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18.05: Memoria di San Venanzio martire a Camerino (verso il 250)

 




 

San Venanzio martire a Camerino (verso il 250)

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/53900
Si rimane meravigliati di fronte all’enorme ed antichissimo culto tributato a questo santo martire, a Camerino come in tutta l’Italia Centrale. Come pure si rimane interdetti alla lettura dei martirî subiti; Venanzio giovanetto di quindici anni apparteneva ad una nobile famiglia di Camerino, fattosi cristiano, lasciò tutte le comodità in cui era vissuto ed andò a vivere presso il prete Porfirio.
Venne ricercato dalle autorità pagane della città e minacciato di tormenti e di morte se non fosse ritornato al culto degli dei, in esecuzione degli editti imperiali. Venanzio adolescente per età, ma dalla forte personalità per la fede ricevuta, si rifiuta e quindi viene sottoposto a flagellazioni, pene di fumo, fuoco, eculeo (cavalletto), ne esce sempre incolume e per questo raccoglie conversioni fra i pagani curiosi e gli stessi persecutori.
Resta imprigionato e viene ancora tormentato con i carboni accesi sul capo, gli vengono spezzati i denti e mandibola, gettato in un letamaio, Venanzio resiste ancora, allora viene dato in pasto a cinque leoni affamati, ma questi gli si accucciano inoffensivi ai suoi piedi.
Ancora incarcerato, può accogliere ammalati di ogni genere che gli fanno visita ammirati ed imploranti, ed egli ridona a loro la salute del corpo e dell’anima, convertendoli al cristianesimo. Ormai esasperato, il prefetto della città lo fa gettare dalle mura, ma ancora una volta lo ritrovano salvo, mentre canta le lodi a Dio.
Viene legato e trascinato attraverso le sterpaglie della campagna e anche in questa occasione opera un prodigio, facendo sgorgare una sorgente da uno scoglio per dissetare i soldati, operando così altre conversioni.
Alla fine, il 18 maggio del 251, sotto l’imperatore Decio o nel 253 sotto l’imperatore Valeriano, viene decapitato insieme ad altri dieci cristiani; mettendo così fine a questa galleria di orrori, che è difficile credere a tanta crudeltà, messa in atto da un popolo che dominava il mondo di allora, sì con la forza ma suscitando anche cultura, arte, diritto, civiltà. Ad ogni modo questa ‘passio’, riportata negli ‘Acta SS.’ già nel secolo XI è stata integrata nei secoli successivi, inserendo anche una fuga di Venanzio da Camerino, per sottrarsi ai persecutori attraverso la Valnerina a Rieti e di lì a Raiano (L’Aquila), dove gli è dedicata una chiesa.
Il martire venne sepolto fuori della Porta Orientale sul declivio Est del colle a 500 metri dalle mura, sul quale venne edificata una basilica (sec. V), che venne più volte riedificata nei secoli successivi, è tuttora sede dell’’Arca del santo’ meta di secolare devozione.
Nel corso della storia millenaria della città, il suo nome, il suo culto, è presente dappertutto; nelle formule d’invocazione e nelle litanie dei santi dei vescovi camerinesi del 1235 e 1242, libri liturgici locali dei sec. XIV e XV, sigilli e monete coniate con la figura del santo, nella chiesa eretta presso la sorgente che sgorgò miracolosamente, a cui sono collegate due vasche, nelle quali venivano immersi lebbrosi e ulcerosi per impetrare la guarigione.
Con la Signoria dei Da Varano, fin dalla fine del ‘200, s. Venanzio subentrò come protettore della città di Camerino al santo vescovo Ansovino (m. 868). Nel 1259 durante la distruzione e il saccheggio di Camerino da parte delle truppe di Manfredi, le reliquie di s. Venanzio furono asportate e depositate nel Castel dell’Ovo a Napoli; furono restituite alla devozione della città nel 1269 per ordine del papa Clemente IV.
La vicenda terrena dell’adolescente Venanzio, suscitò una fioritura letteraria, drammi, oratori musicali, poemi, poemetti e carmi latini ed italiani. Solenni manifestazioni religiose con toni oggi diremmo di folklore, sin dal 1200 si svolgevano a Camerino il 18 maggio, data della sua festa e nei giorni vicini, coinvolgendo tutta la città con un palio particolare, sfilata delle autorità e delle corporazioni, giostra della Quintana e altre corse, fiere, falò, processioni con la statua d’argento.
In campo artistico, sono innumerevoli le opere d’arte che lo raffigurano in affreschi, stampe, monete, sigilli, incisioni, medaglie, ricami, arazzi, statue, polittici, ecc. a cui si dedicarono tutta una serie di artisti dal Medioevo ai giorni nostri.
La bibliografia legata al santo martire, al suo culto e alle manifestazioni celebrative, è enorme, come pochissimi altri santi.

