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22.06: Memoria di San Paolino vescovo di Nola (verso il 431)

 




 

San Paolino vescovo di Nola (verso il 431)

Tratto dal quotidiano Avvenire
Discendeva da ricca famiglia patrizia romana (nacque nel 355 a Bordeaux, dove il padre era funzionario imperiale) e favorito nella carriera politica da amicizie altolocate, divenne «consul suffectus», cioè sostituto, e governatore della Campania. Incontrò il vescovo Ambrogio di Milano e il giovane Agostino di Ippona, dai quali fu avviato alla fede cristiana. Ricevuto il battesimo verso i venticinque anni, durante un viaggio in Spagna conobbe e sposò Therasia. Dopo la morte prematura dell'unico figlioletto, Celso, entrambi si dedicarono interamente all'ascesi cristiana, sul modello di vita monacale orientale. Così, di comune accordo distribuirono le ingenti ricchezze ai poveri, e si ritirarono nella Catalogna, deve venne ordinato prete. A Nola, poi, diede inizio alla costruzione di un santuario, ma si preoccupò anzitutto di erigere un ospizio per i poveri, adattandone il primo piano a monastero, dove si ritirò con Therasia e alcuni amici. Nel 409 fu eletto vescovo di Nola. Morì a 76 anni, nel 431.

Martirologio Romano: San Paolino, vescovo, che, ricevuto il battesimo a Bordeaux e lasciato l’incarico di console, da nobilissimo e ricchissimo che era si fece povero e umile per Cristo e, trasferitosi a Nola in Campania presso il sepolcro di san Felice sacerdote per seguire da vicino il suo esempio di vita, condusse vita ascetica con la moglie e i compagni; divenuto vescovo, insigne per cultura e santità, aiutò i pellegrini e soccorse con amore i poveri.

Tratto da
http://www.enrosadira.it/santi/p/paolinodanola.htm
Paolino Ponzio Meropio Anicio, vescovo di Nola, santo, morì nel 431 e fu sepolto accanto a S. Felice a Nola. I suoi resti verso l’847 furono portati a Benevento. L’imperatore Ottone III li portò a Roma e li depose nella chiesa allora dedicata al vescovo di Praga Adalberto, all’Isola Tiberina. Tra il 1527 e il 1560, per il cattivo stato del convento, le spoglie stettero in Vaticano. Nel 1806 venne fatta la ricognizione delle sue reliquie a S. Bartolomeo Apostolo all’Isola Tiberina, in tale occasione si rinvennero anche quelle di S. Teodoro. Il 14 maggio del 1909 il corpo fu nuovamente traslato a Nola e riposto sotto l’altare della Cattedrale. Allora si prelevò parte dell’osso frontale per donarla alla chiesa che lo aveva custodito per mille anni.
Martirologio Romano(altra redazione) 22 giugno - Presso Nola, città della Campania, il natale del beato Paolino, Vescovo e Confessore, il quale da nobilissimo e ricchissimo divenne povero ed umile per Cristo, e, non avendo più nulla, si fece schiavo per riscattare il figlio di una vedova, che i Vandali devastata la Campania, avevano condotto schiavo nell’Africa. Fu poi illustre non solo per dottrina e gran santità di vita, ma anche per la sua potenza contro i demoni. Le sue splendide lodi furono celebrate nei loro scritti dai santi Ambrogio, Girolamo, Agostino e Gregorio Papa. Il suo corpo, trasferito a Benevento e di là a Roma, finalmente, per ordine del Sommo Pontefice Pio decimo, fu restituito a Nola.

