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14.02: Memoria di San Valentino I, vescovo di Terni, martire (verso il 273)

 




 

San Valentino I, vescovo di Terni, martire (verso il 273)

La Passione di sai Valentino martire, ora pubblicata in edizione critica da Edoardo D’Angelo nel volume “San Valentino e il suo culto …” edito a Spoleto nel 2012, era già stata studiata da padre Agostino Amore (Bibliotheca sanctorum, XII, Roma, 1969, col. 899) e da numerosi altri studiosi, soprattutto nel tentativo di risolvere il problema di identificazione tra i due santi omonimi venerati nello stesso giorno, il prete romano e il vescovo di Terni; le conclusioni cui oggi sono giunti gli storici parlano di un unico martire, il vescovo di Terni, mentre il prete romano sembra non essere mai esistito e la sua figura sembra essere frutto soltanto di un equivoco.

La vita
La Passione del santo di Terni ci parla di tre nobili ateniesi, Proculo, Efebo e Apollonio giunti a Roma per studiare presso il retore Cratone, maestro di lingua greca e latina; questi aveva un figlio, di nome Cheremone, affetto da una deformità fisica che lo costringeva a stare rannicchiato su se stesso, e nessun medico era riuscito a guarirlo. Un tale Fonteio, inserito qui nel racconto, dichiara a Cratone che anche un suo fratello era stato a lungo affetto dalla medesima patologia ed era stato guarito da Valentino, vescovo di Terni. Cratone, manda allora a chiamare il vescovo, gli promette addirittura la metà di tutti i suoi beni se gli avesse guarito il figlio, ma Valentino, in un lunghissimo colloquio notturno gli spiega che non saranno certo le sue ricchezze a guarire il ragazzo, quanto piuttosto la fede nell’unico Dio che appunto lo stesso vescovo adora. Cratone, ormai convinto, promette che si farà battezzare non appena suo figlio avrà riacquistato la salute. Valentino allora si ritira in una stanza dove fa distendere il ragazzo sul proprio cilicio; si immerge poi nella preghiera per tutta la notte finché una luce abbagliante avvolge il luogo e Cheremone balza in piedi completamente risanato. Di fronte al miracolo, Cratone e tutta la famiglia si fanno battezzare dal vescovo, così pure fanno i tre studenti greci, Proculo, Efebo e Apollonio, ma abbraccia il cristianesimo anche Abbondio altro studente e figlio del Praefetto di Roma, Furioso Placido, documentato in questa carica negli anni 346-347: è questa la data storica da attribuire al martirio di Valentino e non quelle che finora avevano parlato del II secolo, e di S. Feliciano di Foligno. Quanto poi a Furioso Placido egli era uno dei rappresentanti di quella classe senatoria che, almeno nella sua maggioranza, pur dopo l’Editto costantiniano del 313, continuava a seguire gli antichi culti della città; proprio su mandato del Senato, Furioso, un nome che finora era stato tradotto con «adirato», un attributo riferito a Placido, arresta Valentino e lo fa decapitare al secondo miglio della via Flaminia, ma lo fa quasi di nascosto, durante la notte, per evitare la reazione della ormai numerosa componente cristiana della città. Dopo una prima sommaria sepoltura sul luogo del martirio, Proculo, Efebo ed Apollonio portano il corpo del martire a Terni e qui lo seppelliscono poco fuori della città. Ma a Terni il consolare Lucenzio (altrove chiamato Leonzio), informato del fatto, fa catturare i tre e, ancora durante la notte, per paura che la popolazione li liberasse, li fa decapitare e si sottrae all’eventuale rabbia popolare fuggendo dalla città insieme ai funzionari del suo ufficio; la popolazione intanto, sollecitata proprio da Abbondio, seppellisce anche i nuovi martiri presso la tomba di Valentino.

