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20.02: Memoria di San Leone il Taumaturgo, Vescovo di Catania (nel 789)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

San Leone Vescovo di Catania (nel 789)

tratto da http://www.siciliajournal.it/eliodoro-ovvero-a-leggenda-del-vescovo-che-brucio-lanticristo/

 

Nato a Ravenna da nobile famiglia cristiana, forse nella prima metà dell’8° secolo (725 ?), Leone, a 23 anni, dopo avere abbracciato la vita religiosa, era divenuto discepolo del celebre metropolita Cirillo che reggeva le sorti della comunità religiosa di Reggio (in Calabria). Uomo santo, quest’ultimo, noto e venerato anche in altre città del Tema di Sicilia  (Provincia bizantina che nell’8° secolo comprendeva anche la Calabria). La comunità cristiana catanese aspettò circa quindici anni prima di conoscere il successore di Sabino, il loro ultimo vescovo; ma quando Leone fu indicato come possibile episcopus, era talmente famoso che i fedeli lo ritennero subito degno di sedere sul seggio, che era stato di san Berillo, con il nome di Leone II.

Non è chiaro il motivo per cui la sede vescovile restò vuota per così tanto tempo, ma appare plausibile visto che, nei decenni in cui è riferita la storia, Roma e Costantinopoli erano già in piena lotta iconoclasta. Inoltre, fra il 7° e l’8° secolo si era accentuata in Sicilia la penetrazione dell’elemento ecclesiastico greco-bizantino che faceva capo al patriarcato di Costantinopoli, ma la dipendenza giuridica delle diocesi latine, almeno fino al 731, era ufficialmente dal patriarcato di Roma. Nell’8° secolo, a Costantinopoli, dominavano le figure degli imperatori Leone III Isaurico (717-741) e del figlio Costantino V Copronimo (720-775). Era un momento delicato della vita dell’impero d’Oriente e della stessa Sicilia, dato che su di essi andava aumentando la pressione dell’espansionismo arabo momentaneamente bloccato alle porte di Costantinopoli nel 717-718. La situazione interna non era meno tesa; invece che fare fronte comune contro la montante ondata musulmana l’imperatore di Costantinopoli pensò bene di alimentare le discordie pubblicando nel 726 un editto in cui dichiarò il culto delle immagini sacre alla stregua di quello di idoli e ordinò la distruzione di queste immagini nelle chiese. È proprio del 730 la promulgazione del decreto imperiale definitivo che mise al bando le immagini nel mondo cristiano (iconoclastia). Ma la solidità del legame della Chiesa latina siciliana con la liturgia di  Roma si dimostrò proprio in questa occasione. La maggioranza dei monaci prende le difese delle icone e delle reliquie, che sono per loro fonte di sopravvivenza e di ricchezza

Non a caso, a cavallo di quel periodo, salirono sul trono di Pietro, ben cinque pontefici siciliani: sant’Agatone (678-681), san Leone II (682-683), Conone (686-687), san Sergio (687-701) e Stefano III (768-772). Le comunità cristiane siciliane quindi non aderirono né al primo (726) né al secondo (730) decreto contro il culto delle immagini dell’imperatore, e subirono, a partire appunto dal 731,  la sua ritorsione, che colpì non solo la Sicilia, ma anche la Calabria, l’Acaia, l’Illirio e l’Epiro. Infatti, subito dopo che papa Gregorio III da Roma manifestò il suo dissenso dichiarando legittimo il culto delle immagini, l’imperatore Leone III Isaurico confiscò le rendite della chiesa romana nei territori dell’Italia bizantina e ne sottopone le diocesi al patriarcato di Costantinopoli. Questo è il contesto storico in cui si dovrebbero inserire le azioni del nostro personaggi

Tratto da http://www.santiebeati.it/dettaglio/92495

 

