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23.01: Memoria di Santa Emerenziana vergine e martire a Roma quando era ancora catecumena (verso il 305)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Santa Emerenziana vergine e martire a Roma quando era ancora catecumena (verso il 305)
Martirologio Romano A Roma sulla via Nomentana nel cimitero Maggiore, santa Emerenziana, martire.-
Tra i fedeli accorsi ai funerali di Agnese è ricordata anche "Emerentiana, quae fuerat collactanea eius, virgo sanctissima, licet cathecumena". Un'improvvisa aggressione da parte di pagani fanatici disperse i cristiani. Emerenziana, invece di fuggire, apostrofò coraggiosamente gli assalitori, finendo però lapidata. I genitori di s. Agnese ne seppellirono il corpo nei pressi del limite di confine delle loro proprietà.Secondo la tradizione Emerenziana ed Agnese erano “sorelle di latte”

 

Tratto da
http://www.santaemerenziana.org/lasanta.htm


Il 23 gennaio la catecumena Emerenziana si reca a pregare sulla tomba di Agnese martirizzata ed uccisa due giorni prima, il 21 gennaio[1], nello stadio di Domiziano[2] per aver professato la sua fede cristiana.
Emerenziana, come Agnese, ha soltanto 13 anni. Dopo l’uccisione i genitori di Agnese trasportano il corpo e lo seppelliscono in un cimitero[3] al II miglio[4] della via Nomentana[5]. Mentre Emerenziana, che è sorella di latte di Agnese, sta pregando sulla tomba fanno irruzione alcuni pagani che insultano e dileggiano i presenti per la loro fede cristiana. Emerenziana coraggiosamente li rimprovera ed è uccisa a colpi di pietra; è in tal modo battezzata col suo stesso sangue.
I genitori di Agnese seppelliscono Emerenziana “in confinio agelli beatissimae virginis Agnes” cioè nel coemeterium maius[6], a poche centinaia di metri dal luogo dove era stata deposta la loro figlia.
Accertata la zona di sepoltura di Emerenziana è tuttora difficile stabilire l’anno esatto della sua morte e di quella di S.Agnese. Infatti per la mancanza di documenti in seguito alla distruzione dei testi sacri ordinata dall’imperatore Diocleziano ci si affida alla tradizione. Una prima ipotesi è che il martirio delle due giovani sia avvenuto sotto la persecuzione dell’imperatore Decio (249), la seconda invece sotto quella di Diocleziano (304).
Quest’ultima ipotesi sembra la più plausibile. Diocleziano fu proclamato imperatore nel 284 all’età di 44 anni essendo nato a Salona, nei presi dell’odierna Spalato, nel 240. È un imperatore destinato a lasciare il segno in tutta la storia imperiale romana non solo per le sue idee riformatrici, ma anche per le ultime feroci persecuzioni contro i cristiani.
Con l’editto di Milano del 313 Costantino concederà ai cristiani libertà di culto, comincerà nel 320 la costruzione della prima basilica di S. Pietro consacrata da papa Silvestro I (314–335) nel 326. La figlia Costantina o Costanza, convertitasi al cristianesimo, costruirà la prima basilica di S. Agnese vicino al luogo in cui era sepolta la santa ed anche il suo mausoleo ora detto di S. Costanza in seguito ad un antichissimo errore di interpretazione di un’iscrizione che trasforma Costantina in una vergine malata di lebbra e guarita per intercessione di S. Agnese.
Nel 390 saranno vietati a Roma i culti pagani. Diocleziano pone l’accento sulla pace, ottenuta dopo una serie di guerre vittoriose ottenute in seguito alla protezione degli dei, attua riforme economiche, nell’impero regna la pace religiosa, turbata occasionalmente da obiezioni di coscienza dei soldati di fede cristiana che non esita a stroncare ferocemente[7]. All’improvviso scatta la grande persecuzione contro i cristiani.
Secondo la tradizione, motivo occasionale è il fallimento di un rito sacrificale fatto da Diocleziano al ritorno da un viaggio in Egitto nel 303. Diocleziano ne attribuisce la colpa ai cristiani. All’inizio del 304 l’imperatore proibisce ufficialmente le riunioni cristiane, stabilisce la distruzione degli edifici di culto e la messa al bando dei testi sacri. A tutti è imposto l’obbligo di sacrifici agli dei pagani: altrimenti pena di morte o lavori forzati.
Ed è in questo quadro che si inserisce il martirio delle due giovani.
L’identificazione del luogo di sepoltura di S. Emerenziana è avvenuto quasi per caso.
Nel 1883 durante i lavori di demolizione della piccola chiesa di S. Salvatore de pede pontis in Trastevere, nei pressi di Ponte Emilio, meglio noto come Ponte Rotto, fu trovata la seguente epigrafe marmorea:
