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31.05: Memoria dei Santi Canzio, Canziano, Canzianilla, con Proto loro precettore, martiri ad Aquieia sotto Diocleziano (tra il 290 e il 304)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Santi Canzio, Canziano, Canzianilla, con Proto loro precettore, martiri ad Aquieia sotto Diocleziano (tra il 290 e il 304)
Canzio, Canziano e Canzianilla, che la la tradizione vuole fratelli, caddero sotto Diocleziano agli inizi del IV secolo e vennero sepolti ‘ad aquas Gradatas’. Nella stessa località, corrispondente all’odierno S. Canzian d’Isonzo, venne scoperta recentemente la relativa basilica paleocristiana e la stessa tomba, con notevoli resti ossei di tre individui. La venerazione dei martiri è attestata dal racconto di S. Massimo di Torino (sec. V), da una celebre cassetta-reliquiario in argento conservata a Grado della fine del sec. V e dall’affermazione di Venanzio Fortunato (fine sec. VI) : " Aquileiensium si forte accesseris urbem, Cantianos Domini nimium venereris amicos ". In età altomedioevale esisteva in detta località un monastero in loro onore, dedicato a S. Maria. Il culto dei martiri era già anticamente diffuso nell’Italia settentrionale (Lombardia), in Francia e in Germania.
Martirologio Romano: Ad Aquileia in Friuli, santi Canzio, Canziano e Canzianilla, martiri, che, arrestati dal persecutore mentre si allontanavano su un carro dalla città, furono infine condotti al supplizio.

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/91149
Venanzio Fortunato (m. 600 ca.), vescovo di Poitiers, ma trevigiano di origine, nel poema De vita S. Martini dice : « Aut Aquileiensem si fortasse accesseris urbem Cantianos Domini nimium venereris amicos » (IV, 658-59, in PL, LXXXVIII, col. 424).
Questi Canziani o Canzii sono i nostri tre martiri. Solo la fama che la Chiesa d'Aquileia godeva nell'antichità cristiana può spiegare la diffusione che il culto di questi tre suoi martiri ha avuto al di qua e al di là delle Alpi. I loro nomi ricorrono più volte nei martirologi : in quello Romano il 31 magg., nel Geronimiano, oltre che al 30 (Additamenta) e al 31 magg., anche il 15, il 16 e il 17 giug., da soli oppure assieme ad altri santi, associati dalla leggenda al loro martirio, come Proto (o Protico) e Crisogono (o Grisogono), ovvero affiancati per errore di copisti, come Giovano, Muzio, Clemente, Ciria (o Ciriaco) e altri. Eppure ben poco sappiamo di loro. La più antica passio (histo-ria) è andata perduta; ne conosciamo l'esistenza perché vi attinse alcune notizie un'omelia che, erroneamente attribuita a s. Ambrogio (PL, XVII, coll. 728-29), pare sia di s. Massimo di Torino (ibid., LVII, coll. 701-702). Questa omelia dice che i tre Canzii, fratelli di sangue, furono martirizzati insieme poco lontano da Aquileia, mentre se ne allontanavano in cocchio.
Forse la stessa historia servì da canovaccio alla Passio SS. Cantii, Cantiani et Cantianillae, conservataci in varie redazioni sotto forma di lettera indirizzata da s. Ambrogio ai vescovi d'Italia. Racconta che i tre fratelli, romani della nobile famiglia Anicia e quindi parenti dell'imperatore Carino, quando scoppiò a Roma la persecuzione di Diocleziano, emanciparono, dopo averli fatti istruire e battezzare, i loro settantatré schiavi, distribuirono ai poveri i beni che possedevano in città e assieme a Proto, loro pedagogo, partirono per Aquileia, ove pure possedevano molti beni, allo scopo d'incontrarsi con Grisogono. Ma la persecuzione vi infuriava non