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05.12: Memoria di San Pelino vescovo di Brindisi

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

San Pelino vescovo di Brindisi

 

TRATTO DA http://www.santiebeati.it/dettaglio/90626

L'episcopato di Pelino va determinato  negli anni che immediatamente precedono la distruzione longobarda di Brindisi del 674. Tale nuovo riferimento cronologico, più attendibile rispetto a quello tradizionale che colloca l'episcopato peliniano nel IV secolo, rende piena comprensione della biografia del santo.
Pelino, monaco ortodosso della chiesa una ed indivisa  formatosi in Durazzo, si trasferisce in Brindisi, in uno coi siri Gorgonio e Sebastio e col suo discepolo Ciprio, in quanto non aderente al Tipo ossia all'editto dogmatico voluto dall'imperatore bizantino Costante II nel 648. Durante l'anno successivo il pontefice Martino scomunica gli autori della nuova eresia; il papa deve, per questo, subire l'arresto, la deportazione a Costantinopoli e l'esilio a Cherson in Crimea ove muore fra il 655 e il 656. Ferme opposizioni al Tipo si ebbero anche in oriente; Massimo il Confessore, maggiore fra i teologi graci del periodo, esiliato nella Lazia, è ucciso nel 662.
Pelino, coi suoi compagni, è anch'egli difensore dell'ortodossia e in Brindisi, i cui vescovi venivano confermati da Roma, pensa di trovare un asilo sicuro. Deve tuttavia accorgersi che non è così; il vescovo Aproculus o Proculus pare sulle posizioni concilianti che già erano state proprie del pontefice Onorio I. L'arrivo dei profughi albanesi, su posizioni molto radicali, non consente tuttavia una politica di mediazione. Pelino spinge su posizioni chiare in difesa dell'ortodossia. Proculus, con procedura inconsueta ma che non manca di esempi comparabili, associa allora il nuovo venuto nell'episcopato designandolo quale suo successore. A tal fine è richiesto l'avallo del vescovo di Roma ; i sinodi avevano infatti costantemente contrastato ogni tentativo dei vescovi di designarsi un successore.  La disposizione con cui Proculus aveva designato il proprio arcidiacono Pelino all'immediata successione aveva dunque bisogno dell'avallo diretto della sede patriarcale romana. Ottenuta la desiderata conferma, seguita la morte di Proculus, il non ancora quarantenne Pelino assume la dignità episcopale; si mostra, in questa veste, fermo e intransigente innanzi ai funzionari imperiali che, infine, lo allontanano dalla cattedra brindisina.
Deportato a Corfinio, viene qui condannato a morte e ucciso probabilmente nel 662, il 5 dicembre, in uno con Sebastio e Gorgonio, bibliotecari ossia archivisti della sede episcopale di Brindisi. Da qui il vasto culto che negli Abruzzi è riservato al santo: patrono della diocesi di Valva - Sulmona, dedicatario della basilica cattedrale di Corfinio e di un piccolo centro abitato nella diocesi dei Marsi.
La vita di san Pelino ha una prima redazione già nel VII secolo, allorché Ciprio, eletto da clero e popolo vescovo di Brindisi, seguita verosimilmente la morte di Costante II nel 668, poté erigere una chiesa in onore del predecessore in cui furono collocate le reliquie di Sebastio e Gorgonio. L'atto sanziona la canonizzazione di Pelino di cui, per l'occasione, sarà stata scritta la vita da proporre come paradigmatica alla popolazione.
Nella basilica Cattedrale di Brindisi gli fu dedicato nel 1771 l'altare che chiude la navata sinistra, ove è rappresentato in una tela dipinta da Oronzo Tiso (1726-1800). La sua memoria, il 5 dicembre, è stata per secoli ampiamente solennizzata considerandosi Pelino principale protettore della città insieme a Leucio.

 

Tratto da http://www.brundisium.net/approfondimenti/shownotiziaonline.asp?id=5399

 

L’altra venerabile tradizione ecclesiale che lo colloca al secolo IV narra che  Pelino nacque a Durazzo, sotto l’impero di Costantino il Grande .
Allevato in buoni costumi dai suoi genitori Elladio e Satira e nelle lettere, sotto la disciplina di San Basilio.
Per sfuggire alle persecuzioni dell’empio Apostata Giuliano contro i cristiani, stimolato dallo zelo e la salute delle anime, decise di navigare verso l’Italia, dirigendo il cammino verso Brindisi, unico rifugio per i cristiani, insieme a quattro compagni tra i quali il suo allievo di nome Cipro.
Fu benignamente accolto dal Vescovo di Brindisi che era già informato delle qualità del suo ospite.

