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23.04 / o il secondo giorno di Pasqua: Memoria del santo glorioso megalomartire GIORGIO il TRIONFATORE e dei suoi compagni: ANATOLIO, PROTOLEONE, ATANASIO, GLICERIO

 

a cura della Chiesa Greco-Ortodossa di San Paolo Apostolo dei Greci, Reggio di Calabria




 

+ Il 23 di questo mese, celebriamo la memoria del santo glorioso megalomartire GIORGIO il TRIONFATORE e dei suoi compagni: ANATOLIO, PROTOLEONE, ATANASIO, GLICERIO [1].

Questo grande ammirabile atleta di Cristo era nato da una famiglia di Cappadocia, ricca e di alta condizione. Avendo perso suo padre all’età di 10 anni, sua madre Policronia, che era diventata cristiana all’insaputa di suo marito, ritornò nella sua patria, la Palestina, e allevò suo figlio nelle virtù evangeliche. Di bello aspetto, intelligente e dai modi raffinati, Giorgio entrò nella carriera militare all’età di 18 anni. Egli piacque ai suoi superiori e fu rapidamente elevato al grado di tribuno della guardia imperiale poi alla dignità di prefetto.
Di ritorno verso la Cappadocia dopo una campagna vittoriosa, passando dalla regione di Attalia in Pamfilia, liberò la figlia del re che era stata data in pasto ad n terribile dragone e mise a morte la bestia con la forza sopranaturale che traeva dalla sua fede. Ammirati di fronte a questa dimostrazione della potenza accordata da Cristo ai suoi fedeli contro la potenza del male, i pagani del luogo si convertirono tutti al Cristianesimo [2].
Al tempo della grande persecuzione dichiarata da Diocleziano (304), poiché l’imperatore aveva convocato a Nicomedia tutti i governatori d’Oriente per comunicare loro i suoi decreti contro i cristiani san Giorgio, sentendo che era arrivato il momento di confessare pubblicamente il Cristo, distribuì tutti i suoi beni ai poveri, affrancò i suoi schiavi, e andò a corte. Si presentò in mezzo all’assemblea e rimproverò il sovrano di versare ingiustamente il sangue innocente dei cristiani. Stupefatto, Diocleziano, incaricò il suo secondo Magnesio, di interrogare questo insolente sulla sua credenza. Giorgio rispose che poiché credeva in Cristo, vero Dio, era andato senza paura ad indirizzare i suoi rimproveri. Una volta ripresosi dallo stupore, l’imperatore, temendo l’agitazione dell’assistente. Propose al santo di coprirlo d’onori a condizione che accettasse di sacrificare agli idoli dell’Impero. Giorgio rispose:<< Il suo regno si corrompe e sparisce rapidamente, senza darti alcun profitto; ma coloro che offrono un sacrificio di lode al Re dei Cieli regneranno con Lui per l’eternità >>.
Su ordine del sovrano le guardie colpirono con le loro lance il santo al ventre. Il sangue colò a fiotti, ma dai primi colpi le loro lance si piegarono come se fossero fatte di una materia molle. Il soldato di Cristo fu allora gettato in prigione, con una pesante pietra sul petto. L’indomani comparve di nuovo avanti al tiranno e mostrò la stessa fermezza, anche quando venne attaccato ad una ruota sospesa al di sopra di strumenti trancianti, cosicché, facendole girare, il corpo del santo veniva progressivamente tagliato a pezzi. Superando il dolore con la pienezza del suo amore per Dio, san Giorgio non cessava di rendere grazie al Signore. Una voce si fece allora sentire dal cielo, dicendo:<< Non temere nulla, Giorgio. Io sono con te! >> e un Angelo vestito di abito bianco più brillante del sole, discese per liberarlo e guarirlo dalle sue ferite. Quando si presentò sano e salvo avanti all’imperatore, due ufficiali della guardia, Anatolio e Protoleone, confessarono il Cristo ad alata voce. Essi furono immediatamente decapitati. L’imperatrice Alessandra (21 aprile), anche’ella si dichiarò cristiana, ma Magnesio la costrinse a ritirarsi a palazzo.
