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24.11: Memoria di Santa Fermina vergine martire ad Amelia sotto Diocleziano

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Santa Fermina vergine martire ad Amelia sotto Diocleziano

"La tradizione afferma che dopo l'editto di Nicodemia gli imperatori Diocleziano e Massimiano intrapresero una nuova persecuzione contro i cristiani; fu la decima secondo la storia ma la più feroce. Durante tale periodo la giovanetta Fermina, nata a Roma nel 272 d.c., allora quindicenne, figlia di Calpurnio della nobile ricca famiglia dei Pisoni, prefetto di Roma, abbandonò la casa paterna per sfuggire la persecuzione e prese la via di mare, partendo dal Tevere, onde recarsi al Porto di Centocelle attualmente Civitavecchia, allo scopo di confortare gli esiliati in questo luogo e predicare il Vangelo fra il popolo e i marinai.

Nella breve navigazione costiera si scatenò una violenta tempesta e nel momento in cui la fragile imbarcazione con altri viaggiatori stava in procinto di naufragare Fermina si inginocchiò in mezzo alla nave, pregò Dio, comandando alle onde e al vento di placarsi. La tempesta cessò all'istante e così l'imbarcazione poté arrivare in porto senza danni per tutti

Nei pressi dove ora sorge la fortezza Giulia (Forte Michelangelo) esiste una grotta, la Grotta di S. Fermina, così chiamata perché la giovanetta vi abitò nei due anni di soggiorno a Ceuntumcellae

Venuto il giorno della partenza, accomiatatasi dal popolo prediletto e fra le lacrime dei presenti che la ebbero cara e preziosa, Fermina fa solenne promessa che mai si sarebbe dimenticata di loro e della loro Città. Salutati tutti nel nome di Gesù si allontanò sulla via dirigendosi verso l'Umbria nella città di Amelia. Come riportato nella storia, Fermina giunta ad Amelia, visse vita eremitica, rivolgendo ai fedeli parole di conforto esortandoli coraggiosamente alla fede e all'amore.

Sorpresa dalla persecuzione contro il cristianesimo, denunciata come cristiana, S. Fermina fu arrestata e condotta davanti al giudice Megezio il quale, nemico acerrimo dei cristiani, la sottopose a minacce e tormenti più spietati che non spezzarono però il suo coraggioso rifiuto di rinnegare la fede cristiana.

Durante il suo martirio, prodigiosi fatti avvennero. Orsicino, la belva umana incaricata da Megezio di flagellarla, nel momento di darle il primo colpo, cadde a terra con il braccio paralizzato e subito guarì per le preghiere della Santa. In seguito a tale miracolo anche Orsicino si fece cristiano. Il giudice Megezio, non soddisfatto delle atroci sofferenze della giovinetta (il suo corpo era ormai ridotto ad una piaga),non si commosse e ordinò ai suoi carnefici che la giovane Santa venisse legata con i capelli ad un alto trave e così sospesa fosse lo scherno e il ludibrio dei pagani presenti, comandando loro di accendere sotto i suoi piedi un gran fuoco perché la facessero spasimare fino all'ultimo respiro.

Fermina, sentendosi prossima alla fine, durante la sua atroce agonia eleva a Dio una preghiera per i suoi carnefici e poi raccomandando l'anima sua spirava dolcemente. Il 24 novembre 304 quando aveva appena 25 anni. I resti del prezioso corpo vennero segretamente sepolti fuori Amelia dai Cristiani con grande venerazione e vi restarono occulti per circa sei secoli. Furono ritrovati nell'anno 870 e da allora sono solennemente custoditi nella Cattedrale di Amelia.

(tratto da http://www.bignotizie.it/news/civitavecchia/cultura/5522-ecco-la-storia-di-santa-fermina-patrona-di-civitavecchia-e-di-amelia.html)

 

 

 


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