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27.02: Memoria di San Luca di Messina primo igumeno del Monastero del Santissimo Salvatore a Messina (27 febbraio 1149)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

San Luca di Messina primo igumeno del Monastero del Santissimo Salvatore a Messina (27 febbraio 1149)

 

Tratto da http://www.fotebamessina.it/index.php?option=com_content&view=article&id=119&Itemid=1011

Il codice Messanensis Graecus 29 afferma che, tornato a Rossano dopo essere stato scagionato dall’accusa di eresia nel processo subìto a Messina, Bartolomeo di Simeri «chiamò il ieromonaco Luca, uomo di esimia santità ed altri dodici monaci tra i più degni e segnalati del suo gregge, e dopo aver diviso con loro libri, proventi e suppellettile domestica, dando loro anche molto denaro, dopo aver eletto Luca come egumeno del nuovo monastero del Salvatore […], li congedò con molti auguri» (M. SCADUTO, Il monachesimo basiliano nella Sicilia medievale, 174). Gli accadimenti narrati nel manoscritto 29 non appaiono storicamente fondati; il racconto del fratello Daniele, apprezzabile sotto il profilo spirituale, appare carente in ordine all’esposizione cronologica degli eventi: l’amanuense anticipa di qualche anno quanto successe dopo la morte del primo igumeno della Nuova Odigitria, ovvero l’arrivo e la permanenza di Luca a Messina. L’incongruenza storica del monaco Daniele consiste nell’aver tralasciato un elemento di capitale importanza: Bartolomeo di Simeri era già defunto quando Luca, che tra l’altro gli successe come igumeno del Patir, lasciò la Calabria per recarsi a Messina. La circostanza trova conferma nella “Prefazione” del codice Messanensis Graecus 115, dallo stesso Luca redatta nel 1131: «In parte attenendoci ai comandi dei Padri e tenendo a memoria i consigli di quell’uomo defunto, se si debba chiamare uomo, e non con altra proprietà, perché visse una vita al di sopra di uomo: in parte anche al modo nostro considerando un sì grande officio come al di sopra della nostra forza; prima eravamo in ansia a cagione della proposta, e per una lodevole timidità differivamo. Come poi con maggiore veemenza sia anche con maggiore violenza il Regnante incalzava molestando, e in parte con preghiere, in parte con minacce, ci costrinse assoggettarci a questa da Dio amata superiorità» (LUCA ARCHIMANDRITA, Prefazione al Typikόn del Santissimo Salvatore, 29-30).
Nella prefazione lucana, Bartolomeo è ricordato come “uomo defunto”, e in effetti la nota mortuale contenuta nel foglio 6 del Vaticanus Graecus 1912 informa che trapassò nel monastero della Nuova Odigitria il 19 Agosto 1130. Il codice Vaticanus Latinus 8201 riferisce invece che Ruggero il Normanno decise la costituzione dell’archimandritato messinese nel Maggio 1131, mentre portava a termine la costruzione del monastero “in lingua phari”; fu allora, pertanto, che si pose il reale problema della guida del nuovo monastero e a quell’epoca deve collocarsi l’arrivo di Luca a Messina. La cronologia appena esposta, ormai unanimemente accettata dagli studiosi, porta a concludere che Luca approdò a Messina tra l’Agosto del 1130 (morte di Bartolomeo) e il Maggio del 1131 (diploma di Ruggero II), e che a lui si debba attribuire la fondazione della comunità monastica del Santissimo Salvatore.
Stabilitosi a Messina, su richiesta del sovrano, Luca iniziò una vigorosa opera di risanamento morale, spirituale e disciplinare dei monasteri, siciliani e calabresi, e in breve tempo poté scrivere che «con disprezzo furono sbandite al tutto la negligenza dei Monaci e la volgare maniera di vivere, e il commercio con chi si sia, le adozioni in sorelle e le conversazioni con donne, e le affinità spirituali con esse, e gli spessi incontri ed i viaggi con Monache. Completamente furono aboliti il vivere ad arbitrio ed il mangiare di nascosto, ed i cosi detti peculii, e gli a questi somiglianti, come corrompenti la Cenobitica condizione; e le zizanie del malvagio belligero, secreto seminatore del sordido ed infruttuoso frutto della sua malvagità tra il frumento della Chiesa purissimo ed al pari di perla» (LUCA ARCHIMANDRITA, Prefazione al Typikόn del Santissimo Salvatore, 31-32).
Il ristabilimento della disciplina monastica si rafforzò con la stesura, nel 1131, di un apposito Typikόn contenente le norme che Luca aveva stabilito per i suoi monaci, e che questi erano tenuti a rispettare e osservare. Qualche anno dopo, nel 1133, il libro tipico fu copiato e consegnato ai monasteri soggetti con l’obbligo di leggere ogni anno le regole lucane per ricordarne il valore normativo: «il Typikón del SS. Salvatore di Messina riflette il periodo di maggior splendore della liturgia italo-bizantina» (R. IACOPINO, Il Typikón della Cattedrale di Bova, 61).
Nel 1133, Re Ruggero confermò il diploma del Maggio 1131 e ai monasteri già assoggettati, ceduti dal vescovo Ugo con apposito Privilegium, ne aggiunse altri. L’anno seguente, l’energico igumeno del monastero regio, distintosi per fermezza e fedeltà alla corona, fu insignito del titolo di archimandrita: «nel 1134 dal Re Ruggiero fu elevato alla dignità di Archimandrita» (F. MATRANGA, Catalogo Descrittivo del Cartofilacio, 198). Il 27 Febbraio 1149 Luca di Rossano, primo archimandrita del Santissimo Salvatore, rese l’anima a Dio. Le sue spoglie mortali furono composte in un sarcofago marmoreo di epoca tardoromana (V-VI secolo) e onorate con l’incisione di un epitaffio celebrativo.
La riforma dell’archimandrita Luca fece rifiorire la spiritualità monastica nell’Italia meridionale normanna e portò alla ripresa e all’affermazione delle tradizioni religiose bizantine. L’attività monastica del Santissimo Salvatore, modellata anche sulla riforma studita di Costantinopoli, diede nuovo impulso alla dimensione culturale: la produzione e la trascrizione dei codici nello studium del Santissimo Salvatore fece dell’archimandritato una fucina di scienza e assicurò la trasmissione della più nobile conoscenza biblica, patristica, liturgica, ecclesiastica e profana.

