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20.06: Memoria di San Callisto I, Patriarca di Costantinopoli (+1363)

 

Traduzione a cura di Joseph Giovanni Fumusa




 

San Callisto I, Patriarca di Costantinopoli (+1363)

Tratto da: https://www.johnsanidopoulos.com/2017/06/saint-kallistos-i-patriarch-of.html
Traduzione a cura di Giovanni Fumusa
San Callisto fu discepolo di San Gregorio del Sinai e visse un’esistenza da asceta come monaco sul Monte Athos per ventotto anni, inizialmente nella Skiti di Magoula, vicino al Monastero di Iveron. Lì fu anche ordinato sacerdote. Callisto era noto per la sua virtù e la sua profonda istruzione. Seguì San Gregorio del Sinai a Paroria, dove fondarono eremi esicasti, ma torno poco dopo al Monte Athos ed entrò nel Monastero di Iveron. La Santa Comunità del Monte Athos lo scelse per guidare l’opposizione contro i Bogomili, i quali si erano infiltrati nel Monte Athos. Callisto era un seguace entusiasta dell’insegnamento esicasta di San Gregorio Palamas. Fondò inoltre il Monastero di San Mamante a Tenedos, un’isoletta nei pressi dei Dardanelli.
Callisto fu eletto al Trono Patriarcale di Costantinopoli il 10 giugno 1350, succedendo al Patriarca Isidoro, e l’imperatore lo fece scortare dal Monte Athos a Costantinopoli. Fu un patriarca molto attivo. Notevole è il suo sigillion del dicembre 1350 contro coloro i quali ricorrevano ai maghi. Dedicò un’omelia a questo proposito intitolata Omelia contro la magia e i maghi.
Nel 1351 convocò il Nono Concilio Ecumenico a Costantinopoli, alle Blacherne, in cui si dimostrò l’Ortodossia dell’Esicasmo e si condannarono gli anti-esicasti. Callisto lanciò una campagna energica al fine di far accettare la dottrina palamita agli altri patriarcati e a tutte le sedi metropolitane sotto la loro giurisdizione. Ci volle tuttavia del tempo per superare le resistenze iniziali nei confronti della dottrina. Un esempio di queste resistenze fu la replica del Metropolita di Kiev il quale, ricevendo da Callisto i tomi esponenti la dottrina palamita, la respinse con forza e scrisse una risposta che la confutava.
Nel 1353 il Patriarca Callisto si rifiutò di incoronare Matteo Cantacuzeno, figlio dell’Imperatore Giovanni VI Cantacuzeno, come imperatore assieme al padre in opposizione all’imperatore legittimo Giovanni V Paleologo e, per questo, fu deposto. Dopo la propria deposizione nel 1353, Callisto si ritirò a vivere in silenzio al monastero che aveva fatto costruire in onore di San Mamante a Tenedos.
Nel 1354, dopo che Giovanni VI abdicò e divenne monaco, Callisto tornò come patriarca. Dopo il suo ritorno, Callisto lavorò per rafforzare l’amministrazione del patriarcato. Riorganizzò il sistema parrocchiale delle chiese sotto la supervisione di un esarca patriarcale. Si batté anche per rafforzare il controllo patriarcale su varie giurisdizioni, arrivando anche a scomunicare Stefano Uroš IV Dušan, per aver stabilito l’arcivescovo serbo come patriarca indipendente.
Nel 1355, il Patriarca Callisto di Costantinopoli scrisse al clero di Trnovo che quei latini che erano stati battezzati con una singola immersione dovevano essere ribattezzati. Definì il battesimo con una immersione come forma estremamente impropria ed empia. La sua visione si basava sui canoni Apostolici, i quali dichiarano chiaramente che quanti sono stati battezzati con immersione singola non sono battezzati e devono essere ribattezzato. Ha anche consigliato fortemente che il Santo Miron usato per le Cresime non debba essere preso dalle reliquie dei santi Demetrio e Barbaros.
Inoltre, nel 1355, aiutò Sant’Atanasio a costruire il Monastero della Trasfigurazione a Meteora. In questo periodo furono fondati anche i monasteri atoniti del Pantocrator e di Simonopetra. Scrisse la regola monastica per il Monastero del Pantocratos. Scrisse anche le biografie dei Santi Gregorio del Sinai e di San Teodosio di Trnovo.
Nel 1363 era sulla strada per Serres come membro di un’ambasciata dell’imperatore Giovanni V Paleologo, per chiedere aiuto ad Helena di Bulgaria, Imperatricedi Serbia contro l’espansione dell’Impero Ottomano in Tracia. Sulla via per Serres, fece sosta al Monte Athos. Vedendolo, San Massimo di Kavsokalyva predisse la sua morte dicendo: “Questo vecchio uomo non rivedrà più la sua vecchia donna” (con vecchia donna voleva indicare Costantinopoli). San Massimo iniziò a camminargli dietro cantando il salmo funebre, “Beati quelli che sono integri nelle loro vie” (Salmo 119:1). Giunto a Serres, incontrò l’imperatrice ma prese una malattia infettiva e morì, sebbene si sia speculato ai suoi tempi, che possa essere stato avvelenato.
Apolytikion, Tono Primo
Dimostrandoti saggio Patriarca della Città Regina, vanto del Monte Athos, tesoro di Serres, amico e difensore dei divini esicasti di Cristo e per questo noi tutti, Padre Callisto, con gioia cantiamo inni e a gran voce diciamo: Gloria a Cristo che ti ha glorificato, gloria a Colui che ti ha reso sorprendente, gloria a Colui che, attraverso te, ci dona ciò che è bello.

 


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