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14.11: Memoria del nostro Santo Padre GREGORIO PALAMAS, vescovo di Tessalonica, il Taumaturgo

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

 Il 14 novembre, memoria del nostro Santo Padre GREGORIO PALAMAS, vescovo di Tessalonica, il Taumaturgo.

Il nostro Santo Padre Gregorio nacque a Costantinopoli nel 1296. I suoi genitori, aristocratici emigrati dall’Asia Minore durante l’invasione turca, facevano parte della corte del pio imperatore Andronico II Paleologo (1282-1328). Malgrado le alte funzioni, suo padre aveva una intensa vita di preghiera e, sedendo in Senato, arrivava a non ascoltare l’imperatore che si rivolgeva a lui, tanto era immerso nella preghiera. Egli morì allorché Gregorio era ancora giovane, dopo aver rivestito l’abito monastico. Sua moglie desiderava anche essa prendere il velo, ma ritardò qualche tempo per garantire l’educazione ai suoi sette figli. Il primogenito, Gregorio, fu affidato ai migliori maestri delle scienze profane e acquistò, tempo qualche anno, una perfetta padronanza dei ragionamenti filosofici: a tal punto che il suo maestro credeva, ascoltandolo, di sentire lo stesso Aristotele in persona. Malgrado questi successi intellettuali, il giovane dirigeva la sua verità interiore solo verso le cose di Dio. Egli frequentava i monaci più stimati della capitale e aveva scelto come padre spirituale Teolepto di Filadelfia (1250-1325) che lo iniziò alla santa sobrietà e alla preghiera del cuore.
Verso il 1316, Gregorio decide di abbandonare le vanità del mondo e trascina con lui verso la vita monastica sua madre, due sorelle, due fratelli e un gran numero di servitori. Essendosi recati ai piedi della Santa Montagna dell’Athos, Gregorio e i suoi due fratelli si insediarono nelle vicinanze del monastero di Vatopedi, sotto la direzione di un anziano proveniente dal Monte di San Aussenzio, Nicodemo. Esercitato fin dall’infanzia alla pratica delle virtù fondamentali che sono l’obbedienza, l’umiltà, la dolcezza, il digiuno, la veglia e le varie austerità che permettono di sottomettere il corpo allo spirito, il giovane fece rapidi progressi nella santa attività della preghiera. Giorno e notte, senza sosta si rivolgeva a Dio dicendo con singhiozzi:<< Illumina le mie tenebre!>>. Dopo qualche tempo, la Madre di Dio, che egli aveva come confidente fin dalla giovinezza, gli inviò san Giovanni il Teologo per promettergli la sua protezione in questa vita e nell’altra. Ora, dopo solamente tre anni, dalla morte prematura di suo fratello Teodosio, ben presto seguita da quello di Nicodemo, spinge Gregorio e l’altro suo fratello Macario, a congiungersi al monastero di grande Lavra. Nominato cantore, Gregorio riscuoteva l’ammirazione dei suoi compagni per lo zelo nella pratica simultanea di tutte le virtù evangeliche. Egli conduceva una vita così austera che sembrava essersi liberato dal peso del corpo: poteva restare anche tre mesi senza prendere mai sonno.Perfetta nella vita comune, la sua anima era però desiderosa delle dolcezze della solitudine; è perciò che egli si ritirò nel giro di tre anni. Nell’eremitaggio di Glossia, sotto la direzione di un monaco eminente, chiamato Gregorio di Bisanzio. Dalla purificazione delle passioni egli poté elevarsi con preghiera verso la contemplazione dei misteri della creazione. Grazie alla solitudine e alla quiete interiore (esychia), Gregorio manteneva tutto il tempo la mente nel profondo del cuore, al fine di invocarvi il Signore Gesù Cristo con compunzione, in maniera che egli diveniva tutto intero preghiera e che dolci lacrime colavano continuamente dai suoi occhi, come da due fontane.
Ma, le razzie incessanti dei pirati turchi costrinsero ben presto Gregorio e i suoi compagni ad abbandonare la loro residenza. Con dodici monaci, il Santo decide di andare a venerare i Santi Luoghi e di trovare rifugio al Monte Sinai, ma fu impedito di realizzare tale progetto e restò qualche tempo a Tessalonica, dove partecipò alle attività di un circolo spirituale, spinto dal futuro patriarca Isidoro, che si sforzava di far diffondere la pratica della preghiera di Gesù presso i suoi fedeli, facendo loro approfittare della esperienza dei monaci. Nel 1326 fu ordinato prete, dopo aver ricevuto la visione che questa era la volontà di Dio. Egli partì per fondare un eremitaggio