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11.01: Memoria di San Leucio Vescovo di Brindisi e confessore della fede (verso il 173)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

San Leucio Vescovo di Brindisi e confessore della fede (verso il 173)

 

Era forse orientale, originario di Alessandria d'Egitto, e si trasferì in Italia meridionale in uno dei porti più importanti del Mediterraneo. Si narra che predicò il Vangelo in Puglia durante una siccità e, dopo che la pioggia cadde, molti pagani si convertirono. Edificò la chiesa di Santa Maria e San Giovanni Battista. Dopo le invasioni longobarde, nel 768 le sue spoglie furono portate dapprima a Trani e poi nella capitale del ducato, Benevento

 

Tratto da.http://www.sanleucionline.it/cappellareale/patrono-corpo.htm

 

Le notizie sulla vita del Santo sono poche. contraddittorie e non agevolmente reperibili. Quelle più esaustive, anche se tra storia e leggenda, le troviamo nella Vita di Santo Leucio scritta da Pietro D’Onofri, prete dell’Oratorio di Napoli, e da lui dedicata a Ferdinando IV di Borbone per uso degli abitatori di San Leucio

Euprescio, così si chiamava San Leucio, visse verso la fine del II secolo dopo Cristo in Alessandria d’Egitto sotto l’impero di Teodosio. A dieci anni perse la madre e si ritirò, con il padre, nel monastero del Beato Ermete, dove crebbe istruito ed amato dai confratelli. Un giorno, durante la celebrazione della Beata Assunta, il padre ebbe una visione del Signore che gli preannunciò il destino del figlio: con il nome di Leucio sarebbe diventato vescovo di Brindisi per combattere l’idolatria e stabilire la vera fede nella città.

Così Leucio, ordinato sacerdote, arciprete e, poi, arcivescovo di Alessandria, cominciò subito ad operare miracoli, a convertire e a battezzare. Lasciò Alessandria con i fedeli Eusebio e Dionisio e con altri 5 discepoli e sbarcò prima ad Otranto e poi a Brindisi dove compì il famoso miracolo della pioggia: perdurando la siccità da due anni, gli fu chiesto di far piovere e, avvenuto il miracolo, nacque la consuetudine di ricorrere a lui per avere la pioggia.

Iniziò la sua lunga opera di conversione presso i brindisini e gli altri popoli dell’Italia meridionale. Successivamente, fu colpito da pleurite e, prossimo alla morte, si fece sistemare a terra su della cenere e dei rottami di tegole (da qui l’usanza di salire sul monte San Leucio per prendere pezzi di tegole e di mattoni della chiesetta eretta in suo onore e applicarli ai malati di febbre di punta).

Fu sepolto a Brindisi e, quando la città fu distrutta dalle guerre, i tranesi, devoti al Santo trafugarono la salma, la portarono nella loro città ed edificarono una basilica in suo onore. Poi, Trani cadde in mano ai Saraceni e fu allora che un conte di Benevento offrì danaro agli invasori per avere il sacro corpo. Più tardi, scongiurato il pericolo saraceno, i tranesi richiesero le spoglie ma ne ebbero solo la metà. Anche Brindisi riuscì ad averne una parte. La più antica immagine del santo vescovo Leucio risale al XIII secolo ed è raffigurata sull’arca che contenne, fino al 1899, le spoglie del martire S. Teodoro d’Amasia. Si tratta di una cassa d’abete le cui quattro facce verticali sono completamente rivestite da lastre d’argento; la frontale e la laterale sinistra sono figurate con rilievi a sbalzo. La parte superiore è chiusa da due grate, una semplice in ferro, l’altra d’argento cesellata.

Le lastre furono, per quel che sembra, schiodate da altri monumenti e adattate sulle facce di questa cassa che, sul lato frontale, da sinistra, presenta le immagini affiancate dei due santi vescovi Leucio e Pelino con pallio, mitra e pastorale, benedicenti alla greca. Sono poi presentati episodi della vita di S. Teodoro ed in varie lastre si ricorda che Teodoro fu condannato alla morte per fame, da cui sarebbe comunque scampato miracolosamente.

 

 


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