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26.01: Memoria di Santa Paola di Roma vedova (madre di Santa Blesilla la cui memoria si celebra il 22 gennaio e di Santa Eustochio la cui memoria si celebra il 28 settembre) poi divenuta asceta e monaca a Bethlèem (verso il 404)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Santa Paola di Roma vedova (madre di Santa Blesilla la cui memoria si celebra il 22 gennaio e di Santa Eustochio la cui memoria si celebra il 28 settembre) poi divenuta asceta e monaca a Bethlèem (verso il 404)

 

Martirologio Romano: A Betlemme di Giudea, santa Paola, vedova: di nobilissima famiglia senatoria, rinunciò al mondo e, distribuite le sue sostanze ai poveri, insieme alla beata vergine Eustochio, sua figlia, si ritirò presso il presepe del Signore.

 

 

Tratto dal Quotidiano Avvenire

 

 

Di ricchissima famiglia dell'alta aristocrazia romana, Paola nsce durante il regno di Costantino II. A quindici anni sposa Tossozio, un nobile del suo rango. Il suo è un matrimonio felice il cui frutto sono quattro figlie, Blesilla, Paolina, Eustochio e Ruffina, e un figlio, Tossozio. Ma a 32 anni Paola rimane vedova. Decide allora di aprire la casa accogliendo incontri, riunioni di preghiera e di approfondimento della dottrina cristiana, iniziative per i poveri. Nel 382 invita agli incontri il dalmata Girolamo, giunto a Roma insieme a due vescovi d'Oriente. Nel 384 e Girolamo riparte verso la Terrasanta per dedicarsi all'opera di traduzione in latino delle scritture. L'anno successivo parte verso l'Oriente anche Paola, accompagnata dalla figlia Eustochio, mentre Paolina, a Roma, si occuperà di Ruffina e Tossozio. Spende le sue ricchezze per creare una casa destinata ai pellegrini, e due monasteri, uno maschile e uno femminile. Paola prende dimora in quello femminile, nel quale si costituisce una comunità sotto la sua guida. Morirà qui a 59 anni.

 

Tratto da http://www.santiebeati.it/dettaglio/38700

 

Appartiene a una ricchissima famiglia “senatoria”, all’alta aristocrazia romana. Nata durante il lungo regno di Costantino II, a quindici anni le hanno fatto sposare Tossozio, un nobile del suo rango. Il suo è un matrimonio felice, perché arrivano via via quattro figlie (Blesilla, Paolina, Eustochio e Ruffina), e poi un maschio che viene chiamato Tossozio, come il padre. Ma è anche un matrimonio breve, troppo breve: a 32 anni Paola è, infatti, già vedova.
Continua a dedicarsi alla famiglia, ma anche a impegni religiosi e caritativi. Il suo palazzo accoglie incontri, riunioni di preghiera e di approfondimento della dottrina cristiana, iniziative per i poveri. Però non è un club di dame benefiche: ha piuttosto qualche connotato monastico, e acquista vivacità quando Paola invita agli incontri il dalmata Girolamo, giunto nel 382 a Roma insieme a due vescovi d’Oriente. In gioventù egli ha studiato a Roma; è stato poi in Germania e ad Aquileia, e per alcuni anni infine è vissuto in Oriente, asceta e studioso insieme. A Roma diventa collaboratore del papa Damaso. È un divulgatore appassionato degli ideali ascetici, ha una preparazione culturale di raro spessore, e di certo non la nasconde. Così nel clero e nell’aristocrazia si procura amici e nemici ugualmente accesi. Il suo ascendente è forte specialmente nella cerchia di Paola, alla quale comunica la sua passione per le Sacre Scritture. E nel 384 la conforta per un nuovo dolore che l’ha colpita: è morta Blesilla, la sua figlia maggiore.
Nel dicembre dello stesso anno muore il papa Damaso, e Girolamo riparte verso la Terra santa per dedicarsi all’opera che stava tanto a cuore a quel Pontefice, e che ora impegnerà lui fino alla morte: dare alla Chiesa le Sacre Scritture in una corretta e completa versione in lingua latina.
L’anno successivo parte verso l’Oriente anche Paola, accompagnata dalla figlia Eustochio, mentre Paolina, a Roma, si occuperà di Ruffina e Tossozio. (E inRoma si riaccendono vecchie calunnie su un suo presunto rapporto amoroso con Girolamo). Paola percorre dapprima l’Egitto, nei luoghi dove i Padri del deserto hanno voluto ritirarsi, «soli al mondo con Dio». Poi ritorna con la figlia in Palestina, a Betlemme: e qui si ferma per sempre. Spende le sue ricchezze per creare una casa destinata ai pellegrini, e due monasteri, uno maschile e uno femminile. Nel primo lavorerà Girolamo fino alla morte (nel 419/420). Paola prende dimora in quello femminile, nel quale si costituisce una comunità sotto la sua guida. Fra queste mura, «Paola era in grado di volare più in alto di tutte per le sue eccezionali doti» (Palladio, Storia lausiaca).
E qui Paola muore a 59 anni, affidando le cinquanta monache alla figlia Eustochio. Qui rimarrà per sempre sepolta: «In Betlemme di Giuda», come dice di lei il Martirologio romano, dove «con la beata vergine Eustochio sua figlia si rifugiò al presepe del Signore».

