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12.07: Memoria di Sant’Ermagora discepolo dell’Evangelista Marco e primo vescovo di Aquileia e San Fortunato il suo diacono martiri sotto Nerone tra l’anno 64 e l’anno 68

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Sant’Ermagora discepolo dell’Evangelista Marco e primo vescovo di Aquileia e San Fortunato il suo diacono martiri sotto Nerone tra l’anno 64 e l’anno 68

Tratto da quotidiano Avvenire

Ermagora è il vescovo col quale comincia il catalogo episcopale di Aquileia e non c'è ragione di dubitare di questa testimonianza. Sarebbe vissuto verso la metà del III secolo e dopo di lui quel catalogo continua senza interruzione, nonostante qualche incertezza, fino alla soppressione della diocesi patriarcale nel 1751. Oltre a questo, nulla sappiamo di sicuro a proposito del protovescovo. A tale mancanza intese supplire una diffusa leggenda formatasi durante l'VIII secolo. Essa narra che l'evangelista san Marco, inviato da san Pietro a evangelizzare l'Italia superiore, giunto ad Aquileia, vi incontrò un cittadino di nome Ermagora e, convertitolo al Cristianesimo, lo consacrò vescovo della città, avviando così l'evangelizzazione di tutta l'area mitteleuropea. Egli vi avrebbe conclusa la sua missione con il martirio durante la persecuzione suscitata da Nerone e compagno gli sarebbe stato il suo diacono Fortunato. I due santi sono patroni dell'arcidiocesi di Gorizia, dell'arcidiocesi e della città di Udine nonché, da pochi anni, di tutta la Regione

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/62150
Ermagora è il vescovo col quale comincia il catalogo episcopale di Aquileia e non c'è ragione di dubitare di questa testimonianza. Egli sarebbe vissuto forse verso la metà del sec. III e dopo di lui quel catalogo continua senza interruzione, nonostante qualche incertezza.
Oltre a questo, nulla sappiamo di sicuro a proposito del protovescovo. A tale mancanza intese supplire una diffusa leggenda che, formatasi già durante il sec. VIII, raggiunse la sua maturità durante il secolo seguente, non senza subire aggiunte e varianti nell'età posteriore. Essa sorse e si sviluppò nell'intento di dare un'origine apostolica alla Chiesa di Aquileia e narra che l'evangelista s. Marco, inviato da s. Pietro ad evangelizzare l'Italia superiore, giunto ad Aquileia, vi incontrò un cittadino di nome Ermagora e, convertitolo al Cristianesimo, lo consacrò vescovo della città; anzi, secondo una variante, lo condusse a Roma, dove s. Pietro in persona lo consacrò. Mentre s. Marco sarebbe stato inviato ad evangelizzare Alessandria, s. Ermagora sarebbe stato inviato ad Aquileia ed avrebbe evangelizzata quella città e le regioni circonvicine. Egli vi avrebbe conclusa la sua missione con il martirio durante la persecuzione suscitata da Nerone e compagno gli sarebbe stato il suo diacono Fortunato. La loro memoria fu celebrata al 12 luglio, data nella quale sono ricordati anche nel Martirologio Romano, nella Chiesa di Aquileia ed in altre Chiese. Nelle diverse redazioni nelle quali ci fu tramandato il Martirologio Geronimiano, i due martiri sono notati sempre sotto quella stessa data; ma è assai notevole che al primo posto sia ricordato 3. Fortunato, anzi, in qualche esemplare dello stesso Martirologio si legge soltanto il suo nome. Ci sorprende inoltre che Venanzio Fortunato nel sec. VI ricordi due volte s. Fortunato in Aquileia: una volta nella Vita di s. Martino: "Ac Fortunati benedictam urnam", un'altra volta in Miscellanea : "Et Fortunatum fert Aquileiam suum".
Doveva essere perciò un martire assai celebrato; invece Venanzio non fa cenno di Ermagora. Finalmente, nel Martirologio citato, accanto a Fortunato, è ricordato il secondo martire col come così deformato: Armageri, Armagri, Armigeri, secondo i diversi codd. Che questo martire, che non è però qualificato col titolo di vescovo, sia il nostro Ermagora, non pare sia da dubitare, e che il suo nome, tutt'altro che comune, possa essere stato storpiato dai copisti, non sorprende coloro che hanno qualche familiarità col Geronimiano; sorprende invece che sia messo nel secondo posto. Ma la spiegazione di questa anomalia potrebbe aversi nel fatto che l'estensore del Martirologio trovò in un antico elenco di martiri (o forse nello stesso Venanzio Fortunato) il nome dell'aquileiese Fortunato e vi aggiunse quello del primo vescovo aquileiese, che doveva essergli assai meno noto. Ma c'è dell'altro: nello stesso Geronimiano troviamo, sotto il 22 o 23 agosto, ricordati per Aquileia: "sanctorum Fortunati Hermogenis", questo secondo nome deformato anche in Hermogerati, Ermodori. Pare però evidente che questo Ermogene non è che una ripetizione di Ermagora; infatti già gli antichi Bollandisti avevano pensato ad una identificazione dei due gruppi. Va pure notato che il 14 agosto si festeggiavano i martiri Felice e Fortunato (il secondo sempre aquilese) ai quali basti qui accennare.

