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27.11: Memoria di San Laverio martire a Grumento in Basilicata (III secolo)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

San Laverio martire a Grumento in Basilicata (III secolo)

Il più antico documento su Laverio è una passio scritta nel 1162 da Roberto da Romana, diacono di Saponara (Chevalier, Répertoire, II, col. 4005). Secondo le fonti medievali nacque a Teggiano nel III secolo (altre fonti dicono Acerenza o Ripacandida), da genitori pagani, dalla famiglia Sergia di Teggiano e aveva un fratello di nome Mariano. Pare che la sua famiglia non avesse ancora aderito alla fede cristiana e che il padre Achille professasse la religione pagana.

Cominciò a predicare nella sua cittadina facendo conoscere il vangelo di Gesù nella sua famiglia e ai suoi amici. Da Teggiano, Laviero passò a Acerenza dove incontrò il prefetto pagano di quel tempo: Agrippa. Secondo la tradizione Agrippa arrestò Laviero e gli diede ordine di immolare agli dei pagani. Essendosi Laviero rifiutato, venne torturato per una notte intera con l'aculeo e il cavalletto di tortura rimasto appeso nella piazza di Acerenza. Ma lui non si scoraggiò e continuò a predicare l'amore verso Dio e a far conoscere il vangelo di Gesù. Agrippa, venuto a sapere di Laviero che continuava con la sua professione di fede, lo fece condurre nell'anfiteatro per essere sbranato dalle belve. Le belve invece di azzannarlo si inginocchiarono vicino a Laviero e tutto il popolo osannò Dio nei suoi angeli e in Laviero, amico del Signore. Venne quindi chiuso in una cella sotto rigorosa custodia, ma un angelo mandato da Dio gli avrebbe aperto le porte della cella senza che nessuno se ne accorgesse e gli ordinò di recarsi nella cittadina di Grumentum

Laviero così fece e arrivò a Grumentum il 15 agosto del 312  Anche qui Laviero cominciò a predicare e a battezzare sotto il nome e la fede di Gesù. Agrippa, venuto a sapere della fuga di Laviero, mise 300 soldati alla sua ricerca con l'ordine di decapitarlo. Ci fu un traditore che rivelò il nascondiglio e Laviero fu catturato. Venne più volte flagellato e, siccome continuava a parlare di Gesù, venne condotto fuori la città alla confluenza dei fiumi Agri e Sciaura e gli venne tagliata la testa con la spada. La sua anima fu vista volare al cielo per ricevere la corona della gloria e la palma del martirio  I soldati di Agrippa fecero ritorno a Acerenza spaventati e impauriti.

Il corpo di Laviero venne seppellito sul luogo del martirio a cura di una matrona romana con grande solennità e devozione ed ivi gli fu eretta una chiesa, distrutta dai Saraceni (827-82).
Nella traduzione latina della Vita greca di san Luca, abate di Armento (Lucania, si narra che questi, morto nel 993, avrebbe fabbricato a Grumento sulle rovine di una chiesa dedicata a Laverio, un'altra chiesa di proporzioni più modeste..
Laverio è venerato a Grumento Nova (Potenza), distante circa due chilometri dall'antica Grumento, dove è patrono principale; così pure ad Acerenza, dove è tenuto come patrono secondario. Il culto si ritrova pure a Venosa e a Tricarico, mentre sono perdute le tracce delle reliquie.
Infatti Le spoglie mortali, venerate come reliquie, sono state disperse a causa delle invasioni barbariche prima e saracene poi. Una parte importante dei resti andò perduta nel corso della distruzione della città di Satriano ordinata da Giovanna II d'Angiò (nel 1424 o nel 1430 ). Alcuni abitanti satrianesi scampati alla distruzione riparono a Tito, portando con sé anche un osso del braccio del Santo, unica reliquia rimasta. I titesi accolsero i profughi ed anche il Santo, al punto da farlo patrono della propria città. Dal 1465 circa la cittadina di Tito venera come suo patrono e protettore. Dopo pochi anni iniziò la costruzione della nuova chiesa madre del paese che sarà intitolata a San Laviero martire della Lucania.

Successivamente anche l'ultimo resto fu profanato e trafugato: il braccio di san Laverio venne rubato dalla chiesa madre di Tito nel dicembre del 1968  e ad oggi non esiste più nessun resto di san Laverio.

 


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