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08.05: Memoria di San Vittore il Moro martire a Milano sotto Diocleziano e Massimiano (verso il 303)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

San Vittore il Moro martire a Milano sotto Diocleziano e Massimiano (verso il 303)
Le notizie più antiche su di lui le abbiamo da Sant’Ambrogio nell’Explanatio evangelii secundum Lucam e soprattutto nell’Inno in onore dei martiri Vittore, Narbore e Felice, soldati originari della Mauritania, di stanza a Milano, che morirono a Lodi in difesa della fede. Negli Atti, invece che risalgono al VIII secolo, si tramanda che Vittore si rifiutò di continuare a prestare servizio militare. Trascinato nell’ippodromo del Circo alla presenza di Massimiano Erculeo e del suo consigliere Anulino, rifiutò di tradire la fede nonostante tormenti a cui fu sottoposto. Flagellato e incarcerato, dopo un’evasione quasi miracolosa, fu di nuovo catturato e decapitato. Il suo corpo sarebbe stato ritrovato dal vescovo S. Materno.

Martirologio Romano
A Milano, commemorazione di san Vittore, martire, che, di origine mora, mentre era soldato nell’esercito imperiale, all’imposizione da parte di Massimiano di sacrificare agli idoli depose le armi e, condotto a Lodi, morì decapitato con la spada.

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/52300
Se l'appellativo non rischiasse di apparire troppo leggero e irriverente, potremmo dire che S. Ambrogio fu uno dei più efficaci "talent-scout" della storia. Scavando, letteralmente, nella storia di Milano, vi ritrovò personaggi illustri, che onoravano la diocesi di cui egli si era trovato così repentinamente alla testa. E da buon "talent-scout" egli sapeva anche lanciare i suoi pupilli con tutti i mezzi della pubblicistica allora disponibili, soprattutto le feste popolari, gli inni sacri e i monumenti. Una delle scoperte di S. Ambrogio è appunto S. Vittore, di cui egli parlò diffusamente nell'Explanatio evangelii secundum Lucam e nell'inno Victor, Nabor, Felix pii. L'altra fonte "storica" da cui apprendiamo la vita e soprattutto il martirio di S. Vittore sono gli Atti, che risalgono al secolo VIII.
Vittore, Nabore e Felice erano tre soldati provenienti dalla Mauritania e di stanza a Milano. Costretti, come altri loro compagni nella milizia e nella fede, a fare una scelta tra l'imperatore e Dio, la loro scelta fu chiara e decisa. Ma la sua obiezione di coscienza procurò a Vittore solo l'arresto e la cella di rigore. Dopo avergli fatto passare sei giorni senza mangiare e senza bere per fiaccarne la resistenza, venne trascinato nell'ippodromo del circo (presso l'attuale Porta Ticinese): nonostante che l'interrogatorio venisse condotto dallo stesso Massimiano Erculeo e dal suo consigliere Anulino, Vittore rimase ben saldo nel suo rifiuto di sacrificare agli idoli, che mantenne anche dopo una severa flagellazione. Riportato in carcere, là dove si trova ora Porta Romana, S. Vittore venne ulteriormente tormentato: tra l'altro gli versarono piombo fuso nelle piaghe, ma la forte tempra del soldato africano non ne fu ancora fiaccata.
Un giorno, anzi, approfittando di una disattenzione dei suoi carcerieri, riuscì ad evadere e a rifugiarsi in una stalla situata nei pressi di un teatro, là dove si trova attualmente Porta Vercellina. Ma ormai il suo peregrinare era terminato: scoperto, venne trascinato in un vicino bosco di olmi e decapitato. Il suo corpo rimase insepolto per una settimana, ma il vescovo S. Materno lo ritrovò ancora intatto e fedelmente vegliato da due fiere.
Gli venne quindi edificata una tomba sontuosa, accanto alla quale S. Ambrogio volle far seppellire suo fratello Satiro. S. Vittore è uno dei santi più cari ai milanesi, che gli hanno edificato e intitolato chiese e monumenti, il più tristemente celebre dei quali è... il carcere di S. Vittore. Non per nulla egli è patrono di prigionieri ed esuli.