Leone, nacque a Ravenna, nel 720 d.C. Sin da bambino sentiva il richiamo di Dio, si narra che la madre lo vide in ginocchio assorto in preghiera all'età di due anni. Ancora giovane entrò nell'ordine dei monaci benedettini e si trasferì a Reggio Calabria. Qui rimase fin quando fu eletto Vescovo di Catania, si narra che i catanesi, dovendo eleggere un nuovo Vescovo, avessero avuto in sogno da un angelo che a Reggio Calabria vivesse un uomo, Leone in odore di santità, che sarebbe stato la persona giusta per ricoprire la carica di Vescovo. Inizialmente Leone, non ritenendosi degno, non volle accettare, ma dopo le insistenze dei catanesi, divenne Vescovo di Catania. In quegli anni, in tutto l'Impero Bizantino era in atto la feroce distruzione delle immagini sacre "iconoclastia".Coloro che non ubbidivano all'editto che metteva al bando le icone, ritenute segno di idolatria, venivano incarcerati e spesso finivano sul patibolo. Il Vescovo di Catania si oppose apertamente alle leggi imperiali. Per questo il governatore bizantino della Sicilia ordinò l'arresto di Leone che fu costretto a lasciare Catania e a rifugiarsi sulle montagne. Vagò per anni nelle boscose cime dei Nebrodi, nei dintorni di Longi e Sinagra, protetto dal popolo che vedeva in lui il fiero oppositore alle leggi inique dell'Impero.
Giunse, infine, a Rometta. Qui, sulle vicine montagne peloritane, visse da eremita in una grotta da lui stesso scavata. Dopo molti anni ritornò a Catania dove riprese il suo seggio vescovile e a lottare sempre con più energia contro le leggi iconoclaste. Nella città etnea si spense il 20 febbraio del 789.

 

Tratto da

https://it.wikipedia.org/wiki/San_Leone_Taumaturgo_che_sconfigge_il_mago_Eliodoro

 

Secondo la tradizione al tempo del vescovado di Leone, Catania era asserragliata da un perfido mago, un negromante, Eliodoro , i cui poteri straordinari gli consentivano addirittura di spostarsi volando, da Costantinopoli a Catania   a dorso di un elefante, lo stesso che la tradizione popolare addita come l’elefante di Piazza Duomo, il simbolico Liotru  nome che infatti deriva dalla storpiatura di Eliodoro.

Un giorno, mentre San Leone celebrava gli Uffici Divini nell’antica chiesa di Santa Maria di Bettlemme, che sorgeva in loco dell’attuale  Cattedrale , Eliodoro e i suoi discepoli entrarono nel tempio bestemmiando  e pronunciando blasfemie verso la religione cristiana e il Vescovo. San Leone da parte sua non si scompose e completò le Celebrazioni, al termine delle quali si rivolse al mago per porgli una sfida. Fu arso un rogo di fronte alla chiesa, e chi dei due avrebbe attraversato le fiamme e ne sarebbe uscito incolume, sarebbe stato colui la cui dottrina predicata è verità e degna di fede. Il primo ad attraversare il fuoco fu il Santo vescovo, e tra lo stupore e la meraviglia dei presenti rimase illeso. Lo seguì il perfido Eliodoro, che nonostante il suo ricorso alla magia, rimase prigioniero delle fiamme, immobilizzato anche dalla stola che Leone gli lanciò. Così Catania fu liberata dalle oscure trame del mago, e rimase fedele al suo vescovo e alla dottrina cristiana

 