 

 

 

Tratto da

http://www.enrosadira.it/santi/p/paolavedova.htm

Paola matrona romana nacque nel 347,discendente da antiche e nobili famiglie romane. A 15 anni sposò Tassozio, discendente dal mitico Iulo, che, benchè pagano, era tollerante verso i cristiani. Paola possedeva immense ricchezze e viveva nello splendido livello di opulenza dell'aristocrazia romana pur non essendo orgogliosa ma avendo una bontà d'animo che le attirava affetto e rispetto. Fu attratta dall'ideale ascetico di altre matrone che, sull'Aventino, si ritrovavano nella casa di Marcella per acoltare la Parola di Dio. Nel 379 morì il marito e Paola decise di cambiare vita: con la figlia Eustochio fu accolta nel cenacolo di Marcella dove si elevò nella scienza delle cose divine fino a trasformare la sua casa in un monastero domestico. Quando giunsero a Roma per il sinodo romano del 382 san Girolamo, Paolino vescovo di Antiochia ed Epifano vescovo di Costanza ,Paola fu onorata di ospitare nella sua casa quest'ultimo per poter conoscere meglio il monachesimo in Egitto .Dopo la partenza dei due vescovi, Girolamo restò a Roma come segretario di papa Damaso e guidò il cenacolo di Marcella indirizzando le matrone nelle vie dell'ascesi e della mistica. Alla morte del papa san Girolamo fu costretto ad abbandonare Roma e Paola ed Eustochio decisero di partire anche esse per l'Oriente insieme ad altre donne.Visitarono la Palestina biblica in lungo e in largo finchè posero a Betlemme la loro stabile dimora.Qui Paola avrebbe costruito due monasteri ed un ospizio per i pellegrini dedicandosi alla preghiera liturgica, allo studio della Parola di Dio , all'apprendimento del Salterio e di passi biblici. La vita era frugale e Paola era la prima a dare il buon esempio e a praticare la virtù: con Eustochio era sollecita nella preghiera e nei servizi più umili. Non mancarono le prove come la morte dei figli i a Roma e la calata degli Unni che costrinse le monache a trasferirsi a Giaffa per poi ritornare a Betlemme. Nelle polemiche di san Girolamo Paola interveniva suggerendo la moderazione e la concordia. Essa stessa curò con attenzione l'amore alla Divina Parola con cui nutrì il suo spirito e se ne servì come guida.Sostenne i lavori biblici di Girolamo, le sue versioni e i suoi commenti. Morì nel 406 e ai suoi funerali intervennero tutti i vescovi della Palestina e moltissimi monaci e monache nonchè gli indigenti che aveva curato. E' sepolta a Betlemme nella grotta di san Girolamo adiacente alla grotta della Natività.

 

 

 

Tratto da

http://biscobreak.altervista.org/2013/01/santa-paola-romana/

 

Paola era nata il 5 maggio 347, discendente dalle famiglie degli Scipioni e dei Gracchi: i suoi genitori sostenevano addirittura di discendere da Enea e Agamennone. Sposò Tossozio, che pur essendo pagano, era tollerante verso i cristiani, dal quale ebbe un figlio, Tossozio jr, e quattro figlie, Blesilla, Paolina, Eustochio e Rufina. Paola possedeva immense ricchezze e viveva nello splendido livello di opulenza dell’aristocrazia romana pur non essendo orgogliosa ma avendo una bontà d’animo che le attirava affetto e rispetto.

Il marito morì quando lei aveva solo trentadue anni, causandole un grande dolore, alleviato dalla presenza di S. Marcella (31 gen.) descritta da Girolamo come «gloria delle donne romane». Fu attratta dall’ideale ascetico di altre matrone che, sull’Aventino, si ritrovavano nella casa di Marcella per ascoltare la Parola di Dio.  Anche Marcella era vedova e incoraggiò Paola a imitare il suo stile di vita austero e quasi monastico. Fu accolta nel suo cenacolo dove si elevò nella scienza delle cose divine fino a trasformare la sua casa in un monastero domestico. Avendo precedentemente lasciato Roma per sperimentare la vita eremitica nel deserto calcidico della Siria, nei pressi di Antiochia, e avendo poi deciso di dedicarsi agli studi, Girolamo  tornò insieme con Paolino di Antiochia a Roma, dove l’anziano papa Damaso nominò Girolamo suo segretario e lo incaricò di rivedere i testi latini della Bibbia allora in uso.