Il culto
I tre sono i primi cristiani sepolti presso la tomba del vescovo a Terni, seguiti poi da molti altri fino al secolo IX, periodo in cui vengono datate le tombe più recenti scoperte nella necropoli; ma molti altri cristiani, come una ternana di nome Veneriosa (359), per diversi secoli, scelgono di essere sepolti presso la tomba primitiva sulla via Flaminia. Qui a pochi anni dal martirio, papa Giulio I (337-352) aveva fatto costruire una basilica, abbellita in seguito da papa Teodoro (642-649), e venerata per molti secoli.
Anche a Terni era sorta una «memoria» sul luogo della tomba definitiva del martire, circondata dalle sepolture di numerosi altri cristiani. Abbiamo invece poche notizie storiche su questa seconda chiesa: la più conosciuta si riferisce al 742 quando proprio qui avvenne un incontro tra papa Zaccaria ed il re longobardo Liutprando. Ma quale patrono della città venne a lungo venerato sant’Anastasio. Solo dopo il 1605, data in cui vennero ritrovate le reliquie del vescovo martire, assistiamo ad un vero rilancio del culto di san Valentino, nominato ben presto unico patrono della città, ed in suo onore venne edificata la nuova chiesa, affidata alla cura dei padri Carmelitani scalzi, che la officiano ancora oggi.


Tratto da http://www.lastampa.it/2013/02/13/vaticaninsider/ita/ogni-giorno-i-suoi-santi/san-valentino-bZK6CVaOEHU2TltE4IxEMK/pagina.html

La più antica notizia di san Valentino è contenuta in un documento ufficiale della Chiesa dei secoli V-VI, dove compare il suo anniversario di morte. Poi nell’VIII secolo un altro testo narra alcuni particolari del martirio: la tortura, la decapitazione notturna, la sepoltura per opera dei discepoli, il successivo martirio di questi. Altre fonti del VI secolo completano per quanto possibile la cronologia: Vescovo di Terni dal 197, fu invitato a Roma da un certo Cratone, oratore greco e latino, perché gli guarisse il figlio malato di epilessia. Guarito il giovane – dopo una notte di veglia e preghiera al suo fianco - san Valentino lo convertì al Cristianesimo, insieme alla famiglia e ai greci studiosi di lettere latine Proculo, Efebo e Apollonio. Ma in seguito, sotto l’impero di Aureliano, Valentino pagò a caro prezzo la sua fama di guaritore e il suo carisma fonte di conversioni al Cristianesimo: i pagani incitarono il prefetto a farlo imprigionare, e poi a giustiziarlo per decapitazione. Tutto questo avvenne il 14 febbraio 273, a Roma, al LXIII miglio della via Flaminia; poco dopo, i tre giovani diventati suoi discepoli, Procolo, Efebo e Apollonio, riportarono la salma a Terni, dove venne sepolta in un’area cimiteriale nei pressi dell’attuale Basilica.


Tratto da http://www.sanvalentinoterni.it/storia-di-san-valentino-v-m/123-san-valentino-vescovo-martire
San Valentino visse tra il 175 d.C. e il 245 d.C. Rilevare notizie attendibili circa la sua biografia è un’impresa ardua, dal momento che le fonti storiche a noi giunte non sono perfettamente affidabili. Per questo gli storici si mostrano cauti nel valutare il materiale a noi pervenuto. Le fonti più credibili sono i Martirologi, le Passioni, i Libri Liturgici, le tombe, le chiese e l’iconografia.

La notizia più antica si rileva nel Martirologio Geronimiano che fu compilato in Italia probabilmente tra il 460 e il 544 d.C. In questo prezioso documento compare il 14 febbraio come data della morte di San Valentino di Terni
Il valore storico del Geronimiano è di primo ordine, sia perché è considerato una raccolta riassuntiva delle notizie riguardanti i Santi dei primi secoli, sia perché non è stato quasi mai smentito dalle scoperte archeologiche.

Nel libro Il culto di San Valentino Pompeo De Angelis riporta la traduzione di un ulteriore Martirologio Romano, compilato dal cardinale Cesare Baronio e pubblicato nel 1592.
Alla data corrispondente al 14 Febbraio troviamo due latercoli scritti in latino e così traducibili: «In Terni San Valentino dopo essere stato a lungo percosso, fu imprigionato e non potendosi vincere la sua resistenza, a metà notte infine, segretamente trascinato fuori dal carcere, fu decollato per ordine del prefetto di Roma Placido».

Nel secondo si legge: «In Roma, sulla via Flaminia, natale di San Valentino Presbitero e Martire, il quale dopo una vita santa in cui dimostrò una dottrina insigne, a bastonate fu ucciso e decollato sotto Claudio».