Tratto da

http://www.parrocchialongi.org/san-leone-vescovo

S. Leone, detto per gli innumerevoli miracoli operati, il Taumaturgo, nacque a Ravenna. Trascorsa la fanciullezza e la gioventù fra gli studi più seri e l’esercizio delle virtù cristiane, fu ordinato sacerdote a 23 anni e preposto al clero metropolitano dal Vescovo di Ravenna.
Mal sopportando, nella sua grande umiltà, le dimostrazioni di stima e di venerazione che il popolo gli prestava, una notte, eludendo la vigilanza dei suoi, fuggì alla volta di Reggio Calabria dove restò nel silenzio e nella solitudine.
Ma Cirillo, vescovo di Reggio, intuendo la santità del giovane presbitero, lo elevò alla dignità di Arcidiacono. La fama delle sue virtù si propagò subito in tutta la Calabria e la Sicilia.
Allora i Vescovi venivano eletti dal popolo e la Divina Provvidenza volle che alla morte di S. Sabino, i catanesi non potessero accordarsi sulla elezione del nuovo presule. Finalmente nella determinazione comune di fare tre giorni di digiuno e di preghiere allo Spirito Santo, dopo i quali tutti furono d’accordo nell’eleggere il Sacerdote Leone, arcidiacono di Reggio Calabria. Questi credendosi indegno rifiutò, ma il vescovo Cirillo gli comandò di accettare e, venuta la conferma da Roma, fu Consacrato.
Leone si diede subito alla riforma della disciplina ecclesiastica, alla conversione dei peccatori ed alla estirpazione degli ultimi resti di paganesimo.
Un certo Eliodoro, mago potente, con le sue stregonerie, che esercitava con l’aiuto del demonio, aveva disturbato la vita religiosa in Catania; fomentava il mal costume, metteva in ridicolo il Vescovo e le Sacre funzioni. Il santo pastore pregava Dio che liberasse la città da tanto male ed aumentava le sue penitenze a questo scopo. Un giorno durante il solenne pontificale, entrò nella chiesa Eliodoro, cercando di disturbare il sacro rito. S. Leone, nella maestà degli abiti pontificali, compì subito gli esorcismi contro le legioni di demoni che certamente erano incorporati nel mago, e avvinghiandogli il collo con la sua stola lo trasse fuori di chiesa e, fatto preparare un gran fuoco, lo arse vivo; né trasse la mano e la stola finché non lo vide ridotto in perfetta cenere. Il Vescovo restò miracolosamente illeso, e le sue vesti e la sua stola rimasero intatte. Il popolo ne fu impressionato, mentre i seguaci del mago si affrettarono a chiedere perdono e misericordia, che fu loro concessa.
Dalle narrazioni, in latino, della vita del nostro santo, apprendiamo che nel più bel sito di Catania si trovava un tempio pagano sormantato da due statue di ammirabile bellezza e grandezza. Non si era mai potuto abbattere questo tempio perché, appena si cominciavano i lavori, terribili terremoti e fulmini potenti ne impedivano il proseguimento. Il santo presule, indisse delle preghiere e dei digiuni speciali, e si recò in quel luogo seguito da gran popolo. Ivi prostratosi in fervente orazione, e compiuti gli esorcismi contro i demoni, a gran voce comandò loro di allontanarsi immediatamente. Con gran frastuono si vide subito il tempio rovinare e diventare un ammasso di macerie. Questo tempio era quello di Cerere o Demeter, le cui rovine si vedevano fino al 1556.
S. Leone , l’8 marzo del 778, eresse sui ruderi del distrutto tempio, una croce in onore dei 40 martiri di e la contrada ne pigliò il nome.
Molti furono i miracoli operati da lui e molto popolo, anche da lontano accorreva in Catania, per ottenere guarigioni e grazie.
Negli ultimi anni si ritirò in vita solitaria, nel piccolo convento che egli stesso aveva costruito, attaccato alla chiesa di S. Lucia, fuori la porta di Aci.
Ammalatosi, volle attorno a sé il clero e i rappresentanti del popolo a cui raccomandò la saldezza nella fede e la pratica delle evangeliche virtù, e ricevuti gli ultimi sacramenti il 20 Febbraio 785 rese l’anima a Dio (ecco perché la chiesa ne celebra la festa il 20 febbraio).
Si narra che una nobile Signora siracusana era venuta in Catania, per ottenere dal santo Vescovo, la guarigione di una malattia. Appena passata la porta Ariana, avendo saputo che il corpo del grande santo veniva portato alla sepoltura, accelerato il passo, con gran fede, andò a toccarne le sacre vesti e ne restò all’istante guarita.
IL santo fu sepolto nella chiesa di S. Lucia. La sua tomba, prima dell’occupazione saracena, era veneratissima, anzi i Menei greci aggiungono che dalla sua urna scaturiva un olio miracoloso. Il suo corpo, assieme a quello di S. Agata, fu trasportato a Costantinopoli da Giorgio Maniace. Oggi si trova a Roma, dietro l’altare maggiore della chiesa di S. Martino ai Monti, ivi trasportato dai monaci greci che per lungo tempo ufficiarono questa chiesa. Esso è unito ai corpi di altri santi e non può identificarsi; però si hanno delle insigni reliquie: un osso del braccio(conservato nella chiesa di S. Nicolò all’Arena in Catania); altre due reliquie sono a Saracena (un osso del pollice, chiuso in una bellissima teca d’argento, e un altro che pende dal collo della bellissima statua del santo). Altra reliquia, che si trovava in Catania, fu regalata dal Cardinale Dusmet a Leone XIII nel primo anniversario della sua elezione: 20 Febbraio 1879.

(Vita di S. Leone del Caetano e di G.Blosi)

 

 

 

 

 

 

 


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