 

A Roma Girolamo si impegnò a diffondere l’ascetismo tra gli aristocratici. Riscosse molto successo tra le nobildonne, cosa che deve averlo sorpreso e dato origine a pettegolezzi maliziosi, originati forse dal più nobile ma volgare clero romano, dal quale egli aveva preso notevolmente le distanze. Marcella e Paola, che sapevano il greco, divennero il nucleo di un gruppo di donne entusiaste della Bibbia, che affascinarono Girolamo e lo convinsero a occuparsi della loro direzione spirituale. La figlia maggiore di Paola, Blesilla, divenne la pupilla di Girolamo; essa lo aveva infatti colpito per l’eccezionale intelligenza. La sua salute era però delicata e non fu per niente aiutata dal regime di vita eccessivamente ascetico impostole da Girolamo; morì e la sua morte scatenò una tempesta di proteste contro di lui.

La seconda figlia di Paola, Paolina, era sposata con un senatore, Pammachio, che era stato un amico di Girolamo durante la sua prima e meno ascetica permanenza a Roma. Anche Paolina morì giovane in seguito a un aborto, e Pammachio divenne probabilmente l’unico discepolo maschio di Girolamo . Più tardi avrebbe fondato il primo ostello per pellegrini dell’Occidente ed è anch’egli venerato come santo (30 ago.). L’attenzione di Girolamo  si concentrò quindi sulla terza figlia, Eustochio:

«Cominciò a formarla già in tenera età a una sorta di scolastica verginità, con una formazione che univa filologia ebraica a esortazioni alla castità così precise e dettagliate da fare arrossire un legionario» (Bouyer).

Morto papa Damaso, il suo successore, Siricio, ebbe un atteggiamento molto meno favorevole verso Girolamo, che lasciò Roma alla volta della Palestina, portando con sé Paola e molte altre pie donne. Essi compirono pellegrinaggi

in tutta la Palestina e un viaggio in Egitto per visitare i frati e gli anacoreti che là vivevano. Finalmente si fermarono e fondarono monasteri a Betlemme e nei dintorni. Con la calata degli Unni le monache furono costrette a trasferirsi a Giaffa per poi ritornare a Betlemme.

La vita era frugale e Paola era la prima a dare il buon esempio e a praticare la virtù: con Eustochio era sollecita nella preghiera e nei servizi più umili. Anche nel loro ascetismo le distinzioni sociali romane continuavano ad avere valore: le persone che appartenevano a questi monasteri erano suddivise in tre ordini in base alla classe sociale di provenienza e si incontravano solo per l’ufficio e i servizi. La stessa Paola insegnò l’ebraico e aiutò Girolamo  nella sua opera. Anch’essa fu coinvolta nella disputa tra Girolamo  e il vescovo Giovanni di Gerusalemme sull’origenismo. Nelle polemiche di san Girolamo  Paola interveniva suggerendo la moderazione e la concordia. Essa stessa curò con attenzione l’amore alla Divina Parola con cui nutrì il suo spirito e se ne servì come guida. Sostenne i lavori biblici di Girolamo , le sue versioni e i suoi commenti

Le ricchezze di Paola si prosciugarono nell’opera di costruzione e di assistenza: negli ultimi anni di vita essa cadde in miseria. Suo figlio Tossozio aveva sposato la figlia cristiana di un pagano: la loro figlia Paola sarebbe succeduta alla nonna nella guida del monastero. Girolamo  si occupò della sua istruzione sin da quando era nella culla e la educò basandosi sui Proverbi, l’Ecclesiaste e il Libro di Giobbe. L’entusiasmo che egli mise in questo nuovo compito superò persino quello che aveva dimostrato nell’educare, circa venti anni prima, la zia Eustochio. La giovane Paola sembra avergli tenuto testa, creandogli qualche problema, vista anche l’età avanzata di Girolamo ; egli infatti scrisse:

«Ho sulle mie spalle la piccola Paola, un peso che non so se sono in grado di portare».

Paola (la prima) morì i l 26 gennaio 404 e ai suoi funerali intervennero tutti i vescovi della Palestina e moltissimi monaci e monache nonchè gli indigenti che aveva curato. Fu sepolta nella grotta di san Girolamo adiacente alla grotta della Natività, sotto l’altare a Betlemme. Il discorso di commiato di Girolamo  costituisce l’argomento di quella che è considerata la sua lettera più fine. La scena della sepoltura è riportata in miniatura in una copia inglese del XII secolo di un commento di Girolamo  su Isaia.

Fonti: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler /Internationale Free Encyclopedia Open-site 

 

 

 


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