Tratto da
http://www.diocesi.trieste.it/santi-ermacora-vescovo-e-fortunato-diacono-martiri/
Secondo il Catalogo episcopale aquileiese Ermacora e Fortunato furono il primo vescovo di Aquileia e il suo diacono. Nella loro passio si racconta che l’apostolo Pietro, mentre si trovava a Roma, incaricò il discepolo ed evangelista Marco di diffondere la buona novella nella città di Aquileia. Obbediente, Marco intraprese questo lungo viaggio e finalmente giunse in vista della metropoli altoadriatica. Presso la porta occidentale incontrò un giovane lebbroso, il quale, saputo che Marco era un medico cristiano capace di guarire tutte le malattie, lo scongiurò di sanarlo. L’evangelista allora lo toccò e all’istante il suo braccio e la sua mano guarirono. Il giovane, che si chiamava Ataulfo ed era di nobile stirpe, corse a casa e raccontò tutto al padre Ulfila: questi a sua volta si precipitò dallo straordinario taumaturgo e lo pregò di guarire completamente il suo figliolo. Marco esaudì la preghiera, vedendo che Ulfila era pronto ad accogliere la fede cristiana con cuore sincero; infatti il nobiluomo volle essere subito battezzato insieme alla sua famiglia.
Dopo aver svolto la sua missione per alcuni anni, convertendo numerosi aquileiesi e formando la prima comunità cristiana del luogo, Marco desiderò far ritorno a Roma per rivedere Pietro. Egli condusse con sé Ermacora, vir christianissimus et elegans persona (uomo di salda fede e persona corretta), affinché fosse consacrato vescovo da Pietro in persona. Ritornato in patria, Ermacora continuò a predicare con fervore, compiendo miracoli, battezzando, ordinando sacerdoti e diaconi, inviando missionari nelle città della regione aquileiese.
Allorché ad Aquileia si insediò il nuovo preside, Sebasto, i sacerdoti pagani gli chiesero di intervenire nei confronti di Ermacora, colpevole di sedurre il popolo con la nuova religione e di allontanarlo dai templi degli dei romani. Sebasto lo fece arrestare immediatamente e gli intimò di abiurare e di sacrificare agli dei pubblicamente. Al suo netto rifiuto, lo condannò alle consuete atroci torture; Ermacora le sopportò tanto coraggiosamente da impietosire il popolo, che a gran voce chiese al preside di farle cessare. Temendo disordini, irritato e impaurito Sebasto fece incarcerare Ermacora. Anche in cella il vescovo continuò a pregare e a parlare di Cristo, cosicché Ponziano, il suo carceriere, convertitosi, chiese il battesimo. Con l’aiuto di Ponziano molti aquileiesi poterono recarsi in carcere per ascoltare la predicazione di Ermacora e convertirsi, profondamente colpiti dalla luce e dal profumo soavissimo che emanavano dalla sua cella.
Questo fatto indispettì molto i sacerdoti pagani i quali, minacciosi, intimarono al preside di condannare il vescovo alla pena capitale, come del resto era già stato fatto a Roma nei confronti di Pietro. Sebasto domandò tre giorni di tempo per riflettere e agire con prudenza. In quei giorni Ermacora potè compiere altri miracoli: guarì il figlio di Gregorio, che era indemoniato, e ridonò la vista alla matrona Alessandria. Inoltre, su richiesta dei presbiteri, nominò suo successore il diacono Fortunato. Sempre più impaurito dalle minacce dei suoi sacerdoti, il preside decise di far decapitare Ermacora insieme a Fortunato, ma volle che la condanna fosse eseguita di nascosto, in carcere e di notte, per timore di tumulti. I loro corpi furono raccolti da Ponziano, Gregorio e Alessandria e sepolti nel recinto funerario di quest’ultima, in un cimitero non lontano dalle mura della città. Tutti i malati che si recavano a venerarne la tomba riacquistavano la salute.