Altre informazioni ci giungono dalle Passioni che, rispetto ai Martirologi, hanno subito manipolazioni nel corso del tempo. Tuttavia, anche da simili documenti si possono raccogliere preziosi elementi ricostruttivi della storia del Martire.
Dal resoconto di Angeloni sembra che egli appartenesse a una nobile famiglia, si dedicò fin da giovane allo studio e all’approfondimento delle nuove idee religiose che subito lo influenzarono e il suo ardore lo portò a dedicarsi alla diffusione della fede cristiana.
Nella Passione di San Feliciano, Vescovo Flaminii, si legge che San Valentino sarebbe stato ordinato Vescovo di Terni nel 197 dallo stesso San Feliciano. Subito Valentino manifestò la sua attenzione e devozione verso i bisognosi. Ma egli non era conosciuto solo per questo. La sua popolarità era dovuta anche al fatto di riuscire a guarire malati incurabili compiendo innumerevoli miracoli.
Durante il Concilio tenuto a Roma nel 250 da Papa Fabiano, Valentino restituì la salute a un figlio di Fonteglio, il quale si presentava muto e storpio e con la testa tra le ginocchia.

Si impegnava nel servizio ai poveri, nel conforto alle vedove, nelle cure agli orfani, nelle afflizioni dei carcerati, nel portare consolazione ai peccatori. Sperava di convertire le anime a Dio e di recare felicità al prossimo.

Nel 1888, al Primo Miglio della Via Flaminia, in un cimitero detto di San Valentino dove secondo la tradizione il Santo sarebbe stato sepolto temporaneamente, tornarono alla luce alcuni reperti. Fra le molte iscrizioni che si recuperarono nello scavo, Orazio Marucchi studiò alcuni frammenti appartenenti a un’iscrizione metrica composta dal Papa Damaso in onore a San Valentino

In uno di questi frammenti si legge: «Damaso avrebbe rivolto al martire una preghiera onde egli estendesse la sua protezione, rendendo salvi tanto coloro che erano presenti nel suo santuario, quanto quelli che da lungi si raccomandavano a lui».

Sembra inoltre che Valentino «fosse accusato di magia per le guarigioni che operava, e potrebbe perciò sospettarsi che egli fosse un medico» e la stessa cosa sembra pure rilevare nel Martirologio Romano, dove si legge di lui che «post multa sanitatum et dotrinae insigna».

Numerosi sono i Passionari che narrano le capacità di San Valentino di curare i malati e la sua volontà di diffondere le nuove idee del Cristianesimo tra i fedeli.
Dalla Passio Sancti Valentini, compilata a Roma tra il V e il VI secolo, si racconta che San Valentino, divenuto famoso per la sua gran carità e umiltà, fu martirizzato a Roma. Un Passionario o Leggendario di Vite de’ Santi, risalente al XI secolo e appartenuto all’Abbazia di San Anastasio di Roma, senza pretese storiche, riporta l’ultimo miracolo compiuto dal Santo, a causa del quale fu martirizzato.

I seguaci di Valentino, Proculo, Efebo e Apollonio, dopo il martirio, trasportarono probabilmente il Santo Corpo lungo la Via Flaminia. Giunti in prossimità della città di Interamna (attuale Terni )a circa LXIII miglia dalla città di Roma, diedero degna sepoltura al Santo alla presenza di alcuni parenti e concittadini di fede cristiana.
Alcuni racconti riportano che la sentenza di morte per decapitazione fu eseguita a Roma durante la notte per evitare tumulti e rappresaglie del popolo ternano, che tanto amava e venerava il suo Vescovo e illustre cittadino. Nel luogo della sua sepoltura i fedeli costruirono un oratorio e vicino alla tomba del Santo si moltiplicarono le richieste dei fedeli e di altri martiri di essere tumulati in quel luogo.

 


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Santi di oggi

i santi di oggi 17-02-2020

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i santi di domani 18-02-2020

San Leone I, papa di Roma; Santi Leone e Paregorio di Patara, martiri; San Agapito, vescovo di Sinao; Santi Vittorino, Doroteo, Teodoulos e Agrippa; San Piulios, martire.

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