nei dintorni di Veria, dove, per ben cinque anni, si dedicò ad una ascesi ancora più rigorosa: egli restava isolato cinque giorni a settimana nel digiuno, veglia e preghiera bagnata di lacrime e, ricompariva il sabato e la domenica per celebrare la divina liturgia, dividendo un pasto fraterno e intrattenendosi su qualche argomento spirituale con i suoi compagni d’ascesi. Egli continuava così ad elevarsi nella contemplazione e ad entrare in unione diretta con Dio nel suo cuore. Alla morte di sua madre, andò a Costantinopoli e prese sua sorella che installò in un eremitaggio vicino al suo. Ma non potè trovare a lungo tempo riposo perché la regione era regolarmente devastata dalle incursioni dei Serbi.Decide quindi di ritornare all’Athos e si stabilisce nell’eremitaggio di San Saba, un po’ al di sopra di Lavra. Questo nuovo soggiorno fu l’occasione per lui di isolarsi dagli uomini per conversare solo con Dio. Egli non andava che eccezionalmente al monastero e non comunicava con i suoi rari visitatori che la domenica e i giorni di festa. E fu così che dalla contemplazione ancora esteriore, Gregorio pervenne alla visione di Dio nella luce dello Spirito Santo e alla deificazione promessa da Cristo ai suoi discepoli perfetti. Un giorno, in sogno, vide che era pieno di un latte proveniente dal cielo, il quale uscendo da lui si trasformava in vino riempiendo l’atmosfera circostante di un gradevole aroma. Era quello il segno che gli rivelava che il tempo era ormai arrivato di insegnare ai suoi fratelli i misteri che Dio gli rivelava. Egli redasse allora qualche scritto ascetico, poi fu nominato egumeno del monastero di Esfigmenu (1335). Ma il suo zelo e le esigenze spirituali non furono comprese dai duecento monaci che là vivevano, cosicché dopo un anno egli ritornò nel suo eremitaggio.
A quell’epoca, un monaco originario della Calabria, Barlaam, si era acquistato una brillante rinomanza tra i migliori intellettuali della capitale, grazie alla sua abilità nelle speculazioni filosofiche. Egli amava particolarmente commentare gli scritti mistici di san Dionisio Aereopagita (cf. 3 ott.) ma dava una interpretazione puramente filosofica, facendo delle conoscenze di Dio l’oggetto di freddi ragionamenti e non d’esperienza. Avendo fatto la conoscenza di alcuni semplici monaci questo delicato umanista era rimasto scandalizzato dai loro metodi di preghiera e dallo spazio che essi lasciavano all’elemento sensibile della vita spirituale. Gli esicasti fecero allora a Gregorio che redasse più trattati polemici, nei quali rispondeva alle accuse di Barlaam situando la spiritualità monastica in una vasta sintesi dogmatica. Egli dimostrava che l’ascesi e la preghiera sono il risultato di tutto il mistero della Redenzione e sono il modo per ognuno di fare sbocciare la grazia depositata in ciascuno al Santo Battesimo. Egli difendeva così le fondamenta dei metodi utilizzati dagli esicasti per fissare la mente nel cuore: perché, dopo l’Incarnazione, è nei nostri corpi santificati dai sacramenti e innestati dalla Eucarestia al Corpo di Cristo che dobbiamo ricercare la grazia dello Spirito. Questa grazia è la grazia di Dio essa stessa che, rifulgendo dal corpo di Cristo il giorno della Trasfigurazione, ha colpito i discepoli di stupore (cf. Matt. 17) e che, e risplendendo adesso nel cuore purificato dalle sue passioni, ci unisce veramente a Dio, ci illumina, ci deifica e ci dona un assaggio della gloria che brillerà così sul corpo dei Santi dopo la Resurrezione generale. Affermando così la piena realtà della deificazione, Gregorio non negava pertanto che Dio sia assolutamente trascendente e inconoscibile alla Sua essenza. Al seguito dei Santi Padri, ma in maniera più netta, egli distingueva in Dio l’essere impartecipabile e le energie eterne, creatrici e provvidenziali, attraverso le quali il Signore faceva partecipare gli esseri creati al Suo essere, alla Sua vita e alla Sua luce, senza tuttavia introdurre alcuna divisione nella unità della natura divina.Per San Gregorio, Dio non è il concetto dei filosofi, ma Egli è Amore, Persona vivente e <<fuoco divorante>> come insegna la Scrittura, che fa tutto per deificarci. Immediatamente riconosciuto dalle autorità dell’Athos nel Tomo Aghioritico, le abbaglianti argomentazioni del Santo furono adottate dalla Chiesa, che condannarono Barlaam, e con lui l’umanesimo filosofico che doveva ben presto ammirare il Rinascimento europeo, nel corso di due concili riuniti in Santa Sofia nel 1341.
