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17.04: Memoria di Sant’Aniceto papa e patriarca di Roma che muore forse martire sotto Marco Aurelia (tra il 166 e il 168) dopo aver resistito all’eresia dello gnosticismo

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Sant’Aniceto papa e patriarca di Roma che muore forse martire sotto Marco Aurelia (tra il 166 e il 168) dopo aver resistito all’eresia dello gnosticismo


Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/49750
Di origine sira, durante il suo pontificato accolse a Roma il vescovo di Smirne, Policarpo, per discutere la data della Pasqua, celebrata in Occidente sempre di Domenica, e in Oriente il 14 di Nisan, in qualunque giorno cadesse. La questione restò aperta.

Sulla Pasqua i cristiani non hanno mai trovato un accordo duraturo in modo da festeggiarla tutti nello stesso giorno. Un dissenso sempiterno. Già papa Pio I (140-145) tenta di risolverlo, fissando per tutti la prima domenica dopo il plenilunio di primavera. Ma i cristiani d’Oriente hanno invece una data fissa: il 14 del mese lunare di Nisan, in cui ha inizio la Pasqua degli Ebrei. Succedendo a Pio I nel 155, papa Aniceto tenta la strada della concertazione, incontrando a Roma il vescovo orientale Policarpo di Smirne. I due discutono a lungo, non trovano un accordo, ma si separano in comunione e in pace: Aniceto, anzi, riserva al vescovo d’Asia (e futuro martire) onori e attenzioni speciali. Così l’unità è salva: non ci sarà alcuno scisma sulla questione della Pasqua.
Aniceto viene probabilmente dalla Siria e, succedendo a Pio I, trova tra i suoi una confusione drammatica. Dall’Oriente è arrivato il teologo Marcione, accolto nella comunità romana e stimato per la sua generosità e il suo rigore morale: poi si mette a divulgare una sua dottrina basata su un Dio Padre di Gesù Cristo, distinto dal Dio dell’Antico Testamento; insomma, due dèi, uno Salvatore e l’altro Giudice. Marcione trova seguaci; fonda una sua Chiesa, nominando vescovi e preti. E crea una confusione enorme in Roma, con relativi disordini. Secondo Policarpo, quest’uomo è "primogenito di Satana".
Per il vescovo Aniceto, la dottrina si combatte con la dottrina, studiando di più per orientare i fedeli; e ugualmente si combatte con l’esempio. Perciò nomina un buon numero di nuovi preti e diaconi, e da ciascuno pretende di più, a cominciare dalla moralità, che dev’essere autentica e anche visibile. Sicché, ad esempio: niente più ecclesiastici in giro con chiome fluenti: capelli corti per tutti. Aniceto vive momenti di dura persecuzione sotto Marco Aurelio, in contrasto col pensiero di questo imperatore e con l’ispirazione umanitaria di molte sue leggi. Ma lui vede in ogni scontro sulla dottrina un disordine nefasto per l’Impero, che già lotta in Oriente contro i Parti, in Europa contro i Germani; ma che ha difficoltà anche contro governatori romani infedeli e ribelli, come nel caso della Siria.
Per il vescovo di Roma, l’angoscia quotidiana di undici anni è questa Chiesa da salvare, nelle vite dei fedeli e nella certezza della dottrina; da stimolare con energia, ma anche con discernimento tra l’essenziale e il secondario. Aniceto muore durante la persecuzione (che a Roma fa vittime come san Giustino e santa Felicita); ma probabilmente non a causa della persecuzione. Infatti non è indicato come martire. Il suo corpo (ed è la prima volta per un vescovo di Roma) viene seppellito nelle cave di pozzolana che si trasformeranno in seguito nelle catacombe di san Callisto.

Tratto da
http://www.sestodailynews.net/focus/storia/3738/sant-aniceto
Figlio di Giovanni originario di Vico Morcote ( Canton Ticino) legionario emigrato ad Emesa In Siria.
Non è chiaro il motivo del suo ritorno a Roma, ma si presume che Aniceto (o Anicito) fosse stato allontanato dalla Chiesa dìoriente come eretico in quanto si opponeva al movimento gnostico.
A Roma in quegli anni era particolarmente in voga il pensiero di Marcione e Aniceto con l'appoggio della chiesa fondata da San Giustino di Nablus, nei primi anni del suo episcopato concentrò i suoi sforz per contrastarlo.
Durante il suo papato Policarpo di Smirne l'ultimo discendente degli apostoli alla veneranda età di 80 anni, decise di recarsi a Roma per risolvere la controversia sulla data in cui celebrare la Pasqua. Pasqua che la Chiesa di Smirne come gli ebrei celebrava il quattordicesimo giorno del mese di Nisan, indipendentemente dal giorno della settimana, in contrasto con la Chiesa Romana che festeggiava la ricorrenza nel giorno di domenica.
Aniceto e Policarpo non giunsero ad una decisione comune, ma si lasciarono in ottimi rapporti evitando un gravissimo Scisma tra la Santa Romana Chiesa e quella Greca.
Secondo Eusebio di Cesarea «Policarpo non poteva persuadere Aniceto, né Aniceto Policarpo. La controversia non fu risolta, ma le relazioni non furono interrotte».
Lo stesso Eusebio riporta inoltre che, durante l'episcopato di Aniceto, anche lo storico cristiano Egesippo visitò Roma. Questa visita viene spesso citata come segno dell'importanza della sede romana già dagli albori del cristianesimo.
Dopo il 161 sotto la guida dell'Imperatore Marco Aurelio, prese forza il Montanismo, un nuovo movimento cristiano che faceva tenere ai suoi membri dei comportamenti antisociali che irritavano la parte laica di Roma che deteneva il potere statale e che non faceva distinzione tra cristiani ortodossi e cristiani eretici. E proprio a causa di questi comportamenti estremi molti vescovi furono condannati a morte e gli stessi Policarpo e San Giustino patirono il martirio.
Alcune fonti storiche sostengono che anche Aniceto avesse patito il martirio, pur senza riportare nessun dettaglio sul tipo di sofferenza e con data che varia tra il 16, 17 e 20 aprile
Aniceto fu il primo vescovo di Roma ad essere sepolto in quelle che poi sarebbero diventate le Catacombe di San Callisto
Nel 1604 le sue reliquie furono traslate nella Cappella di Palazzo Altemps sopo che Papa Clemente VII autorizzò la richiesta fatta dal Duca Giovanni Angelo Altemps di avere i resti di Papa Anicito nella cappella di famiglia.

 

 

 


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