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12.05: Memoria dei Santi Nereo ed Achilleo martiri a Roma verso l’anno 95

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Santi Nereo ed Achilleo martiri a Roma verso l’anno 95

Nereo e Achilleo, secondo la tradizione riferita da Papa Damaso, erano due militari conquistati alla fede dalla fortezza dei martiri cristiani. Decapitati a Roma sotto Diocleziano (304), furono sepolti nel cimitero di Domitilla sull'Ardeatina e onorati anche in una basilica presso le terme di Caracalla.
Martirologio Romano: Santi Néreo e Achílleo, martiri, che, come riferisce il papa san Damaso, si erano arruolati come soldati e, spinti da timore, erano pronti ad obbedire agli empi comandi del magistrato, ma, convertitisi al vero Dio, gettati via scudi, armature e lance, lasciarono l’accampamento e, confessando la fede in Cristo, godettero del suo trionfo. In questo giorno a Roma i loro corpi furono deposti nel cimitero di Domitilla sulla via Ardeatina.
Tratto da

http://www.santiebeati.it/dettaglio/27150

Tutte le strade portano a Roma, dice un proverbio, e da Roma partono alcune delle più celebri vie del mondo. Su due di esse, verso sud-est e ovest, l’Ardeatina e l’Aurelia, ricevettero degna sepoltura i santi martiri Nereo ed Achilleo, nonché Pancrazio. Nonostante siano ricordati tutti e tre al 12 maggio, il loro culto è sempre stato separato e le loro memorie liturgiche vengono celebrate separatamente con formulari propri secondo l’antica tradizione romana.
Il documento più antico sui santi Nereo ed Achilleo, martiri romani, è l’epigrafe scritta in loro onore da papa San Damaso nel IV secolo. La testimonianza di numerosi pellegrini ne ha tramandato il contenuto prima che essa venisse distrutta. L’archeologo Giovanni Battista De Rossi nel XIX secolo ne ha rimesso insieme i frammenti: “I martiri Nereo e Achilleo si erano arruolati nell’esercito ed eseguivano gli ordini di un tiranno, ed erano sempre pronti, sotto la pressione della paura, ad obbedire alla sua volontà. O miracolo di fede! Improvvisamente cessò la loro furia, si convertirono, fuggirono dal campo del tiranno malvagio, gettarono via gli scudi, l’armatura e i giavellotti lordi di sangue. Confessando la fede di Cristo gioirono nell’unire la loro testimonianza al suo trionfo. Impariamo dalle parole di Damaso quali cose grandi opera la gloria di Cristo”.
Pare dunue certo che fossero pretoriani e che, più o meno improvvisamente, abbiano deciso di convertirsi al cristianesimo, pagando con il loro sangue la loro fede. Nel 1874 il De Rossi scoprì le loro tombe vuote ed una scultura contemporanea in una chiesa sotterranea fatta edificare da papa Silicio nel 390. Il loro sepolcro consisteva in una tomba di famiglia, situata nel cosiddetto cimitero di Domitilla, come sarà denominato più tardi. Intorno al Seicento San Gregorio Magno pronunciò una solenne omelia a loro dedicata: “Questi santi, davanti ai quali siamo radunati, odiarono il mondo e lo calpestarono sotto i propri piedi quando la pace, le ricchezze e la salute esercitavano il loro fascino”.
La chiesa venne ricostruita nel IX secolo da papa Leone III, ma era nuovamente in rovina quando il Cardinal Baronio, famoso studioso oratoriano del XVI secolo, la fece restaurare per traslarvi le reliquie dei due santi, che erano state trasferite in Sant’Adriano.
I loro “Acta” leggendari hanno ben poca credibilità e paiono essere stati scritti onde giustificare la presenza delle loro reliquie nel cimitero di Domitilla: a tal fine si cercò infatti di legare la vicenda del loro martirio a quella della santa nipote dell’imperatore Domiziano. Secondo tali resoconti furono esiliati insieme sull’isola di Terracina: Nereo ed Achilleo venero poi decapitati, mentre Domitilla fu arsa viva, essendosi rifiutata di sacrificare agli idoli.

Tratto da
http://digilander.libero.it/gogmagog1/Santi/nereo-achilleo.htm
Nereo ed Achilleo, santi, martiri, venerati a Roma, i resti, unitamente a quelli di Flavia Domitilla, erano nella confessione della chiesa a loro intitolata. Traslati da S. Adriano dal cardinale Baronio il 12 maggio 1597, vennero trafugati intorno al 1870. Sempre nel 1597 le teste furono donate a S. Maria in Vallicella che le esponeva al culto dei fedeli. Nella sagrestia di questa chiesa vi sono due grandi reliquiari in bronzo dorato. In uno, sono conservate le reliquie della testa di S. Nereo e S. Gerardo, nell’altro, quelle di Achilleo e di S. Restituta. Nereo ed Achilleo, soldati martirizzati alla fine del III secolo, ebbero subito un grande culto. Papa Damaso (336-384) depose una lapide sulla tomba, allora posta nella basilica a loro dedicata nel cimitero di Domitilla sulla via Ardeatina. Nel VI secolo furono trasformati da una fantasiosa Passio in eunuchi al servizio di Flavia Domitilla. M.R.: 12 maggio - A Roma, sulla via Ardeatina i santi Martiri Nereo ed Achilleo fratelli, i quali prima con Flavia Domitilla, di cui erano eunuchi, soffrirono per Cristo un lungo esilio nell'isola Ponza; ma poi furono tormentati con gravissime battiture; quindi, essendo da Minuzio Rufo Consolare coll'eculeo e colle fiamme stimolati a sacrificare agli idoli, e rispondendo che, battezzati dal beato Pietro Apostolo, non potevano in alcun modo acconsentire, furono decapitati. Le loro sacre reliquie, assieme a quelle di Flavia Domitilla, dalla Diaconia di sant'Adriano furono solennemente trasferite, nel giorno precedente, al loro antico Titolo di nuovo restaurato, dove una volta riposte si conservano, per ordine del Papa Clemente ottavo, il quale poi stabilì che oggi si celebrasse pura la festa della stessa beata Domitilla Vergine, la cui passione si commemora il 7 maggio.

