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16.01: Le catene di san Pietro

 




 

Il 16 Gennaio si fa memoria delle preziose catene di san Pietro. In Italia a ricordare le catene che tennero prigioniero san Pietro a Roma e Gerusalemme c'è anche San Pietro in Vincoli, la basilica romana che sorge sulla piazza omonima all'Esquilino.

La basilica fu fondata verso il 470 proprio per custodire la preziosa reliquia, posta dai primi del Cinquecento dentro il tabernacolo della Confessione, opera di Ambrogio Foppa detto il Caradosso, in un’ urna in bronzo dorato eseguita su disegno di Andrea Busiri Vici e donata nel 1856 dal cardinal Clarelli alla basilica. E all’ entrata della chiesa primitiva esisteva un’ iscrizione che esaltava la presenza delle «intatte catene di Pietro, ferro più prezioso dell’ oro».

La chiesa fu costruita per volere di Eudossia, moglie dell’ imperatore Valentiniano III, verso il 470, tanto che fu detta Eudossiana. L’ imperatrice era figlia di Eudocia e Teodosio II, imperatore d’ Oriente, e, secondo una tradizione, Eudocia durante un viaggio a Gerusalemme avrebbe avuto in dono dai cristiani di quella città le catene che avevano avvinto Pietro durante la prigionia per ordine di Erode e lei le avrebbe mandate alla figlia Eudossia, che a sua volta le avrebbe portate al papa Leone Magno. Questi mostrò a Eudossia le catene che avevano tenuto prigioniero Pietro nel Carcere Mamertino e le due catene, venute a contatto, si fusero miracolosamente in una catena unica, da allora non più disciolta.

La catena della prigionia romana è riconoscibile da un “boia”, ossia un collare che veniva serrato intorno alla gola del prigioniero; perché invece a Gerusalemme Pietro, secondo quanto scrivono Matteo e Luca, aveva incatenate le mani e non il collo. Ma c'è chi ritiene che non si possa parlare di catena unica, perché è ben distinta una serie di ventidue anelli, ritenuta della prigione romana, dalla seconda di undici anelli, sette dei quali sono simili per forma e grandezza alla prima; gli altri quattro anelli, più piccoli, sarebbero un pezzo di quella di Gerusalemme. Quindi mancherebbe una parte.Questo perché, in effetti, Eudocia, secondo un’ altra tradizione, aveva fatto dividere la catena di Gerusalemme in due pezzi per poterne imparzialmente tenere una parte a Costantinopoli, città nella quale viveva come imperatrice, e spedire l'altra a Roma. Tanto che Leone Magno, sempre secondo questa seconda tradizione, sarebbe andato in pellegrinaggio a Costantinopoli per farsi affidare l’ altro pezzo e completare la catena; ma il conto degli anelli, infine, non chiarisce il mistero ed è probabile che quella parte spedita a Costantinopoli sia sparita. Integra o meno, la reliquia è stata comunque oggetto sempre di venerazione.

 


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