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23.05: Memoria di Sant’Efebo vescovo di Napoli nel III secolo

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Sant’Efebo vescovo di Napoli nel III secolo

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/54440

È l’ottavo nella serie dei vescovi di Napoli, come ci è pervenuta attraverso il Liber Pontificalis di detta Chiesa. Il Calendario Marmoreo napoletano e tutti gli altri calendari ne commemorano la deposizione il 23 maggio, giorno in cui fissa la sua festa il Martirologio Romano. Il nome greco Efebos assieme a quelli di Epitimeto ed Eustazio, rispettivamente secondo e settimo della serie, attesta l’esistenza dell'elemento greco accanto a quello romano nella primitiva Chiesa partenopea. La forma grafica del nome subì attraverso i secoli strane alterazioni e deformazioni: Efevo, Eufebio, Eufrebio, Efrimo, Effrimo, Eufirmo, Euframo ed Eframo; l’ultima forma è ancora corrente nell’uso dialettale.
Di Efebo il cronografo dei vescovi informa solo che fu «santissimo» presule e che resse «fedelmente» la sua Chiesa. Fiorì sul finire del secolo III o agli inizi del secolo IV. La sua tomba nel cimitero suburbano, posto a nord-est della città, nella zona, in prossimità dei Ponti Rossi, che in seguito prese nome da Efebo, divenne centro di viva devozione: all'inizio del secolo V vi fu inumato il vescovo Orso, successore di san Severo. Nella prima metà del secolo IX il corpo di Efebo fu trasportato dal vescovo Giovanni IV lo Scriba (m. 849) nella cattedrale Stefania, costruita da Stefano vescovo alla fine del V secolo, e il suo nome venne inciso nel ricordato Calendario Marmoreo.
La fama di Efebo come taumaturgo rimase legata alla sua chiesa estramurale e perdurava così viva nel secolo X che un agiografo napoletano vivente in quel tempo (probabilmente Pietro suddiacono) ne tramandò testimonianza (Libellus miracolorum s. Ephebi), nella narrazione di tre miracoli operati da Efebo, mentre il suo nome fu incluso da tempo immemorabile tra quelli dei sette santi protettori della città.
Nel 1530 la detta chiesa estramurale fu affidata ai Cappuccini, i quali eressero sull’arca una nuova chiesa dedicata alla Immacolata Concezione, che conserva tuttora il nome di sant'Eframo Vecchio in opposizione a una nuova chiesa dedicata, in altro luogo della città, in onore dell'Immacolata e di Efebo. I Cappuccini ne tennero sempre vivo il culto: nel novembre 1589 praticarono nella vecchia chiesa alcuni scavi e vi rinvennero tre corpi privi di testa, che si vollero identificare, con scarso fondamento, almeno per quanto riguarda gli ultimi due, con i vescovi Efebo, Fortunato e Massimo: vi sarebbero stati trasportati dalla Stefania in epoca imprecisata, forse nel secolo XIII. Il fatto segnò un risveglio del culto verso Efebo. Se ne occupò il celebre agiografo Paolo Regio, vescovo di Vico Equense, nelle sue Opere spirituali e nel 1889 se ne celebrò il terzo centenario con qualche solennità. Inoltre, nel 1750, i Cappuccini stamparono e diffusero una Vita del glorioso Sant'Euframo vescovo e protettore di questa città di Napoli, di autore anonimo.
Del cimitero paleocristiano, legato al nome del santo vescovo, vennero alla luce alcuni elementi soltanto nel 1931, in seguito a scavi.


Tratto da
http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2015/5/23/SANTO-DEL-GIORNO-Il-23-maggio-si-celebra-Sant-Efebo-vescovo/611091/
Oggi 23 maggio si festeggia Sant'Efebo, che è stato vescovo e martire napoletano di cui esiste ancora un grande culto nel capoluogo partenopeo. Efebo, o Eufebio o ancora Eframo, come è più conosciuto nel sud Italia, nacque a cavallo tra il III e il IV secolo a Napoli, città di cui divenne ottavo Vescovo. Non si hanno molte notizie sulla sua storia e quel poco che ne sappiamo lo dobbiamo all'antica tradizione napoletana che ancora oggi ne celebra il culto.
Si racconta che il vescovo Efebo, uomo dal bellissimo e angelico aspetto, fu un santo pastore che aveva molto a cuore la sua comunità parrocchiale. Benvoluto dai fedeli, Efebo dedicò la sua missione e la sua intera vita alla difesa del popolo napoletano e viene ancora oggi ricordato per la sua abilità di taumaturgo. Anche per questo motivo gli vennero attribuiti numerosi miracoli che portarono alla sua cerimonia di santificazione a opera della Chiesa Cattolica. Sant'Efebo è quindi da sempre ben radicato nel cuore di Napoli. Sopraggiunta la morte venne sepolto nel cimitero extraurbano, che ancora oggi conserva il nome di catacomba di Sant'Efebo, ma si stima che le sue spoglie vennero trasferite probabilmente nel IX secolo al Duomo di Napoli.
La tradizione popolare partenopea vuole, però, che le spoglie del vescovo traslarono nuovamente nella sua catacomba, nei cui dintorni, non a caso corrispondenti alla zona di Sant'Efremo Vecchio, oggi il culto del santo è forse il più diffuso ed acceso. Difatti, sono in molti a sostenere che la sua ultima traslazione sia invero avvenuta proprio nella chiesa di Sant'Efremo, insieme alle spoglie di San Massimo e San Fortunato nel XIII secolo, e non alla catacomba che viene fatta risalire al V secolo. Benché per la Chiesa cattolica la santità del martire Efebo si festeggi oggi 23 maggio, a Napoli Sant'Eframo, nome con il quale è più spesso ricordato, si festeggia anche l'8 novembre. Questo perché dal 1673 è compatrono della città di Napoli e proprio l'8 novembre si celebra la memoria dei Santi Vescovi della Chiesa di Napoli. Come impone la tradizione partenopea, a Napoli allo scadere di ogni secolo una statua d'argento raffigurante Sant'Eufebio viene portata in processione dal Duomo fino alla chiesa del rione di Sant'Eframo Vecchio, luogo in cui fu sepolto subito dopo la morte.
La chiesa di Sant'Eframo, di grande bellezza e interesse e già citata in precedenza, è oggi abitata dai frati Cappuccini, dopo un periodo in cui ad occuparlo furono le Monache delle Trentatré con la soppressione degli ordini religiosi. Al santo martire sono dedicati anche altri edifici nella città di Napoli e dintorni, come il Monastero di Sant'Eframo Nuovo a Materdei, sorto nel XVI secolo per volere di Gianfrancesco De Sangro principe di Sansevero.

 


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