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12.11: Memoria del nostro santo Padre GIOVANNI il MISERICORDIOSO, arcivescovo d’Alessandria

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

+ Il 12 di questo mese, memoria del nostro Padre tra i santi GIOVANNI il MISERICORDIOSO, arcivescovo d’Alessandria.

San Giovanni era il discendente di una illustre famiglia di Amathonte in Cipro. Sotto l’insistenza dei suoi genitori, si sposò ed ebbe molti bambini che, per volontà di Dio, morirono giovani, così come la sua sposa. Vedendo in questa dolorosa privazione l’occasione di liberarsi da ogni sollecitudine mondana, egli si consacrò completamente a Dio. Nel 610, fu consacrato Patriarca della Chiesa di Alessandria, col nome di Giovanni V. Lo stesso giorno, riunì tutto il clero e il personale della ricca metropoli d’Egitto e li inviò a fare la recensione di coloro che egli chiamava i suoi << MAESTRI >>: cioè i poveri ed i mendicanti Dio piazza presso di noi perché noi guadagniamo il Regno dei Cieli facendo loro l’elemosina. Poiché ne furono trovati più di 7500, egli comandò che venisse dato loro ogni giorno il nutrimento e la copertura che era loro necessaria. Egli diceva spesso a Dio nella sua preghiera:<< Noi vedremo ben Signore, chi dei due sarà vittorioso in questo combattimento: o Tu in me facendomi sempre del bene, o io, non cessando di distribuirlo ai poveri. Poiché io riconosco di non possedere niente che non proceda dalla Tua misericordia e che è lei che sostiene tutta la mia vita >>. Infatti la misericordia del santo riguardo ai poveri era insuperabile; le sue elemosine erano abbondanti come le acque del Nilo che coprivano periodicamente le Terre d’Egitto per renderle fertili. È perciò che egli ricevette il nome di << Misericodioso >>, a immagine del Cristo, suo maestro, che è la sorgente di ogni misericordia. Egli non poteva vedere un povero o un afflitto avvicinarsi a lui senza piangere abbondantemente e senza prendere su di lui la sua pena. Egli donava senza contare attingendo al tesoro della Chiesa. Come il Cristo ha insegnato (Lc 6,35), egli donava senza alcuna distinzione tra i buoni e i cattivi, i degni o gli indegni. Un giorno un povero che aveva già ricevuto da lui l’elemosina, si presentò altre tre volte al santo, confondendosi sotto travestimenti diversi. Poiché lo si fece notare a Giovanni, costui ordinò che gli si donasse il doppio, dicendo: << Potrebbe essere Gesù, mio Salvatore, che viene appositamente a tentarmi >>. Ma, più egli spargeva l’elemosina, senza badare alla quantità o a ciò che sarebbe stato il domani, più Dio moltiplicava le donazioni indirizzate alla Chiesa: talmente bene che il popolo era confermato nella promessa << Non vi preoccupate per la vostra sopravvivenza di ciò che avrete da mangiare o da bere, né di ciò che avrete sul corpo per vestirvi (…) cercate in primo luogo il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà donato in più! >> (Mat. 6). Uno del clero incaricato delle elemosine, (chiamato elemosiniere), non aveva dato altro ad un ricco che era nel bisogno che un pizzico della grande fortuna che il santo gli aveva ordinato di distribuire, giudicando che era irragionevole dividere il tesoro per uno solo ma rimase confuso dalle parole di Giovanni quando questi gli rivelò che una nobile donna che aveva deciso di fare una importante donazione alla Chiesa, aveva solamente dato un pizzico della somma prevista.
Quando nel 614, i Persiani invasero la Siria e presero sanguinosamente la città di Gerusalemme, un gran numero di rifugiati affluì verso Alessandria. San Giovanni li ricevette come fratelli, li consolò, fece costruire ospedali ed alberghi ed esaurì tutte le risorse della Chiesa per vestirli e dar loro dei soldi. Nello stesso tempo fece inviare in Palestina delle navi cariche di grano e viveri e degli operai per ricostruire le chiese distrutte. Egli stesso visitava i malati e i bisognosi e mostrava nella sua persona un riflesso della presenza di Cristo. Quando qualcuno lo ringraziava della beneficenza, egli interrompeva subito il suo interlocutore dicendo:<< Taci, fratello mio, perché io non ho ancora sparso il mio sangue per te, come il Signore domanda! >>. Tutti i mercoledì e i sabati egli stava alla porta della sua chiesa e aspettava che si andasse da Lui per chiudere le liti e riconciliare i nemici. Mai lo