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L'unione di Cristo con Suo Padre

 dal libro "Vicino a Padre Porfirio".
Edizioni Sacro Eremo Femminile della Trasfigurazione del Salvatore, Atene 2005.

di Konstantinos Giannitsiotis




 

Era il primo pomeriggio del Giovedì Santo dell'anno 1979. Ero rimasto solo per riflettere meglio sul significato di quel giorno. Ad un certo punto mi sono ricordato di padre Porfirio. Il mio sguardo era fisso sul telefono e avevo un grande desiderio di parlare con lui. "Ma dove posso trovarlo, ho pensato, in un giorno come oggi?" O forse è stato lui a venirmi in mente e a cercarmi segretamente? Avevo trovato il numero di telefono della casa in cui si nascondeva dalla folla, per trascorrere i pochi giorni della sua convalescenza dopo i suoi ultimi problemi di salute. Facendomi il segno della croce ho chiamato il numero. Immediatamente, all'altro capo della linea si è sentita chiara e tenera la voce del padre. Dio ha voluto così. Il nostro discorso è stato una catechesi piena di compunzione che è durata più di un'ora. Ascoltavo le sue parole come una terra secca che riceve la pioggia. Cercavo di capirlo, per quanto fosse possibile, esprimendo anche i miei pensieri, ricordando le sue frasi dette in passato, collegando tutto: è stato un dialogo vivo che mi ha dato grande sollievo e mi è sembrato che piacesse molto anche al padre. Perché, ad un certo punto, mi ha detto: " Eh, figlio mio benedetto, vedo che tu ricordi tutto, però non lo devi scrivere, non devi dire queste cose. Ma non capisco che cosa mi succeda quando sono con me, chiacchiero tanto e non voglio più fermarmi. Ci attraiamo a vicenda. Noi due ci assomigliamo".
Queste sue parole mi hanno commosso ma, più di tutto, è stata l'ultima frase a sorprendermi. Mi sono chiesto: "Ma è possibile che io assomigli al padre? Che cosa può avere in comune la notte con il giorno, l'acqua fredda, che sta ghiacciando, con l'acqua calda che sta bollendo?" Il padre però non era solito fare complimenti. Quello che diceva era la verità. Col passare del tempo, ho trovato una risposta ragionevole a queste mie domande, pensando che, con quelle parole, il padre aveva voluto dire che ci assomigliamo nel carattere innato, senza però con questo negare che non fossimo distanti come la terra e il cielo riguardo alla valorizzazione delle nostre doti innate. Il padre era arrivato alla maturità della santità, mentre io, sembravo un "bambino cresciuto" responsabile della sua spiritualità infantile.Per questo motivo questa sua constatazione mi ha dato più preoccupazione che gioia. Il padre apparteneva a quelli che avevano ricevuto i cinque talenti e, lavorando, ne avevano altri cinque, mentre io avevo nascosto profondamente sotto terra l'unico talento ricevuto.
In quella indimenticabile conversazione telefonica il padre mi ha parlato anche di tante altre cose. In particolare ricordo le parole che ha pronunciato con un leggero lamento, ma anche un amore ardente per Cristo: "Sono ammalato, sono a letto. Vorrei tanto, in questo grande giorno, poter andare in chiesa per sentire la funzione della Passione di nostro Signore. Sopratutto vorrei sentire il Vangelo di Giovanni, dove Cristo prega Suo Padre per tutti noi i Suoi fedeli: "che diventino tutti una cosa sola, come Tu, Padre, vivi in me, ed io in Te". Se tutti noi avessimo potuto vivere quest'unione di Cristo con Suo Padre, non avremmo avuto oggi i disaccordi e le divisioni dentro alla Chiesa, ma saremmo stati tutti una cosa sola, fratelli in Cristo.

 


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