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15.02: Memoria dei Ss. Faustino e Giovita martiri a Brescia sotto Adriano (verso il 121); Severo presbitero in Abruzzo, Fausto di Roma, e Decoroso vescovo di Capua

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

San Faustino e San Giovita martiri a Brescia sotto Adriano (verso il 121)

Tratto dal Quotidiano Avvenire

Di storico vi è l'esistenza dei due giovani cavalieri, convertiti al cristianesimo, tra i primi evangelizzatori del Bresciano e morti martiri tra il 120 e il 134 al tempo dell'imperatore Adriano. La tradizione arricchisce di particolari il loro martirio. La loro conversione viene attribuita al vescovo Apollonio, lo stesso che poi ordina Faustino presbitero e Giovita diacono. Il loro successo nella predicazione, però, li espone all'odio dei maggiorenti di Brescia che invitano il governatore della Rezia Italico a eliminare i due col pretesto del mantenimento dell'ordine pubblico. La morte di Traiano, promotore della persecuzione, ritarda però i piani del governatore, che approfittando della visita del nuovo imperatore Adriano a Milano denuncia i due predicatori come nemici della religione pagana. Diversi eventi miracolosi li risparmiano dalla morte e spingono numerosi pagani - tra cui anche la moglie di Italico, Afra - a convertirsi. Portati a Milano, Roma e Napoli verranno decapitati infine a Brescia.

 

San Severo presbitero e Taumaturgo in Abruzzo (verso il 530)
Martirologio Romano Nella valle di Antrodoco, oggi nel Lazio, san Severo, sacerdote, di cui fa memoria il papa san Gregorio Magno.
Uno studio su questo scritto di San Gregorio Magno verso San Severo presbitero si trova in “Severo di Interocrium.Modello di Santità Rustica nei DIALOGI di Gregorio Magno”. http://bazhum.muzhp.pl/media//files/Saeculum_Christianum_pismo_historyczne/Saeculum_Christianum_pismo_historyczne-r2014-t21/Saeculum_Christianum_pismo_historyczne-r2014-t21-s28-41/Saeculum_Christianum_pismo_historyczne-r2014-t21-s28-41.pdf

 

 