meno che a Roma per opera del preside Dulcizio e del comes Sisinnio. Grisogono era stato martirizzato ad Aquas Gradatas (uno scalo sull'Isonzo, ora S. Cancian d'Isonzo, a quindici chilometri ca. da Aquileia) un mese prima dell'arrivo dei Canzii. Questi allora si diedero a visitare i cristiani in prigione e a predicare coraggiosamente Gesù Cristo, operando molti miracoli. Citati innanzi al preside, rifiutarono di comparire, forti della loro parentela con l'imperatore Carino. La loro condanna a morte dovette essere confermata dagli imperatori Diocleziano e Massimiano. Presentendola, i tre fratelli, sempre insieme con Proto, s'erano recati ad Aquas Gradatas sulla tomba del martire Grisogono. Raggiunti da Sisinnio, non avendo voluto rendere omaggio agli dei, furono decapitati. Il prete Zeno (o Zoilo), lo stesso che aveva dato sepoltura a s. Grisogono, si affrettò a seppellirli in una cassa di marmo (in locello marmoreo) presso il sepolcro di lui. Così la passio che i Bollandisti dichiarano senz'altro fittizia (Martyr. Rom., p. 217) e che, secondo il Lanzoni, risale nella sua prima redazione alla metà del sec. V. L'autore e i successivi redattori hanno rimpolpato il poco che si sapeva del martirio dei Canzii con elementi tolti dalle passiones romane dei santi Proto e Giacinto, pedagoghi di s. Eugenia (cf. BHL, II, p. 1015, nn. 6975-77) e di s. Crisogono, pedagogo di s. Anastasia (cf. BHL, I, p. 270, n. 1795).
Il Chronicon gradense racconta che verso la metà del sec. VI un prete di nome Geminiano asportò da Aquileia, assieme a quelle di altri martiri, anche le spoglie dei Canzii e le portò a Grado, ove il patriarca Paolo le fece tumulare nella chiesa di S. Giovanni Evangelista, fissandone la festa il 31 magg., anniversario della morte (cf. G. Monticolo, Cronache veneziane antichissime, I, Venezia 1890, pp. 37, 41). Il racconto contiene un nucleo di verità. Difatti, Paolo (o Paolino) d'Aquileia, il primo a chiamarsi patriarca, in seguito all'invasione longobarda, nel 568 si rifugiò a Grado portando con sé i preziosi reliquiari dei corpi santi per sottrarli a rapine sacrileghe. È probabile che nel 579, quando fu dedicato il duomo di Grado, siano stati deposti sotto l'altare principale.
Nel 1871 vi fu dissotterrata una piccola urna marmorea, contenente due cassette d'argento, in una delle quali, di forma ellittica, l'iscrizione dice chiaramente esservi contenute reliquie dei tre Canzii, assieme a quelle di s. Quirino di Pannonia e di s. Latino, forse il vescovo di Brescia; si tratta di piccole reliquie. Questo potrebbe spiegare come altre chiese vantino o si siano vantate di possedere le salme dei Canzii o, probabilmente, solo reliquie: il duomo di Milano, S. Crisogono di Seriate nella diocesi di Bergamo, S. Maria in Organis a Verona, la cattedrale di Hildesheim nella Sassonia e, specialmente, la chiesa del monastero di S. Maria d'Estampes nella diocesi di Sens, in Francia. Ve le avrebbe fatte deporre il re Roberto II il Santo (999-1031), che le aveva ottenute da Milano. Ogni anno venivano portate solennemente in processione il martedì di Pasqua, anniversario della loro deposizione ad Estampes e il 31 magg., anniversario del martirio. All'intercessione dei tre martiri aquileiesi vennero attribuiti molti miracoli. Nel 1249, le reliquie furono poste in una cassettina d'argento e nel 1620 furono riposte in un'altra più bella. Una parte passò alla chiesa metropolitana di Sens, anzi in questa diocesi i tre Canzii non avevano solo festa, ma anche Ufficio proprio.