XVI . KAL OCTOB . MARTURORO /TERU MAIORE VICTORIS . FELI /EMERENTIANETIS ET ALEXAN
L’epigrafe, custodita nei musei capitolini, fu così interpretata dagli studiosi: il 16 settembre in questo cimitero maggiore si commemora la sepoltura dei santi Vittore, Felice, Emerenziana ed Alessandro.
Negli anni cinquanta la Pontifica Commissione di Archeologia Sacra fece ulteriori scavi sotto villa Leopardi, nella quale si trova il coemeterium maius, trovando altre cripte e numerose epigrafi risalenti al III e IV secolo. Fra esse il pezzo mancante di quella proveniente dalla demolita chiesa trasteverina che confermò l’iniziale interpretazione con l’aggiunta del martire Papia. Unendo le due parti dell’epigrafe si potè leggere:
XVI . KAL OCTOB . MARTURORO . H(i)C IN CIMI/TERU MAIORE VICTORIS . FELICIS PAPIANTIS/EMERENTIANETIS ET ALEXANDRI
Sulla tomba di S. Emerenziana fu costruita una piccola basilica sub divo, cioè a cielo aperto, restaurata per l’ultima volta da Adriano I (772-795) e di cui ora non resta più alcuna traccia. Fra gli affreschi del Cimitero maggiore vi è una “prostratio” in cui sono raffigurate Agnese ed Emerenziana. In un arcosolio è rappresentata invece Emerenziana che prega fra il Buon Pastore ed un pastore in atto di mungere.
I papi Liberio (352-366) e Simmaco (498-514) restaurano il sepolcro di S. Agnese. Papa Onorio I (625 – 638) pose mano al restauro della basilica costantiniana di S. Agnese, abbellendola con mosaici, marmi e metalli preziosi, ed a quello della piccola basilica di S. Emerenziana.
Nelle guide ai santuari romani del VII secolo, intitolati Notitia ecclesiarum Urbis Romae e De locis sanctis Martyrum quae sunt foris civitatis Romae[8] dopo aver fatto rilevare la bellezza della basilica di S. Agnese aggiungono: “Et iuxta eandem viam (Numentanam) basilica sanctae Agnes mirae pulchritudinis, ubi ipsa corpore iacet, propeque ibi soror eius Emerentiana, in alia tamen basilica dormit.”
L’altare maggiore della basilica onoriana, come l’attuale, era stato costruito in modo da ricoprire totalmente il luogo della sepoltura della santa. Fino a tutto il secolo VIII sotto quest’altare vi erano soltanto le reliquie di S. Agnese. Nel corso del secolo IX pare sia stato portato dal vicino coemeterim maius il corpo di S. Emerenziana e posto accanto a quello di S. Agnese. Questa traslazione sembra si debba attribuire a Pasquale I (817-824) poiché si sa che il predetto papa ne portò una parte a S. Prassede. La tomba di S. Emerenziana era venerata in una basilichetta sub divo, cioè a cielo scoperto, e dopo il restauro di Onorio I fu restaurata per l’ultima volta da Adriano I (772-795).
I pellegrini del sec. VII, dopo la visita al santuario della Santa, scendevano nelle sottostanti gallerie per venerare in due distinti santuari un gruppo di martire il cui dies natalis collettivo ricorreva il 16 settembre (v. iscrizione). In occasione della traslazione l’altare maggiore della basilica di S. Agnese venne rifatto e le reliquie chiuse in una cella sotterranea che ritornò alla luce in seguito alla ricognizione del cardinale Paolo Emilio Sfrondati nel 1605.
Il vecchio altare fu distrutto per poter accedere alla ricognizione delle reliquie. Nella relazione “dell’invenzione fatta alli 7 d’ottobre dell’anno 1605 delli corpi di S. Agnese gloriosissima sotto l’altare maggiore della medesima chiesa posta nella via numentana, et s. Emerentiana sua collactanea”… divelte le lastre dell’altare furono trovati “li due ssmi corpi di santa Agnese, et Emerentiana distesi sopra due lastre” lunghe sette palmi.
Il giorno seguente, sabato 8, il cardinale Sfrondati ordinò che fosse fabbricata una cassa “longa sei palmi, et larga quattro, fodrata di raso cremisino dintro et fuori con trine d’oro”.
Domenica 9 il cardinale pose i due corpi dentro la cassa “involti distintamente et separatamente”.
In due vasi di marmo fece porre separatamente “il resto di quelle ossa disfatte e polverizzate”. Nella relazione è anche detto che “fra il posto della testa dell’uno e dell’altro (corpo) si trovarono molti pezzi di un sottilissimo velo consumato dal tempo”. Le teste delle due sante erano state tolte da Pasquale I (817 – 824). Quella di S. Agnese fu posta in una teca e trasferita nel Sancta Sanctorum del Laterano e dal 1908 per volontà di S. Pio X (1903 – 1914) in S. Agnese in Agone.