 

 

 

Tratto da https://it.wikipedia.org/wiki/Luca_di_Messina

 

Nasce a Rossano in un anno imprecisato della seconda metà dell'XI secolo

Noto per la sua santità, fu nominato dal Re di Sicilia Ruggero II, dapprima Igumeno (cioè Superiore) e poi, nel 1134, Archimandrita del protomonastero del Santissimo Salvatore di Messina. Giunse nella Città dello Stretto, seguito da dodici monaci  tra il mese di agosto del 1130 e il mese di maggio del 1131, quando ancora l'edificazione del monastero non era stata ultimata; dev'essere considerato il vero fondatore dell'Archimandritato del Santissimo Salvatore di Messina

Il Re di Sicilia Ruggero II gli concesse numerosi privilegi, infatti poteva fregiarsi del titolo di Archimandrita e il suo monastero non soggiaceva ad alcuna autorità ecclesiastica e secolare, dipendendo direttamente dal sovrano normanno. Dal suo monastero dipendevano numerosi cenobi  sparsi per il Val Demone.

Dopo aver constatato il decadimento morale e spirituale in cui era caduto il monachesimo basiliano della Sicilia e della Calabria meridionale, mise mano alla redazione del Typicon, per ricordare ai monaci le regole di vita che avevano accettate indossando l'abito monacale.

Tra i numerosi privilegi ricevuti dalla monarchia normanna di Sicilia, di precipua importanza fu la signoria feudale sulla Terra di Savoca, con poteri di mero e misto imperio, che si protrasse per tutti i suoi successori fino al 1818.

L'Archimandrita Luca morì a Messina il 27 febbraio 1149; i suoi resti mortali furono riposti in un sarcofago di epoca tardo romana, successivamente traslato nei pressi della Chiesa di San Giovanni di Malta, e oggi custodito nel Museo Regionale peloritano.

Gli succedette, quale Archimandrita del SS Salvatore, Luca II.

La riforma dell'Archimandrita Luca I, favorì il rinnovamento della spiritualità monastica nell'Italia Meridionale normanna, rappresentando il tentativo di sopravvivenza dell'elemento greco in un territorio in cui andava ormai dilagando quello latino

 

Tratto  da: Roberto Romeo "Alle fonti del diritto liturgico orientale". Atti-Convegni-Ricerche ISSR - Messina. Anno 2011.