Barlaam venne condannato e trovò rifugio in Italia, ma la controversia non era comunque conclusa. Gregorio, che per redigere i suoi trattati, aveva vissuto qualche tempo recluso in una casa di Tessalonica, aveva appena avuto il tempo di raggiungere il suo eremitaggio all’Athos, che uno dei suoi vecchi amici, Akindyno, riprese l’essenziale degli argomenti del calabrese, accusando Gregorio di introdurre delle novità nella distinzione tra essenza e energie. Arbitro tra Barlaam e Gregorio, Akindyno era uno di quei osservatori formalisti che si accontentavano della ripetizione di semplici formule per condannare gli umanisti senza cercare di penetrare lo spirito della tradizione. È allora che scoppiò una terribile guerra civile dovuta alla rivalità tra il gran Duca Alessio Apokaukos e l’ambizioso Giovanni Cantacuzeno, amico di Palamas. Il patriarca Giovanni Calecas prese le parti di Apokaukos e, attraverso l'intermediazione di Akindyno, intentò a Gregorio un processo, in seguito al quale venne scomunicato il Santo e condannato alla prigionia. 
Durante i quattro anni della sua reclusione, Gregorio non abbandonò la sua attività: egli intrattenne una vasta corrispondenza e redasse un importante trattato contro Akindyno. Verso il 1346, quando il vantaggio passò a Cantacuzeno, la reggente Anna di Savoia prese le difese del santo e fece deporre il patriarca la notte stessa dell'entrata trionfale di Cantacuzeno nella capitale. Costei nominò Isidoro patriarca (1347-1350) e riunì un nuovo concilio per giustificare gli esicasti. La controversia non trovò tuttavia un esito definitivo che nel 1351, dopo la riunione di un terzo concilio contro l'umanista Niceforo Gregoras. Nel Tomo Sinodale, la dottrina di San Gregorio sulle energie increate e sulla natura della Grazia, veniva riconosciuta come regola di fede per la Chiesa Ortodossa.
Isidoro procedette alla nomina di una serie di nuovi vescovi e affidò a Gregorio il seggio di Tessalonica (marzo 1347). Ma poiché la città era nelle mani della parte Zelota avversaria di Cantacuzeno, il nuovo metropolita non poté prendere possesso del suo seggio. Gregorio allora si rifugiò qualche tempo a Limnos, dove mostrò un comportamento eroico durante una epidemia e poté infine rientrare in città dove venne acclamato come Cristo trionfante negli inni di Pasqua. Nelle sue numerose attività pastorali fece guadagnare ai suoi fedeli la grazia abbondante che aveva conquistato nella solitudine. Egli fece brillare sulla città la luce che illuminava il suo cuore e dispensò con abbondanza i suoi insegnamenti ispirati, insistendo sul legame stretto che deve unire la preghiera e la via sacramentale nella vita di ciascun cristiano. Per la potenza di Cristo egli compì numerosi miracoli e guarigioni. Nel corso di un viaggio verso Bisanzio, cadde nelle mani dei Turchi e fu messo in prigione in Asia Minore per un anno. La relativa libertà di cui disponeva e la sua apertura di spirito, gli permisero di intrattenere discussioni teologiche amichevoli con teologi musulmani e con il figlio dell'Emiro Orkam. Liberato grazie ad un riscatto venuto dalla Serbia, riguadagnò Tessalonica dove proseguì la sua opera di pastore e taumaturgo. Egli cadde gravemente ammalato ma qualche tempo prima della sua morte, vide San Giovanni Crisostomo apparirgli per invitarlo a raggiungerlo in mezzo al coro dei Santi gerarchi, il giorno in cui la loro festa sarebbe stata celebrata. Fu così infatti che il 14 Novembre 1359, il Santo rimise la sua anima a Dio. Allorché spirò, il suo viso irradiò una luce simile a quella che brillò su San Stefano (Atti 6.7). Dio mostrò così, la verità della sua dottrina sulla realtà della deificazione attraverso la luce increata del Santo Spirito. San Gregorio fu canonizzato nel 1368, e per i suoi numerosi miracoli fu considerato fino ad oggi come il secondo protettore di Tessalonica dopo san Demetrio.

Note:
1) La festa di San Gregorio Palamas è solennemente festeggiata la 2a domenica di Quaresima, dopo la festa dell’Ortodossia.
2) Vale a dire la vigilanza sui movimenti della parte carnale dell’anima che mettono l’intelligenza in cammino di purificazione.

 


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