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24.04: Memoria di Sant’Onorio Vescovo di Brescia (verso il 586)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Sant’Onorio Vescovo di Brescia (verso il 586)

Tratto da
https://it.wikipedia.org/wiki/Onorio_di_Brescia

È menzionato nel 585 ma non si hanno notizie del suo episcopato.
Le sue spoglie furono riposte nella cripta della chiesa di Santa Maria in Silva, oggi chiesa dei Santi Faustino e Giovita a Brescia Con la ricostruzione della chiesa nel Seicento, le reliquie furono traslate in un altro altare e dal 1949 si trovano nella cappella di testata della navata sinistra.
Siccome il teschio di sant'Onorio presenta una frattura verticale, per tradizione si vuole che la sua devozione porti sollievo al mal di testa. È quindi consuetudine, soprattutto durante la festività dei due santi patroni della città, che i fedeli preghino all'altare infilando la testa in una delle due nicchie che si aprono sui fianchi dell'altare, a quanto pare da sempre utilizzate per questo scopo
È raffigurato sul trittico di sant'Onorio opera lapidea della metà del Quattrocento

Tratto da
http://www.bresciaoggi.it/home/cultura/una-cura-per-il-santo-soccorritore-onorio-1.4152916

Il nome di Sant'Onorio, vescovo bresciano vissuto nella seconda metà del VI secolo, è strettamente legato alla basilica dei Santi patroni a Brescia in quanto promosse la costruzione dell'antica chiesa di Santa Maria in Silva su cui sarebbe stato eretto l'attuale edificio aggiungendo inoltre un monastero maschile per ospitare i membri del clero, primitivo nucleo della struttura benedettina. Del santo si è conservata imperitura memoria all'interno dell'edificio, sebbene le trasformazioni architettoniche abbiano costretto il suo altare a frequenti e inevitabili traslochi. Nell'originaria sistemazione infatti Onorio era venerato nella chiesa sotterranea, scomparsa in seguito all'abbassamento del coro; un nuovo altare fu quindi eretto sul lato meridionale della basilica. Infine nel quinto decennio del Seicento l'altare ottenne una stabile sistemazione nella cappella in capo alla navata destra e al suo arredo provvide la nobile famiglia Calini che ne aveva assunto il patronato dal 1622 con diritto di sepoltura. In particolare Rutilio e il figlio Vincenzo si occuparono di arricchire e portare a compimento l'arredo lapideo e pittorico e il 25 marzo del 1646 avvenne la cerimonia di consacrazione. Nel 1949 la cappella subì un'ulteriore trasformazione per ospitare il fonte battesimale, così, oltre ad essere ampliata, fu svuotata del suo altare, mentre l'urna con le reliquie di Sant'Onorio si sistemò nella cappella del Crocifisso. Solo la pala del santo mantenne l'antica ubicazione. Proprio questo dipinto è stato oggetto di un accurato restauro presentato dal parroco Don Armando Nolli alla fine del mese di aprile scorso. L'intervento è stato sostenuto dal Credito Bergamasco, area Brescia, sensibile e partecipe attore in iniziative di conservazione e recupero di opere artistiche locali, con la presenza del direttore di area Giovanni Giroldi La tela (databile 1646 ca.) è l'unica testimonianza iconografica del culto di Onorio in questa basilica, dopo il trasferimento a fine Ottocento presso i Civici Musei del quattrocentesco polittico marmoreo raffigurante il vescovo fra i Santi Faustino e Giovita, ora nella sezione veneta del Museo di Santa Giulia. Il dipinto (olio su tela, di centimetri 350 x 185), opera di Bernardino Gandino (1589-1651), figlio del più noto Antonio, rappresenta Onorio in abiti episcopali, circondato da una cortina di nubi e da angeli, rivolto con gesto benedicente ad alcuni membri della famiglia Calini, probabilmente Vincenzo con la moglie e la madre alle sue spalle e il figlioletto in primo piano. A destra la presenza di alcuni devoti, tutti con il capo fasciato, testimonia chiaramente il motivo dell'inveterata devozione, tutta bresciana, a questo santo. Onorio è infatti invocato contro l'emicrania e, più in generale, contro i cattivi pensieri che affliggono la testa, come l'astio, l'invidia, l'antipatia e ciò si riconduce al fatto che il suo cranio appare fratturato. Tale culto ancora oggi è assai sentito, rinnovandosi particolarmente nel giorno dei santi patroni quando una lunga processione di fedeli si reca all'altare in fondo alla navata di sinistra, dove sono state trasferite le spoglie del santo, per infilare la testa in uno dei due pertugi ai lati della mensa.

 

 


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