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17.03: Memoria di Sant’Alessio l’uomo di Dio, originario di Roma, asceta e mendicante in Cristo prima a Edessa e poi a Roma (verso il 411)

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

Sant'Alessio nacque a Roma ai tempi degli imperatori Arcadio (395-408 d.C.) e Onorio (395-423 d.C.) da parte di genitori pii e ricchi. Suo padre Eufemiano era senatore, caritatevole e gentile, orbene che quotidianamente in casa sua allestiva tre tavole, una per gli orfani, una per le vedove e una per gli stranieri che erano poveri. Sua moglie si chiamava Aglaìs ed era senza figli. Supplicava di avere un figlio, Dio l'ascoltò. E diede loro un figlio. Giacché il bambino crebbe e ricevette una formazione adeguata, divenne sapientissimo e ammaestrato da Dio. Quando raggiunse l'età legale, lo fecero sposare con la figlia di una regale e nobile famiglia. Ma di notte nella camera coniugale il Santo, prese l'anello d'oro e la cintura, li restituì a sua moglie e lasciò la camera da letto. Prese abbastanza soldi dalle sue ricchezze se ne andò in nave schernendo l'inutilità della gloria terrena. Arrivò a Laodicea di Siria e da lì a Edessa di Mesopotamia. Là il Benedetto Alessio distribuì il denaro ai poveri, anche i suoi vestiti, e si rivestì di vesti lacere e rappezzate, sedette presso il nartece di una chiesa della Santissima Madre di Dio, come uno dei poveri. Così scelse di vivere digiunando per tutta la settimana e comunicando alla Santa Comunione ogni Domenica, mentre solo allora mangiava un pò di pane e beveva un po 'd'acqua.

Ma i genitori lo stavano cercando dappertutto e mandarono i loro servi a trovarlo. Nella loro ricerca arrivarono alla chiesa di Edessa, ma non lo riconobbero. I servi tornarono a mani vuote a Roma, mentre la madre di Alessio con dolore, indossava abiti poveri, stando seduta sulla porta piangendo notte e giorno. Altrettanto la sposa, che indossava veste di pelo e rimaneva vicino alla madre.

Sant'Alessio rimase per diciassette anni nel nartece della chiesa della Madre di Dio piacendo a Dio. E una notte la Madre di Dio apparve in sogno al custode della chiesa e gli ha chiese di portare in chiesa l'uomo di Dio . Allora il custode,andò fuori dalla chiesa ma non trovò nessuno se non il solo Alessio, chiese alla Theotokos di indicargli l'uomo, come accadde. Allora prese per mano il Beato Alessio ed lo fece entrare in chiesa con tutti gli onori e la magnificenza.

Non appena il Santo capì che divenne lì noto, se ne andò segretamente e pensò di andarsene a Tarso, alla Chiesa di San Paolo Apostolo, dove sarebbe stato sconosciuto. Ma altro progettò la Divina Provvidenza. Perché un vento violento prese la nave e la portò a Roma. Uscendo dalla nave si rese conto che il Signore voleva che Alessio tornasse a casa.

Quando incontrò suo padre, che non riconobbe il figlio, gli chiese di avere misericordia di lui e di fargli mangiare gli avanzi della sua tavola. Con alacrità il padre accettò di averne misericordia e gli diede anche un servo per aiutarlo. Alcuni servi della casa lo importunavano e lo deridevano, ma questo non gli importava. Dava da mangiare agli altri, rimanendo per tutta la settimana, senza cibo e acqua, e solo dopo la i Divini e Venerabili Misteri accettava un pò di pane e acqua.

Così rimase per diciassette anni nella casa paterna, senza che nessuno lo riconoscesse. Quando arrivò il momento della sua dormizione, si sedette e scrisse tutta la vita su una carta, luoghi visitati, ma anche alcuni dei segreti che solo lui ed i suoi genitori conoscevano. Una Domenica, quando l'Arcivescovo Innocenzo stava celebrando la Divina Liturgia, si udì una voce dal Santo Altare, che invitava i partecipanti a cercare l'uomo di Dio. Il venerdì Santo Alessio rimise il suo spirito nelle mani di Dio, e nel pomeriggio dello stesso giorno i fedeli imperatori e l'Arcivescovo andarono in chiesa per chiedere a Dio di rivelare loro il santo di Dio. Poi una voce li diresse alla casa di Eufemiano. Poco dopo i regali, insieme all'Arcivescovo arrivarono alla casa di Eufemiano, suscitando sorpresa sia alla madre che alla sposa per la loro presenza lì, e chiesero a Eufemiano. Ma lui, dopo aver chiesto ai suoi servi, disse che non sapeva nulla. Poi il servo che aveva curato il Beato Alessio, motivato dal potere divino menzionò lo stile di vita del povero, di cui si occupava. Poi Eufemiano senza sapere che il Santo fosse già morto, rivelò il suo volto, splendente come la faccia di un angelo. Nella mano del Santo vide il pezzo di carta che non potè staccare. Poi disse agli ospiti di aver trovato l'uomo di Dio. La coppia imperiale e l'allora Arcivescovo chiesero al Santo di permettere loro di vedere il foglio che aveva in mano. Una volta che l'archivista prese in mano la carta, Eufemiano si rese conto che si trattava di suo figlio, di cui era alla ricerca da anni, e un lutto grande cadde sulla sua famiglia. E un lamento grande da parte di sua madre e della sua sposa.

L'imperatore Onorio e l'Arcivescovo trasferirono le reliquie del Santo nel centro della città e chiamarono tutte le persone a venire a pregare e ricevere la benedizione. Coloro che vennero a baciare le reliquie sante, muti, sordi, ciechi, lebbrosi, posseduti, tutti guarivano. Vedendo questi miracoli i credenti rendevano gloria a Dio. Era tanta la gente che venne a vedere le sacra spoglie, che non poterono portarla nel tempio di San Bonifacio e seppellirla. Gettarono persino oro e argento sulla folla per distrarla, ma invano. Quando trasferirono le sacre reliquie nel tempio, per sette giorni celebrarono solennemente la festa a cui parteciparono i genitori e la sposa. Poi le sacre reliquie furono poste in un alloggiamento d'oro, d'argento e pietre preziose. Immediatamente iniziarono a profumare e a far sgorgare mirra, che divenne rimedio e trattamento per tutti.

Il cranio di Sant'Alessio è stato donato al Monastero della Santa Lavra di Kalavryta nel 1398 d.C. dall'imperatore Manuele Paleologo. Durante l'incendio del monastero da parte degli Ottomani nel 1585 d,C, fu salvato da due monaci.

 


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