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26.05: Memoria di Sant’Eleuterio papa e patriarca di Roma (dal 174 all’anno 189) che confessa la retta fede contro le eresie dello gnosticismo, del montanismo e di Marcione; alcuni codici lo presentano come martire

 




 

Sant’Eleuterio papa e patriarca di Roma (dal 174 all’anno 189) che confessa la retta fede contro le eresie dello gnosticismo, del montanismo e di Marcione; alcuni codici lo presentano come martire.

Tratto dal quotidiano Avvenire
Greco. Nato a Nicopoli nell'Epiro, fu papa dal 175 al 189. Dopo il martirio probabilmente fu sepolto in Vaticano, vicino al corpo di san Pietro. Il suo pontificato fu segnato da movimenti ereticali che giunsero fino a Roma. Tra di essi il montanismo, che sosteneva l'imminente fine del mondo accanto a un forte rigore morale. Eleuterio fu tollerante per evitare una scissione fra i cristiani. Invece contro i marcioniti, che ammettevano tre principi e tre battesimi, e gli gnostici emanò un decreto nel quale, tra l'altro, si autorizzavano i cristiani a cibarsi con qualsiasi alimento e superare così la distinzione tra cibi puri ed impuri. Sembra inoltre che con un altro suo decreto ordinò che il giorno di Pasqua si celebrasse di domenica. Il Martirologio Romano di lui riporta: «A Roma sant'Eleuterio, papa e martire, il quale convertì alla fede di Cristo molti nobili romani, e mandò nella Gran Bretagna Damiano e Fugazio, i quali battezzarono il Re Lucio, insieme a sua moglie e a quasi tutto il popolo.

Martirologio Romano: Sempre a Roma, sant’Eleuterio, papa, al quale i celebri martiri di Lione, a quel tempo detenuti in prigione, scrissero una nobile lettera sul mantenimento della pace nella Chiesa.

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/89013
S. Eleuterio, di Nicopoli (Epiro), martire (?), fu probabilmente sepolto in Vaticano, vicino al corpo di S.Pietro.
Menzionata unicamente da fonti agiografiche tarde (sec. VIII), la sua incerta biografia si basa principalmente sul Liber Pontificalis.
Il suo episcopato fu segnato da movimenti ereticali che giunsero fino a Roma: il montanismo che sosteneva l’imminente fine del mondo, l’esagerato rigore di condotta morale e la prerogativa di profetizzazione. Eleuterio fu tollerante per evitare una dolorosa scissione fra i cristiani. Invece contro i marcioniti, che ammettevano tre principi (buono, giusto e cattivo) e tre battesimi, e gli gnostici, seguaci di Pitagora e Platone, emanò un decreto nel quale, tra l’altro, si autorizzavano i cristiani a cibarsi con qualsiasi alimento e superare così ogni eretica distinzione tra cibi puri ed impuri.
Con un altro suo decreto, si reputa, ordinò che il giorno di Pasqua si celebrasse di domenica.Secondo il Liber Pontificalis, che non accenna minimamente al suo martirio, fu in rapporto con Lucio, re dei Britanni.
La sua festa si celebra il 26 maggio ed è così menzionato nel Martirologio Romano: A Roma sant’Eleuterio, papa e martire, il quale convertì alla fede di Cristo molti nobili romani, e mandò nella Gran Bretagna Damiano e Fugazio, i quali battezzarono il Re Lucio, insieme a sua moglie e a quasi tutto il popolo.
Nell’arte S.Eleuterio viene raffigurato o con gli abiti pontificali e un libro nella mano sinistra o con abiti pontificali e una grande tonsura.