TRATTO da
http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2017/5/18/SAN-VENANZIO-Santo-del-giorno-il-18-maggio-si-celebra-san-Venanzio-da-Camerino/764536/

Nella giornata del 18 maggio la Chiesa Cristiana ricorda e celebra l'importante figura di san Venanzio da Camerino, una delle figure più importanti della storia del cristianesimo. Per quanto riguarda la sua biografia non si sa molto: nacque in un anno imprecisato da nobile famiglia romana e fin dalla più tenera età emerse in lui la fortissima fede cristiana. Nonostante l'ostilità della famiglia, che era una delle più in vista di Camerino in epoca romana, il giovane non si lasciò scoraggiare, tanto da decidere, arrivato a nemmeno vent'anni, di recarsi a vivere da Porfirio, altro esponente della cristianità di Camerino.
Per la sua appartenenza al cristianesimo venne alla fine imprigionato e sottoposto a torture indicibili, le quali però non fecero mai venire meno la sua incrollabile fede, che nel periodo trascorso da uomo libero non aveva mai nascosto e che aveva rafforzato attraverso una vita avulsa dal lusso e dagli sprechi.
Alla fine, si dice per ordine dello stesso imperatore Decio, venne decapitato in un anno compreso tra il 250 e il 252 per non aver rispettato l'editto dell'Imperatore, che imponeva a tutti coloro che abitavano nel territorio dell'Impero Romano di non professare un culto diverso da quello pagano accettato dalle autorità romane. Le sue spoglie mortali vennero lasciate a Camerino e oggi riposano in un luogo di culto costruito proprio per ricordarlo.
Tra i vari miracoli a lui accreditati ve ne sono alcuni accaduti nel periodo in cui venne torturato per la sua fede cristiana, come ad esempio quello di aver ammansito dei leoni affamati cui era stato dato in pasto o quello di sopravvivere dopo essere stato gettato dalle mura cittadine.
È riconosciuto come patrono di diverse realtà urbane, tra cui le più importanti sono senza ombra di dubbio Raiano e San Venanzio. Nella prima cittadina si trova un affascinante eremo che è visitato da pellegrini che arrivano da ogni parte d'Italia, mentre nel paesino di San Venanzio in provincia di Terni si svolge ogni anno, in occasione del 18 maggio, una processione.
Molto importante è anche una messa che si svolge all'aperto, nei pressi di una roccia da cui si racconta che il Santo abbia fatto sgorgare dell'acqua per i cavalli dei soldati romani che lo stavano portando a morire per decapitazione.

Leggere anche
http://www.comune.raiano.aq.it/c066077/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/37

 

 

Vita di s. Venanzio martire descritta da Matteo Pascucci

https://books.google.it/books?id=jMejpUF8P2cC&pg=PA15&lpg=PA15&dq=santo+venanzio+da+camerino&source=bl&ots=l0_q4qyJfI&sig=mWAA2z2iJMXdcQ0hhua9McDoqjk&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjRoJT6nI3bAhXKcRQKHXikDFQ4FBDoAQg2MAQ#v=onepage&q=santo%20venanzio%20da%20camerino&f=false


tratto da

http://www.diocesisulmona-valva.it/index.php?option=com_content&view=article&id=174:raiano-san-venanzio&catid=52

