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24.06: Memoria dei Santi protomartiri di Roma, vale a dire i cristiani che avrebbero subito il martirio a Roma sotto Nerone (64 d.C.)

 [Dopo la riforma del santorale, la Diocesi di Roma Antica ne fa memoria il 30 Giugno, giorno successivo alla Festa dei suoi Santi Patroni Pietro e Paolo]




 

Santi protomartiri di Roma

Tratto da
http://www.treccani.it/enciclopedia/protomartiri-romani/
romani, Protomartiri I cristiani che avrebbero subito il martirio a Roma sotto Nerone (64 d.C.) in quanto accusati dell’incendio della città. Manca in realtà, a parte le questioni che si possono porre circa l’atteggiamento di Nerone verso il cristianesimo, ogni testimonianza antica di un loro culto pubblico: fu C. Baronio a inserirne l’elogio nel Martirologio romano al 24 giugno; il loro culto, promosso dal Collegium cultorum martyrum, è stato approvato per la diocesi di Roma nel 1922.
Martirologio Romano: Santi protomartiri della Santa Chiesa di Roma, che accusati dell’incendio della Città furono per ordine dell’imperatore Nerone crudelmente uccisi con supplizi diversi: alcuni, infatti, furono esposti ai cani coperti da pelli di animali e ne vennero dilaniati; altri furono crocifissi e altri ancora dati al rogo, perché, venuta meno la luce del giorno, servissero da lampade notturne. Tutti questi erano discepoli degli Apostoli e primizie dei martiri che la Chiesa di Roma presentò al Signore.

Tratto da
http://tradidiaccepi.blogspot.com/2017/06/santi-protomartiri-romani.html
Il 24 giugno il Martirologio Romano fa l'elogio di “moltissimi santi Martiri, i quali dall’imperatore Nerone, per allontanare l’odio proveniente dall’aver egli incendiata l’Urbe calunniosamente accusati, furon fatti uccidere crudelissimamente in diverse maniere. Infatti alcuni di essi, coperti con pelli di fiere,furono esposti ad esser dilaniati dai cani; altri furono confitti in croce; ed altri furono bruciati, affinché, quando fosse terminato il giorno, servissero di lume durante la notte. Tutto questi erano discepoli degli Apostoli e primizie dei Martiri, che la Chiesa Romana, fecondo campo di Martiri, mandò al Signore prima della morte degli Apostoli”. Di essi fa menzione anche lo storico pagano Cornelio Tacito (Annales, XV, 44, 2-5). La Chiesa di Roma li commemora il 27 giugno, antivigilia dei santi Pietro e Paolo, Principi degli Apostoli.

Tratto da
http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2016/6/30/SANTI-PROTOMARTIRI-DELLA-SANTA-CHIESA-DI-ROMA-Santo-del-giorno-il-30-giugno-si-celebrano-i-primi-martiri-della-storia-del-cristianesimo/712613/
i santi protomartiri della Santa Chiesa di Roma, ovvero coloro che vennero definiti come i primi martiri della storia del cristianesimo. Molte persone non ebbero neppure il tempo di poter essere identificate: questo per il semplice fatto che, i loro nomi, non vennero rivelati agli storici del tempo, anche poiché le condanne furono praticamente immediate. Queste persone erano i primi cristiani che, durante il regno di Nerone come Imperatore di Roma, cercarono di diffondere la parola del cristianesimo nella città. Moltissime altre persone, che non vedevano di buon grado alcune delle scelte che vennero effettuate da parte dell'imperatore, decisero di abbracciare la religione cristiana, visto che essa si basava su dei principi che venivano reputati come maggiormente umani da parte della popolazione, che poco sopportava le leggi di Nerone. Nel 54 dopo Cristo, la figura di Nerone era apprezza ma, dopo quell'anno, egli iniziò a perdere il consenso dei suoi suddetti. Nerone aveva capito che, le cause delle sue sventure, erano da attribuire a questi primi cristiani, che col loro modo di fare riuscivano a far breccia nel cuore delle persone. Questo dava parecchio fastidio allo stesso Nerone, il quale fece il possibile per screditare queste persone religiose. Il suo piano, però, non andò a buon fine ed anzi, le sue azioni vennero ovviamente non viste di buon occhio da parte delle persone che vivevano nell'impero. Nerone decise quindi di compiere un gesto clamoroso, ovvero incendiare la città di Roma: questo avvenne attorno al 64 dopo Cristo, anno che segnerà l'inizio dei cambiamenti per le persone che seguivano gli insegnamenti della religione cristiana. Nerone, che non voleva perdere ulteriormente il consenso del popolo dopo tale azione, sfruttò questo atto per incolpare i primi cristiani, generando quindi un'onda d'odio incredibile nei confronti di queste persone. L'imperatore venne quindi definito come il primo persecutore dei cristiani visto che, prima di quell'anno, cristiani e politeisti riuscivano a convivere in maniera civile senza troppi contrasti. Nerone fece quindi il possibile per poter catturare i cristiani, che vennero da lui reputati come la causa per le quali, le divinità romane, avevano deciso di punire l'intera città e la popolazione. Dopo averli catturati, Nerone riuscii in parte a convincere la popolazione delle sue parole: la rabbia prese subito il sopravvento nella mente dei sudditi dell'imperatore, che decise di condannare a morte tutte quelle persone che predicavano la religione cristiana. I santi protomartiri della Santa Chiesa di Roma vennero condannati a delle torture incredibili: alcuni di essi vennero arsi vivi dopo che vennero ricoperti di pece. Il fuoco che li bruciava serviva non solo per purificare l'aria ma anche per poter riuscire ad illuminare le strade e far pace con gli dei adirati. Nerone voleva anche fare in modo che, queste punizioni fossero esemplari: per questo alcuni martiri vennero dati in pasto alle belve feroci ed altri decapitati. Tra di essi spiccano Pietro e Paolo, ovvero gli Apostoli di Gesù: il primo venne crocifisso, mentre il secondo decapitato. Proprio questi due vengono maggiormente ricordati tra i nomi dei martiri, mentre gli altri solo menzionati e ricordati in una celebrazione solenne che avviene a Roma, del quale essi sono patroni assieme a Pietro.