Tratto da
http://www.mondocrea.it/itfriuli-117/
Secondo la passio, Canzio, Canziano e Canzianilla erano tre fratelli romani, imparentati con la nobile e potente stirpe degli Anici. Essi, vissuti tra la fine del III e l’inizio del VI secolo, furono educati alla fede cristiana dal loro pedagogo Proto (cf. scheda Proto).
Allorché nella capitale s’intensificò la persecuzione anticristiana, i Canziani, non potendo più contare sull’ appoggio dell’imperatore Carino, loro parente, perché venuto a morte,
deciserio di abbandonare la città. Per questo motivo liberarono tutti i loro schiavi dopo averli battezzati, vedettero i cospicui beni che possedevano, distribuirono il ricavato ai
poveri, quindi lasciarono Roma insieme a Proto e si diressero verso Aquileia, dove possedevano terre e case e dove potevano contare sull’amicizia di Crisogono (cf. schenda Crisogono).
Appena giunti nella metropoli altoadriatica furono informati dell’arresto dell’amico; recatisi nelle carceri seppero dai prigionieri cristiani che egli aveva ormai subito il martirio
in un luogo chiamato Aquae Gradatae, a circa dodici miglia da Aquileia, oltre il fiume Isonzo.
Durante la notte ebbero la visione di Cristo che li esortava a recarsi sul posto, ed essi allora si rimisero in viaggio a bordo di un carro trainato da mule, accompagnati dal fedele Proto.
Giunti alle Aquae Gradatae s’inginocchiarono sulla tomba di Crisogono per pregare; poco dopo furono raggiunti dalle guardie inviate dai magistrati aquileiesi Dulcidio e Sisinnio, a seguito delle leggi anticristiane emanate dall’imperatore Diocleziano.
Invitati ad abiurare la fede pena la morte, essi rifiutarono e perciò furono giustiziati sul posto mediante la decapitazione: era il 31 maggio dell’ anno 303. Il prete Zoilo provvide
alla loro sepoltura non lontano dalla tomba di Crisogono, inumandoli tutti e tre insieme in fossa rivestita di lastre marmoree; anche Proto fu sepolto nei pressi.
Negli anni immediatamente successivi al 313, data dell’emanazione del famoso Editto di Costantino e Licinio, la comunità cristiana di Aquileia eresse sulla tomba dei Canziani una memoria, che nel V secolo fu sostituita da una basilica; questa fu poi rimosaicata nel VI secolo. In quel tempo il poeta Venanzio Fortunato così invitava i pellegrini che andavano
a venerare le sepolture dei martiri sparse in tutto l’impero: Aut Aquileiensem si fortasse accesseris urbem Cantianos Domini nimium venereris amicos (>).
Da un diploma dell’imprenditore Ludovico il Pio, datato 17 febbraio 819, si apprendere che alle Aquae Gradatae, che ormai veniva indicato come > (vicus sanctorum Cantianorum), esisteva un monastero benedettino maschile intitolato a Santa Maria, eretto in onore dei tre fratelli martiri (monasterium sanctae Mariae quod est situm
in territorio Foroiuliensi constructum in honorem sanctorum Cantianorum).
Certamente i monaci avevano il compito di mantenere in ordine la basilica dedicata ai Canziani e le memorie di Proto e Crisogono, inoltre provvedevano alle necesità dei numerosi
pellegrini che colà giungevano.
Probabilmente durante le terribili invasioni degli ungari, che ripetutamente devastarono le terre friulane dalla fine del IX alla metà del X secolo, basilica, memorie e monastero andarono distrutti.
Allorché la vita nel vico riprese a scorrere normalmente, non si sa quando, gli abitanti non sapevano più con precisione dove fosse ubicata la venerata tomba, ma non dimenticarono
mai di tributare un sincero culto ai tre martiri.
Negli anni Sessanta, l’Istituto di archeologia cristiana dell’Università di Trieste, diretto dal professor Mario Mirabella Roberti, decise di effettuare alcune campagnie di scavo a
San Canzian d’Isonzo, nei pressi della parocchiale, della cappella di San Proto e della chiesetta di Santo Spirito. Il risultato delle indagini furono eccezionali e premiarono oltre
ogni aspettativa l’impegno e le speranze dei ricercatori, che si erano dedicati all’impresa benché altri illustri studiosi reputassero la storia dei Canziani frutto di pura fantasia e perciò immeritevole del minimo credito. Gli archeologi non solo riportarono in luce notevoli testimonianze sule antiche origini romane dell’odierno paese, ma ridonarono dignità storica alle figure dei Canziani, fino allora confinate nella leggenda, offrendo così alla chiesa di Aquileia uno straordinario dono: le uniche relique certe di martiri aquile iesi.
Infatti, sotto il mosaico della basilica, nel presbiterio, precisamente nel punto in cui doveva essere collocato l’altare, fu scoperta la tomba dei Canziani, esattamente com’ era descritta nella passio, cioé una fossa rivestita di lastre di marmo (in locello marmoreo). Essa conteneva i resti scheletrici di tre giovani individui, due maschi e una femmina, legati da vincoli parentelari, come dimostrò l’esame morfometrico eseguito dal professor Cleto Corrain dell’Istituto di antropologia dell’Università di Padova.
Ogni anno a San Canzian d’Isonzo, da tempo immemorabile, la prima domenica di giugno si svolge la processione dei santi martiri; le loro relique vengono trasportate, su un carro infiorato e parato di rosso, dalla chiesa parrocchiale fino al luogo chiamato significativamente Grodate; là è preparato un altare con i tre busti raffigurati i santi e un lettore legge ai fedeli la loro passio.
Il culto dei santi Carinziani si diffuse presto ben oltre i confini friulani: tutt’oggi si perpetua a Milano, Ravenna,Verona,Seriate (in Provincia di Bergamo), Estampes, Sens, Hildesheim e in molti altri centri dell’Istria, della Slovenia e dell’Austria.
Oggi le preziose relique sono custodite nell’altare moderno della parrocchiale di San Canzian d’Isonzo, dentro tre cassette dotate di fenestrella confessionis. Le lastre del fondo della tomba sono esposte sulla parete sinistra, mentre i resti musivi della basilica paleocristiana, insieme con altri importanti reperti, sono visibili nell’atiguo antiquarium.
Nel settecentesco altare maggiore è posto il trittico raffigurante i tre martiri: al centro Canziano, considerato tradizionalmente il maggiore; a destra Canzio e a sinistra Canzianilla. I due fratelli sono rappresentati sempre in vesti militari, poiché la tradizione li vuole legionari romane.
Frammenti di relique dei santi Canziani sono conservati nella basilica di Aquileia e nel Duomo di Grado. Qui, nel Tesoro é visibile la famosa cappella argentea elittica con i medaglioni contenenti i ritratti ideali dei tre fratelli; é considerata unh capolavoro di oreficeria paleocristiana del V secolo.
GABRIELLA BRUMAT DELLASORTE
BIBLIOGRAFIA
AA. VV., Ad Aquans Gradatas. Segni romani e paleocristiani a San Canzian d’Isonzo, Ronchi dei Legionari 1991.
DANIELE I., Canzio, Canziano e Canzianilla, in Bibliotheca Sanctorum, vol. III, coll. 758-760, Roma 1963.
TBERIO C., Il culto dei santi fratelli martiri Canziano, Canzio e Canzianilla, Udine 1989.

Consultare anche
http://www.viaggioinfriuliveneziagiulia.it/wcms/index.php?id=11806,0,0,1,0,0

 

 


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