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04.05: Memoria di San Venerio Vescovo di Milano e amico di San Giovanni Crisostomo (verso il 408)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

San Venerio Vescovo di Milano e amico di San Giovanni Crisostomo (verso il 408)

Martirologio Romano: A Milano, san Venerio, vescovo, che, discepolo e diacono di sant’Ambrogio, inviò chierici in aiuto ai vescovi d’Africa e si prese cura di san Giovanni Crisostomo mentre si trovava in esilio.


Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/52010
San Venerio era accanto ad Ambrogio, quando questi morì. Gli fu secondo successore (400 - 408), dopo Simpliciano. Ci testimonia la vivacità della Chiesa ambrosiana in quegli anni e la stima di cui era circondata.
Sollecitato dai vescovi africani (sinodo di Cartagine del 18 giugno 401), che soffrivano per la crisi di vocazioni sacerdotali, non esitò ad inviare alcuni presbiteri e diaconi ambrosiani in loro aiuto. E non ebbe timore di mandare i migliori: tra questi primi nostri «fidei donum» ci fu Paolino, che, sollecitato proprio da Sant’Agostino, scrisse la prima Vita di Sant’Ambrogio! Non calcolava, quando c’era di mezzo la verità: quando San Giovanni Crisostomo fu cacciato in esilio per la sua condanna della corruzione imperiale, egli lo difese strenuamente, insieme a papa Innocenzo I e a Cromazio di Aquileia. Non fu geloso del suo potere, poiché per lui era importante il servizio dei fratelli: per questo non si oppose, quando la Chiesa di Aquileia volle erigersi a diocesi autonoma da Milano. In quegli anni difficili (i Visigoti di Alarico scorrazzavano per l’Italia, senza che gli eserciti romani riuscissero a fermarli) Venerio seppe fare onore al suo maestro: anch’egli sostenne il popolo con la sua parola (era di una rara eloquenza), incoraggiando a tenere fisso lo sguardo su colui che solo può consolare e sempre vincere il male, come gli aveva insegnato Ambrogio: «Tutto abbiamo in Cristo. Tutto è Cristo per noi».

 


Tratto da
http://www.treccani.it/enciclopedia/santo-venerio_%28Enciclopedia-Italiana%29/

VENERIO, santo. - Discepolo di S. Ambrogio, succedette a Simpliciano sulla cattedra episcopale di Milano che governò dal 400 al 408, beneficiando della posizione eccezionale che avevano conferito alla chiesa milanese l'importanza politica della città e l'azione di S. Ambrogio. Da questo punto di vista vanno interpretati i suoi rapporti con papa Anastasio I, che ebbe a scrivergli per invitarlo ad accettare la condanna dell'origenismo; con i vescovi africani, che ebbero a rivolgersi a lui (401), come a papa Anastasio, a proposito del trattamento da farsi ai preti e ai vescovi donatisti convertiti; infine, con lo stesso Giovanni Crisostomo, che ebbe a scrivergli (aprile 404) dal suo esilio. La sua festa si celebra il 4 maggio.
Bibl.: J. Van den Gheyn, La lettre du pape Anastase I à S. Venerius, in Revue d'hist. et de litt. relig., 1899, pp. 1-12.


