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21.09: memoria di San Panfilo martire a Roma

 




 

San Panfilo, di probabili origini cartaginesi, martire di Roma, probabilmente è lo stesso menzionato con Paolo dagli Itinerari del VII secolo, dove è indicato sepolto in un cimitero della Via Salaria (sotto la chiesa parrocchiale del Bambin Gesù in Panfilo), oggi detta "Catacomba di San Panfilo".
La catacomba è posta sull'antico tracciato della via Salaria vetus, sotto le attuali vie Paisiello e Spontini: l'accesso attuale si trova nella chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù in Panfilo. Le fonti antiche identificano questa catacomba come la prima sulla via Salaria vetus, uscendo da porta Pinciana.
Il cimitero si sviluppa su tre piani: un primo ed un secondo piano collegati tra loro, ed un piano intermedio. Il piano inferiore, posto a 20 metri sotto il piano di campagna, è il più antico, risalente al III secolo: è composto da una arteria principale, una specie di decumanus ipogeo lungo circa 60 metri, su cui si innestano perpendicolarmente altre gallerie. Nel corso del IV secolo, sempre a questo livello, fu aggiunta una nuova regione, composta da altre gallerie: qui si trova il famoso cubiculum duplex, ove furono scoperte le spoglie del martire Panfilo. Il piano intermedio è composto essenzialmente da due ambulacri collegati tra loro da una serie di gallerie. Il primo piano, molto rovinato dalle costruzioni del sopraterra, è datato tra il 348 ed il 361.
Il nucleo primitivo della catacomba risale al III secolo. Con l’abbandono progressivo delle catacombe, il nostro cimitero cadde completamente nell’oblio. Fu riscoperto da Antonio Bosio, che penetrò nel primo livello il 16 maggio 1594. Dopo di lui, la catacomba rimase per altri tre secoli nascosta ai corpisantari (cercatori di reliquie dei martiri), e ciò permise il suo perfetto stato di conservazione, almeno relativamente ai due piani inferiori. La riscoperta e la definitiva identificazione avvenne grazie all’archeologo Enrico Josi, nel 1920 e negli anni successivi.
Le antiche fonti liturgiche ed archeologiche ignorano completamente sia la catacomba che i martiri ivi sepolti: di conseguenza non esiste traccia di una basilica nel sopraterra che ricordi il culto di un santo o di un martire. Solo gli Itinerari per pellegrini, a partire dal VII secolo, la menzionano. E ricordano la presenza nel cimitero di tre santi: Panfilo, Candido e Quirino, con molti altri martiri. Il “De locis sanctis martyrum quae sunt foris civitatis Romae” (itinerario per pellegrini) menziona i due ultimi martiri, ma di essi non sono state trovate tracce archeologiche nel cimitero ipogeo. Il “Martirologio Geronimiano” nomina il santo africano Panfilo, il 21 settembre, il cui culto martiriale è stato messo in luce nel cosiddetto "cubicolo doppio" del piano inferiore della catacomba.

 


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