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11.12: Memoria di San Damaso I, papa e patriarca di Roma (nel 384)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

San Damaso I papa e patriarca di Roma (nel 384)

 

Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/damaso-i-papa-santo/

Spagnolo (m. 384); successo a Liberio il 1º ott. 366, dovette lottare a lungo contro il partito che aveva eletto il diacono Ursino, sostenendo anche due processi. Infine nel 378 Ursino fu bandito dall'autorità civile. Papa D. si adoperò con l'aiuto di s. Ambrogio a eliminare i resti dell'arianesimo. Fu in rapporto con s. Girolamo per la revisione della Bibbia latina. Eresse a Roma la basilica di S. Lorenzo  in Damaso e un'altra basilica cimiteriale sulla via Ardeatina, dove fu sepolto. Dedicò particolari cure alla ricerca delle tombe dei martiri, che contrassegnò con iscrizioni.

 

 

 

Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/papa-damaso-i_%28Enciclopedia-Italiana%29/

 

Morto il 24 settembre 366 papa Liberio, si ebbe una duplice elezione; la massima parte del clero raccolto nella basilica di S. Lorenzo in Lucina elesse il diacono D., romano, la rimanente elesse, in quella di Giulio (S. Maria in Trastevere) Ursino, che fu subito consacrato dal vescovo di Tivoli. D. fu consacrato la domenica seguente (i ottobre) al Laterano. Si ebbero feroci tumulti con spargimento di sangue nella basilica Liberiana, tanto che il prefetto di Roma prima e poi l'imperatore Valentiniano cacciarono da Roma Ursino e i suoi seguaci. Ma Ursino non lasciò in pace D.: verso il 370 gl'intentò un processo e più tardi Isacco, un ebreo convertito (v. ambrosiastro) ne intentò un altro dinnanzi al prefetto di Roma. Non si conoscono le accuse; ma l'imperatore Graziano avocò a sé l'affare, per cui, nel 378, Isacco fu esiliato in Spagna e Ursino a Colonia e un sinodo romano chiese poi all'imperatore che facesse allontanare dalle chiese i fomentatori di disordini. L'attività religiosa di D. si rivolse soprattutto a eliminare quanto rimaneva di arianesimo, continuando la condotta conciliante di papa Liberio, diretta però a raccogliere tutti i vescovi nell'unità dei decreti niceni. Dopo un concilio in proposito tenuto nel 370 circa, egli trovò aiuto in Ambrogio, successo nel 374 nel vescovado di Milano; si ebbero così i concilî di Aquileia (381) e di Roma (382); intanto si teneva nel 381 a Costantinopoli il concilio, che fu annoverato fra gli ecumemici e si condannavano insieme con gli ultimi ariani anche le eresie macedoniana e apollinarista. Durante il 381 venne a Roma anche Girolamo e D. si valse di lui largamente per le questioni bibliche e per la correzione della Bibbia latina e soprattutto dei salmi. Morì l'11 dicembre 384.

Damaso eresse la basilica ora conosciuta col nome di S. Lorenzo in Damaso, dove il suo corpo fu poi trasferito, presso il Teatro di Pompeo, dov'erano gli archivî della Chiesa romana ed un'altra basilica cemeteriale sull'Ardeatina, dove poi fu sepolto con la madre e con la sorella. Speciale fu pure in lui la premura di ricercare le tombe dei martiri, molte delle quali giacevano oscure e dimenticate, di scoprire quello che sul loro conto si poteva sapere di sicuro, di contrassegnare con iscrizioni, in gran parte in versi, le tombe più illustri. Egli trovò un incisore assai valente in Furio Dionisio Filocalo, onde il nome di filocaliani ai caratteri da lui usati. Alcune di queste epigrafi esistono ancora intere o frammentarie; il testo di altre è conservato negl'itinerarî medievali.

Le lettere di Damaso e dei suoi concilî sono in D. Mansi, Coll. Concil., III, p. 459 segg.; le epigrafi in M. Jhm, Damasi epigrammata, accedunt pseudo-damasiana, Lipsia 1895; G.B. De Rossi, Inscript. christ. urbis Romae, Roma 1888, II, p. 30 segg. e passim.

 

Bibl.: Liber pontificalis, ed. Duchesne, I, Parigi 1886, pp. 212-285; L. Duchesne, Storia della Chiesa antica (trad. it.), Roma 1911, p. 255 segg.; passim; P. Batiffol, Le siège apostolique, Parigi 1924, p. 13 segg. ecc.; Hefele Leclercq, Histoire des Conciles, I, Parigi 1907, p. 980 segg.; II, p. 53 segg.; H. Leclercq, in Dict. d'archéol. chrét., IV, pp. 145-197; Analecta Bolland, 1929, p. 426.

 

 


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