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/27800
"I cuori votati a Cristo respingono le Muse e sono chiusi ad Apollo", così scriveva Paolino al maestro Decimo Magno Ausonio, che lo aveva iniziato alla retorica e alla poetica. Paolino era stato un giovane dal temperamento d'artista. Discendeva da ricca famiglia patrizia romana (nacque nel 355 a Bordeaux, dove il padre era funzionario imperiale) e favorito nella carriera politica da amicizie altolocate, divenne "consul suffectus", cioè sostituto, e governatore della Campania. Ebbe anche la ventura di incontrare il vescovo Ambrogio di Milano e il giovane Agostino di Ippona, dai quali fu avviato sulla strada della conversione a Cristo. Ricevuto il battesimo verso i venticinque anni, durante un viaggio in Spagna conobbe e sposò Therasia.
Dopo la morte prematura dell'unico figlioletto, Celso, entrambi decisero di dedicarsi interamente all'ascesi cristiana, sul modello di vita monacale in voga in Oriente. Così, di comune accordo si sbarazzarono delle ingenti ricchezze che possedevano un po' ovunque, distribuendole ai poveri, e si ritirarono nella Catalogna per dare inizio ad un'originale esperienza ascetica. Paolino era ormai sulla quarantina. Conosciuto e ammirato nell'alta società, era amato ora anche dal popolo, che a gran voce chiese al vescovo di Barcellona di ordinarlo sacerdote.
Paolino accettò con la clausola di non essere incardinato tra il clero di quella regione. Declinò anche l'invito di Ambrogio, che lo voleva a Milano. Paolino accarezzava sempre l'ideale monastico di una vita devota e solitaria. Infatti si recò quasi subito in Campania, a Nola, dove la famiglia possedeva la tomba di un martire, S. Felice. Diede inizio alla costruzione di un santuario, ma si preoccupò anzitutto di erigere un ospizio per i poveri, adattandone il primo piano a monastero, dove si ritirò con Therasia e alcuni amici in "fraternitas monacha", cioè in comunità monastica.
I contatti con il mondo li manteneva attraverso la corrispondenza epistolare (ci sono pervenute 51 lettere) con amici e personalità di maggior spicco nel mondo cristiano, tra cui appunto Agostino. Per gli amici buttava giù epitalami e poesie di consolazione. Ma a porre termine a quella mistica quiete, nel 409, sopraggiunse l'elezione a vescovo di Nola. Si stavano preparando per l'Italia anni tempestosi. Genserico aveva passato il mare alla testa dei Vandali e si apprestava a mettere a sacco Roma e tutte le città della Campania. Paolino si rivelò un vero padre, preoccupato del bene spirituale e materiale di tutti. Morì a 76 anni, nel 431, un anno dopo l'amico S. Agostino.

Tratto da
http://www.famigliacristiana.it/liturgia/san-paolino-di-nola_27599941.aspx
Paolino nacque a Bordigala (l’odierna Bordeaux) verso il 355 e durante gli studi fu discepolo del poeta Ausonio, poi dopo aver ricoperto alcune magistrature nel 381 fu nominato governatore della Campania. Tornato in patria nel 384, dopo una breve sosta andò in Spagna dove sposò Therasia da cui ebbe un figlio, Celso, che morì prematuramente. In seguito si trasferì in Aquitania, nella Francia sud-occidentale, dove intensificò i rapporti sociali e culturali con il mondo aristocratico e letterario. Nel frattempo aveva conosciuto anche S. Ambrogio, che egli ringrazierà per il «nutrimento di fede da lui ricevuto». Prima del 389 fu battezzato dal vescovo di Bordeaux, e da qui cominciò la sua conversione all’ascetismo, suscitando la dura reazione del pagano Ausonio, il quale cercò inutilmente di dissuaderlo. Intorno al 393 Paolino, non ancora quarantenne, dopo aver venduto il suo patrimonio a Barcellona iniziò la sua vita monastica e un anno dopo fu ordinato sacerdote; quindi si stabilì a Nola, presso la tomba di S. Felice, con la moglie ormai compagna della sua vita in regime di castità, e con alcuni amici e discepoli, dando vita a una piccola comunità di asceti. Presto Nola diventò un fervido centro di spiritualità mentre a Paolino ricorrevano per consiglio, anche per via epistolare, vescovi, tra cui S. Agostino, sacerdoti, monaci e anche laici, in particolare il noto scrittore Sulpicio Severo, suo compagno di esperienze giovanili e di conversione. Nel primo decennio del secolo V il santo fu consacrato vescovo di Nola, e da allora egli ebbe molto a soffrire per causa dei Goti di Alarico dopo il saccheggio di Roma e la distruzione di Nola, dove fu fatto prigioniero. Rimesso in libertà, si adoperò con ogni mezzo per la ricostruzione della chiese distrutte, per soccorrere gli orfani e i bisognosi, dando l’esempio di una carità senza limiti. Morì il 22 giugno del 431. Di lui ci sono giunti 51 lettere, 31 componimenti poetici, tra cui i noti Carmina natalicia.