San Fausto compagno e biografo di San Mauro, morto a Roma verso il 620
Tratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/santo-fausto_(Dizionario-Biografico)/
Secondo l'antichissima tradizione, che risale al sec. IX, F., agiografo e santo connesso con le origini del monachesimo benedettino, si sarebbe segnalato come discepolo prediletto di s. Benedetto e per aver partecipato alla missione del santo monaco cassinese Mauro in Gallia (543) ed alla fondazione dell'abbazia di Glanfeuil nell'attuale diocesi di Angers (Anjou). Tornato a Roma, dove sarebbe morto in tarda età, vi avrebbe composto una Vita sancti Mauri (Bibl. hagiogr. Latina..., II, Bruxellis 1900-01, p. 845, nn. 5772-73), nella quale avrebbe, come testimone oculare e coprotagonista, narrato le vicende della missione di s. Mauro, intrecciando ad essa fatti e dati relativi alla propria biografia. Però la stessa tradizione, che attribuisce a F. la Vita sancti Mauri, ci informa anche che quest'ultima è stata conservata non nella sua forma originale ma per il tramite di un rimaneggiamento compiuto dal monaco Oddone, che fu abate di Glanfeuil tra l'862 e l'869. In una sua lettera prefatoria, che nei codici è preposta all'opera, infatti, lo stesso Oddone riferisce di essere entrato in possesso del testo di F. in circostanze fortunose e di averlo in un secondo tempo riordinato e riscritto al fine di renderlo più facilmente intellegibile e promuoverne così la diffusione.
Racconta infatti Oddone che una volta, mentre era in viaggio con altri monaci alla volta della Borgogna per scampare dai Normanni, gli accadde di incontrare lungo la Saona un pellegrino che portava nella bisaccia una vetusta e lacera pergamena contenente le biografie di alcuni santi monaci. L'autore prosegue dicendo di essere riuscito a farsi consegnare, pagandolo a caro prezzo, il prezioso manoscritto, nel quale si trovava, fra l'altro, la Vita sancti Mauri di F., appunto l'opera che egli sostiene di riprodurre sia pure con qualche modificazione. Tuttavia, nei primi anni del nostro secolo L. Halphen, sulla scorta di una teoria di A. Molinier, dimostrò che il testo della Vita, comunemente utilizzato, anche se messo in dubbio sin dal XVII secolo. è un collage di dati erronei o inaffidabili - sostanzialmente un apocrifo - così che, in ultima analisi, la notizia della spedizione benedettina di s. Mauro e di F. risulta inverosimile e frutto di pura fantasia. È evidente che in tale ottica l'opera attribuita a F. viene ad essere radicalmente ridimensionata, ma soprattutto prende corpo l'ipotesi che lo stesso personaggio - non altrimenti noto se non da opere recenziori che discendono da Oddone - manchi di qualsiasi consistenza storica. Non è da escludere che a monte della Vita sancti Mauri, con cui si intese dare lustro a Glanfeuil e al nome benedettino, vi possa essere stato (a caso o ad arte) un equivoco da omonimia, in quanto il monastero di Glanfeuil, come riferisce Oddone, fondandosi sulla memoria storica di quella comunità, custodiva il corpo di un pio religioso, Mauro, che vi sarebbe stato traslato il 12 marzo 845 (Mirac. sancti Mauri, ibid., n. 5775). La notizia non è isolata e sembrerebbe ricevere conferma da scavi archeologici compiuti sul finire dell'Ottocento, che hanno portato alla luce un oratorio del sec. VI ed un sepolcro vuoto. Resta fermo comunque che il Mauro di Glanfeuil non è identificabile con il monaco Mauro che il papa Gregorio Magno presenta nei Dialogi come uno tra i primi e prediletti discepoli del santo di Norcia. La questione si complica poi per l'esistenza di una Vita di s. Severino di Agaune (morto nel 507), la più antica redazione della quale (ibid., nn. 7643-7645), scritta nella prima metà del IX secolo, è attribuita ad un omonimo di F., il presbitero Fausto, discepolo dello stesso s. Severino. Essa sembra assai vicina sotto i profili stilistico e strutturale alla Vita sancti Mauri. Il confronto tra le due opere denuncia un preciso legame tra i loro rispettivi referenti, il monastero di S. Maurizio di Agaune nel Vallese, dove Mauro ed i suoi confratelli sarebbero stati ospiti, ed il monastero di Glanfeuil, dove Mauro avrebbe eretto una chiesa dedicandola allo stesso s. Severino.
Nel complesso, le iniziative di intraprendenti falsari ci propongono di decifrare un itinerario agiografico largamente fittizio, in cui la vicenda personale di F. - o meglio dello Pseudo-F. - collaboratore di s. Mauro si ricostruisce dal resoconto delle gesta di quest'ultimo.
L'arco della vita di F. coprì, secondo la Vita sancti Mauri, un periodo di tempo di circa novant'anni: F. venne, vi si afferma infatti, portato ancora bimbo di sette anni dai genitori presso Benedetto a Montecassino, dove visse un ventennio; passò quindi con Mauro in Gallia, dove rimase quantadue-quarantatré anni; e rientrò in Italia press'a poco due anni dopo la morte di Mauro (584), quando il cenobio cassinese era stato già distrutto dai Longobardi beneventani. Perciò F. si fermò a Roma, presso il monastero lateranense, dove visse per un altro ventennio circa sino alla morte. A Roma, appunto nel monastero lateranense, su sollecitazione dell'abate Teodoro e degli altri confratelli, scrisse la Vita sancti Mauri, che offrì a "papa Bonifacio". Dunque il terminus ante quem per la composizione dell'opera dovrebbe essere il 607, data della morte di Bonifacio III se l'autore della Vita intendeva riferirsi a questo pontefice (ma J. Mabillon, in Acta sanctorum Ord. S. Benedieti, saec. I, Lutetiae Parisiorum 1688, pp. 274-278, pensa che si debba scendere sino al pontificato di Bonifacio IV, morto nel 615).
A Montecassino F. si era formato nella disciplina e negli ideali monastici - narra la Vita sancti Mauri - sottoponendosi con slancio alla "regularis institutio". Generoso nell'assecondare il richiamo della Grazia ed attratto dall'"observatio" di s. Benedetto al punto da non staccarsene mai, il giovane monaco veniva ricambiato dal santo con la più grande stima e benevolenza e messo a parte dei suoi reconditi disegni. F. era a conoscenza che Benedetto aveva avuto dal cielo la rivelazione della futura distruzione del cenobio. Si trattava per lui di una prova specialmente dolorosa che tuttavia non sarebbe venuta se non per una crescita futura della fondazione ("in ampliorem ... gradum") e, nel tempo immediato, per la propagazione Oltralpe della "religiositas" benedettina. Si presentarono infatti al monastero due legati - Flodegario ed Arderado - del vescovo di Le Mans (all'epoca Innocenzo, e non Bertrando, come afferma l'agiografo), con il compito di chiedere al patriarca l'invio di una missione benedettina in Gallia. Il patriarca non esitò a dare il suo assenso ed investì dell'importante incarico alcuni discepoli fidati con i quali i messi ripartirono. Il gruppo dei monaci cassinesi era guidato da Mauro e composto da Simplicio, Antonio, Costanziano e dallo stesso F., che avrebbe poi lasciato memoria scritta della fondazione dell'abbazia di Glanfeuil.
F. e Simplicio furono gli unici a rientrare in Italia in obbedienza ad una precisa disposizione impartita loro da Mauro il giorno medesimo del trapasso.
F. è ricordato il 15 0 il 13 febbraio nei tardivi martirologi benedettini a partire dal Supplemento di Usuardo, che fu edito nel 1515 da H. Greven. Non abbiamo testimonianze che gli sia stato dedicato un ufficio liturgico né che egli sia stato mai oggetto di culto. Gli viene talvolta attribuita anche una Vita di s. Benedetto.

