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Omelia durante la celebrazione del Santo Vespro presso la Cattedrale di San Giorgio dei Greci a Venezia

 in occasione della settimana di preghiera per l’unita’ dei cristiani 2018

Dott. Alberto Bragaglia, Presidente del Consiglio Locale delle Chiese Cristiane di Venezia




 

"Egli si alzò, mangiò e bevve; e per la forza che quel cibo gli diede, camminò quaranta giorni e quaranta notti fino a Horeb, il monte di Dio. E qui entrò in una grotta e vi passò la notte. Ed ecco gli fu rivolta la parola dell'Eterno, in questi termini: 'Che fai tu qui Elia?' Iddio gli disse: 'Esci fuori e fermati sul monte, dinanzi all'Eterno'. Ed ecco passava l'Eterno. Un vento forte ed impetuoso schiantava i monti e spezzava le rocce dinanzi all'Eterno, ma l'Eterno non era nel vento. E dopo il vento un terremoto; ma l'Eterno non era nel terremoto. E dopo il terremoto un fuoco; ma l'Eterno non era nel fuoco. E dopo il fuoco un suono dolce e sommesso (un lieve sussurro). Come Elia l'ebbe udito si alzò, si coprì il volto con il mantello, uscì fuori e si fermò all'ingresso della grotta; ed ecco che una gran voce giunse fino a lui e disse 'Che fai tu qui, Elia?'
(I. Re 19: 8-9, 11-13)

Diciamolo subito: non è questo il testo principale proposto per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del 2018. Quest’anno, il brano di riferimento è tratto dal libro dell’Esodo, al capitolo 15: è il cosiddetto cantico di Mosè e Miriam, il “Cantico del mare” che narra gli eventi che hanno portato alla redenzione del popolo di Dio dalla schiavitù e conclude il primo periodo. Un cantico che parla della potenza salvifica dell’Eterno, che è stato capace di portare in salvo il popolo che ha scelto, annientando i suoi nemici durante il cammino.

Ecco il Signore che libera; e noi siamo invitati a riflettere su quanto sia potente la Sua mano. Io ho voluto però concentrarmi a riflette a partire da un altro testo, che ci fornisce un altro punto di vista della Potenza del Signore. Personalmente mi è cara la figura di Elia; mi è cara come quella di ogni altro credente in cammino e in ricerca, che si impegna a fare del suo meglio per ascoltare l’Eterno ed eseguire le sue indicazioni; e che però di continuo si rende conto dei propri limiti umani.

Elia è ancora in viaggio, nel brano che vi ho proposto. Si sta dirigendo verso il Monte di Dio. Dopo le potenti azioni dei capitoli precedenti, Elia sta scappando ancora una volta, inseguito dall'autorità alla quale ha sottratto una parte del suo fondamento, uccidendo i sacerdoti della religione ufficiale. Qui possiamo notare un collegamento con il testo dell’Esodo; ma possiamo anche immaginarlo in modo concreto, Elia: una fiducia incrollabile nell'Eterno lo hanno trasformato in un personaggio eroico, che nel Nome del Signore compie prodigi e predica cose inaudite.

Ma Elia è una persona normale. Vuole essere una persona normale. La paura e la tensione si impadroniscono di lui. Fugge per salvarsi la vita, fugge perché pensa di aver reso sufficiente omaggio alla sua fede e alla sua vocazione. Ed ecco che il Signore lo cerca e lo ritrova e lo convince in un modo del tutto peculiare a ritornare a profetizzare in mezzo al popolo.

Elia si prepara quindi ad un nuovo incarico. Si purifica, sa che deve andare incontro ad un altro cambiamento radicale. Il monte Horeb è il Monte di Dio, ma è anche un luogo arido e desolato. Per gli israeliti, soprattutto del nord, l'Horeb rimane il primo santuario, il luogo privilegiato per la presenza del Signore. Elia viene a cercare il Signore in un luogo in cui lo si incontra tradizionalmente; qui troviamo un nuovo richiamo al libro dell’Esodo, ricordando ad esempio la grotta in cui si rifugia Mosè al momento dell'apparizione del Signore. Ma quando Dio si manifestava a Mosè, i segni potenti erano proprio il segno della Sua presenza: i fenomeni naturali sconvolgenti erano diventati segni tradizionali per indicare la presenza di Dio.

Nel caso di Elia, invece, Dio non si presenta accompagnato da segni spettacolari: perché?
C'è inoltre uno strano contrasto con gli ordini successivi. Io penso che, in questo caso, Dio voglia far capire a Elia, e anche a noi, che nella Sua Rivelazione dobbiamo concentrarci sulle Sue Parole, sul Suo Messaggio; e che il contesto può essere tenuto sullo sfondo. Bisogna quindi essere pronti ad ascoltare, essere pronti a cogliere la Parola di Dio, perché può arrivare a noi in modo sorprendente.
Dio non si lascia incatenare nella sua Rivelazione; e l'uomo deve avere il massimo dell'apertura e dell'attenzione per sapere percepire dove, come e quando Dio entrerà in comunicazione con lui.

"Che fai qui?", perché non sei altrove, cioè in mezzo al tuo popolo (ricordiamo che Elia è un profeta)? Ci sono difficoltà a rimanere fedele: bisogna cercare di superarle con l'aiuto di Dio. Essere fedeli, essere forti, essere perseveranti. Qui mi permetto di ritrovare una sintonia con il cantico di Mosè e Miriam, almeno per come lo interpretava Agostino, padre della Chiesa cui anche Martin Lutero era molto legato. Il Vescovo di Ippona vedeva in quel brano così pieno di violenza una metafora della vita spirituale, identificando il nemico che viene gettato in mare con il peccato e scrivendo poi “siccome da questo siamo stati liberati col battesimo come passando per il Mar Rosso, rosso cioè per il sangue santificante del Signore crocifisso, non voltiamoci più indietro col cuore verso l'Egitto, ma attraverso le varie tentazioni del deserto, con la sua guida e protezione, camminiamo verso il regno”.

La potente azione di Dio guida verso la liberazione: una liberazione totale, sia interiore o spirituale, come suggerisce Elia e come spiega Agostino; sia materiale, ricordando che l’umanità è stata creata dall’Altissimo a Sua Immagine. Gesù ha sfidato le norme sociali che sminuivano la dignità umana dei Samaritani, presentando il samaritano quale “prossimo” dell’uomo che percorreva la strada verso Gerico – un prossimo da amare secondo la legge. L’amore cristiano deve sempre essere un amore coraggioso che osa superare le barriere, riconoscendo negli altri una dignità uguale alla propria. Ma la potente azione di Dio è anche quella che può rendere ogni credente un Suo strumento, come era successo con Elia; e un segno di riconciliazione.
Ogni volta che i cristiani riscoprono la loro unità in Gesù partecipano alla glorificazione di Cristo alla presenza del Padre, con la stessa gloria che Egli aveva alla presenza del Padre prima che il mondo esistesse. E così il popolo dell’alleanza con Dio deve sempre adoperarsi per essere una comunità riconciliata – segno efficace per tutti i popoli della terra di come vivere nella giustizia e nella pace.

 

 


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