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02.06: Memoria di Sant’Eugenio I papa e patriarca di Roma che confessa la retta fede contra et versus l’eresia del monotelisno (verso il 657)

 




 

Sant’Eugenio I papa e patriarca di Roma che confessa la retta fede contra et versus l’eresia del monotelisno (verso il 657)

Tratto dal quotidiano Avvenire
(Papa dal 10/08/654 al 02/06/657)
L'esarca Teodoro Calliopa e il cubiculario Peliuro, per ordine dell'imperatore Costante I, la notte del 19 giugno 653 costrinsero con la violenza il papa Martino I a lasciare Roma e a seguirli a Costantinopoli, dove giunsero il 17 settembre dell'anno successivo. Martino fu sottoposto ad un finto processo, privato del pallio ed esiliato nel Chersoneso dove morì il 16 settembre 655. Il clero romano gli diede un successore nella persona del romano Eugenio I, che fu consacrato il 10 agosto 654. Figlio del romano Ruffiniano, Eugenio era persona retta e meritevole dell'alto ufficio. Ciò apparve dall'atteggiamento assunto verso Pirro, patriarca bizantino, e il suo successore Pietro, che nel 656 aveva mandato al papa, secondo l'uso, una lettera con l'annuncio della sua nomina e una professione di fede ambigua sulla questione che agitava gli animi, quella delle due volontà ed operazioni in Cristo. Letta nella chiesa di Santa Maria ad praesepe, venne respinta dal papa, dal clero e dal popolo. Il gesto irritò la corte di Costantinopoli e certamente Eugenio avrebbe avuto la sorte del suo predecessore se la morte, avvenuta il 2 giugno 657, non lo avesse impedito. Fu sepolto in San Pietro.

TRATTO da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/55600
L'esarca Teodoro Calliopa e il cubiculario Peliuro, in ottemperanza agli ordini ricevuti dall'imperatore Costante I, la notte del 19 giugno 653 costrinsero con la violenza il papa Martino I a lasciare Roma e a seguirli a Costantinopoli, dove giunsero, dopo un viaggio disagevole, il 17 settembre dell'anno successivo. Martino fu sottoposto ad una larva di processo, privato del pallio ed esiliato nel Chersoneso dove morì il 16 settembre 655.
Il clero romano, che lo aveva fedelmente sostenuto al concilio convocato nella basilica costantiniana il 5 ottobre 649, nel quale si condannarono l'Ectesi di Eraclio e il Tipo di Costante, non esitò, prima ancora di conoscere l'esito del processo, a dargli un successore nella persona del romano Eugenio I, che fu consacrato il 10 agosto 654.
La scelta non fu, peraltro, cattiva, poiché Eugenio, figlio del romano Ruffiniano, era persona retta e in tutto meritevole dell'alto ufficio. Ciò apparve dall'atteggiamento assunto verso Pirro, patriarca bizantino, e il suo successore Pietro, che nel 656 aveva mandato al papa, secondo l'uso, una lettera con l'annuncio della sua nomina e una professione di fede ambigua sulla questione che agitava gli animi, quella delle due volontà ed operazioni in Cristo. Letta nella chiesa di S. Maria ad praesepe, venne respinta dal papa, dal clero e dal popolo. Il gesto irritò la corte di Costantinopoli e certamente Eugenio avrebbe avuto la sorte del suo predecessore se la morte, avvenuta il 2 giugno 657, non lo avesse impedito. Fu sepolto in S. Pietro. Ignorato dal Martirologio Geronimiano, da Usuardo e dagli antichi martirologi, fu iscritto dal Baronio nel Martirologio Romano ed è ricordato il giorno della morte.

Leggere anche EUGENIO I, papa, santo
http://www.treccani.it/enciclopedia/eugenio-i-papa-santo_(Dizionario-Biografico)/

 

 


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