una povera tunica, a piedi nudi, nutrendosi soltanto con qualcosa raccolta e proclamava a tutti il << Pentitevi! >> e il messaggio di salvezza attraverso la conversione del cuore, le lacrime e i lavori della vita angelica. Secondo la raccomandazione del Signore non portava con lui sulla strada né bastone, né bisaccia, né pani, né soldi (Lc 9,3). Egli andava laddove lo conduceva Dio, tra numerose prove da parte dei demoni, ma mantenendo e guardando solo la sua speranza nella vita eterna.
Dopo tre anni di predicazione, si imbarcò per l’isola di Creta che era stata liberata da una lunga e dolorosa occupazione araba da Niceforo Focà. La situazione morale degli abitanti era deplorevole e le virtù cristiane erano derise e ignorate. Forse in compagnia di san Atanasio l’Athonita, amico dell’imperatore (cf. 5 luglio), Nikon predicò là per sette anni il suo messaggio di penitenza e contribuì grandemente al ristabilirsi della vita cristiana. Da Creta andò in Grecia, a Epidauro, Damala, poi per mare ad Atene, dove divenne molto amico degli abitanti. Continuò il suo viaggio missionario verso l’isola Eubea, dove la sua predicazione ebbe un tale successo che andavano ad ascoltarlo giorno e notte. Poiché confermava le sue parole con dei miracoli e delle guarigioni, numerosi erano quelli che si convertivano ad una vita virtuosa e santa.
In seguito da Tebe, andò a piedi a Corinto e predicò imitando il suo illustre modello: l’Apostolo Paolo. Poi, passando per Argo e Nafplion, sparse la buona semenza del Vangelo nel Peloponneso arrivando fino a Sparta. Qui si fermò qualche tempo, poi continuò le sue peregrinazioni. In cammino cadde gravemente malato e dovette dimorare in una grotta, dove ricevette la visita di numerosi fedeli e fece sgorgare per essi una sorgente d’acqua dal potere terapeutico.
Una volta ristabilitosi, gli abitanti di Sparta, vittima di una epidemia assassina, andarono a chiedere il suo soccorso. San Nikon accorse con gioia, li liberà dall’epidemia grazie alla sua preghiera e decise di trascorrere là il resto dei suoi giorni per approfondire la sua opera missionaria. Egli divenne molto caro a tutti gli abitanti della città, che accorrevano in folla da lui per ricevere la guarigione dai loro mali e per ascoltare il suo insegnamento. Con la benedizione del vescovo di Sparta, Teopempto, il santo iniziò la costruzione di una grande chiesa e tutta la popolazione partecipò con zelo ai lavori che egli supervisionava. A più riprese ottenne il soccorso miracoloso di Dio grazie alla sua preghiera: spostò delle rocce, procurò dei materiali mancanti e del nutrimento agli operai; soffrì anche il cattivo trattamento da parte di quest’ultimi che non potevano essere pagati. La chiesa fu rapidamente completata e il santo si installò fino alla fine dei suoi giorni per predicarvi e ricevere numerosi visitatori. Alla fine della sua vita, un piccolo monastero fu aggiunto per accogliere i suoi discepoli. San Nikon trascorse ancora qualche anno tra miracoli e insegnamenti poi, caduto malato, si preparò a lasciare questa vita - egli riunì i suoi discepoli ed i suoi collaboratori, raccontò loro in dettaglio tutta la sua vita, i suoi combattimenti, gli innumerevoli prodigi che la Grazia aveva manifestato in lui, e indirizzò loro con calore il suo ultimo insegnamento, ricordando quanto sia urgente pentirsi e ritornare verso Dio immediatamente, poiché dopo la morte non è più possibile il pentimento. Egli li consolò della sua prossima partenza parlando loro della resurrezione dai morti e raccomandando di tenere come ben più prezioso la carità verso Dio e verso tutti gli uomini, poiché questa è il legaccio della perfezione (Col. 3,14). << Fuggite l’orgoglio, attaccatevi all’umiltà, non disprezzate i poveri, allontanate da voi ogni male, ogni gelosia e ricordo delle offese, perdonate ai vostri fratelli. Frequentate assiduamente la chiesa, confessate spesso i vostri peccati ai preti e padri spirituali. Se osserverete queste raccomandazioni, io non vi abbandonerò mai >>. Dopo aver affidato tutti i suoi figli spirituali alla protezione di Dio, elevò un’ultima volta le sue mani al cielo e rimise la sua anima al Padre celeste.
Immediatamente venerato come santo dagli abitanti di Sparta, san Nikon è considerato il protettore della città e le sue reliquie vi sono ancora venerate con fede.

*Metanoite: << pentitevi >> (Mat. 3,2). Il santo ha avuto questo soprannome perché la ripeteva senza sosta nelle sue predicazioni. Si può definire: il predicatore del pentimento.

 


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