 

 

San Decoroso vescovo di Capua (verso il 695)

Tratto da http://www.santiebeati.it/dettaglio/41090. Esiste una brevissima Vita di Decoroso (BHL, I, p. 319, n. 2117), dalla quale appaiono pochissimi elementi. L'autore, dopo aver detto che Decoroso, nato a Capua, fu vescovo della stessa città nella seconda metà del sec. VII, si dilunga su un miracolo ottenuto dietro suo consiglio: una donna che cercava la guarigione del figlio dal martire san Rufo, fu condotta presso il sepolcro di san Rufino ottenendo la grazia. Un documento agiografico (BHL, IT, p. 1069, n. 7371), posteriore al sec. VII, ci fa sapere che Decoroso leggendo nel Martirologio Geronimiano al 25 agosto «natale s. Rufini confessoris» e al 27 dello stesso mese «natale s. Rufi martyris» credette che si trattasse di due santi distinti. Ma né Decoroso, né i suoi diocesani sapevano dove fosse sepolto san Rufino confessore. Il vescovo si diede quindi da fare per la sua invenzione e ritrovatolo, in forma solenne, lo trasportò nella basilica dei SS. Stefano e Agata, che corrisponderebbe ad una chiesa edificata a Capua dall'imperatore Costantino. Probabilmente Rufo e Rufino sono la stessa persona. Decoroso assisté nel 680 al concilio tenuto a Roma da papa Agatone. Morì nel 695.

La città di Capua lo festeggia il 15 febbraio e da un calendario locale passò nel Martirologio Romano.
Nella cappella del tesoro di Capua, in un'urna d'argento, si conservano le sue reliquie.

 

 


Δωρισε το 8 τοις χιλιοις

ΑΓΙΟΙ ΤΗΣ ΗΜΕΡΑΣ

i santi di oggi 17-02-2020

San Teodoro, la recluta, grande martire; Santa Marianna, sorella di san Filippo; San Teostericto; Il ritrovamento delle reliquie di San Minas ad Alessandria; Santi Marciano e Pulcheria, imperatori; San Aussibio, vescovo; San Teodoro di Bisanzio, neomartire.

i santi di domani 18-02-2020

San Leone I, papa di Roma; Santi Leone e Paregorio di Patara, martiri; San Agapito, vescovo di Sinao; Santi Vittorino, Doroteo, Teodoulos e Agrippa; San Piulios, martire.

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