Nell’esposizione degli accadimenti storici legati alla fondazione del SS. Salvatore di Messina, lo Scaduto, appoggiandosi al dettato del Messan. Gr. 29, volendo dimostrare che a Bartolomeo di Simeri si può riconoscere solo un’incipiente influenza sul progetto di Ruggero II e non la fondazione propriamente detta del monastero messinese, asserisce che in seguito al processo tenutosi a Messina davanti alla regia corte, durante il quale Bartolomeo fu discolpato dalle accuse a lui mosse, il santo monaco ottenne di tornare a Rossano. Dal Patir, non volendo venir meno alle promesse fatte al re normanno, Bartolomeo:
“chiamò il ieromonaco Luca, uomo di esimia santità ed altri dodici monaci tra i più degni e segnalati del suo gregge, e dopo aver diviso con loro libri, proventi e suppellettile domestica, dando loro anche molto denaro, dopo aver eletto Luca come egumeno del nuovo monastero del Salvatore […], li congedò con molti auguri” .
Mario Scaduto, in realtà, ripropone erroneamente quanto il monaco Daniele aveva travisato nella copiatura della sua fonte: il manoscritto di Filagato .
L’antico biografo di Bartolomeo, volendo legare la figura e la santità dell’insigne monaco all’importante costruzione messinese, anticipa di qualche anno quanto successe dopo la sua morte. Bartolomeo di Simeri era già defunto quando Luca – nuovo igumeno del Patir – attraversò lo Stretto con i suoi compagni per stabilirsi a Messina ; nella Prefazione al suo τυπικὸν, infatti, lo stesso Luca afferma che:
“In parte attenendoci ai comandi dei Padri e tenendo a memoria i consigli di quell’uomo defunto, se si debba chiamare uomo, e non con altra proprietà, perché visse una vita al di sopra di uomo: in parte anche al modo nostro considerando un sì grande officio come al di sopra della nostra forza; prima eravamo in ansia a cagione della proposta, e per una lodevole timidità differivamo. Come poi con maggiore veemenza sia anche con maggiore violenza il Regnante incalzava molestando, e in parte con preghiere, in parte con minacce, ci costrinse assoggettarci a questa da Dio amata superiorità” .
La Prefazione, inoltre, fa sapere che i monaci, giunti a Messina, trovarono il monastero non ancora terminato , e una nota dello stesso Messan. Gr. 115 precisa che i lavori di costruzione del SS. Salvatore si protrassero dal 1122 al 1132:
“Il principio della fabbrica del venerabile Tempio e del Santo monastero dell’Acroterio ebbe inizio al tempo della prima indizione dell’anno 6630 […] e la fabbrica di questa durò 10 anni e fu compiuta nel mese di giugno della indizione X dell’anno 6640[…]” .
Considerando che Ruggero II decise la costituzione dell’archimandritato messinese nel maggio 1131 , mentre portava a termine la costruzione del monastero in lingua phari, sembra ragionevole affermare che Luca giunse a Messina tra l’agosto del 1130 (morte di Bartolomeo) e il mese di maggio del 1131 (diploma di Ruggero II) e che debba essere considerato il vero fondatore del SS. Salvatore .
Il 1131, inoltre, segna l’anno delle riforme ecclesiastiche volute da Ruggero II in accordo con l’antipapa Anacleto II (1131-1138) . La riorganizzazione delle chiese siciliane prevedeva, tra l’altro, un nuovo statuto del monachesimo greco che riconosceva al nascente monastero di Messina e al suo igumeno un ruolo guida nel panorama dei monasteri greci esistenti sul territorio.
Lo stesso Ruggero II, nel diploma emanato a Palermo nel maggio 1131, ancor prima che la costruzione del SS. Salvatore fosse portata a compimento, aveva determinato la condizione giuridica del suo monastero attribuendogli numerosi privilegi : il cenobio in lingua phari era costituito casa madre di tutti i monasteri e soltanto l’igumeno messinese poteva fregiarsi del titolo di archimandrita; questi doveva essere eletto dall’intera comunità monastica e l’elezione doveva essere ratificata dal re. Il monastero di Messina non soggiaceva ad alcuna autorità ecclesiastica e secolare ma dipendeva direttamente dal sovrano; l’archimandrita poteva liberamente chiamare al monastero peloritano monaci di altri cenobi senza che alcuno potesse opporsi .