Tratto da
http://www.treccani.it/enciclopedia/paolino-di-bordeaux-vescovo-di-nola-santo_%28Enciclopedia-Italiana%29/
(con annessa bibliografia )
PAOLINO di Bordeaux, vescovo di Nola, santo (Meropius Pontius Paulinus). - Nato a Bordeaux verso il 353-354 da nobilissima famiglia della Gallia romana, studiò ivi sotto il retore Ausonio a cui fu legato da affettuosa amicizia. Giovanissimo entrò nella carriera pubblica, favorito certo dall'influenza del suo maestro alla corte di Valentiniano II. Giunto presto al grado di senatore e forse a quello di consul suffectus (per l'anno 378), fu inviato nel 379 a governare la Campania, e stabilitosi a Nola conobbe allora i luoghi consacrati alla memoria di quel S. Felice, il cui culto ebbe poi tanta parte nella vita spirituale di P. Tornato in Aquitania, durante un viaggio in Spagna conobbe e sposò Terasia che condusse con sé in Aquitania; ivi assistette sia agli avvenimenti che portarono sul trono Massimo, sia alle polemiche religiose connesse con Priscilliano, le quali, certo con notevole esagerazione ma non del tutto arbitrariamente, come i più pensano, sono state messe in relazione con la sua formazione spirituale. Verso il 389 P. si battezzò e presto decise, in pieno accordo con la moglie Terasia, di ritirarsi completamente dal mondo, distribuendo in opere di beneficenza le sue ricchezze. Il vecchio maestro Ausonio cercò invano di stornarlo da tale proposito, e le epistole poetiche scambiate fra Ausonio e P. in questa circostanza sono fra le più significative opere di costui. Ordinato prete a Barcellona (393-395), P. si stabilì con sua moglie (i due avevano interrotto ogni rapporto coniugale) a Nola dedicandosi completamente al culto di S. Felice. La città, che dal 409 volle a suo vescovo Paolino, divenne da allora come un faro di pietà, a cui si rivolse pressoché tutto il mondo cristiano attratto dalla fama dei due santi sposi e dei miracoli di S. Felice. P. morì il 22 giugno 431. Il suo corpo, deposto nella basilica di S. Felice, fu in seguito traslato a Roma nella chiesa di S. Bartolomeo all'Isola e di qui, nel 1908, nella cattedrale di Nola dove tuttora si venera.
A parte poche opere perdute (fra le quali largamente attestato è un panegirico di Teodosio) e un certo numero di opere dubbie, l'opera letteraria di P. consta di un copioso epistolario e di una raccolta di poesie (edite a cura di G. Hartel, in Corpus Scriptorum ecclesiasticorum latinorum, XXIX [Epistolae], XXX [Carmina], Vienna 1894). Le lettere sono 52 (l'edizione del Hartel ne registra 51, ma in realtà la XXV è seguita da una XXV*). Di esse la XXXIV è un'omilia intitolata De gazophylacio. De avaritia fugienda et de elemosinis erogandis. Le lettere XLVI e XLVII, dirette a Rufino d'Aquileia, sono probabilmente apocrife. Le lettere appartengono cronologicamente soprattutto al periodo 394-404 e sono in gran parte indirizzate a vescovi o amici della Gallia: Delfino e Amando di Bordeaux, Esuperio di Tolosa, Simplicio di Vienna, Alitio di Cahors, Diogeniano d'Albi, Dinamio d'Angoulême, Venerando di Clermont, Pegaso di Périgueux, Victricio di Rouen. A Sulpicio Severo, carissimo fra gli amici, sono indirizzate le lettere I, V, XI, XXII-XXIV, XXVII-XXXI. Fra i corrispondenti fuori della Gallia sono da segnalare S. Agostino (lettere IV, VI, XLV, L), Alipio di Tagaste, Pammachio. Particolare importanza ha la lettera di S. Agostino a P. (Epistolae, CLXXXVI) per metterlo in guardia contro Pelagio, già in relazione con P., e contro i discepoli di quello coi quali P. manteneva ancora rapporti. Per quanto i contemporanei abbiano considerato P. come eccellente epistolografo (in epistolari studio prope Tullium representans, afferma di lui S. Girolamo), le sue lettere appaiono letterariamente appesantite dall'abuso di citazioni bibliche e di fiori retorici, inobliabile reminiscenza, questi ultimi, dell'insegnamento di Ausonio. Maggiore considerazione ha avuto la sua opera poetica (in tutto 33 poesie) che oltre alla citata corrispondenza con Ausonio (carmi X, XI) comprende la serie dei carmi (XII-XVI, XVIII-XXI, XXIII, XXVI-XXIX) scritti fra il 395 e il 407 in occasione degli anniversarî della morte di S. Felice (detti natalicia dalla "nascita" alla vita eterna); la parafrasi poetica dei salmi I, II, CXXXVI (carmi VII, VIII, IX), una parafrasi evangelica in onore di S. Giovanni Battista (carme VI), un epitalamio in occasione delle nozze di Giuliano d'Eclano (carme XXV), un Propempticon a Niceta di Remesiana (carme XVII), una Consolatio a Pneumatio e Fidelis in occasione della morte del loro figlio Celso. Tutte queste poesie, senza segnalarsi per particolarissimi pregi poetici, hanno fortemente contribuito, con quelle di Prudenzio, alla creazione di una letteratura poetica cristiana. Come le epistole, esse rivelano in P. un cuore tenero e affettuoso, un'anima profondamente nutrita di pietà, seppure non vibrante per ricchezza di motivi spirituali, una concezione del cristianesimo e della vita religiosa improntata al più sereno, spesso quasi semplicistico, ottimismo.

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http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Santo_del_mese/06-Giugno/San_Paolino_da_Nola.html

 

 

 

 

 

 

 

 


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