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26.09: Memoria del Santo Vescovo Florido (Fiorenzo) di Città di Castello e Santo Amanzio presbitero della stessa eparchia (verso il 600)

 




 

Santo Vescovo Fiorenzo di Città di Castello e Santo Amanzio presbitero della stessa eparchia (verso il 600)

San Florido nacque a Città di Castello nel 520 (allora denominato Tiferno Tiberino). I suoi genitori morirono quando lui era ancora in giovane età, studiò lettere e teologia. Verso l'anno 542 il vescovo lo nominò diacono.
Qualche tempo dopo Florido insieme ai suoi compagni Amanzio e Donnino, fuggirono a Perugia, poiché Città di Castello era stata assediata dalle truppe di Totila. Qui il vescovo Ercolano dopo averlo conosciuto e apprezzato le sue doti lo ordinò sacerdote. Nel 544 a Pantalla, un villaggio nelle vicinanze di Todi, con la preghiera S. Florido guarì un indemoniato, fu questo il suo primo miracolo.
Dopo sette anni di assedio Perugia, cedette per la fame, il vescovo Ercolano fu ucciso .Florido fece ritornò a Città di Castello che trovò distrutta. Insieme ai concittadini superstiti edificò, una fortezza sopra le rovine della città. Furono ricostruite le case e le chiese; la città iniziò una nuova vita. Nel frattempo era morto anche il vescovo, il Papa Pelagio accolse la preghiera dei cittadini e Florido fu eletto vescovo. Fu impegnato sempre nel predicare la Parola di Dio. Amministrò con giustizia e carità. Tra i suoi amici si annovera S. Gregorio Magno. Morì a Pieve de' Saddi il 13 novembre 599 assistito da tre vescovi, uno dei quali Lorenzo, vescovo di Arezzo.

Santo Amanzio è ricordato per il dono dei miracoli. Tra i miracoli di Sant’Amanzio, i più curiosi, e anche i più numerosi, sono quelli che riguardano i serpenti, particolarmente numerosi e insidiosi in quel tempo, a quanto sembra, nella sua non piccola diocesi. Amanzio è santo che può essere detto ofioctono e cioè uccisore di serpenti. Li uccideva, quasi infallibilmente, con un semplice segno della croce tracciato per aria, o anche imponendo le mani al di sopra del loro covo o tana a qualsiasi profondità si trovasse. Ma quelle stesse mani che fulminavano i serpenti, erano anche capaci di curare gli ammalati. San Gregorio Magno, nei suoi Dialoghi, narra come Sant’Amanzio vivesse per qualche tempo in ospedale, operandovi prodigiose guarigioni, come quella, in due fasi, di un povero epilettico . Il miracolo dimostra non soltanto l’efficacia della preghiera, ma anche quella della casa della preghiera, cioè della chiesa. Il malato, infatti, migliorato quando Sant’Amanzio impose su di lui le mani, nella corsi dell'ospedale, venne completamente risanato soltanto dopo essere stato trasportato nell’oratorio dell’istituto, dove il santo poté pregare con maggiore abbondanza e più intensa concentrazione.

 

 


Messagio di Sua Eminenza il Metropolita d' Italia

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