Cerca

Newsletter

iscriviti alla newsletter

La tua mail*




26.06: memoria del santo venerabile Padre DAVIDE di TESSALONICA

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

+ Il 26 di questo mese, celebriamo la memoria del santo venerabile Padre DAVIDE di TESSALONICA.

 

Questo angelo terrestre e uomo celeste rinunciò presto alla sua patria, la Mesopotamia e ad ogni attaccamento del mondo per prendere la sua Croce e seguire il Signore diventando monaco al Monastero dei Santi Teodoro e Mercurio, detto dei Koukoullates [1], a Tessalonica. Egli affliggeva i suoi slanci carnali con una ascesi sostenuta e camminava nella scienza delle virtù con la meditazione delle Scritture e le vite dei santi. I santi stiliti: Simeone l’Anziano, Simeone del Monte Ammirabile, Daniele, Patapio e i loro emuli ricevevano, in particolare, la sua ammirazione e, bruciando dal desiderio di imitarli, salì sul mandorlo che si trovava alla destra della chiesa e si installò su un ramo come uno stilita di gene nuovo (dendrida).

Offrendosi in spettacolo agli Angeli e agli uomini affrontava con pazienza tutti i rigori del clima: battuto dai venti, bruciato dal sole, colpito dalla pioggia ed esposto d’inverno alla neve e al freddo. Egli era sprovvisto della stabilità che gli stiliti avevano sulle loro colonne e stava sul suo ramo come un uccello che eleva verso Dio, giorno e notte, le dolci melodie delle sue preghiere e delle sue lodi ininterrotte.

Uomini pii e zelanti delle virtù divennero suoi discepoli e lo supplicarono di scendere per guidarli nella vita monastica. Ma Davide rispose loro che non sarebbe sceso prima di tre anni, dopo aver ricevuto un segno da Dio. Trascorso questo tempo, un Angelo gli apparve e gli annunciò che era piaciuto a Dio il suo genere di vita celeste ma che era ormai il tempo di scendere per ritirarsi in cella prima di vedersi affidare un'altra missione. Davide disse di questa visione ai suoi discepoli che, dopo avergli preparato la nuova dimora, un minuscolo antro, lo fecero scendere dall’albero in presenza dell’Arcivescovo di Tessalonica, Doroteo, e molto clero. Si celebrò la Divina Liturgia, poi il santo entrò in reclusione, tra un concerto di festa spirituale e inni di ringraziamento. Pregando continuamente, senza distrazione, il santo acquistò ancor più grazia e favore presso Dio. Una notte, soldati che montavano la guardia sul bastione videro del fuoco che usciva dalla finestra della sua cella ma al mattino, andandovi, rimasero stupefatti nel trovare la sua cella senza danni e l’uomo di Dio sano e salvo. Lo stesso miracolo si ripeteva spesso e tutta la città ne era testimone. Uno degli abitanti, Palladio, avendo assistito più volte a questo prodigio, si disse:<< Se Dio accorda una tale gloria ai suoi discepoli, cosa riserverà loro nel secolo a venire, quando i loro visi risplenderanno come il sole? >>. E partì per farsi monaco in Egitto.

Di questa gloria di Dio, che era l’oggetto della sua contemplazione, san Davide ricevette il potere di scacciare i demoni, dava anche la vista ai ciechi e guariva tutte le malattie invocando il Nome di Cristo, cosicché tutta la città lo considerava come il suo Angelo Custode. In quel periodo, le orde congiunte di Slavi ed Avari, che avevano già invaso e saccheggiato quasi tutta la Macedonia, minacciavano Sirmio, seggio del prefetto dell’Illirico. Costui scrisse allora al Metropolita di Tessalonica, Aristide, raccomandandogli di inviare come ambasciatore presso l’imperatore Giustiniano un uomo virtuoso per chiedergli di trasferire la sua residenza a Tessalonica, i cui bastioni impedivano le imprese dei barbari. Riuniti dal vescovo, i notabili ed il clero gridarono ad una sola voce che solo Davide il recluso era degno di rappresentarli presso il sovrano. Il santo, protestando la sua età avanzata, subito rifiutò ma ricordandosi il messaggio dell’Angelo si sottomise predicendo avrebbe reso l’anima al suo ritorno poco lontano dalla cella, tutti gli abitanti si prostrarono vedendo la sua andatura imponente: i capelli e la barba gli scendevano fino ai piedi e il suo viso, simile a quello del Patriarca Abramo, era ridondante di gloria. Egli si imbarcò per Bisanzio con due discepoli ma essendo assente l’imperatore quando arrivò a palazzo, fu ricevuto dall’imperatrice Teodora che gli chiese di pregare per la salvezza dell’impero e della città. Al suo ritorno, l’imperatore Giustiniano, apprendendo che un uomo di Dio era presente a corte, riunì il Senato per ascoltare la sua richiesta. San Davide prendendo a piene mani dei carboni ardenti e posandovi incenso a profusione, incensò allora il sovrano e tutto il Senato, per circa un’ora senza soffrire alcuna bruciatura [2]. L’imperatore, fortemente impressionato, accolse con piacere la supplica del metropolita di cui Davide era portatore ed accettò di trasferire a Tessalonica il seggio della prefettura dell’Illirico (535) poi rinviò il santo nella sua patria con grandi segni d’onore. Quando la nave arrivò in prossimità del faro di Tessalonica, in un luogo da cui si poteva vedere il monastero del santo, Davide annunciò ai suoi discepoli che l’ora era arrivata e dopo aver dato la il bacio di pace a aver indirizzato a Do una ultima preghiera, gli rese la sua anima benemerita (540). Malgrado un vento violento, la nave si arrestò di colpo e un profumo d’incenso si sparse mentre voci celesti si facevano sentire. Quando esse cessarono, la nave riprese il suo corso. Il metropolita e tutti gli abitanti accolsero il santo sulla riva e, conformemente alle sue ultime volontà, andarono a seppellirlo nel suo monastero.

Centocinquanta anni più tardi, l’egumeno, desiderando prendere una parte delle sue reliquie, fece aprire la tomba, ma la lastra che le ricopriva si ruppe n mille pezzi. Trenta anni più tardi, l’egumeno successivo riuscì ad aprire la tomba e vi scoprì il corpo del santo incorrotto. Per molti secoli queste preziose reliquie continuarono ad operare miracoli [3].

 

Note:

1) Cioè, “dei monaci incappucciati”, situato un po’ fuori città. Il monastero oggi conosciuto come “Osios David”, è infatti l’antico Monastero di Latomos.

2) Come san Gregorio d’Agrigento (23 nov.) san Giovanni Acatsios (4 nov.), san Baras (16 maggio).

3) Esse trasferite a Pavia in Italia, durante l’occupazione latina (1222) sono state restituite alla chiesa di Tessalonica nel 1978.

 


Messagio di Sua Eminenza il Metropolita d' Italia

Santi di oggi

i santi di oggi 07-12-2022


Notice: Undefined variable: nome in /web/htdocs/www.ortodossia.it/home/w/tmp/htmlzoWBA9 on line 37

i santi di domani 08-12-2022


Notice: Undefined variable: nome2 in /web/htdocs/www.ortodossia.it/home/w/tmp/htmlzoWBA9 on line 65

OFFRO 8 PER MILLE PER LA SALVEZZA DEL CREATO

Condividi

Bookmark This

Follow Us

TOP