Tratto da
http://www.treccani.it/enciclopedia/nereo-e-achilleo-santi_%28Enciclopedia-Italiana%29/

NEREO e ACHILLEO, santi. - La storia di questi martiri romani è narrata da Damaso I in otto esametri, che un tempo ornavano il loro sepolcro. N. e A. erano militari e a servizio di un tiranno infesto ai cristiani. Ma un giorno si convertono, abbandonano le armi, confessano la fede di Cristo, e riportano la palma del martirio. Quando siano stati martirizzati, non si sa; ma non pare lecito risalire al di là delle grandi persecuzioni del sec. III.
La Passio sanctorum Nerei et Achillei, composta nella prima metà del sec. V e più tardi tradotta anche in greco, assegna questi martiri all'impero di Domiziano. Ma l'autore di codesta bizzarra leggenda, il quale, contro la testimonianza esplicita del papa Damaso, fa dei due soldati due eunuchi di Flavia Domitilla battezzati da S. Pietro, non merita nessuna fede. Sicurissimo è il luogo in cui essi ricevettero sepoltura sulla Via Ardeatina, nel cimitero di Domitilla, là dove se ne celebrava la festa il 12 maggio, come c'insegna il Martirologio Geronimiano. Riposavano i sacri corpi sotto l'altare di una basilica eretta colà, secondo ogni apparenza, dal papa Siricio (384-398), immediato successore di Damaso, restaurata nel sec. VI da Giovanni I (523-526).
Tra le rovine di questa basilica, ritrovata da G. B. de Rossi nel 1873, tornarono in luce due frammenti del carme damasiano sopra ricordato, e una delle quattro colonnine che sostennero il ciborio dell'altare. Su tale colonnina una rozza mano del secolo IV-V scolpì il martire Achilleo (ACILLEUS), ferito dal carnefice dinnanzi a una croce laureata. La basilica e la tomba furono molto frequentate nel Medioevo. Quando il papa Paolo I (757-767) trasferì al Vaticano le reliquie di S. Petronilla, sepolta presso N. e A., pare lasciasse questi ultimi nel loro luogo primitivo.
Non si sa donde provenissero le reliquie che nel 1213 furono deposte - come dei due martiri - in S. Adriano al Foro, e che nel 1597 il cardinale Baronio fece trasportare, con pompa trionfale, all'antichissimo titolo de fasciola o sanctorum Nerei et Achillei, in Via Nova, presso le terme di Caracalla.

Bibl.: Acta Sanctorum, Maggio, III, p. 4 segg.; Tillemont, Mémoires pour servir à l'histoire ecclésiastique, II, Venezia 1732, p. 127 seg.; H. Achelis, Acta Ss. Nerei et Achillei, in Texte und Untersuchungen, XI, ii, Lipsia 1893; P. Allard, Histoire des persécutions, I, 2ª ed., Parigi 1892, p. 170 segg.; A. Dufourcq, Étude sur le gesta martyrum romains, I, Parigi 1900, p. 305 segg.; A. Ehrard, Die altchristliche Litteratur und ihre Erforschung, Friburgo in B. 1900, p. 565 segg.; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2ª ed., Bruxelles 1933, p. 287 seg. - Sull'epigramma damasiano, G. B. de Rossi, Bulletino di archeologia cristiana, 1874, p. 20 segg.; K. Weyman, Vier Epigramme des hl. Papstes Damasus I, Monaco 1905, p. 22 segg; P. Franchi de' Cavalieri, I santi N. ed A. nell'epigramma damasiano, Roma 1909 (Note agiografiche, fasc. 3, in Studi e Testi della Bibl. Vat., XXII, p. 43 segg.). - Sulla basilica della Via Ardeatina, G. B. de Rossi, Bull. di arch. crist., 1874, p. 5 segg.; 1875, p. 49 segg.; 1879, p. 91 segg.; O. Marucchi, Roma sotterranea cristiana, n. s., I, Roma 1914, fasc. 2°, p. 107 segg.; H. Leclercq, in Dictionnaire des antiquités chrétiennes, s. v. Domitille (cimitière de), col. 1409 segg. - Sul titolo de fasciola, M. Armellini, Le chiese di Roma, 2ª ed., Roma 1891, p. 591; J. P.Kirsch, Die röm. Titelkirchen im Altertum, Paderborn 1918, p. 90 segg.; F. Lanzoni, I titoli presbiterali di Roma antica, in Rivista di archeol. crist., 2, 1925, p. 254 seg.; Chr. Huelsen, Le chiese di Roma nel Medioevo, Firenze 1927, p. 388 seg.

 

 


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