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30.12: memoria del nostro venerando padre Lorenzo

 

Archimandrita Antonio Scordino




 

 

 

Nacque a Frazzanò, in provincia di Messina da Cosma e Costanza; rimasto orfano in tenera età, fu allevato nel Monastero di San Basilio in Dhraghina [Troina, Enna]. Cresciuto in età, grazia e sapienza, Lorenzo rivestì l’abito monastico e fu ordinato sacerdote dal vescovo Niceforo.
Dedicandosi alla Preghiera continua, fu dotato del dono della profezia. Per qualche tempo visse in Agira, nel Monastero del Cacciaspiriti, ma forse poco dopo il 1099, quando frati r.cattolici si impossessarono di quel celebre e antico cenobio, Lorenzo salì sull’Etna, e vi passò quaranta giorni in totale digiuno, fatto degno di visioni divine e angeliche conversazioni. Stremato dall’inedia, è lì per morire ai piedi d’un albero spoglio, quando improvvisamente un ramo dell’albero si copre di foglie, e un altro ramo di fiori, e subito un terzo ramo si curva sotto il peso di frutti maturi. Lorenzo coglie un frutto per rifocillarsi, quando ecco gli si para davanti un uomo orribile a vedersi, tutto nudo, che si presenta come un monaco calabrese, da sei anni eremita sull’Etna, inviato da Dio per confortare Lorenzo. Dopo aver pregato insieme, l’eremita si allontana e subito l’albero torna spoglio: Lorenzo comprende che era tutto un prodigio, e sente una voce celeste che lo esorta a lasciare l’Etna. Lorenzo si stabilisce per qualche tempo a Frazzanò e poi nel Monastero di Santa Kiriakì [Santa Domenica, sopra Reggio], dedicandosi all’istruzione religiosa e richiamando quanti – in quegli anni tristi – si erano allontanati dalla Chiesa ortodossa. In quei giorni, Reggio era travagliata da una epidemia, provocata dall’invasione dei barbari Normanni, e Lorenzo non mancò di confortare la popolazione, raccomandando a tutti, come terapia, la conversione e il digiuno. Per impetrare la liberazione della città dal morbo, Lorenzo propose il restauro di tre chiese dedicate alla Trinità, in stato di abbandono in una località sopra Reggio. Cessata l’epidemia, Lorenzo si recò in un monastero nel cuore dell’Aspromonte (probabilmente Polsi), dove da otto anni si erano rifugiati i monaci di Agira, scacciati. Lorenzo finalmente si addormentò in pace, pare negli anni 1154\66.

 

 


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