Si gettò allora il santo in un a fossa piena di calce viva, ma, come i Tre giovani nella fornace di Babilonia, ne uscì sano e salvo dopo tre giorni, salutato dalla folla che gridava: << Grande è il Dio di Giorgio! >>.
L’imperatore, restando tuttavia insensibile davanti a queste dimostrazioni della potenza di Cristo, ordinò di forzare il santo a camminare con dei sandali guarniti di chiodi arroventati al fuoco. << corri Giorgio verso l’oggetto dei tuoi desideri! >> si diceva il Santo invocando il soccorso del Signore. E ancora una volta indenne e risplendente di grazia, si presentò avanti al tiranno.
Per la grazia di Dio sfuggì ad un veleno preparato da un mago di nome Atanasio ma poiché costui ed i suoi simili restavano ancora increduli, pensando che Giorgio usasse qualche artificio magico, alle loro richieste risuscitò un sepolto da trecento anni. Costui si prostrò avanti al santo dichiarando che era stato tirato fuori dall’inferno grazie alla sua preghiera, confessò il Cristo. Il mago allora vinto cade ai piedi del servitore di Dio, gli chiese perdono e proclamò a sua volta la vera fede. Scoppiando di furore Diocleziano ordinò di decapitare sul campo Atanasio e il resuscitato.
Numerosi di quelli che avevano creduto a Cristo dopo i miracoli di san Giorgio trovarono il modo di andarlo a trovare nella prigione per essere istruiti sulle verità evangeliche o per ricevere la guarigione dei loro mali. Il santo condivideva il dolore di ognuno e resuscitò persino il bue di un paesano di nome Glicerio. Quest’ultimo fu in seguito arrestato e decapitato senza altra forma d processo. L’indomani Diocleziano fece comparire Giorgio al tempio di Apollo, in presenza di una folla considerevole. Fingendo di voler sacrificare, il martire entrò nel tempio e si rivolse all’idolo facendo il segno della croce. I demoni che abitavano la statua confessarono con fragore che solo il Cristo è Dio vero e uscirono con gran fracasso, lasciando la statua inerte rompersi a terra. I preti e i pagani cacciarono allora il santo a grandi urli e lo condussero a palazzo. Attirata dal tumulto l’imperatrice Alessandra uscì attraverso la folla gridando:<< Dio di Giorgio, vieni in mio aiuto! >> e cadde ai piedi del santo. Non potendo più contenere la sua rabbia, il tiranno, il cui cuore era indurito come quello del Faraone, ordinò di decapitarli ambedue. Ma, alla vigilia dell’esecuzione, Alessandra rimise tranquillamente la sua anima a Dio in prigione.
Venuto il giorno, san Giorgio andò sul luogo dell’esecuzione seguito da una grande folla. Egli rese grazie a Dio per le sue beneficenze e, chiedendo la sua assistenza in favore di tutti coloro che avrebbero invocato con fiducia la sua intercessione nel corso dei secoli, inchinò la nuca sotto la spada e partì per riportare in cielo i trofei della gloria eterna.
Conformemente alla raccomandazione del santo, il suo servitore trasportò in seguito la preziosa reliquia in patria, Lydda, in Palestina (3 nov.) dove innumerevoli miracoli compirono nella vasta chiesa che fu costruita in suo onore.
Il culto di san Giorgio ha conosciuto un immenso favore in tutto il mondo cristiano, tanto in Oriente quanto in Occidente. Egli è stato scelto protettore di paesi come la Georgia e la Gran Bretagna, migliaia di chiese gli sono state consacrate e ogni anima cristiana vede in lui l’incarnazione delle virtù di coraggio, di pazienza nelle afflizioni e di fiducia nell’assistenza della Grazia che il Cristo, Maestro del combattimento ha raccomandato a tutti i soldati della pietà.

Note:
1) Gli altri compagni son commemorati il 24.
2) Questo miracolo è diventato il tema più celebre delle rappresentazioni iconografiche di san Giorgio.

 


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