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/28000
i protomartiri della Chiesa di Roma, vittime della persecuzione di Nerone in seguito all'incendio di Roma, avvenuto il 19 luglio del 64. Perché Nerone perseguitò i cristiani? Ce lo dice Cornelio Tacito nel XV libro degli Annales: "Siccome circolavano voci che l'incendio di Roma fosse stato doloso, Nerone presentò come colpevoli, punendoli con pene ricercatissime, coloro che, odiati per le loro abominazioni, erano chiamati dal volgo cristiani".
Ai tempi di Nerone, a Roma, accanto alla comunità ebraica, viveva quella esigua e pacifica dei cristiani. Su questi, poco conosciuti, circolavano voci calunniose. Nerone scaricò su di loro, condannandoli ad efferati supplizi, le accuse a lui rivolte. Del resto le idee professate dai cristiani erano di aperta sfida agli dei pagani gelosi e vendicativi... "I pagani - ricorderà più tardi Tertulliano - attribuiscono ai cristiani ogni pubblica calamità, ogni flagello. Se le acque del Tevere escono dagli argini e invadono la città, se al contrario il Nilo non rigonfia e non inonda i campi, se vi è siccità, carestia, peste, terremoto, è tutta colpa dei cristiani, che disprezzano gli dei, e da tutte le parti si grida: i cristiani ai leoni!".
Nerone ebbe la responsabilità di aver dato il via all'assurda ostilità del popolo romano, peraltro molto tollerante in materia religiosa, nei confronti dei cristiani: la ferocia con la quale colpì i presunti incendiari non trova neppure la giustificazione del supremo interesse dell'impero. Episodi orrendi come quello delle fiaccole umane, cosparse di pece e fatte ardere nei giardini del colle Oppio, o come quello di donne e bambini vestiti con pelle di animali e lasciati in balia delle bestie feroci nel circo, furono tali da destare un senso di pietà e di orrore nello stesso popolo romano. "Allora - scrive ancora Tacito - si manifestò un sentimento di pietà, pur trattandosi di gente meritevole dei più esemplari castighi, perché si vedeva che erano eliminati non per il bene pubblico, ma per soddisfare la crudeltà di un individuo", Nerone. La persecuzione non si arrestò a quella fatale estate del 64, ma si prolungò fino al 67.
Tra i martiri più illustri vi furono il principe degli apostoli, crocifisso nel circo neroniano, dove sorge la basilica di S. Pietro, e l'apostolo dei gentili, S. Paolo, decapitato alle Acque Salvie e sepolto lungo la via Ostiense.