Tratto da
http://www.treccani.it/enciclopedia/santo-eleuterio_%28Enciclopedia-dei-Papi%29/
Secondo Egesippo, che afferma di essere giunto a Roma sotto l'episcopato di Aniceto restandovi sino a quello di E. (Eleuther, Eleutherius), questi era stato diacono di Aniceto (citato in Eusebio, Historia ecclesiastica IV, 11, 7; 22, 3), ed E. era ancora vescovo quando Ireneo di Lione concluse la sua lista episcopale romana (Adversus haereses III, 3, 3). Tertulliano in De praescriptione haereticorum 30, 2, considera Valentino e Marcione come contemporanei e membri della Chiesa cattolica "sub episcopatu Eleutheri benedicti", contraddicendo la notizia di Ireneo (Adversus haereses III, 4, 3) che pone la presenza a Roma di Valentino e di Marcione in epoca anteriore, tra l'episcopato di Igino e quello di Aniceto. A. von Harnack aveva proposto di leggere nel testo tertullianeo "Telesfori" anziché "Eleutheri", tenendo conto della fama di martire che aveva Telesforo già nel sec. II, al quale si converrebbe pertanto il titolo di benedictus: ma è probabile che nel sincronismo stabilito da Tertulliano non si debba cercare tanto una precisione cronologica, quanto la prova che i maestri di eresia appaiono tardi rispetto all'inizio delle successioni episcopali. Eusebio afferma che E. succedette a Sotero nel 177 e che il suo episcopato ebbe una durata di quindici anni fino al 193 (Historia ecclesiastica V, prologo, 1; 22; Chronicon, ad aa. 177, 193).
La durata dell'episcopato di E. è confermata dalle date di accesso e di morte, rispettivamente il 171 e il 185, riportate nella notizia lacunosa del Catalogo Liberiano: questa datazione è ripresa nel Liber pontificalis, che citando la sola data del 185 come quella della morte del pontefice parla di un episcopato di quindici anni, tre mesi e due giorni. Eusebio ricorda che i futuri martiri di Lione e Vienne in Gallia, avevano scritto ai fratelli di Asia e Frigia e ad E. difendendo l'ortodossia di Montano e dei suoi seguaci Alcibiade e Teodoto che in Frigia avevano iniziato a diffondere le loro idee sulla profezia (Historia ecclesiastica V, 3, 4). La notizia è stata messa in relazione con l'affermazione di Tertulliano (Adversus Praxean I, 5) secondo cui un vescovo di Roma aveva dapprima riconosciuto i profeti di Frigia, ma poi, ingannato dal patripassiano Prassea, li aveva condannati, identificando con ciò in E. il vescovo cui allude Tertulliano.
L'opinione che ha maggior credito è però quella che vede nel vescovo adombrato da Tertulliano piuttosto Vittore o Zefirino. Gli stessi martiri avevano scritto a E. per raccomandare il presbitero Ireneo (è probabile che secondo l'uso più antico presbitero sia qui sinonimo di vescovo), latore della lettera in questione (Eusebio, Historia ecclesiastica V, 4, 1-2). Secondo P. Nautin la presentazione di Ireneo a E. con lettere di raccomandazione era dovuta, oltre che alla sua recente elezione, al fatto che Ireneo doveva recarsi a Roma per sostenere la causa del vescovo Policrate di Efeso (quello da cui dipendevano le Chiese di Asia e di Frigia) cui è indirizzata la lettera sui martiri di Lione e di Vienne contro le critiche di un movimento rigorista rappresentato da alcuni vescovi asiatici che rimproveravano a Policrate l'uso quartodecimano nella celebrazione della Pasqua - forse più in relazione al termine del digiuno in qualunque giorno della settimana cadesse il 14 di nis¯an che non alla data in sé - facendosi sostenitori anche delle pratiche dell'encratismo e di una disciplina assai severa a proposito della riconciliazione di chi aveva apostatato durante le persecuzioni.
Il Liber pontificalis aggiunge alla cronologia di E. pochi altri dati, alcuni palesemente, altri verosimilmente destituiti di fondamento storico: E. sarebbe stato greco, della città di Nicopoli (in Epiro), figlio di Abbondio. Avrebbe ricevuto una lettera da Lucio, "Brittanio rege", con la richiesta di diventare cristiano, e avrebbe riconfermato che i cristiani non devono rifiutare nessun cibo, avrebbe ordinato dodici presbiteri, otto diaconi e quindici vescovi, sarebbe stato sepolto nel cimitero vaticano il 24 maggio: alla sua morte sarebbe seguito un periodo di quindici giorni di sede vacante. La notizia sul re britannico Lucio appare del tutto fantasiosa, a cominciare dal fatto che all'epoca di E. non esistevano re britannici. Molto ingegnosamente A. von Harnack vi ha colto il ricordo del re Abgar IX di Edessa (179-216) convertito al cristianesimo, che aveva assunto in onore dell'imperatore Commodo i nomi di Lucio Elio. La sua trasformazione in re britannico sarebbe derivata dal probabile fraintendimento di una corruzione del toponimo "Birtha", indicante in siriaco la fortezza, se non la città stessa, di Edessa, come attestato in altri documenti quali il Laterculus Apostolorum in cui l'apostolo Tommaso, che secondo la più nota tradizione finì i suoi giorni a Edessa, si dice sepolto "in Britio/Beruto Edessenorum".
La notizia di una corrispondenza tra il re Lucio ed E. passò attraverso il Chronicon e la Historia ecclesiastica gentis Anglorum di Beda agli storiografi medievali della Britannia, arricchendosi fino a tutto il sec. XII di altri particolari relativi al nome del re (Llever Maur), alla sua sede, ora Glastonbury nel Somerset, ora presso Cardiff nel Galles, o ad altri personaggi di contorno quali i legati papali. Si conserva anche la pretesa risposta di E. a Lucio. La norma sulla liceità di tutti i cibi che si vuole riconfermata da E. ("et iterum firmavit": la prima redazione ha "constituit") riecheggia varie espressioni paoline sullo stesso argomento, come Romani 14, Colossesi 2, 16-17, e in particolare 1 Timoteo 4, 3, che sembra il testo al quale il compilatore si è ispirato.
Un altro riferimento a E. si ha in Liber pontificalis, nr. 15, nella notizia su Vittore, quando si afferma che quest'ultimo stabilì che la Pasqua si celebrasse la domenica, come E. aveva già fatto. Nella notizia del Liber pontificalis su E. non si legge nulla di simile, e anche gli storici antichi non ricordano interventi di E. a proposito della questione sulla Pasqua. Ireneo di Lione, in un frammento della sua lettera a papa Vittore (citato da Eusebio, Historia ecclesiastica V, 24, 14), menziona i vescovi di Roma da Sisto I ad Aniceto, predecessore di Sotero, come quelli che mantennero la pace con le Chiese d'Asia anche se queste celebravano la festa il 14 di nisàn secondo il calendario giudaico: forse a partire da Sotero i vescovi di Roma tennero nei confronti della questione pasquale una posizione meno conciliante, che fu radicalizzata da Vittore.
Oltre alla suddetta lettera di risposta al re Lucio, è attribuita a E. una delle decretali pseudoisidoriane. La commemorazione di E. compare per la prima volta nel Martyrologium di Adone alla data del 25 maggio, e di qui è passata al Martyrologium Romanum, in cui E. figura come martire, alla data del 26 maggio: essa è stata espunta nel Calendarium Romanum del 1969, perché non è nota la data della morte, e non si hanno testimonianze che abbia subito il martirio.

 

 

 


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