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09.11: Memoria della Dedicazione a Roma della Basilica del Santissimo Salvatore oggi San Giovanni in Laterano (anno 324)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Dedicazione a Roma della Basilica del Santissimo Salvatore oggi San Giovanni in Laterano (anno 324)

 

La denominazione ufficiale  nella Chiesa Cattolica

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Archibasilica Sanctissimi Salvatoris et Sancti Iohannes Baptista et Evangelista in Laterano, omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et caput 

 

Venne fondata da papa Melchiade (311-314) nelle proprietà donate a questo scopo da Costantino di fianco al Palazzo Lateranense, fino allora residenza imperiale e poi cattedrale della diocesi  di Roma e del suo Vescovo

In questa zona, sorgeva anticamente una dimora di proprietà della nobile famiglia dei Laterani. La loro casa sorgeva nei pressi della Basilica, probabilmente verso l’attuale Via Amba Aradam, e i terreni coprivano tutta la zona che comprende anche l’attuale area basilicale.

Secondo gli “Annali” di Tacito nel 65 queste case e terreni furono confiscati dall’Imperatore Nerone, poiché Plauzio Laterano, console designato per l’anno 65, cospirò contro l’imperatore stesso nella congiura detta dei “Pisoni”. Fallita la congiura, Plauzio fu condannato a morte ed espropriato dei suoi beni, che passarono all’Erario Imperiale.

 Successivamente (201 ca.) parte di questi terreni furono utilizzati da Settimio Severo, che per consolidare l’organico della propria guardia del corpo formata dagli equites singulares (cavalieri scelti) che avevano una caserma nei pressi dell’attuale Via Tasso, si trovò nella necessità di costruire una seconda caserma che accogliesse le nuove leve. Scelse a tal fine l’area lateranense, dove l’erario imperiale aveva svariate proprietà, prima di tutte quella dei Laterani, acquisite con la confisca neroniana.

In una parte di questi terreni dei Laterani l’imperatore edificò un grande complesso militare chiamato Castra nova equitum singularium (Nuova Caserma delle guardie scelte).

Gli scavi, condotti a più riprese sotto il pavimento della basilica e sotto il chiostro, hanno rimesso in luce vari tratti delle fondazioni severiane, e parte dell’alzato del piano terreno della Caserma.

Nello stesso periodo Settimio Severo donò un’altra parte dei terreni confiscati a Tito Sextio Laterano, amico di Settimio Severo e suo valoroso comandante nella spedizione mesopotamica. Non si sa se l’imperatore donò la stessa casa che fu di Plauzio Laterano o Tito Sextio o ne costruì una nuova, ma si sarebbe trattato, comunque, di un’abitazione così lussuosa e così importante da costituire un punto di riferimento topografico e, anche dopo la loro scomparsa, nel Medioevo si continuò ad indicare gli edifici che sorgevano nell’area con la locuzione iuxta Lateranis (presso il Laterano), fino ad arrivare all’odierna denominazione del Laterano.

C’è da dire che si è pensato ad un rapporto di parentela tra il Plauzio Laterano morto sotto l’imperatore Nerone e il Tito Sextio Laterano amico di Settimio Severo. Una lontana parentela dei due personaggi non si può del tutto escludere è anche vero che non è dimostrabile un rapporto preciso tra queste due persone e le loro abitazioni.

Successivamente questi terreni divennero di proprietà, non si sa se per acquisto o per eredità, ad una certa Fausta, in quanto si menziona successivamente una domus Faustae nel territorio lateranense. Si è voluto identificare la Fausta in questione con la seconda moglie dell’imperatore Flavio Valerio Costantino (280-337), al cui nome è legato il ricordo della fondazione della Basilica.

Cresciuto alla corte di Diocleziano, Costantino fu chiamato in Britannia dal padre, l’imperatore Costanzo Cloro e alla morte di questi fu acclamato augusto dall’esercito (306), fatto che rompendo le regole del sistema tetrarchico, scatenò una violenta lotta in cui sei pretendenti (Massimiano, Massenzio, Licinio, Galerio, Massimino e Costantino) si contesero il titolo imperiale. Eliminato Massimiano (310), morto Galerio (311), Costantino il 28 Ottobre 312 sconfisse Massenzio ad Saxa Rubra sulla Via Flaminia (la Battaglia di Ponte Milvio), aiutato da quel simbolo divino che gli era apparso la notte prima della vittoria in sogno: un angelo con una croce ed una scritta IN HOC SIGNO VINCES, che prontamente Costantino fa dipingere sugli scudi dei propri soldati.

Sconfitto Massenzio, Costantino, va a Milano e rinsalda l’alleanza con Licinio, il quale, morto Massimino, rimane padrone delle province orientali (successivamente Costantino si sbarazza anche di Licinio rimanendo così unico Imperatore). A Milano Costantino proclama anche un editto (313) in cui riconosce al Cristianesimo libertà di culto.

Tornato a Roma Costantino si preoccupa di offrire alla chiesa nascente un luogo adatto per svolgere pienamente il proprio ministero spirituale.

Allora (IV sec) nella zona dei laterani vi erano la domus Faustae, la casa di Fausta, che, come già detto, forse era quella Fausta moglie di Costantino e sorella di Massenzio, che la stessa Fausta aveva portato in dote a Costantino, e la Castra Nova Equites singularium.

Costantino scioglie il corpo degli equites singulares, che avevano appoggiato Massenzio e dona a Papa Melchiade i terreni per costruirvi una domus ecclesia.

La Basilica venne consacrata nel 324 ( o 318 ) da Papa Silvestro I, e dedicata al SS.mo Salvatore. Nel IX sec., Sergio III la dedicò anche a San Giovanni Battista, mentre nel XII sec. Lucio II aggiunse anche San Giovanni Evangelista. (http://www.vatican.va/various/basiliche/san_giovanni/it/basilica/storia.htm)

 

 

 

 

 

 

 

 


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