La chiesa di Brindisi fu fondata nell’anno di Cristo 184 da San Leucio, che fu il primo Vescovo della città. Seguirono: Leone 172, Sabino 182, Eusebio 202. Vi è un vuoto dal 202 al 350, quando si conosce il Beato Aproluco, che reggeva detta chiesa, il quale riceve Pelino.
Aproluco di età cadente, era impotente al gran peso della chiesa di Brindisi, vide la santità, la prudenza la scienza di Pelino, pensò di deporla alle sue giovanili forze che, con applauso del clero e del popolo della città, accettò di essere il successore di Aproluco.
Per convalidare l’elezione si recarono a Roma ove ottennero dal Pontefice Liberio I, la conferma della nomina di Pelino a Vescovo di Brindisi.
Al rientro a Brindisi, presso Azio, moriva il Beato Aproluco a cui fu eretto un tempio, in suo onore.
Dopo alcuni mesi, mentre il Vescovo Pelino si recava a Brindisi, fu fermato dal Prefetto Simpronio dell’empio Giuliano che lo prese e gli impose di adorare degli idoli.
Per quanto concerne il martirio a cui fu sottoposto il Vescovo Pelino, tra i vari racconti, mi soffermo a quello dello storico brindisino Andrea della Monaca, che lo menziona nella sua Memoria Storica, del 1676, ed in sintesi riporto quanto appresso.

"Rifiutando il Santo di adorare gli idoli, gli furono per ordine del Prefetto spezzati tutti i denti e così ridotto fu poi portato al tempio di Giove per offrire incenso, ma appena il Santo Pelino pose il piede alla soglia del tempio, uno spaventoso terremoto gittò a terra il simulacro di Giove ed il tempio rovinò dalle fondamenta.
Inferocito il Prefetto Simpronio lo fece legare in una ruota cinta di 140 denti di ferro, ordinando di raggirarlo in essa sin tanto le carni e le ossa cadessero in terra a pezzi, ma fu la ruota che si spezzo ed uno dei denti ad essa saltando, colse il tiranno. Avendo visto che nel corpo non c’era neanche un livido, lasciò libero il santo che nei giorni successivi quattordicimila e seicento persone ricevettero il battesimo.
Con una simile vittoria, fece ritorno a Brindisi.
Ma Giuliano saputo che Pelino non aveva ubbidito ai suoi ordini, mandò contro di lui il Capitano Aureliano ed il Tributo Massimo, con cinquecento soldati che giunti a Brindisi legarono il Vescovo Pelino e partirono per Roma. Per strada, Pelino convertì Aureliano che fu battezzato insieme ai cinquecento soldati.
Venutone a conoscenza il Tributo Massimo, inviò i suoi soldati per uccidere Aureliano ed i soldati battezzati, ma prima di tutti per uccidere il Vescovo Pelino.
Alla Via Ardeatina, in un luogo chiamato Catacombe, Massimo ordinò che i seguaci di Pelino compreso Aureliano, fossero segati per mezzo, affinché conducesse a Roma la sua carneficina come segno di trionfo.
Consegnato Pelino al giudice Corniculario e condotti in Corsinio città dei Peligni a ciò fossero sacrificati a morte, ma anche qui il tempio rovinò come era avvenuto con quello di Giove. Infuriato il giudice dopo averlo fatto battere crudelmente le infissero ottantacinque ferite concludendosi la sua felice morte il 5 dicembre (364) e nel luogo ove fu martoriato venne eretto un tempio.
Rientrato a Brindisi il suo allievo Cipro, raccontò la fine del Santo Martire Pelino e avendo il Clero ed il popolo visto in lui le virtù e doti del Suo maestro, Cipro divenne il Vescovo di Brindisi successore di Pelino, edificando una mobilissima chiesa che oggi per la negligenza di chi doveva conservarla è distrutta".

 


Δωρισε το 8 τοις χιλιοις

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