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18.02: Memoria dei Santi Martiri di Lentini in Sicilia (verso il 250) e dei Ss. Massimo e Claudio, fratelli, con Santa Prepedigna, moglie di Claudio, e i loro due figli Alessandro e Cuzia martiri a Ostia sotto Diocleziano (verso il 295)

 




 

Santi Martiri di Lentini in Sicilia (verso il 250)


Quasi un Passionario. Dal libro di A. Bonfiglio " I santi Martiri di Lentini " 1978

Sono scarse le notizie circa la Diocesi di Lentini, legata alla memoria dei Santi martiri Alfio, Cirino e Filadelfo. Il primo vescovo di Lentini fu Neofito, nuovo nome di quell'Alessandro, vicario di Tertullo, convertitosi anch'egli al cristianesimo e consacrato nel 259. Lentini fu un centro molto importante del cristianesimo siciliano e una sede molto attiva. Basti ricordare che Lentini riconobbe la definizione di Theotokos (ovvero Genitrice di Dio) ancor prima che il dogma venisse definito dal Concilio di Efeso. Il massimo splendore con la diocesi di Lentini fu con l'ultimo suo vescovo Costantino, il quale ebbe grande considerazione presso la corte di Costantinopoli. Costantino, in occasione della lotta contro l'iconoclastia tra il Pontefice Adriano I e l'impero bizantino, fu incaricato dall'imperatrice Irene nel 785 di recapitare al Papa una lettera nella quale il Pontefice fu invitato a partecipare al Concilio di Costantinopoli. Questo delicato compito gli fu affidato perché era già conosciuto da Adriano I e per il ruolo di cerniera che la Chiesa siciliana, in particolare quella di Lentini assunse in questo arco di tempo tra Roma e Bisanzio. Nel successivo Concilio di Nicea del 787, Costantino fu molto attivo e tra i vescovi siciliani fu quello a cui toccò parlare per primo. Dopo di lui non sono più noti vescovi leontini. Tuttavia, in una Notitia Episcopatuum della fine del IX secolo, Lentini appare ancora al tredicesimo posto fra le sedi episcopali
Il Paese Nativo dei Santi ALFIO - FILADELFO E CIRINO
Nelle Puglie vi è un villaggio di un migliaio di abitanti i quali attorniano con le loro case la Chiesa dei Tre Santi Fratelli, nel Comune di Poggiardo, in provincia di Lecce, di nome Vaste.Ai tempi dei Santi era una grande città chiamata "Città dei Prefetti" Basta o Vastanis. Vi fu un errore di copiatura di un emanuense attraverso i secoli che invece di copiare Bastanon o Vastanon scrisse Vasconon.
E quindi li fecero nativi della Guascogna in Francia e addirittura Spagnoli perché i Baschi passarono in Gallia dalla Spagna. Era l'Aquitania romana dal 56 a. C. Prima fu abitata da Iberi. Augusto la estese sino al fiume Loira e, Carlo Magno nel 778 formò un Regno. Non risulta in quella regione nessuna Città detta dei Prefetti. Le Prefetture furono istituite dai Romani solo in Italia. Dagli atti risulta che i Santi risposero, e ciò e stato confermato dai Bollandisti: (in traduzione) "Venghiamo dalla regione dei Bastani, dalla città che dicesi dei Prefetti".Plinio scrisse che Basta era nella Magna Grecia. I nomi di Alfio, Filadelfo e Cirino derivano dalla Grecia. L'inviato di Roma Nigellione non fu mai in Aquitania. Nel XVIII secolo i Bollandisti, dotti Gesuiti del Belgio, che esaminarono gli Atti di quasi tutti i Martiri Cristiani, fra cui quelle dei nostri Patroni di Lentini, scopersero l'errore della K invece della t, e diedero l'incarico a Papebrochio per l'esame del Menologio greco dell'Imperatore Basilio Perfirogenito del VII secolo, che attesta essere i Tre Fratelli nati in Italia. Questa grande Città fu distrutta nel 1160 da Guglielmo il Malo, Re di Sicilia, dopo le insurrezioni nelle Puglie fomentate da Manuele I Comneno. La popolazione fu frammentata in tanti piccoli centri e sempre ivi c'è stata la tradizione del culto ai Tre Santi Fratelli A1fio, Filadelfo e Cirino; martirizzati a Leontini da Tertullo Romano, sotto l'Impero di Gallo nel 253 d. C.. 

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I Santi Massimo e Claudio, fratelli, con Santa Prepedigna, moglie di Claudio, e i loro due figli Alessandro e Cuzia  martiri a Ostia sotto Diocleziano (verso il 295)

Tratto da http://www.santiebeati.it/dettaglio/41600

 

Claudio fu incaricato dall'imperatore Diocleziano di chiedere come sposa per il proprio figlio Massimiano, sua nipote Susanna, figlia di Gabinio; recatosi dal fratello, Claudio fu convertito al Cristianesimo e sul suo esempio, abbracciarono la fede anche la moglie Prepedigna insieme con i figli Alessandro e Cuzia.
Dopo qualche tempo fu inviato da Gabinio, Massimo, fratello di Claudio, ma anche lui abbracciò la fede. 1 neo convertiti distribuirono i loro beni ai poveri e si diedero a praticare opere di carità. Quando Diocleziano ebbe notizia di ciò, li fece arrestare tutti e li esiliò ad Ostia, dove furono bruciati vivi e le loro ceneri furono gettate in mare. 

 

Tratto da http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2016/7/7/SAN-CLAUDIO-Santo-del-giorno-il-7-luglio-si-celebra-san-Claudio/713866/

E' importante inquadrare il periodo storico entro il quale si svolge la vita di san Claudio. Questa si svolge durante l'impero di Diocleziano e in un momento in cui il cristianesimo si era ormai diffuso in tutto l'impero con i suoi dettami e i suoi precetti: non veniva riconosciuta l'autorità divina dell'imperatore romano, si era contrari alla guerra e si predicava l'astensione dalle cariche pubbliche. Diocleziano all'inizio tollerava la nuova fede, ma quando due magistrati si rifiutarono di fare sacrifici agli dei per celebrare la vittoria sui persiani, diede inizio alle persecuzioni dei cristiani con tre editti, disponendo tra le altre cose che le chiese e i libri sacri venissero bruciati e concedendo l'amnistia solo a coloro che abiuravano la loro fede in Cristo e abbracciavano il paganesimo. Si sa che san Claudio si convertì al cristianesimo grazie al fratello Massimo. Anche sua moglie Prepedigna e i figli Alessandro e Cuzia seguirono il loro pio padre come modello. San Claudio adottò lo stile di vita del buon cristiano, dedicando la vita al Signore, pregando, facendo opere di bene e dedicando se stesso e tutti i suoi averi ai poveri e ai bisognosi.
Nel frattempo l'imperatore Diocleziano era piuttosto favorevole al matrimonio tra il proprio figlio Massimiano con la nipote di san Claudio, Susanna. Ma da fervente cristiano non appoggiò le nozze volute dall'imperatore. Quest'ultimo, vista l'opposizione di san Claudio, lo fece arrestare insieme alla sua famiglia, esiliandoli ad Ostia. Qui la loro sorte fu atroce: furono arsi vivi e le loro ceneri buttate in mare. 

 

 

 

 

 

 


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