Il capo di S. Emerenziana si trova attualmente, e per ora non è stato accertato il perché, nella chiesa di S. Pietro in Vincoli; tuttavia fino al 1425 figurava fra le reliquie della basilica di S. Agnese. Terminata la ricognizione Paolo V (1605 – 1621) fece preparare un artistico reliquario in argento, pesante 225 libbre e delle misure di m. 1,30 per 0,50 per 0,40, in cui ripose personalmente il 14 giugno 1615 i resti delle due martiri. Sul coperchio c’è la seguente iscrizione:
PAULUS V PONT. MAX UT SS. AGNETIS ET EMERENTIANAE CORPORA HONORIFICENTIUS CONDERENTUR ARCAM HANC ARGENTEAM FIERI IUSSIT IN EAQ(UE) SACRAS RELIQUIAS COLLOCAVIT A. D. MDCXV PON(T). XI
Sul lato della cassa visibile ai fedeli, con al centro lo stemma di Paolo V, è scritto S.AGNETI VIRG. ET MART. S.EMERENTIANA VIRG. ET MART. La cassa fu poi calata in una cella sotto il nuovo altare inaugurato il 21 gennaio 1621 da Paolo V. In seguito a lavori fatti nel 1949 in cui fu costruito un passaggio sotterraneo inaugurato il 26 febbraio 1950 oggi è possibile ammirare comodamente il prezioso reliquario.
La basilica di Onorio non aveva cappelle laterali. Il 17 marzo 1256 Alessandro IV (1254-1261) – come ricorda la lapide commemorativa all’inizio dello scalone – consacrò tre altari dedicati rispettivamente a S. Giovanni Battista, a S. Giovanni Evangelista ed a S. Emerenziana.
Quest’ultimo altare era “in pede ecclesiae, contra chori ostium, dicunt lapidatam fuisse beatam Emerentianam” come riporta fra Mariano da Firenze[9]. Attualmente nella basilica esistono sei cappelle tre per lato. Le più antiche sono a destra. Nella relazione alla Sagra visita apostolica del 1824 si ricorda in una di quelle cappelle (terza?) un “altare con immagine di S. Emerenziana” (copia del Guercino – Galleria Colonna).
Il sacerdote Ludovico Emerenziano Le Bourgeois, devoto della Santa, provvide a restaurarla completamente; nel 1895 la dotò di un altare nuovo; nel 1896 incaricò l’architetto Carlo Busiri Vici di un ripristino architettonico e al pittore Eugenio Cisterna (1862 – 1933) affidò l’esecuzione di tre pannelli: la Santa, come pala dell’altare, il Martirio ed il Funerale, fissati alle pareti che sostituirono la copia del Guercino. L’interno della basilica fu ornato di pitture nei secoli XII – XIII – XIV – XVII e XIX fra le storie di S. Agnese ve ne era una raffigurante S. Emerenziana lapidata al sepolcro di s. Agnese. Pio IX (1846-1978) affidò nel 1855 lavori di restauro all’architetto Andrea Busiri Vici.
Pietro Gagliardi affrescò la grande scena del martirio di S. Agnese sulla fronte dell’abside in sostituzione di tre pseudo stendardi fatti dipingere dal cardinale Fabrizio Veralli(1620)raffiguranti rispettivamente a destra il martirio di S. Agnese al centro la SS. Trinità nell’atto di incoronare Maria Santissima e a sinistra S. Emerenziana.
Nella canonica detta di Pio IX, perché da lui restaurata, fra i dipinti superstiti ve ne è uno raffigurante Agnese, Emerenziana, Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.
Infine nel campanile restaurato dal genio civile nel 1973 vi sono tre campane funzionanti ora elettricamente.
Sulla campana piccola vi è la seguente iscrizione Iesus. Maria. Agnes. A.D. MDCCLXIX; la campana più antica è del 1707 e quella più recente, benedetta dal cardinale Ugo Poletti vicario di Roma, è del 1973 ed è stato posta dopo il restauro.
La devozione popolare ha accostato il nome di S. Emerenziana alle pietre e per questo dal nord al sud d’Italia sono sorti piccoli santuari a lei dedicati. In quella che oggi è una frazione di Bardonecchia (Torino) nella valle del rio Valfredda, nel gennaio 1706 una frana distrusse 47 abitazioni provocando inoltre la morte di 14 persone.
In quell’occasione gli abitanti elessero S.Emerenziana loro patrona. Nel Trentino un eremo è dedicato alla Santa nel parco dell’Adamello–Brenta, ed una chiesetta gotica risalente al 1500 si trova nel comune di Tuenno, di cui la santa insieme con S.Orsola è patrona, lungo la strada che porta al lago di Tovel. A Spormaggiore nell’ex parrocchiale di S. Luigi, costruita nel 1309 ed ampliata e rimaneggiata nel 1530, è una pala di Martino Teofilo Polacco del 1614 che raffigura l'incoronazione di Maria e la gloria dei Santi; fra essi S. Vigilio rappresentato in abito pontificale, S. Romedio vicino all'orso e S.Emerenziana, con la palma ed una pietra. Ma anche il sud non è da meno. A Tortorici (Messina) una chiesa è dedicata a S.Emerenziana e storicamente è stato accertato che essa esisteva già nel 1607. Essa sorge su uno sperone di roccia e non è stata travolta dall’alluvione del 1682 che distrusse 470 case su 980.