Ruggero II convinse l’arcivescovo di Messina, Ugo, a riconoscere l’autorità dell’archimandrita su tutti i monasteri greci ricadenti sotto la giurisdizione dell’Ordinario latino. Ugo, accettando il compromesso del sovrano che gli confermava il diritto di censo e il privilegio di consacrare le chiese greche e gli olii santi, nell’ottobre del 1131 cedette al SS. Salvatore i trentatre monasteri esistenti nel territorio della sua diocesi . Il re normanno sostenne il monastero con ogni mezzo, specie con ricche donazioni e numerosi privilegi, tutti attestati con impressionante accuratezza nel Vat. Lat. 8201 .
La figura dell’archimandrita Luca è da leggere in questo contesto di grandi fermenti innovativi. Stabilitosi a Messina, su richiesta di Ruggero II, Luca cominciò a visitare i monasteri siciliani e calabresi costatando ovunque un certo decadimento morale e spirituale :
“Con disprezzo furono sbandite al tutto la negligenza dei Monaci e la volgare maniera di vivere, e il commercio con chi si sia, le adozioni in sorelle e le conversazioni con donne, e le affinità spirituali con esse, e gli spessi incontri ed i viaggi con Monache. Completamente furono aboliti il vivere ad arbitrio ed il mangiare di nascosto, ed i cosi detti peculii, e gli a questi somiglianti, come corrompenti la Cenobitica condizione; e le zizanie del malvagio belligero, secreto seminatore del sordido ed infruttuoso frutto della sua malvagità tra il frumento della Chiesa purissimo ed al pari di perla” .
Al fronte di una simile situazione, nell’anno 1131 Luca mise mano alla redazione del τυπικὸν per ricordare ai monaci le regole di vita che avevano accettate indossando l’abito monacale. Qualche anno dopo, nel 1133, una copia del τυπικὸν di Luca fu consegnata ai superiori di tutti i monasteri con l’obbligo di leggere annualmente alla comunità le regole stabilite dall’igumeno del SS. Salvatore .
Dell’anno 1133 è pure il diploma di Ruggero II che sancì la nuova costituzione dell’archimandritato messinese e confermò la funzione primaziale di Luca nel monastero in lingua phari . Il documento regio, diversamente da quanto stabilito nel Privilegium dell’arcivescovo Ugo, assoggettava al SS. Salvatore trentanove monasteri divisi in due gruppi: cenobi minori e monasteri autocefalici o autodespotici; i primi erano posti alle dirette dipendenze dell’archimandrita che li governava per mezzo di economi da lui nominati, i secondi erano affidati alla guida di igumeni propri, eletti dalle rispettive comunità monastiche. I monasteri autocefalici, però, rimanevano soggetti all’archimandrita per le questioni particolarmente gravi che richiedevano l’intervento dell’autorità superiore: cattiva amministrazione dei beni, illegittima elezione degli igumeni ed eventuale rielezione del consiglio di comunità .
Istituito l’archimandritato, Ruggero II scelse l’archimandrita: l’igumeno Luca, che si era distinto per chiare virtù ed energico governo pastorale, veniva investito della massima dignità monastica: “nel 1134 dal Re Ruggiero fu elevato alla dignità di Archimandrita” .
Solo nel 1134, dunque, in seguito all’affermarsi della sua autorità, Luca divenne archimandrita e tale rimase fino alla morte; dal 1131 - epoca della fondazione del monastero - al 1134 fu soltanto l’igumeno della mandra messinese.
L’archimandrita Luca sopravvisse ancora quindici anni; la morte lo colse tre giorni prima delle calende di marzo, in giorno di sabato, all’ora terza, nell’anno 6657 , vale a dire il 27 febbraio 1149 .
La riforma dell’archimandrita Luca, se da una parte favorì il rinnovamento della spiritualità monastica nell’Italia meridionale normanna, dall’altra rappresentò il tentativo di sopravvivenza dell’elemento greco in un territorio nel quale andava ormai dilagando quello latino. Il grande merito di Luca e dei monaci dello studium del SS. Salvatore, tuttavia, rimane quello di aver permesso al canone calligrafico bizantino di giungere in Italia.

 


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