Tratto da
http://www.viaggioinfriuliveneziagiulia.it/wcms/index.php?id=5849,2750,0,0,1,0
Non sappiamo molto sulla vita dei santi Ermacora e Fortunato. Le notizie che abbiamo ci vengono dalla tradizione della chiesa aquileiese che indica Ermacora come primo Vescovo di Aquileia e Fortunato come suo diacono, vissuti, sembra, intorno alla metà del III secolo.
Le “passio” medioevali, raccontano che San Pietro, da Roma inviò l’Evangelista Marco ad evangelizzare la città di Aquileia e le terre vicine. Questa era una delle città più grandi dell’Impero e sembra con una presenza ebraica abbastanza numerosa. Marco sbarcò sulle spiagge a sud di Aquileia e si diresse verso la città. Qui si fermò per alcuni anni, predicando il vangelo, compiendo numerose guarigioni e convertendo moltissime persone.
Dopo questo periodo Marco desiderò rivedere Pietro e quindi decise di partire per Roma. Suo compagno di viaggio era colui che egli aveva scelto per diventare il vescovo della comunità cristiana di Aquileia perché fosse ordinato direttamente da Pietro: Ermacora. Questi viene descritto come “vir christianissime et elegans persona” (uomo cristianissimo e persona corretta).
Ermacora fece ritorno nella capitale della Venetia et Histria, per continuare la sua missione. Si dedicò senza sosta alla predicazione, alle guarigioni, all’ordinazione di sacerdoti e diaconi, all’invio di missionari in varie parti della regione. I sacerdoti pagani chiesero al nuovo preside di Aquileia, Sebasto, di contrastare l’azione di Ermacora che era divenuto noto e convertiva alla fede cristiana moltissime persone. Sebasto lo fece arrestare, richiedendo una sua pubblica abiura e sacrifici agli dei.
Il netto rifiuto di Ermacora comportò per lui delle durissime torture, che tuttavia sopportò in maniera tanto eroica da far si che il popolo chiedesse per lui clemenza. Sebasto, timoroso di una rivolta, lo fece incarcerare. Qui il vescovo Ermacora ebbe modo di convertire il suo carceriere Ponziano, che consentì a moltissimi di potergli fare visita, beneficiando della sua predicazione.
Guarì il figlio di Gregorio da una possessione diabolica e fece riacquistare la vista ad una matrona di nome Alessandria. Nomino quindi il diacono Fortunato, suo successore. Si narra che dalla sua cella uscisse una luce e un profumo soavissimo. I sacerdoti pagani chiesero a Sebasto in maniera decisa che Ermacora fosse giustiziato. Sebasto chiese del tempo per agire con prudenza, ma dopo tre giorni fece decapitare di nascosto Ermacora e il suo diacono Fortunato. Ponziano, Gregorio e Alessandria recuperarono i corpi e li deposero in un cimitero in prossimità delle mura della città, in un sepolcro di proprietà di Alessandria.
l luogo della loro sepoltura si dice che divenne meta di pellegrinaggi e fonte di guarigioni. Luogo che tuttavia non è mai stato individuato. Sembra fosse nei pressi della via Gemina. Una fonte medioevale dice che furono traslati in una cripta del duomo di Grado.