Secondo la vita di sant'Ambrogio scritta da Paolino di Milano Venerio era un diacono della Chiesa milanese e si trovava al capezzale del santo poco prima della sua morte, il 4 aprile 397, quando fu decisa, con l'assenso del moribondo, la successione sulla cattedra milanese di Simpliciano (2)
Venerio succedette come vescovo di Milano proprio a Simpliciano, morto prima di novembre 400 [3 probabilmente già durante l'autunno o l'inverno 400/401. Infatti, in una lettera che Paolino di Nola scrisse a Delfino di Bordeaux tra novembre 400 e l'inizio della primavera del 401, Venerio è qualificato come novus episcopus; inoltre è già conosciuto come vescovo milanese in un concilio celebrato a Cartagine il 16 giugno 401. Dalla lettera di san Paolino si evince che Venerio aveva scritto al vescovo nolano per comunicare la sua ordinazione episcopale.
Venerio fu il destinatario, assieme a papa Anastasio I, di una lettera scritta il 16 giugno 401 dai membri del concilio cartaginese, che informavano i due prelati delle difficoltà in cui versava la Chiesa africana per la mancanza di preti, che li obbligava a consacrare gli ex donatisti Nella sessione del 13 settembre 401, gli atti del concilio africano accennano alla risposta di papa Anastasio, ma non a quella di Venerio. Tuttavia, secondo quanto racconta Paolino, il biografo di sant'Ambrogio, ancora diacono, venne inviato da Venerio in Africa e in seguito, su richiesta di sant'Agostino scrisse la vita di Ambrogio.
Tra aprile e dicembre 401 Venerio ricevette una lettera di papa Anastasio, che lo sollecitava a sostenere l'anatema lanciato contro le opere di Origene giudicate blasfeme, e la cui lettura doveva essere impedita. Venerio è citato in un'altra lettera di papa Anastasio a Giovanni di Gerusalemme, e nella Apologia contro Rufino san Girolamo lo menziona al terzo posto tra i protagonisti della condanna di Origene per eresia , dopo Anastasio di Roma e Teofilo di Alessandria e prima di Cromazio d'Aquileia
Nel 404 Venerio ricevette una lettera di Giovanni Crisostomo che gli esponeva i suoi contrasti con Teofilo di Alessandria e descriveva i tumulti avvenuti a Costantinopoli nella notte di Pasqua del 404; la lettera, indirizzata anche a papa Innocenzo I e a Cromazio d'Aquileia, fu scritta prima dell'esilio del Crisostomo (ossia prima del 9 giugno 404), con lo scopo di fare appello ai vescovi dell'Occidente perché la sua causa fosse giudicata da un tribunale imparziale. In seguito a questo appello, venne celebrato un sinodo, probabilmente a Roma prima dell'estate 406; la lettera sinodale venne firmata da tutti i presenti, tra cui anche Venerio di Milano, i quali chiedevano il ristabilimento di Giovanni Crisostomo sulla sua sede prima di procedere contro di lui con un processo legittimo.
Durante il suo esilio (giugno 404 - settembre 407), Giovanni Crisostomo scrisse una lettera a Venerio per ringraziarlo e per invitarlo a continuare a sostenere la sua causa.
A Venerio è dedicato uno dei Carmina di Magno Felice Ennodio [4 scritti prima del 521; l'autore sottolinea la giovane età di Venerio in occasione della sua ordinazione e le sue doti di eloquenza. A partire dall'elogio di Ennodio, alcuni autori hanno erroneamente attribuito a Venerio il De sacramentis di sant'Ambrogio e i XX sermones di Massimo di Torino.[5]
Secondo un antico Catalogus archiepiscoporum Mediolanensium[6], l'episcopato di Venerio si colloca tra quelli di Simpliciano, morto nel 400, e di Marolo, vescovo di Milano prima del 431. Il medesimo catalogus gli assegna 9 anni di governo e lo dice sepolto il 4 maggio [7] nella basilica di San Nazaro. Tradizionalmente, il suo episcopato è assegnato agli anni 400-408 [8]
Una tradizione medievale, che non ha fondamenti storici, associa Venerio all'aristocratica famiglia milanese degli Oldrati.
Note
1. Dal sito "Santi e Beati".
2. ^ Paolino di Milano, Vita Ambrosii, 46.
3. ^ Paoli, Les notices sur les évêques de Milan, p. 225.
4. ^ Magno Felice Ennodio, Carmina, nº 197, in Monumenta Germaniae Historica, Auctores antiquissimi, vol. VII, Berlino 1885, p. 163.
5. ^ Rimoldi, BS XII, col. 1010.
6. ^ Catalogus Archiepiscoporum Mediolanensium, Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, vol. VIII, Hannover 1848, p. 102.
7. ^ Depositus die 4 maii.
8. ^ Pius Bonifacius Gams, Series episcoporum Ecclesiae Catholicae, Leipzig 1931, pp. 795.
Tratto dal Quotidiano Avvenire
Per essere davvero "cattolica" ogni Chiesa locale deve saper coltivare profondi rapporti di fraternità con le altre comunità in tutto il mondo, prendendosi cura di quelle che hanno più bisogno di sostegno. D'altra parte questo avveniva già in epoca apostolica e nei primi secoli, come ci ricorda la figura di san Venerio di Milano. Si trovava al capezzale di sant'Ambrogio alla sua morte il 4 aprile 397 e fu il suo secondo successore dopo Simpliciano: il suo episcopato molto probabilmente iniziò nel 400 e durò fino al 408 o 409. Nel 401 ricevette una richiesta di aiuto da Cartagine: alla Chiesa locale mancavano i sacerdoti. Tra i preti e i diaconi che vennero mandati - quasi come "fidei donum" - da Venerio in Africa c'era anche Paolino, che poi scrisse una vita di sant'Ambrogio. Venerio, inoltre, sostenne san Giovanni Crisostomo durante il suo esilio.

 

 

 


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