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19.11: Memoria di San Ponziano papa e patriarca di Roma confessore della fede al tempo di Massimino (verso il 235)

 altra memoria: 13.08

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

San Ponziano papa e patriarca di Roma confessore della fede al tempo di Massimino (verso il 235)

 

Ponziano, dell'antica e nobile famiglia dei Calpurni, venne eletto papa nel 230, durante l'impero del mite e saggio e tollerante  Alessandro Severo. Ma proprio in questo periodo  di pace avvenne nella Chiesa di Roma la prima funesta scissione che contrappose al legittimo papa  un antipapa, nella persona di quell'Ippolito, morto poi da santo martire in comunione ed unità con la Chiesa.  Ippolito, sacerdote, colto e austero ed intransigente , era giunto ad accusare di eresia lo stesso pontefice S. Zefirino e il diacono Callisto, e quando quest'ultimo fu eletto papa nel 217, si ribellò, accettando di essere lui stesso invalidamente eletto dalla sua fazione
Si mantenne nello scisma anche durante il pontificato di S. Urbano I e di S. Ponziano.

Prima della morte di Alessandro Severo  il papa Ponziano con un sinodo a Roma recepì la  la condanna di Origene e dell’origenismo stabilita al sinodo di Alessandria d’Egitto come è confermato da San Girolano nella XXXIII Epistola al paragrafo 4 e da Rufino  nell’Apologia contra Hieron al capitolo II paragrafo 20

 

Intanto l'imperatore Alessandro Severo veniva ucciso in Germania dai suoi legionari e gli subentrava il trace Massimino, che rispolverò gli antichi editti persecutori nei confronti dei cristiani. Trovandosi di fronte a una Chiesa con due capi, senza pensarci su spedì entrambi ai lavori forzati in una miniera della Sardegna. Ponziano è il primo papa deportato. Era un fatto nuovo che si verificava nella Chiesa e Ponziano seppe risolverlo con saggezza e umiltà: perché i cristiani non fossero privati del loro pastore rinunciò al pontificato, e anche questa spontanea rinuncia è un fatto nuovo.
A succedergli fu il greco Antero, che governò la Chiesa per quaranta giorni soltanto. Il gesto generoso di Ponziano deve aver commosso l'intransigente Ippolito che morì infatti riconciliato con la Chiesa nel 235. Secondo un'epigrafe dettata da papa Damaso, Ippolito, nell'ora della prova "al tempo in cui la spada dilaniava le viscere della madre Chiesa, mentre fedele a Cristo camminava verso il regno dei santi", ai seguaci che gli domandavano quale pastore seguire indicò il legittimo papa come unica guida e "per questa professione di fede meritò d'essere nostro martire".

Secondo un vecchio documento ormai perduto, usato dall'autore del Liber Pontificalis, il papa morì a causa delle privazioni e del trattamento disumano che dovette subire I resti di Ponziano e di Ippolito furono fatti portare a Roma da papa Fabiano  (236-250 )

Ponziano fu sepolto nella cripta dei papi della Catacomba di Callisto  Il suo epitaffio originale fu rinvenuto nella cripta di Santa Cecilia vicino alla quella papale, nel 1909  Esso, nello stile degli altri noti della cripta papale, recita:

(LATINO)

(ITALIANO)

«

Pontianos, Episk. Martur »

«

Ponziano, vescovo e martire »

       

 

 

 

 

 


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