si sentiva pronunciare una parola vana o condannare chiunque sia, neanche avanti ai più incalliti peccatori. Egli vedeva solo il bene o le buone intenzioni, supponendo che questi peccatori avessero fatto penitenza in segreto e si guardava bene dal formulare un giudizio che apparteneva solo a Dio. Egli ringraziava coloro che lo calunniavano o lo ingiuriavano per avergli ricordato i suoi peccati e facendo loro elemosine più grandi che agli altri. Per correggere i peccatori che volevano correggersi, gli orgogliosi o i duri di cuore, il santo patriarca si rivolgeva ad essi sempre attribuendosi i peccati che voleva riprendere e chiedendo loro di pregare poiché egli si pentisse. Egli esortava con pazienza i suoi fedeli all’umiltà e al pentimento, ricordando loro le meraviglie che Dio ha fatto per noi creando il mondo e inviando il proprio Figlio per salvarci e facendo pazienza avanti ai nostri innumerevoli errori. Ma più che la parola, egli preferiva trasmettere l’insegnamento della Santa Scrittura con le proprie azioni, come i Profeti. Così, una domenica, mentre celebrava la Divina liturgia in cattedrale, circondato dal clero e da tutto il popolo, il Patriarca si fermò improvvisamente prima di pronunciare le parole della consacrazione, e chiese al diacono di ripetere le litanie e inviò a cercare uno del clero della sua Chiesa. Quando questo arrivò, il vescovo si prostrò avanti a lui con lacrime e gli chiese perdono e fu solo dopo essersi riconciliato e averlo abbracciato che risalì sull’altare e continuò la celebrazione, avendo applicando alla lettera il precetto del Signore (Mt 5,23). Benché fosse stato sposato, san Giovanni amava i monaci e li superava nell’austerità della vita. Egli aveva riunito presso la sua cattedrale due comunità monastiche e si prendeva cura di loro. In cambio aveva chiesto loro di pregare per lui e la Chiesa durante gli offici che essi celebravano e di pregare per la loro salvezza per tutto il resto del tempo nelle loro celle liberi da ogni preoccupazione grazie alla sollecitudine del patriarca. Egli abitava in un ricco palazzo ma non possedeva niente di proprio, la sua cella era sprovvista di ogni comfort, perciò un notabile della città gli offrì un giorno una lussuosa coperta. La notte seguente il santo non poté trovare riposo e non cessava di condannarsi pensando che tanti poveri soffrivano il freddo e la fame alla sua porta mentre egli si avvolgeva in un tale lusso. L’indomani lo fece vendere e ne distribuì il prodotto ma quando il suo benefattore ritrovò il suo regalo sul balcone del mercante lo ricomprò e costrinse Giovanni ad accettarlo. Ma costui lo vendette di nuovo per farne elemosina. Poiché né l’uno né l’altro voleva cedere, l’oggetto circolò così un gran numero di volte tra le loro mani e fu per Giovanni l’occasione di costringere indirettamente questo ricco a distribuire una grande fortuna agli indigenti.
La sua carità e la sua fama non gli impedivano di mostrarsi fermo riguardo agli eretici monofisiti. Egli amava e spendeva per essi le sue beneficenze ma rimaneva duro nel condannare i loro errori e interdire agli ortodossi ogni partecipazione al loro culto e alle loro preghiere. Quando le carestie e le epidemie massacrarono la città, il santo fu il primo ad assistere gli ammalati e sotterrare i morti. Egli esortava i suoi fedeli a pregare assiduamente per i defunti e prendeva l’occasione di questa sciagura per ricordare loro la fragilità della nostra vita e l’urgenza di fare penitenza. Qualche anno dopo la presa di Gerusalemme, Alessandria fu a sua volta minacciata dai Persiani perciò, alla richiesta del governatore d’Egitto Niceta, Giovanni ritornò a Cipro, dove morì all’età di sessantaquattro anni (619), rendendo grazie a Dio di non avergli lasciato niente delle così grande ricchezze di cui egli era stato costituito sovrintendente a profitto dei poveri. Un poco prima del suo trapasso, egli vide apparire la stessa nobile vergine che aveva già visto all’età di quindici anni, e che allora gli aveva detto di essere la Misericordia in persona che incitò il Cristo a incarnarsi per la nostra salvezza e gli aveva promesso di aprigli il Regno dei Cieli. Qualche tempo dopo la sua morte, un olio profumato (myron) colò dal corpo del santo gerarca per la gioia e la consolazione dei fedeli.

 


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