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16.09: Memoria della santa e grande martire EUFEMIA di Calcedonia

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

Il 16 di questo mese, memoria della santa e grande martire EUFEMIA di Calcedonia.

Santa Eufemia visse sotto il regno di Diocleziano (tra il 284 e il 305). Ella nacque a Calcedonia da genitori ricchi e pii che l’educarono nell’amore di Cristo. A quest’epoca, un certo Prisco, violento seguace di Ares, divenne proconsole d’Asia e per la festa del suo dio, ordinò sotto pena di morte che tutti gli abitanti della regione venissero a Calcedonia per festeggiarlo. Tutti i cristiani fuggirono allora in piccoli gruppi nelle case isolate o nei deserti, per scappare al tiranno e salvaguardare la loro fede.
Anche santa Eufemia si era nascosta, con quarantanove altri cristiani, tra le quali ella brillava per le sue virtù e la sua saggezza come un astro brillante. Essi furono rapidamente scoperti e condotti avanti al proconsole che tentò di tutto per convincerli adulando loro la loro giovinezza e saggezza. I santi gli risposero: << Non perdere il tempo e le tue parole con noi, governatore, perché noi consideriamo come la più grande onta, essendo esseri ragionevoli, adorare i tuoi dei assurdi e insensibili e abbandonare il solo e vero Dio che ha fatto il cielo e la terra. E sappi che le tue minacce di tortura non ci fanno paura. Esse saranno per noi leggere e ti mostreranno la potenza del nostro Dio >>. A queste parole la collera del proconsole si accese e fece torturare santa Eufemia e i suoi compagni senza sosta per venti giorni. Dopo questo periodo, poiché vedeva che la fermezza della loro fede non era stata per nulla toccata,fece comparire Eufemia, che reputò il capo del gruppo. Le fece spezzare le membra con ruote di ferro; ma avendo evocato il soccorso di Dio, la santa si ritrovò ben presto indenne da ogni male. In seguito fece accendere una fornace ardente, le cui fiamme salivano a più di quarantacinque piedi di altezza, e vi fece gettare Eufemia. Ma ancora Dio arrivò in suo soccorso e inviò un Angelo che spense le fiamme. Alla vista di questo miracolo, i suoi carnefici si convertirono al Cristo e morirono martiri qualche giorno più tardi sotto i denti delle belve. Eufemia venne ancora liberata ad altri tormenti, da cui Dio ogni volta la liberava per dimostrare come la Grazia è più forte di tutte le torture inventate dalla cattiveria degli uomini. Infine, gettata in pasto alle belve, la santa rese la sua anima a Dio con il semplice morso di un orso. I genitori raccolsero le sue sante spoglie e la seppellirono in prossimità della città. Quando la persecuzione di Diocleziano ebbe fine, i cristiani riposero le reliquie della santa in un sarcofago d’oro all’interno di una chiesa che le era stata dedicata. Il giorno della sua festa, colava regolarmente dalla sua tomba un fiotto di sangue fresco che liberava un soave odore. Fu in questa tomba che si compì il miracolo del rigetto del tomo degli eretici al concilio di Calcedonia (451), commemorato l’11 luglio.

 


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