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02.06: Memoria dei Santi Marcellino presbitero e Pietro esorcista, martiri a Roma sotto Diocleziano tra il 303 e il 305

 




 

Santi Marcellino presbitero e Pietro esorcista, martiri a Roma sotto Diocleziano tra il 303 e il 305

Martirologio Romano: Santi martiri Marcellino, sacerdote, e Pietro, esorcista, che, come riporta il papa san Damaso, furono condannati a morte durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano; condotti tra i rovi sul luogo del supplizio, ebbero l’ordine di scavarsi il sepolcro con le proprie mani, perché i corpi rimanessero nascosti a tutti, ma la pia donna Lucilla diede degna sepoltura alle loro sante membra a Roma sulla via Labicana nel cimitero ad Duas Lauros.

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/27550
La più antica notizia sul loro martirio ci è stata tramandata da Damaso (m. 384) il quale attesta di averla appresa in gioventù dalla bocca dello stesso carnefice. Secondo la testimonianza del papa, dunque, il giudice aveva ordinato che i due martiri fossero decapitati nel folto di una selva affinché i loro sepolcri restassero sconosciuti; condotti al luogo del supplizio essi si prepararono con le proprie mani la tomba, in cui i loro corpi rimasero ignorati finché la pia matrona Lucilla, venuta a conoscenza della cosa, si premurò di farli trasferire e seppellire altrove.
Il loro sepolcro infatti è indicato dal Martirologio Geronimiano, il quale attesta che Marcellino era presbitero e Pietro esorcista e li commemora il 2 giug., nel cimitero ad duas lauros al terzo miglio della via Labicana. Ivi li venerarono i pellegrini del sec. VII, mentre il dies natalis è concordemente attestato da tutti i libri liturgici (Sacramentari) ed agiografici (martirologi storici).
Secondo l'autore del Liber Pontificalis, Costantino edificò in loro onore una basilica; il carme che il papa Damaso aveva posto sul loro sepolcro fu distrutto dai Goti, ma il papa Vigilio lo rifece inserendo i nomi dei due martiri anche nel Canone della Messa. Allo stesso periodo deve attribuirsi il loro ricordo nella liturgia ambrosiana e la dedicazione di un'altra chiesa a loro intitolata sulla moderna via Labicana (angolo via Merulana) già attestata nel sinodo romano del 595.
Quasi nello stesso periodo fu composta anche una passio (BHL, II, o. 776, n. 5230) che nella narte migliore non fa altro che parafrasare il carme damasiano, ma aggiunge fantastiche notizie secondo le quali i nostri santi avrebbero avuto relazione con i martiri Artemio, Seconda e Paolina (v. BSS. II, col. 490). sarebbero stati uccisi al XII miglio della via Aurelia. in una località che in loro ricordo fu detta Silva Candida (antica Lorium), che il carnefice si chiamava Doroteo e da vecchio si convertì al Cristianesimo ricevendo il Battesimo dalle mani del papa Giulio I.
Le reliquie dei due martiri nel sec. IX sarebbero state trasferite a Seligenstadt in Germania, ma dal racconto di Eginardo nasce il fondato sospetto che il famigerato diacono Deusdona, parte in causa ed agente principale di quella traslazione, abbia, secondo il suo costume, ingannato i messi del pio scrittore ed abate.

Tratto da
http://www.enrosadira.it/santi/m/marcellino-pietro.htm
Marcellino e Pietro, santi, martiri di Roma, nel 1256 loro resti furono adoperati da papa Alessandro IV per consacrare l’altare maggiore della chiesa a loro dedicata. Sempre loro reliquie non insigni vennero utilizzate per la riconsacrazione dell’altare il 28 aprile 1754 dal cardinale titolare Vincenzo Malvezzi. I due martiri erano venerati dai pellegrini del VII secolo nel cimitero "ad duas lauros", al terzo miglio della Via Labicana; la loro cripta fu scoperta nel 1896 (ingresso in via Casilina, n.641). I resti vennero trafugati nell’827 da quattro monaci francesi per conto di Eginardo e portati prima in Francia, poi in Germania a Seligenstadt. A titolo di riparazione furono donati a S. Pio V i corpi dei martiri Servanzio e Lamberto vescovo. Le reliquie di Marcellino e di Pietro, nella seconda metà del XVIII secolo, risultavano anche in una chiesa a loro intitolata a Cremona.

Altra trascrizione del Martirologio.Romano .: 2 giugno - A Roma il natale dei santi Martiri Marcellino Prete e Pietro Esorcista, i quali, sotto Diocleziano, ammaestrando in prigione molti nella fede, dopo crudele prigionia e moltissimi tormenti, dal Giudice Sereno furono decapitati nel luogo, detto Selva Nera, che poi, in onore dei Santi, cambiato nome, fu chiamato Selva Candida. I loro corpi furono sepolti nelle catacombe, vicino a san Tiburzio, e il loro sepolcro fu poi adornato con versi da san Damaso Papa.

