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La chiesa dei Santi Minàs, Vittore e Vincenzo di Salonicco

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

La chiesa dei Santi Minàs, Vittore e Vincenzo di Salonicco.

Conosciuta ai più semplicemente come chiesa di San Minàs si trova all'incrocio fra la via Ionos Dragoumi e la Vasileos Irakliou, nel cuore del moderno centro commerciale della città. La chiesa originale è stata datata fra la fine del 5° sec. - inizio 6° sulla base della morfologia del santuario che ha strette similitudini con quella della Acheiropiitos e e dei rilievi con animali ed uccelli, e parti delle cornici rettilinee conservate presso il Museo Bizantino di Tessalonica. Ed è per queste caratteristiche decorazioni che verso la fine della dominazione turca, la chiesa era conosciuta con il nome di Arca.
Secondo una tradizione, dietro il sacro altare, ove si trova il synthronon, quello è il luogo in cui san Paolo parlò ai tessalonicesi nel suo secondo viaggio a Tessalonica. Nel tempo la roccia fu inclinata e incisa dai primi cristiani con vari simboli paleocristinai. Altrettanto la tradizione vuole che la chiesa sia nel punto in cui si trovava la casa di san Giasone, lo stesso che accolse san Paolo a Tessalonica e che diede il danaro sifficiente ai giudei affinché liberassero Paolo e Sila.
La primissima menzione della chiesa la troviamo nella Vita di San Gregorio Decapolita (831-842) come katholikòn dell'omonimo monstero; giunto a Tessalonica lo stesso San Fantino il Giovane la pose come sua iniziale dimora per un periodo di 4 mesi dei lunghi 8 anni che passò nella città ( fine 10° sec); dopodiché viene citata in vari documenti dei monasteri del Monte Athos datanti 11°, 12°, 14° e 15° secolo;nei pressi della stessa chiesa,il 28 luglio del 1777 venne martirizzato dai turchi il neomertire san Cristodulo di Cassandria.
Dopo la conquista turca è l'unica chiesa ad essere sempre rimasta in mano ai cristiani ed è una delle poche che ha conservato il suo nome originale!!!
Le fortune della chiesa durante il periodo ottomano son legate alle successive distruzioni. Nel 1569, il sultano Selim II vi rimosse sei colonne; nel 1687 circa fu bombardata da una nave da guerra veneziana e fra il 18° e il 19° secolo fu distrutta da una serie di incendi, ed è per questo motivo che nei registri turchi è menzionata come Yanik Manastir, ovvero "il monastero bruciato".
La chiesa fu ricostruita dopo un incendio nel 1839, sotto la supervisione dell'architetto Rallis Pliouphos (1852), su modello di una basilica post-bizantina a tre navate, con ricche decorazioni interne influenzate dal barocco-rococo e neoclassicismo dell'Europa Centrale.
L'originalità e le tendenze innovative esibite dall'architettura e dalle decorazioni interne di San Minàs chiaramente la distingue dalle altre chiese post-bizantine della città, e presumibilmente si riflettono anche nella sfera dell'architettura ecclesiastica, i cambiamenti portati circa riforme costituzionali (Tanzimat) che rappresentarono un tentativo di modernizzare lo stato ottomano nel 1839.
Nel 1979 durante i lavori di restauro della chiesa, in seguito al sisma del 20 giugno 1978, fu scoperta una cripta a volta semi-interrata accanto al Sacro Vima, un ossario, piena di casse (20 circa) che contenevano ossa umane. In molte casse le ossa erano rivestite con l'epitrachilion e su alcune di esse si trovava scritto " Tale... ieromonaco" o "Tale... monaco". Queste ossa (reliquie), con l'assistenza di Pateleimon II Metropolita di Tessalonica sono state riposte in nuove casse custodite nella cappella della chiesa.

 


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