Cerca

Newsletter

iscriviti alla newsletter

La tua mail*




13.06: Memoria di San Pellegrino -detto anche San Cetteo- vescovo e martire dell’Aquila e patrono di Pescara

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

San Pellegrino -detto anche San Cetteo- vescovo e martire dell’Aquila e patrono di Pescara

Tratto da
http://www.ilpescara.it/cultura/storia-festa-san-cetteo.html

Cetteo, detto anche Pellegrino, fu vescovo di Amiterno in Sabina (oggi San Vittorino, nei pressi dell'Aquila) e venne eletto attorno al 590 sotto il pontificato di papa Gregorio I.
La leggenda racconta che il santo fu ingiustamente accusato di aver tradito la propria città al tempo della discesa dei longobardi in Italia, in quanto, per non assistere alle loro depredazioni, si era rifugiato a Roma. Per tale ragione, il 13 giugno 597, subì il martirio per annegamento e il corpo fu gettato nel fiume Aterno con una mola di pietra legata al collo.
Cetteo e' considerato il santo protettore di Pescara perchè il suo cadavere, trasportato dalla corrente, arrivò fino alla foce del fiume proprio nelle vicinanze della nostra città. Lì gli abitanti lo raccolsero per poi seppellirlo in quella che, secoli dopo, è diventata appunto la cattedrale di San Cetteo.
Le reliquie del martire sono state custodite per anni a Chieti e restituite a Pescara in occasione della Dedicazione della Chiesa al Patrono, il 1° settembre 1977.

http://www.ilpescara.it/cultura/storia-festa-san-cetteo.html

Dall’altopiano di Navelli, a circa 1000 metri d’altezza, l’Oratorio di San Pellegrino e la Chiesa di Santa Maria Assunta, dominano sulla via Appulo Sannitica, meglio nota come statale 17, che collega le città di Foggia e L’Aquila. Da qui si gode di una vista degna di una falcone in quota e la piacevole brezza che si leva dalla vallata rinfresca l’accaldato visitatore nelle più assolate giornate estive. Le due chiese facevano parte originariamente di un unico complesso monastico benedettino nel comune di Bominaco un tempo noto come Momenaco. Le origini del complesso risalgono tra il III e IV secolo epoca in cui un missionario laico, San Pellegrino, giunto dalla Siria in Italia subì il martirio. Sul luogo della sua sepoltura fu inizialmente costruito un sacello e successivamente una chiesa nell’VIII secolo. Anche Carlo Magno fu legato alla storia di questo luogo santo, dato che donò alla chiesa 500 mogge (circa 170 ettari) di terra e la mise sotto la protezione dell’Abazia di Farfa. Da allora la comunità benedettina fiorì insieme alle genti del luogo coinvolte nelle numerose attività dei frati. Grazie alle conoscenze dei frati furono avviate nel territorio vere e proprie aziende agricole con poli di smistamento commerciale e fiorirono le arti. Nel 1001 il cenobio divenne indipendente da Farfa e tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo fu costruita nel complesso monastico la Chiesa abbaziale di Santa Maria Assunta. Nel 1423 il complesso monastico non fu risparmiato dalla guerra scatenata dal condottiero Braccio da Montone che minacciò seriamente lo Stato Pontificio. Fu per riconoscenza alla nobiltà aquilana che aveva fermato l’avanzare del condottiero ponendo fine alla sua esistenza, che il Sommo Pontefice concesse il patronato sull’abazia di Bominaco al Conte di Forfona. A lui fu concesso anche il diritto di nominare l’Abate. Ciò sconvolse l’ordinamento monastico in quanto la figura dell’Abate, Padre e Maestro, veniva eletta da sempre dalla stessa comunità monastica. I monaci abbandonarono dunque Bominaco agli inizi del ‘500, la loro meta è tutt’ora ignota. Fu così che la curia romana si impadronì della ricchezza generata dai monaci. Infatti le abazie che venivano col tempo “acquisite” diventavano per lo Stato Pontificio delle ricche prebende da concedere ai dignitari dell’alta gerarchia ecclesiastica composta per lo più da cardinali. Nel 1750 una bolla di Benedetto XIV fece diventare l’abazia di Bominaco una semplice parrocchia sotto la giurisdizione del vescovo di L’Aquila.

Tratto da
http://www.unangelo.it/Calendario/Ottobre/10%20ottobre/index_file/Page389.htm
In Abruzzo, San Ceteo o Pellegrino, vescovo di Amiterno, che, al tempo dell’invasione longobarda della regione, falsamente accusato di aver tradito la città, fu condannato a morte e annegato nel fiume. (Martirologio Romano).

