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10.05: Memoria dei SS. Tecla Giustina vergini e Isidora martire a Lentini (tra il 250 e il 260); Quarto e Quinto nativi di Capua e martiri a Roma (dopo 269); Calepodio presbitero martire a Roma, insieme con tanti altri (222-232)

 




 

Sante Tecla Giustina vergini e Isidora martire a Lentini (tra il 250 e il 260)

Tratto da http://ordovirginumsicily.blogspot.it/2012/01/le-sante-vergini-consacrate-del-mese-di_19.html

Tecla e Giustina nacquero, vissero e morirono a Lentini città in provincia di Siracusa, nell’arcidiocesi di Siracusa. Erano cugine di ricca e nobile stirpe. Isidora, madre di Tecla, fervente cristiana, subì il martirio e la figlia, colma di fervore per l’esempio della madre, si consacrò a Dio nella verginità, dedicandosi alla cura e alla protezione dei cristiani perseguitati. Ma una malattia che le paralizzò le gambe la costrinse a rimanere a letto per sei lunghi anni. Intanto, a Lentini, al cospetto di Tertullo, arrivarono in catene tre giovani cristiani: Alfio, Filadelfo e Cirino. Alessandro, ministro di Tertullo, informò la cugina Tecla del potere taumaturgico dei tre santi fratelli. Ed ella, mossa dal desiderio, chiese di poterli incontrare. In gran segreto ebbe modo di pregare con loro e di ascoltare la loro esortazione a mantenere salda la fede. Per grazia di Dio Tecla ritornò a camminare e, in segno di riconoscenza, si impegnò a visitarli di nascosto portando loro conforto materiale e consolazione spirituale, curando le loro ferite dovute alle continue torture e dando loro, alla fine, degna sepoltura in una grotta di sua proprietà. In questa esemplare opera di misericordia fù accompagnata dalla cugina Giustina, che cieca da un occhio ebbe la grazia della guarigione. Quando cessarono le persecuzioni le stesse pensarono di costruire due chiese: una sopra la tomba dei santi fratelli martiri e l’altra dedicata alla beata Vergine Maria, cercando, insieme al cugino Alessandro, convertitosi al cristianesimo, di ravvivare la vita della comunità cristiana di Lentini. A tal proposito Tecla scrisse una lettera al vescovo di Roma affinchè tale comunità potesse ritornare ad essere guidata da un degno Pastore. Fu designato a tale missione proprio Alessandro e quando Everio, vescovo di Catania, presiedette la celebrazione di dedicazione della Chiesa della Vergine Maria, vedendo Tecla prostatasi dinanzi, esclamò: "Godi, o Signora, che hai consumato il corso delle prove e hai mantenuto la fede, gioisci amica dei martiri, compagna dei santi, che servisti nella loro vita e in loro memoria templi innalzasti. Sei veramente beata perché hai trovato la pace: Cristo Signore." Entrambe le sante resero serenamente lo spirito il 10 gennaio , Giustina nel 262 e Tecla nel 264 d.C. . La volta della Chiesa madre di Lentini è arricchita da un affresco in cui Giustina è al fianco di Tecla, la loro effige è anche rappresentata sulle ante del prezioso armadio della sagrestia. Non si trova più la loro menzione nel nuovo Martirologio Romano, tuttavia ad ottobre la contrada Santuzzi, nel comune di Carlentini, al confine con quello di Lentini, festeggia come Santa Patrona e titolare della parrocchia S. Tecla vergine lentinese.

 

 

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Santi Quarto e Quinto nativi di Capua e martiri a Roma

Tratto da http://www.santiebeati.it/dettaglio/52530
La più antica notizia di questi santi si trova nel Martirologio Geronimiano che li ricorda il 10 maggio. con l'indicazione topografica ad centum aulas sulla via Latina. Quale fosse il luogo cosi designato non si sa, ma gli Itinerari del sec. VII concordemente attestano che i sepolcri dei due mar¬tiri si trovavano nella chiesa dei santi Gordiano ed Epimaco. Il latercolo del Geronimiano fu tra¬scritto dai martirologi storici e da questi passò anche nel Romano, in cui il Baronio vi aggiunse che i corpi di Quarto e Quinto sarebbero stati trasferiti a Capua. Questa notizia non ha un solido fondamento e dipende dal fatto che nel famoso mosaico absidale della chiesa di S. Prisco a Capua, erano raffigurati due santi omonimi. Ciò condusse anche qualche studioso locale ad asserire che Quarto e Quinto fossero due chierici capuani martirizzati a Roma e si giunse persino a farne due ve-scovi della predetta città. Rimane dubbio se i due santi del mosaico capuano debbano identificarsi con i romani dal momento che di nessuno di loro si hanno altre più sicure notizie.

 TRATTO da http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2016/9/5/SAN-QUINTO-Santo-del-giorno-il-5-settembre-si-celebra-san-Quinto/721517/

….Schiera di santi del primo periodo del cristianesimo, di cui purtroppo ci sono arrivate pochissime notizie ed incerte. Non si conoscono bene luogo e data di nascita (forse nato a Capua), mentre della morte si conosce il giorno il 9 aprile, ma non l'anno che comunque è sicuramente dopo il 269. Spesso viene abbinato in martirio con san Quarto (vescovo di Capua), e si pensa siano stati sepolti insieme, dopo il martirio, sulla via Latina. Questa teoria nasce da un mosaico absidale conservato nella chiesa di san Prisco a Capua, dove sono raffigurati san Quarto e san Quinto insieme. Fra i martiri, era molto diffuso il nome san Quinto, infatti ne troviamo bene sette nel martirologio Romano. Purtroppo, di questo santo, non si sa veramente nulla sulla sua vita o sul suo martirio, di conseguenza non è venerato nè come protettore nè come patrono.
Sembra quasi che sia stato cancellato, destino condiviso con molti santi del primo periodo dell'era cristiana, ormai caduti nell'oblio del ricordo. 
Consultare anche
CONTRIBUTO ALLA TOPOGRAFIA 
DELL’AGER CAMPANUS!
I MONUMENTI PALEOCRISTIANI NELLA ZONA 
DI S. MARIA CAPUA VETERE http://www.iststudiatell.org/p_isa/collana_campana/ager_campanus.pdf

 

 

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San Calepodio presbitero martire a Roma, sotto Alessandro Severo, insieme con tanti altri durante la persecuzione dal 222 al 232

Tratto da http://www.santiebeati.it/dettaglio/90979

Il nome Calepodio deriva dal soprannome di una gens latina e significa “che ha i piedi caldi”. Il Santo che fu martirizzato a Roma fu sepolto da papa Callisto che gli dedicò il cimitero al III miglio della via Aurelia. Gregorio IV rinvenne nella basilica di S. Maria in Trastevere il suo corpo, unitamente a quelli di Cornelio e Callisto, e li depose sotto l’altare maggiore. Alcune reliquie dei tre Santi furono traslate a Fulda ed a Cysoing. Così parla di Lui il M.R. “A Roma il beato Calepodio, Prete e Martire, il quale dall'Imperatore Alessandro fu fatto uccidere colla spada, ed il suo corpo fu trascinato per la città e gettato nel Tevere. Il Papa Callisto poi, avendolo ritrovato, lo seppellì. Fu pure decollato il Console Palmazio colla moglie, coi figlioli ed altri quarantadue della sua casa dell'uno e dell'altro sesso; inoltre il Senatore Simplicio colla moglie ed altri sessantotto della sua famiglia; come pure anche Felice colla sua moglie Blanda. Le loro teste poi furono appese alle diverse porte di Roma, a terrore dei Cristiani”.

 

 


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