Questo, in realtà, è un racconto tradizionale di carattere leggendario, probabilmente nato anche con finalità morali e di memoria. L’incongruenza temporale tra le vite di Pietro e Marco (I secolo) e quella dei due santi (III secolo), tipica della prospettiva storica medioevale, ne è una prova. Di storico c’è soltanto la decapitazione dei due santi ad Aquileia, come testimoniato dal martirologio Geronimiano, considerato attendibile. Esso, il 12 luglio riporta: «IV Id. Iul. In Aquileia sanctorum Fortunati et Armageri». Questo documento è arrivato a noi in varie redazioni, in cui viene riportato il nome di Ermacora anche nelle forme Armagrus e Armigerus. Di fatto non sappiamo bene nemmeno quale rapporto ci fosse tra i due martiri.
Infatti si nota come nel martirologio citato i due non vengono definiti Vescovo e diacono e Fortunato precede Ermacora. Addirittura in un altro codice è presente solo Fortunato. Su questi aspetti il dibattito storiografico è ancora molto aperto. Le “passio” medievali si sono basate sugli “acta” di Ermacora e Fortunato che sono una trascrizione di epoca Carolingia, della tradizione orale aquileiese.
La tradizione nacque tra il 553 e il 699, all’epoca dello scisma dei Tre Capitoli, in cui Aquileia e Roma erano su posizioni opposte riguardo ad alcuni assunti teologici. Aquileia rivendicava la propria dignità di chiesa apostolica, che le derivava dalla linea Ermacora, Marco, Pietro. Da qui l’autocefalia che autorizzava i propri vescovi a definirsi patriarchi. Ermacora e Fortunato sono patroni delle arcidiocesi di Udine e Gorizia e celebrati, come da antica tradizione, il 12 luglio.
Dal 2001 sono patroni della Regione Friuli Venezia Giulia. Sono stati raffigurati in varie opere d’arte, tra le quali spiccano gli affreschi della basilica di Aquileia; nelle pale di Giovanni Martini (1501) e Giovan Battista Tiepolo (1732) nel Duomo di Udine; in alcuni lavori di oreficeria nel tesoro del Duomo di Grado; e in molte altre opere.
Il tesoro del Duomo di Gorizia è invece conservato il bastone pastorale di Ermacora, donato da San Pietro secondo la leggenda, e che fu il pastorale dei Patriarchi sicuramente fin dall’epoca di Poppone. Prescindendo dai racconti della tradizione è sicuramente un oggetto molto antico e di un altissimo valore simbolico.

Bibliografia:
AA. VV. - Santi e martiri nel Friuli Venezia Giulia; Ermacora e Fortunato a cura di Gabriella Brumat Della Sorte; 2001; Edizioni Messaggero Padova.
Paschini, Pio - Storia del Friuli; 1975; III ed.; Arti Grafiche Friulane, Udine.
• Viaggio in Friuli Venezia Giulia

Leggere anche
Appunti storiografici sui Santi aquileiesi Ermacora e Fortunato
http://propordenone.org/wp-content/uploads/2014/06/16_3.pdf

 


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