Oltre quanto riferito dal martirologio romano, le notizie su San Cetteo (chiamato anche Ceteo o Pellegrino) sono scarse. E’ stato vescovo di Amiterno, l’odierno San Vittorino, vicino L’Aquila, al tempo di San Gregorio Magno che fu Papa dal 540 al 604 e San Cetteo sarebbe morto il 13 giugno 597.
E’ patrono della Città e della Diocesi di Pescara, dove viene festeggiato il 10 ottobre.
Cetteo, vittima della violenza longobarda, fu annegato nel fiume Aterno. Trasportato dalle correnti finì nel fiume Pescara e arrivò fino al mare. Trovato da un pescatore, ebbe sepoltura sul posto e fu chiamato “Peregrino” perché non sapevano chi fosse. Più tardi, in seguito ad un miracolo avvenuto sulla sua tomba, fu avvertito il Vescovo che ne dispose una sepoltura con maggior onore.

LA VITA DI CETTEO
Sta in
http://www.pescaranews.net/focus/storia/10081/san-cetteo-patrno-di-pescara-la-vita-e-la-storia-del-santo
Cetteo, secondo questa fonte, era un giovane dalmata che ,nel suo paese nei pressi di Spalato, era destinato ad imparare uno dei mestieri che si esercitavano nei suoi luoghi :pastore, boscaiolo o allevatore di cavalli, ma lui sapeva leggere e scrivere e si sentiva mortificato nella sua intelligenza. Ancora giovanissimo un giorno decise di recarsi al porto di Spalato in cerca di lavoro. Il padrone di un veliero ,che portava legname sulle coste italiane ,gli offrì la possibilità di imbarcarsi come scrivano di bordo. La mattina dopo il bastimento prese il mare e, dopo 20 ore di navigazione, entrava nel porto di “Piscaria”. Il ragazzo , una volta sbarcato, non sapendo dove andare , entrò nella chiesa che si trovò sulla strada quella dei Santi Leguziano e Domiziano, assistette alle funzioni e poi si avvicinò al sagrestano e gli chiese un lavoro. Fu addetto alla pulizia del tempio. Per la sua intelligenza e la sua bontà Cetteo fu preso a benvolere da tutti ed imparò a servire la messa , poi la sua vita, data la sua forte personalità , fu in continua ascesa tanto che nel 595, in giovane età, divenne Vescovo e comandante del Forte di Piscaria . Si era nel Medioevo e la Fortezza , assediata dai Longobardi , resisteva sotto gli ordini di Cetteo oltre che per il suo l’impegno e i suoi atti valorosi anche per le estese paludi che con le febbri malariche sterminavano più nemici che il cannone . I Longobardi , rabbiosi per la preda che continuamente sfuggiva alle loro mani , non toglievano l’assedio sperando di prendere il Forte con l’astuzia o con la fame. La cittadella veniva rifornita di viveri e bestiame da contadini che vi giungevano la notte attraverso passaggi sconosciuti agli assedianti. Qualcuno però fece la spia e gli assedianti , una notte di tempesta si mischiarono ai contadini e, raggiunto il corpo di guardia, uccisero i soldati che vi si trovavano e aprirono le porte al grosso dell’esercito longobardo che ebbe così ragione della fortezza. La città fu messa a sacco ed i suoi difensori vennero trucidati. Il vescovo Cetteo fu fatto prigioniero con altri ufficiali e, prima di venire ucciso, fu barbaramente martirizzato e poi trascinato in catene in mezzo ai soldati, ubriachi di vino e di saccheggio, fino al ponte di barche dove con un macigno al collo , venne gettato nel fiume.
Si concluse così la vita di Cetteo con un glorioso martirio per la fede e per la sua città ed il suo nome rimase a simboleggiare lo spirito religioso e patriottico. Dopo la sua santificazione, Pescara e la sua Curia Arcivescovile lo hanno adottato come Santo Patrono, dedicandogli il Tempio Nazionale della Conciliazione, costruito in epoca fascista, sulle rovine della vecchia chiesa di Santa Maria di Gerusalemme in un luogo altamente simbolico per l’ antica Ostia Aterni prima e della altomedievale Piscaria poi.

 

 


Dona l'otto per mille

Santi di oggi

i santi di oggi 18-06-2018

Santi Leonzio, Ipato, Teodoulo, martiri; San Eterio, martire; San Erasmo; I Santi 2 Martiri di Cipro; San Leonzio, il pastore; San Leonzio di Dionysiou.

i santi di domani 19-06-2018

San Giuda Apostolo; San Zosima, martire; San Zeno, san Paisio il grande; San Asincreto, ieromartire.

Condividi

Bookmark This

Follow Us

TOP