Note
[1] Il più antico calendario della Chiesa risalente al 336 fissa a tale giorno il dies natalis cioè il giorno della morte e la contemporanea nascita ad una nuova vita.
[2] Il luogo del martirio è identificato nella zona dello stadio agonale in piazza Navona dove sorge l’attuale chiesa a lei dedicata (S. Agnese in Agone).
[3] Tutte le tombe sia pagane che cristiane per ragioni igieniche erano poste fuori le mura della città. Falsamente le catacombe sono state ritenute a lungo luoghi segreti che venivano utilizzati per nascondigli o riunioni dai cristiani in quanto la loro ubicazione era perfettamente a conoscenza delle autorità romane che avevano concesso i luoghi per l’inumazione. Subito dopo la pace costantiniana (313) sorsero presso le aree cimiteriali numerose basiliche (fuori le mura) aventi lo scopo preciso di commemorare un martire fra cui quella di S. Agnese. Tali edifici vennero detti martyria da martyr (testimone), quindi luoghi della testimonianza. Il martyrium, a differenza delle altre basiliche, venne inizialmente attribuito alla sola liturgia funeraria.
Il nome catacomba, termine derivante dalla località ad catacumbas, in greco katà kumben, presso la cavità, venne inizialmente usato a Roma come appellativo della depressione di fronte al circo di Massenzio sulla via Appia tra le due colline ove oggi si trovano la tomba di Cecilia Metella ed il cimitero di S. Callisto. Era dunque un termine generico che nella seconda metà del III secolo passò a designare il cimitero in questione; il nome in seguito perse il valore di toponimo e indicò genericamente l’escavazione di tipo funerario. Cimitero, a sua volta deriva dal verbo greco Komau che significa dormire, e sta quindi a significare a differenza della necropoli che coloro che vi sono si sveglieranno il giorno del giudizio.
[4] Un miglio romano è pari a 1480 metri.
[5] È la strada che porta a Nomentum, l’odierna Mentana.
[6] L’ingresso è in via Asmara 6; il cimitero si sviluppa sotto villa Leopardi ed è visitabile su richiesta.
[7] Nella chiesa di S. Maria Scala Coeli nel complesso abbaziale delle Tre Fontane una lapide ricorda il martirio di 10203 soldati romani di fede cristiana e del loro comandante Zenone. Era il 9 luglio 298. Diocleziano fece arrivare a Roma da tutte le legioni dell’impero migliaia di soldati cristiani perché lavorassero come schiavi alla costruzione delle terme, le più grandiose di Roma di fronte alla Stazione Termini utilizzate in parte come Museo Nazionale Romano ed in parte trasformati nella chiesa di S. Maria degli Angeli. Quelli non più adatti al lavoro e che non rinnegarono la fede cristiana furono portati “apud aquas salvias” ed uccisi.
[8] Riportati da Amato Pietro Frutaz il complesso monumentale di S. Agnese
[9] Itinerarium urbis Romae 1518 ed E. Bulletti Roma 1931.

 

 


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