Tratto da
http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2015/6/2/SANTO-DEL-GIORNO-Il-2-giugno-si-celebrano-i-Santi-Martiri-Marcellino-sacerdote-e-Pietro-esorcista/613493/
I Santi Martiri Marcellino sacerdote e Pietro Esorcista sono venerati, sia dalla chiesa cattolica che da quella ortodossa, il 2 giugno. Non ci sono pervenute notizie certe sulle loro vite, tuttavia, secondo fonti storiografiche, la loro nascita è da collocare nella seconda metà del III secolo a Roma. Marcellino e Pietro, secondo fonti autorevoli, sono descritti come uomini virtuosi, ottimi predicatori della parola di Dio, caritatevoli ed ammirati e stimati dai credenti.
Grazie all'opera redatta da Papa Damasio conosciamo la data della loro morte avvenuta, per decapitazione, nel 304 a Roma durante la persecuzione dell'Imperatore Diocleziano. L'autore racconta, nei minimi particolare, il loro martirio attestando di avere saputo i particolare da Dorotero, il loro assassino prima che decidesse di convertirsi al cristianesimo. Riporta che i due Santi Martiri furono sottoposti a tremende torture prima di essere condotti in luogo definito Selva Nera, che prenderà successivamente il nome di Silva Candida in loro ricordo. In quel luogo vennero decapitati dopo avergli fatto scavare con le proprie mani le loro fosse.
Secondo le notizie papali, il giudice che aveva ordinato il loro assassinio aveva imposto che la loro uccisione avvenisse in luogo isolato affinché le loro tombe rimanessero ignote. I loro resti ritornarono alla luce per merito della Matrona Lucilla, come attestato dal Martirologio Geronimiano. La donna, dopo aver saputo dell'accaduto, decise di riesumarli facendoli trasferire nelle catacombe ad duas lauros ubicato sulla via Labicana. Le due spoglie furono inviate da Papa Gregorio IV in Francia e poi traslocate da Eginardo, consigliere di Carlo Magno, nella Chiesa di Seligenstad sul Meno nella città di Magonza nella Germania Occidentale. Sembrerebbe che Costantino, come riportato dalla più autorevole fonte biografica del primo Medioevo ovvero il “Liber Pontificalis”, abbia fatto erigere una basilica in onore dei due martiri cristiani.
Questa chiesa andò distrutta, durante l'invasione dei Goti e, al contempo, anche la lastra che riportava il cantico che Papa San Damaso aveva scritto in memoria dei due Santi, venne devastata. Papa Virgilio, in seguito, la fece ristrutturare e fece inserire i nomi dei Santi nella preghiera di consacrazione. Tra il 1632 ed il 1638, venne realizzata una modesta chiesa, sotto il pontificato di Urbano VII, dedicandola a questi due santi. Per erigerla ricorsero all'uso di parte delle macerie della antica Basilica. Nel 1785, Papa Clemente XIII, si fece fautore dell'ampliamento di tale chiesa trasformandola in Parrocchia e quindi in Chiesa dei Santi Marcellino e Pietro. Tra il 1996 ed il 2000 è stata ristrutturata collegandola alle Catacombe.
Un frammento di un osso di San Marcellino Sacerdote è custodito nella Chiesa di San Giovanni Battista, in provincia di Chieti, e più precisamente nel comune di Monteodorisio. Il nome Marcellino, diminutivo di Marco, ha una derivazione latina ed, etimologicamente, ha un duplice significato ovvero nato in marzo e sacro a Marte. Il nome Pietro ha origine dalla parola ebraica Kephas ed, etimologicamente, significa sasso quadrato. I Santi martiri Marcellino e Pietro vengono raffigurati, nella maggior parte dei casi, come uomini di mezza età e con la tosura. Hanno tra le mani una corona o un rotulo e come emblema la palma simbolo del martirio. Nelle catacombe, a loro dedicate, si trova un affresco che li raffigura con la barba corta, senza aureola, con un agnello vicino e con una dicitura che riporta i loro nomi. In un altro dipinto, nelle Catacombe di Ponziano, i due martiri sono raffigurati come due adolescenti con vicino San Pollione e contraddistinti con i loro nomi. I Santi Marcellino e Pietro sono patroni di alcune città italiane tra cui PiediMonte Matese e San Marcellino, comuni entrambi ubicati in provincia di Caserta e Monteodorisio in provincia di Chieti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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