Nei pressi del paese, nella suggestione di una natura qui davvero incontaminata, la Valle dell’Aterno crea una gola stretta e selvaggia che separa, sui due versanti, i monti Mandra Murata e Mentino da un lato, e le Spugne e monte Urano dall’altro. Incastrato tra le due sponde rocciose del fiume sorge, quasi sospeso su di un ardito ponte ad arco, l’eremo di San Venanzio.
La chiesa, meta ancora oggi di frequenti pellegrinaggi, è dedicata al giovane Venanzio; egli si convertì al Cristianesimo e decise di ritirarsi in queste remote lande con il maestro Porfirio, ma nel 259 fu arrestato e martirizzato a Camerino, sua città d’origine, dopo aver appreso della morte del padre.
Al culto di questo Santo martire, ancora oggi molto sentito dai fedeli che qui accorrono un po’ da tutto l’Abruzzo, si lega un’antica tradizione che vuole riconoscere in alcuni segni impressi nella roccia le impronte stesse del Santo.
In una perfetta simbiosi tra la religiosità popolare ed il contesto naturale, la festa di San Venanzio, celebrata il 18 maggio, si radica nei cosiddetti patronati delle pietre, dell’acqua e della vegetazione. Ripercorrendo le orme della vita di San Venanzio e ripetendo un tipico rituale detto della pietra, i pellegrini si sdraiano su quella che si crede sia l’impronta del corpo lasciata dal Santo, detta letto di San Venanzio, e prendono poi posto sul sedile di Santa Rina per ottenere la guarigione
da vari mali fisici. Arrampicandosi poi sulla parete rocciosa che si erge sulla sponda opposta, essi raggiungono la grotta della Crocetta nella quale si crede che Venanzio si ritirasse in solitudine. Sebbene la più antica notizia di una chiesa dedicata al Santo risalga ad una bolla di papa Adriano IV del 1156, nel circondario di Raiano il culto del martire doveva essere vivo e sentito già secoli prima, sorto in parallelo a quello per altre vittime delle persecuzioni contro i primi Cristiani.
In passato qualche studiosi aveva avanzato l’ipotesi che l’eremo fosse stato costruito attorno al XII secolo, ma la mancanza di resti medievali e l’analisi della configurazione del luogo sacro lascia invece supporre che sia nato nel Quattrocento o forse nel secolo successivo. Se la più antica traccia databile con certezza è infatti fornita dagli affreschi che risalgono al XV e XVI secolo, tra cui spicca la raffigurazione degli Evangelisti, la chiesa è stata snaturata da vari restauri e rifacimenti del Seicento, come svelano il soffitto e i tre altari, uno maggiore e due laterali.
Usciti dalla chiesa si segue il camminamento che la fiancheggia e, passando per le celle anticamente abitate dagli eremiti, si arriva ad una grotta detta cappella delle Sette Marie, dove si conserva una pregevole opera d’arte che raffigura il Compianto sul Cristo morto, per la quale è stata individuata la data del 1510. Se si è appassionati di arte, lo si può confrontare con un opera simile che si trova nella vicina Pratola Peligna, nell’Oratorio della Madonna delle Grazie. Essa è più recente, risale infatti al 1540, ed è composta da ben 17 figure in terracotta che, secondo gli storici dell’arte, sarebbero opera dello scultore Gian Francesco Gagliardelli da Città Sant’Angelo.
La loggia esterna si affaccia sul fiume e da qui parte la Scala Santa, scavata nella roccia, che porta fino all’acqua del fiume e viene percorsa in salita dai pellegrini. Questi gesti rituali sono legati all’evocazione della discesa agli inferi, dai quali si risale purificati, ma anche alle pratiche religiose per mezzo delle quali i pellegrini invocano la guarigione dai loro mali attraverso i riti con la pietra (detta litoterapia) e l’acqua. Un esempio è l’immersione degli arti doloranti o malati nelle acque del fiume Aterno e la benedizione dei malati con l’acqua di San Venanzio, alla quale si riconoscono poteri curativi.
Il territorio di Raiano fu scelto dall’uomo per abitarvi sin dal periodo italico, come testimoniano i vari ritrovamenti archeologici e in particolare quelli fatti in località Castellone, ma fu in epoca romana che qui sorse la città di Radianum. Le origini della moderna Raiano sembrano essere medievali e risalgono alla fine del IX secolo, come si scopre dal Chronicon Casauriense, lacronaca dell’abbazia di San Clemente a Casauria. Nel XI secolo Enrico III confermava il possesso del castello di Raiano all’abbazia di San Giovanni in Venere, e questo periodo risale la chiesa di Sant’Antonio Abate, costruita nel 1004.
Il castrum di Raiano è raffigurato simbolicamente in una delle formelle del portone in bronzo di San Clemente, risalente al XII secolo, e fu abbandonato nel corso del Quattrocento in seguito ad un rovinoso terremoto. Gli abitanti lo ricostruirono più a valle, dove si trova oggi. Uscendo da Raiano può essere interessante visitare il piccolo borgo di Vittorito, minuscolo ma ricco di interessanti elementi di arte e architettura. Si incontrerà prima la chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Maria del Borgo e costruita ai primi del XV secolo, sotto il regno di Giovanna II Durazzo, anche se i primi documenti che ne parlano sono quelli del 1499.
Sulla facciata laterale ci sono due grandi affreschi con la Madonna col Bambino e San Cristoforo, mentreall’interno sono da vedere vari altri affreschi tra cui spicca un San Nicola del Quattrocento e altre figure di Santi con la data del 1538. Alla fine del borgo sorge la chiesa di San Michele Arcangelo, dove si può ammirare un ciborio interamente affrescato nel primo Quattrocento con gli Evangelisti dipinti nella volta; varie figure di Santi e un’Annunciazione spiccano invece sulle pareti esterne.
Giovanni Lattanzi
fonte: www.abruzzocultura.it


VITA DI SAN VENANZIO MARTIRE Secondo la legenda, San Venanzio nacque a Camerino nell'anno 238 da Soprino, senatore, e da Benedetta o Deodata che morì poco dopo aver dato alla luce il figlio. Entrambi erano cristiani e cristianamente fu educato il fanciullo. Sua guida spirituale e maestro fu il sacerdote Porfirio che Venanzio seguì, per volere paterno, quando su di loro si profilava il pericolo della persecuzione. Maestro ed alunno lasciarono allora Camerino e vagarono senza meta precisa. Finalmente pervennero presso il Fiume Aterno, dove "osservarono due altissimi colli [...] che dopo aver ristrette le acque tra fauci anguste, danno adito ad una lunga valle rivolta verso oriente [...]. Determinarono quivi i novelli anacoreti fermarsi per esercizi d'orazione". erano arrivati nelle gole che, poi, saranno dette di san Venanzio.

Eremo di San Venanzio
Sta in
http://www.visit-raiano.it/poi/870/eremo-di-san-venanzio/7#sthash.fCwHcMph.dpbs

 

 

 


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