Tratto da
http://www.varesenews.it/2007/05/san-vittore-patrono-dei-varesini/236928/

Era un soldato mauritano di stanza a Milano, che per rifiutarsi adorare gli idoli pagani per seguire la religione cristiana morì di stenti, ma soprattutto per le terribili torture inflittegli, con addirittura piombo fuso versato sulle ferite. E la storia di San Vittore Martire, patrono di Varese, santo venerato da molte comunità cristiane del Nord Italia, forse perché la sua vita e il suo martirio vengono descritti da Ambrogio da Milano, in particolare nell’inno Victor, Nabor, Felix pii. Vittore, come gli altri martiri Nabore e Felice, era un soldato mauritano di stanza a Milano all’epoca di Massimiano imperatore d’Occidente.
Quando Massimiano diede avvio ad una delle ultime persecuzioni prima che Costantino emanasse l’Editto di Milano del 313, Vittore pur affermando la propria fedeltà all’imperatore per tutto ciò che riguardava la sua vita civile e la disciplina militare, rifiutò di abiurare la propria fede.
Arrestato, minacciato di tortura e lasciato per più giorni privo di cibo e bevande, anche quando fu condotto al Circo, al cospetto dello stesso imperatore Massimiano Erculeo, continuò a rifiutarsi di sacrificare agli idoli, e venne sottoposto ad atroci tormenti. Nonostante ciò, riuscì ad evadere, ma dopo breve tempo venne scoperto, arrestato e decapitato. La tradizione vuole che il suo corpo fosse lasciato insepolto, ma sia stato ritrovato, intatto, dal vescovo di Milano, Materno, che lo seppellì in un sacello che venne poi denominato, per le sue ricche decorazioni a mosaico, San Vittore in Ciel d’Oro (oggi incorporato nella basilica di Sant’Ambrogio).
Il culto di san Vittore ebbe una larga diffusione, soprattutto su impulso di Ambrogio, che volle seppellire accanto a lui il proprio fratello Satiro. Molte chiese furono dedicate a san Vittore a Milano e nella diocesi ambrosiana, a tal punto che la presenza di chiese o edicole a lui dedicate viene considerata una prova dell’appartenenza (oggi o nel passato) di un territorio alla suddetta diocesi ("Ubi Victor, ibi ambrosiana ecclesia"). Oltre al sopra menzionato sacello di San Vittore in Ciel d’Oro, a Milano vi sono anche le chiese di San Vittore al Corpo, di San Vittore al Carcere, di San Vittore al Teatro e di San Vittore al Pozzo.
A Varese si festeggia con la chiusura delle scuole e di alcune attività; in occasione delle festività del patrono è stata organizzata la settimana del palio bosino che si concluderà domenica 13 maggio con i rioni della città che si sfideranno in diverse gare.

Tratto da
https://www.culturacattolica.it/cristianesimo/testimoni-vite-di-santi/vite-dei-santi/san-vittore
Il santo che si festeggaia L'8 Maggio è San Vittore il Moro, questo attributo, moro, oltre a indicare il colore bruno della pella degli africani vuole dire «mauro», cioè nativo dlla Mauretania, un'antica regione dell'Africa corrispondente alla zona dell'odierno Marocco.
Vittore era soldato ai tempi di Massimiano, imperatore d'Occidente e si trovava a Milano; fu proprio Massimiano a dare inizio ad una delle ultime persecuzioni, prima che, sempre a Milano, nel 313, Costantino promulgasse il famoso editto che riconosceva ai cristiani completa libertà di culto.
Il giovane Vittore aveva sempre seguito fedelmente il suo imperatore, ma ancor più fedelmente seguiva gli insegnamenti di Gesù. Sottoposto ad interrogatorio confessò la sua fede riaffermando al tempo stesso la fedeltà all'imperatore per tutto ciò che riguardava la sua vita civile e la disciplina militare.
Anche minacciato di tortura tenne fede al suo impegno e nelle mani di feroci persecutori mantenne un atteggiamento chiaro e lineare, pur subendo i più duri tormenti, fustigato e bastonato, fu infine ricoperto di rovente piombo fuso, sopravvissuto a questi supplizi, venne decapitato nell'anno 303.
Vittore il Moro è diventato presto uno dei santi più popolari e venerati di Milano, ed il suo nome venne cambiato in quello di Vittore da Milano.
Sant'Ambrogio scriveva che Vittore era uno dei principali patroni della città e San Gregorio di Tours riporta molto miracoli che sono avvenuti presso la tomba del martire Mauretano.

 

 

 


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