Tratto da
http://it.arautos.org/view/show/7371-i-santi-protomartiri-della-chiesa-di-roma
il primo atto del dramma del martirio ha avuto inizio nella notte del 19 luglio dell'anno 64, con i ripetuti segnali di tromba delle guardie dislocate nei punti chiave della Capitale del mondo. Segnali di allerta, ben conosciuti e temuti, subito seguiti dalle prime grida: "Fuoco!... Fuoco!... Fuoco!" Un incendio dotato di un grande potere distruttivo
In questa città sovraffollata, con quartieri poveri nei quali si ammucchiavano case di legno, un incendio non passava come un incidente banale. Questo, comunque, subito ha rivelato di essere dotato di un grande potere distruttivo. In pochi minuti le urla di "Fuoco!", sempre più terrorizzate, si erano diffuse per le strade del quartiere popolare del Circo Massimo e subito dopo in altri quartieri. Le fiamme sembravano essersi propagate da varie regioni allo stesso tempo, divorando implacabilmente botteghe ed abitazioni.

Trovando nel suo cammino alcuni depositi di olio ed altri materiali combustibili, si erano diffuse per tutta la zona intorno ai monti Palatino e Celio. Quando alla fine esse si spensero, sei giorni dopo, avevano distrutto dieci dei quattordici quartieri della grande Metropoli imperiale. Talmente spaventosa era stata la catastrofe, che fu impossibile calcolare il numero dei morti.
"Non è permesso essere cristiano"
Durante questi giorni terribili, folti gruppi di uomini impedivano, per mezzo di minacce, l'azione di tutti quanti volevano spegnere l'incendio. Ancor più, tutti gli storici Antichi concordano che furono visti uomini appiccare il fuoco. Gli abitanti di Roma immediatamente hanno accusato Nerone di aver provocato l'incendio, o per lo meno di averlo favorito. Gli storici antichi garantiscono questa accusa, mentre alcuni moderni la rigettano.

Lasciando da parte la controversia storica, è innegabile il fatto che il mostruoso Imperatore, per liberarsi dall'immensa ondata di indignazione sollevata contro di lui, ha attribuito la colpa ai cristiani. Per l'uomo che aveva fatto uccidere sua madre, l'invenzione di una simile calunnia pesava molto poco nella coscienza. Agendo di conseguenza, Nerone ha fatto imprigionare, all'inizio, tutti coloro che si proclamavano cristiani.

Delatori mossi dai più spuri interessi subito resero possibile la prigione a molti altri. Quanti concretamente? Non si sa. Uno storico afferma essere stata "una grande moltitudine". Tutti sono stati condannati a morte in modo sommario. In breve si diffuse per tutto l'Impero una parola d'ordine: "Non licet esse christianus - Non è permesso essere cristiano".
Spaventose scene di martírio
L'odio bimillenario di Satana e dei suoi seguaci umani contro la Santa Chiesa Cattolica è ben ritratto nelle scene brutali e scabrose di questa prima persecuzione. I carnefici non si sono limitati a torturare e poi decapitare o crocifiggere le innocentivittime, in spettacoli al Circo di Caligola e Nerone, localizzato nella Collina del Vaticano. "Tutto quanto si può concepire nell’ immaginazione di un sadico a cui si abbia concesso piena libertà per praticare il male, è stato messo in pratica in una atmosfera da incubo", afferma lo storico Daniel Rops, nella sua opera monumentale Storia della Chiesa di Cristo.

L'Imperatore ha fatto mettere a disposizione per il popolo il giardino del parco imperiale. Lì si sono organizzate "cacce" nelle quali i bersagli erano cristiani rivestiti di pelli di animali feroci, in modo da essere così inseguiti e alla fine sbranati dai cani. Le donne erano lanciate per aria da brutali cornate di tori, in un'allegoria a episodi di una favola pagana. Non sono mancati neppure infamanti oltraggi e attentati alla verginità delle fanciulle.

Al cadere della notte, i carnefici erigevano numerosi pali lungo i viali del parco, nei quali legavano corpi di cristiani cosparsi di resina e pece, e appiccavano loro il fuoco, in modo che servissero da illuminazione per la "festa". Vestito da auriga, Nerone passeggiava col suo carro trainato da cavalli per i viali strapieni di imbambolati spettatori e illuminati da queste torce umane. San Clemente Romano, il terzo successore di San Pietro, riferisce le orribili scene di questa notte, delle quali è stato testimone oculare.

