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01.11: Memoria dei Santi Martiri Oronzo primo vescovo di Lecce, San Fortunato suo nipote secondo vescovo e il laico San Tizio Giusto ai tempi della persecuzione di Nerone dall’anno 68 all’anno 70

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Santi Martiri  Oronzo primo vescovo di Lecce, San Fortunato suo nipote secondo vescovo  e il laico San  Tizio Giusto  ai tempi della persecuzione di Nerone dall’anno 68 all’anno 70

 

Oronzo che prima del battesimo si chiamava Publio , era un abitante pagano di Rudiae, antica località nei pressi dell'odierna Lecce. Secondo la tradizione , nacque nella città salentina ventidue anni dopo la nascita di Cristo.

Il padre era tesoriere dell'imperatore e, all'età di trentacinque anni, Oronzo(che allora si chiamava Publio)  succedette a lui in questo incarico. Mentre era a caccia insieme al nipote Fortunato, console della città, lungo la spiaggia di San Cataldo, incontrò san Giusto, inviato da san Paolo a Roma per consegnare alcune lettere apostoliche(che alcuni studiosi ipotizzano trattasi della famosa "lettera ai Romani") Infatti nel suo viaggio però Giusto era stato  sorpreso da una violenta tempesta lungo il canale d'Otranto. Naufragato nel porto romano che a quei tempi era conosciuto come "Porto Adriano" (presso la spiaggia dell'attuale San Cataldo), Giusto fu qui soccorso e salvato da Publio e da suo nipote Fortunato. Publio ospitò Giusto nelle sue dimore, e da lui apprese la vita e le opere di Gesù. Publio e Fortunato abbracciarono subito la fede cristiana; ed entrambi chiesero di essere battezzati, cosa che avvenne lo stesso giorno dell'incontro con Giusto. Da allora Giusto, Publio  e Fortunato cominciarono a predicare il Vangelo; evangelizzarono il Salento (del I sec d.C.) sino al nord barese e riuscirono a convertire i pagani al Cristianesimoe furono denunciati dai sacerdoti pagani al pretore romano, che impose loro di offrire incenso a Giove nel tempio a lui dedicato. A questa imposizione  i tre  si opposero e professarono la loro fede. Il pretore li  condannò alla flagellazione e li fece rinchiudere in carcere.

Appena scarcerati, Giusto ripartì per Roma per consegnare la sua lettera. Quando tornò a Lecce, Publio, Giusto e Fortunato si recarono a Corinto, dall'Apostolo Paolo, il quale narrò a Publio la vita di Gesù e della sua “risurrezione”. Fu così che Publio cambiò il suo nome in Oronzo, il cui significato etimologico è : "risorto". Secondo la tradizione l'apostolo Paolo in persona gli impose le mani consacrandolo primo Vescovo della Iapigia (l'attuale Puglia); Paolo diede a Oronzo quale compagno di apostolato il laico Tizio Giusto, e nominò Fortunato successore di Oronzo.

Tornati nell'attuale Salento, Giusto, Oronzo e Fortunato ricominciarono a predicare il cristianesimo. Ma le persecuzioni dell'imperatore Nerone (64 d.C.) contro i Cristiani erano molto repressive. E quando Nerone inviò a Lecce il ministro Antonino, Oronzo e Giusto furono costretti ad un esilio forzato da Lecce. Fortunato rimase a Lecce come vescovo della locale comunità cristiana  Così intrapresero, un lungo viaggio missionario, che li portò in varie città della Puglia e della Lucania. Per sfuggire  alle persecuzioni di Nerone e del suo Ministro Antonino e grazie anche all'aiuto delle popolazioni convertite, posero nel sottosuolo delle grotte carsiche i loro luoghi del culto cristiano. Si rifugiarono prima a Ostuni, poi a Turi dove, nella “grotta” (che sarà detta di san Oronzo) predicavano il Vangelo. Qui Oronzo battezzava e celebrava l'Eucarestia. Ma saranno perseguitati anche a Turi. Quindi Oronzo e Giusto si recarono a Siponto, a Potenza, a Taranto, infine ritornarono a Lecce, dove Oronzo consacrò a Maria Madre di Dio la prima chiesa. Nella città di Lecce (pare che) fecero a pezzi una statua di Giove, e dopo pochi giorni distrussero la statua di Marte posta fuori la città.

In seguito tornarono quindi a Turi, dove entrambi furono trovati dai legionari e ricondotti a Lecce, dove al termine di un processo sommario furono accusati di perduellio (alto tradimento nei confronti degli dei dell'Impero) e nuovamente arrestati insieme con Fortunato  Quindi vennero condannati a morte per decapitazione, secondo le leggi dell'ordinamento romano della persecuzione di Nerone. E non poté nulla neanche l'intervento dello stesso apostolo Paolo, che nel frattempo era divenuto cittadino di Roma. Dopo undici giorni di carcere (molto tormentato), furono condotti a tre chilometri da Lecce lungo la via per il mare, e lì furono sottoposti a supplizi e violenze, prima di essere martirizzati mediante decapitazione e nella tradizione latina furono uccisi all’alba del 26 agosto del 68 mediante ascia

I loro corpi furono pietosamente ricomposti e portati in gran segreto in una casupola di campagna di proprietà di una matrona cristiana, di nome Petronilla. Sul luogo della loro decapitazione oggi sorge il tempio di san Oronzo fuori le mura, detto in dialetto “Capu te Santu Ronzu”. Una tradizione  narra che la testa di san Oronzo sia rotolata sino alla vicina Campi Salentina e che dove si fermò, sia sorta la chiesa a lui dedicata.

 


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