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28.10: Memoria del nostro santo Padre ATANASIO, monaco del Monte Athos e patriarca di Costantinopoli

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

 Memoria del nostro santo Padre ATANASIO, monaco del Monte Athos e patriarca di Costantinopoli.

San Atanasio nacque ad Adrianopoli nel corso del XIII secolo. Orfano di padre dalla giovinezza, restò solo con sua madre e mostrò zelo ardente per la pratica delle sante virtù evangeliche e lo studio delle divine Scritture. Un giorno che leggeva la vita di san Alipio lo Stilita (cf. 26 novembre), orfano come lui, decise di mettere rigorosamente in pratica la parola del Signore e abbandonare ogni legame che lo tratteneva nel mondo per prendere sulle spalle il leggero fardello ed il giogo pieno di dolcezza della Croce. Egli prese l’abito monastico sotto il nome di Acakio in un monastero di Tessalonica, dove non restò molto tempo a causa del poco zelo che vi si mostrava per i combattimenti ascetici. Andò allora sulla Santa Montagna dell’Athos, dopo aver visitato tutti i monasteri e preso consiglio dai padri spirituali che vi abbondavano, si installò al monastero di Esfigmenu, dove divenne per tutti i padri più anziani un modello d’ascesi e di martirio quotidiano per Cristo. Egli non portava mai sandali ma dimorava a piedi nudi, senza mai lavarsi né la testa né i piedi. Egli non portava che una tunica, notte e giorno, estate ed inverno, sotto cui nascondeva una camicia di duro crine. Egli trascorse tutta la sua vita in una stretta astinenza, mangiando solo un po’ di pane e di acqua. Durante i tre anni che restò in monastero, rifiutò di occupare una cella particolare. Dopo aver preso qualche istante di riposo in un luogo, trascorreva l’intera notte qua e là, a cantare i salmi e a mantenere il suo spirito nel silenzio del suo cuore. Servendo a tavola, non si sedeva mai per mangiare e prendeva come unico nutrimento i residui che rimanevano dopo la fine del pasto. Egli servì in seguito in cucina, senza tralasciare nessuna delle sue austerità. È con lacrime che si intratteneva al fuoco dei fornelli, pensando al fuoco eterno che attende coloro che non hanno trascorso questa breve vita nel pentimento. Poiché tutti gli mostravano segni di venerazione, prese l’occasione di un pellegrinaggio in Terra Santa per fuggire alla gloria che danno gli uomini e installarsi, sconosciuto a tutti, in una cella isolata del monte Latros, in Bitinia. Da lì, andò sulla montagna di San Aussenzio (cf. 14 febbraio) di fronte a Costantinopoli. Lì approfittò della conversazione spirituale con numerosi asceti che vi trovò, poi partì per installarsi al monastero di San Lazzaro sul Monte Galesio (cf. 7 novembre), vicino Efeso. Li ricevette il grande abito angelico sotto il nome di Atanasio e ammassò un ricco tesoro di contemplazioni divine durante otto anni. Lo si convinse ad accettare la grazia del sacerdozio a cui la sua umiltà era ribelle. Poi gli fu affidato per dieci anni la carica di ecclesiarco (sacrestano) che compì con la purezza di un angelo servitore del santuario celeste. Ma Atanasio non poteva impedirsi di sognare con nostalgia la dolcezza della solitudine e così ottenne la benedizione di ritirarsi in un eremitaggio dell’Athos. Cacciato da là dopo qualche tempo per la gelosia del diavolo, stabilì il suo ritiro in un luogo isolato del monte Gamos in Tracia. Poco a poco dei discepoli andarono a mettersi sotto la sua direzione ed un gran numero di laici, uomini e donne, ricchi e poveri, accorsero per ricevere i consigli e la benedizione del santo. Egli fondò non lontano un convento di donne di cui era ugualmente il padre spirituale.
Sotto il regno di Andronico Paleologo (1282 – 1328), la Chiesa, indebolita e divisa a seguito dei disordini di cui erano stati responsabili i latnofroni Michele VIII ( † 1282) e il patriarca Bekkos (1274 – 1282), aveva bisogno di una mano di Dio per restaurarla su basi sane della tradizione degli Apostoli e dei Padri. Avendo sentito parlare delle virtù di Atanasio, l’imperatore inviò una delegazione di vescovi e di preti per chiedere all’asceta di accettare il patriarcato. Il santo avrebbe voluto rifiutare, ma si ricordò di una visione che aveva avuto durante il suo soggiorno al Monte Galesio, che lo minacciava di essere condannato da Dio per disobbedienza. Egli si sottomise e salì sul trono patriarcale, il 14 ottobre 1289. Senza minimamente trascurare la sua ascesi e la sua preghiera incessante, cominciò come un nuovo Crisostomo, a purificare la Chiesa dagli uomini corrotti e dissoluti che la occupavano. Ma le sue riforma radicali furono subito turbate dagli intrighi e la gelosia dei potenti, tanto che il santo diede le dimissioni dalla sua carica nel 1293, preferendo confidare in Dio piuttosto che sprecare inutilmente le sue forze contro la cattiveria degli uomini. Egli ritornò dunque dieci anni nella sua solitudine conversando da solo con Dio e pregando per la salvezza di tutti gli uomini. Benché al posto suo, il patriarca Giovanni fosse un uomo dolce e umile, egli non aveva l’energia di Atanasio e non poté rimettere ordine nella Chiesa. Così, incapace di trovare un uomo sufficientemente illuminato dal Santo Spirito, l’imperatore inviò una seconda volta a cercare Atanasio, contro la sua volontà. Il santo, tutto illuminato dalla grazia della preghiera e ricco dei tesori accumulati nella solitudine, brillò con ancora più luce sul trono patriarcale. Egli si mostrò dottore energico e senza compromessi della fede ortodossa e pastore pieno di dolcezza e di mansuetudine per il popolo della capitale, che era afflitto da una terribile carestia. Ma il demonio infaticabile eccitò di nuovo la gelosia dei suoi più vicini che si opposero alle iniziative del santo, obbligandolo a dare le dimissioni una seconda volta (1311). Così liberato dai problemi di questo mondo e con la coscienza tranquilla, il santo poté consacrarsi per intero alla contemplazione e alla direzione spirituale dei suoi innumerevoli discepoli, fino alla fine dei suoi giorni. Dio gli accordò la grazia di leggere nei cuori e di predicare gli avvenimenti a venire. Arrivato all’età di cento anni e sentendo prossima la fine, egli riunì i suoi discepoli, insegnando loro un’ultima volta a coltivare le tre virtù regine: l’umiltà, la carità, l’elemosina, a perseverare per tutto il loro tempo della loro vita in una stretta temperanza ed a combattere in goni istante contro i pensieri passionali che cercano di installarsi nel cuore. Egli si addormentò così in pace, rendendo gloria alla Santa e gloriosa Trinità.

Le reliquie di San Atanasio I sono state trasferite a Venezia da Costantinopoli in seguito alla presa della Città da parte dei turchi, dall'armatore Domenico Zottarello come reliquie di san Atanasio Arcivescovo d'Alessandria e come tali sono venerate dai veneziani sino ad oggi. Nel 1705 in seguito ad un incendio il cranio del Santo è andato perso ed è stato sostituito da una testa dorata. Nel 1807 le reliquie sono state trasferite nella chiesa di San Zaccaria.

 


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