E lo storico latino Tacito, uomo chiaramente ostile al Cristianesimo, ha scritto che un tale eccesso di atrocità ha finito per sollevare in alcuni settori dell'opinione pubblica un movimento di compassione nei confronti dei cristiani. Questi sono i Protomartiri della Chiesa di Roma. I loro nomi sono sconosciuti in questa terra, ma nel Cielo essi brillano come soli per tutta l'eternità, e là intercedono per noi che qui celebriamo la loro gloriosa memoria.
San Pietro e San Paolo
I due uomini più importanti della Santa Chiesa hanno sofferto anche loro il martirio nella persecuzione di Nerone. Gli Apostoli Pietro e Paolo sono stati catturati e chiusi nel carcere Mamertino, dove non hanno cessato il loro apostolato, ottenendo la conversione persino dei propri carcerieri. Il Principe degli Apostoli è stato condannato alla crocifissione. Giudicandosi indegno di morire come il suo Maestro Divino, ha chiesto ai carnefici che lo crocifiggessero a testa in giù.

Nel luogo della sua sepoltura è stata edificata la grandiosa Basilica di San Pietro. L'Apostolo dei Gentili, siccome era cittadino romano, ha meritato un poco più di considerazione da parte delle autorità imperiali. Condotto fuori della città, è morto decapitato nella Via Ostiense. Sul suo tumulo si trova la magnifica Basilica di San Paolo Fuori le Mura.
Sei milioni di martiri
A questa prima persecuzione ne sono succedute altre nove, nel corso dei successivi 250 anni, fino alla proclamazione dell'Editto di Milano, nel 313. si calcola che in questa prima fase della Chiesa 6 milioni di martiri hanno sigillato con la morte la loro fede in Nostro Signore Gesù Cristo. Il che vuol dire, in media, 24mila all'anno, 66 al giorno.
"Il sangue dei martiri è semente di nuovi cristiani".

Questo sangue benedetto che ha bagnato la terra nei primi secoli del Cristianesimo continua a produrre i suoi frutti fino ad oggi, e così sarà fino al giorno in cui l'umanità intera sarà convocata per l'ultimo atto della Storia, quando Cristo Glorioso detterà la sua ultima sentenza: "Venite, benedetti dal Padre mio"..."Andate via da me, maledetti" (Mt 25, 34 e 41).
Rivista Araldi del Vangelo, Giugno/2005, n. 16, p. 32 - 33)

Tratto da
http://www.famigliacristiana.it/liturgia/protomartiri-romani_3372351.aspx

Questa memoria dei primi martiri della Chiesa romana, celebrata all’indomani della solennità degli apostoli Pietro e Paolo, si è sempre conservata nella sede del Circo costruito da Caligola, poi detto di Nerone, negli horti di Agrippina (madre di Caligola) sul pendio meridionale del colle Vaticano, da dove si diramavano le vie Aurelia, Cornelia e Triumphalis. Si ricordava il famoso incendio del 16 luglio del 64, attribuito dal volgo a Nerone il quale, per stornare da sé l’accusa e forse per sobillazione dei giudei, allora potenti in Roma, sottopose a processo e colpì un gran numero di cristiani, che furono gettati alle belve e bruciati perché servissero da illuminazione notturna, secondo quanto ci narra lo storico Tacito nei suoi Annales (XV, 44). Il martirologio Geronimiano ne commemorava al 29 giugno un gran numero (979), il cui culto primitivo, dalla piccola chiesa di Santa Maria della Pietà al Camposanto teutonico, venne esteso a tutta la città nel 1923, poi nel 1969 a tutto il rito romano. Dal calendario romano precedente sono stati espunti 53 nomi di martiri che, anche se venerati da epoche antiche, non hanno più il corredo delle corrispondenti fonti biografiche. Un cenno ai protomartiri romani lo troviamo anche nella lettera scritta da san Clemente ai Corinzi verso il 96-98, riportato come lettura patristica nella liturgia delle ore del 20 giugno. Nel rievocare il martirio di Pietro e Paolo, egli ricorda «la grande moltitudine di eletti che sopportarono molti oltraggi e tormenti e lasciarono tra noi un magnifico esempio», e aggiunge che vennero sacrificate anche delle donne con supplizi penosi, come quello delle mitiche Danaidi, condannate a riempire senza sosta recipienti rotti, o legate alle corna di un toro. Nel 1626, sotto Urbano VIII vennero ritrovati - nel porre le fondamenta del baldacchino berniniano in San Pietro - sepolcri contenenti ossa bruciate miste a ceneri e carboni.. Altrettanti ne sono stati ritrovati durante i più recenti scavi.

 


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i santi di oggi 25-01-2022

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i santi di domani 26-01-2022

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