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21.07: Memoria di Santa Prassede di Roma asceta e martire,sorella della Santa Martire Pudenziana e figlia di San Pudente senatore romano (tra il 151 e il 159)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Santa Prassede di Roma asceta e martire,sorella della Santa Martire Pudenziana e figlia di San Pudente senatore romano (tra il 151 e il 159)

Tratto da
http://www.santaprassede.it/index.php/la-processione-a-oliveto-sabino/riti-religiosi/elogium.html
Prassede, vergine romana, sorella della vergine Pudenziana, al tempo in cui l’Imperatore Marco Antonino perseguitava i Cristiani, li sosteneva con le sue sostanze, le buone azioni, la consolazione e ogni attività caritativa. Infatti, alcuni li nascondeva nella casa; altri li esortava alla costanza nella fede: di alcuni seppelliva i corpi; a coloro che erano reclusi in carcere, tormentati dall’ergastolo, non faceva mancare nulla.
Ella, non potendo sopportare più tanta strage di Cristiani, implorò Dio, affinché, se avesse dovuto morire, fosse stata agevolata, liberandola da tanti mali. Così, nella dodicesima Kalenda di Agosto, e cioè il 21 Luglio, fu chiamata in cielo alle ricompense della fede. Il suo corpo fu deposto nel sepolcro del padre e della sorella, che era nel cimitero di Priscilla sulla via salaria, dal Presbìtero Pastore.


Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/63850
Il suo nome abbinato a quello di s. Pudenziana martire romana sua sorella, figura negli itinerari del sec. VII dai quali risulta che esse erano venerate dai pellegrini nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria.
Inoltre sono menzionate nel ‘Kalendarium Vaticanum’ della basilica di s. Pietro del XII secolo, Pudenziana al 19 maggio e Prassede sua sorella il 21 luglio.
La loro vita è raccontata nei ‘Leggendari’ o ‘Passionari’ romani, essi furono composti intorno al V-VI sec. ad uso dei chierici e dei monaci per fornire loro le preghiere per gli Uffici religiosi, sia per edificanti e pie letture; i ‘Passionari’ racconti delle vite e delle sofferenze dei santi martiri, si diffusero largamente negli ambienti religiosi dell’Alto e Basso Medioevo.
Le ‘Gesta’ delle due sante martiri, raccontano, che Pastore, prete di Roma, scrive a Timoteo discepolo di s. Paolo, che Pudente ‘amico degli Apostoli’, dopo la morte dei suoi genitori e della moglie Savinella, aveva trasformato la sua casa in una chiesa con l’aiuto dello stesso Pastore.
Poi Pudente muore lasciando quattro figli, due maschi Timoteo e Novato e due femmine Pudenziana e Prassede. Le due donne con l’accordo del prete Pastore e del papa Pio I (140-155), costruiscono un battistero nella chiesa fondata dal padre, convertendo e amministrando il battesimo ai numerosi domestici e a molti pagani, il papa visita spesso la chiesa (titulus) e i fedeli, celebrando la Messa per le loro intenzioni.
Pudenziana (Potentiana) muore all’età di sedici anni, forse martire e viene sepolta presso il padre Pudente, nel cimitero di Priscilla, sulla via Salaria. Dopo un certo tempo, anche il fratello Novato si ammala e prima di morire dona i suoi beni a Prassede, a Pastore e al papa Pio I.
Il racconto prosegue con una lettera inviata dai tre suddetti all’altro fratello Timoteo, per chiedergli di approvare la donazione ricevuta. Timoteo, che evidentemente era lontano, risponde affermativamente, lasciandoli liberi di usare i beni di famiglia.
Allora Prassede chiede al papa Pio I, di edificare una chiesa nelle terme di Novato (evidentemente di sua proprietà) ‘in vico Patricius’, il papa acconsente intitolandola alla beata vergine Pudenziana (Potentiana), inoltre erige un’altra chiesa ‘in vico Lateranus’ intitolandola alla beata vergine Prassede, probabilmente una santa omonima.
Due anni dopo scoppia un’altra persecuzione e Prassede nasconde nella sua chiesa (titulus) molti cristiani; l’imperatore Antonino Pio (138-161) informato, ne arresta e condanna a morte molti di loro, compreso il prete Semetrius; Prassede durante la notte provvede alla loro sepoltura nel cimitero di Priscilla, ma molto addolorata per questi eventi, ottiene di morire martire anche lei qualche giorno dopo.
Il prete Pastore seppellisce anche lei vicino al padre Pudente e alla sorella Pudenziana. Il racconto delle ‘Gesta’ delle due sante è fantasioso, opera senz’altro di un monaco o pio chierico del V-VI secolo. La loro esistenza comunque è certa, perché esse sono menzionate in molti antichi codici.
Il 20 gennaio 817 il papa Pasquale I fece trasferire i corpi di 2300 martiri dalle catacombe o cimiteri, all’interno della città, per preservarli dalle devastazioni e sacrilegi già verificatesi durante le invasioni dei Longobardi; le reliquie furono distribuite nelle varie chiese di Roma.
Quelle di s. Pudenziana nella chiesa di s. Pudente suo padre e quelle di Prassede nella chiesa di s. Prassede che secondo alcuni studiosi non erano la stessa persona.
Il corpo di s. Pudenziana (Potentiana) venne traslato sia nel 1586, che nel 1710, quando fu restaurata la chiesa poi a lei intitolata, sotto l’altare maggiore; dal IV secolo fino a tutto il VI secolo la chiesa portava il nome del fondatore Pudente (Ecclesiae Pudentiana); dal VII secolo la chiesa cambiò prima il nome in “Ecclesiae S. Potentianae” e poi dal 1600 ad oggi esclusivamente in chiesa di S. Pudenziana, trasferendo così l’intitolazione dal nome del padre a quella della figlia.
Per quanto riguarda le reliquie di s. Prassede, anch’esse riposano nella chiesa che porta il suo nome, insieme ad alcune della sorella e di altri martiri, raccolte in quattro antichi sarcofagi nella cripta. La celebrazione liturgica è rimasta divisa: s. Prassede al 21 luglio e s. Pudenziana il 19 maggio.
Una delle più antiche rappresentazioni delle due sante sorelle è un affresco del IX secolo ritrovato nel 1891 nella chiesa Pudenziana, che le raffigura insieme a s. Pietro, inoltre le si vede insieme alla Madonna in una pittura murale in fondo alla cripta della chiesa di santa Prassede, come pure nel grandioso mosaico della conca absidale della stessa chiesa, donato da papa Pasquale I.
Ad ogni modo le due chiese sono un concentrato di opere d’arte a cui si sono dedicati artisti di ogni tempo, per rendere omaggio alle due sante sorelle romane, testimoni dell’eroicità dei cristiani dei primi secoli.
Tratto da
http://www.enrosadira.it/santi/p/prassede.htm
Prassede, vergine, santa, martire di Roma, ricordata con Potenziana dagli Itinerari del VII secolo nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria. Il 20 gennaio dell’817 Pasquale I fece portare i corpi di 2300 martiri dagli ipogei all’interno della città, distribuendoli in varie chiese. A S. Prassede depose nella cripta, posta sotto l’altare maggiore, moltissime reliquie provenienti dalle Catacombe di S. Alessandro sulla via Nomentana. L’altare e il restauro della cripta si debbono al cardinale Ludovico Pico della Mirandola che vi collocò nel 1730 quattro sarcofagi romani, l’ultimo a destra in basso conserva il corpo della martire. Nello stesso sarcofago, secondo una duplice iscrizione, vi dovrebbero essere anche i resti di sua sorella Potenziana (Pudenziana). Il capo di S. Prassede, menzionato nel pontificato di S. Leone IV ai Ss. Quattro Coronati, è nell’altare papale del Sancta Sanctorum. La cassetta reliquiario fu esposta al Museo Sacro e Cristiano della Biblioteca Vaticana dal 19 giugno 1905 al 13 settembre 1907.

Tratto da
http://wwwbisanzioit.blogspot.com/2012/05/santa-pudenziana-e-santa-prassede.html


Secondo la tradizione il senatore Pudente, insieme alle sue figlie Pudenziana e Prassede, fu una delle prime persone convertite a Roma dalla predicazione di S.Paolo.
Pastore, prete di Roma, scrive a Timoteo discepolo di S. Paolo, che Pudente amico degli Apostoli, dopo la morte dei suoi genitori e della moglie Savinella, aveva trasformato la sua casa in una chiesa con l’aiuto dello stesso Pastore.
Alla morte di Pudente, le sue due figlie, con l’accordo del prete Pastore e del papa Pio I (140-155), costruiscono un battistero nella chiesa fondata dal padre, convertendo e amministrando il battesimo ai numerosi domestici e a molti pagani.
Pudenziana muore all’età di sedici anni, forse martire e viene sepolta presso il padre Pudente, nel cimitero di Priscilla, sulla via Salaria. Dopo un certo tempo, anche il fratello Novato si ammala e prima di morire dona i suoi beni a Prassede, a Pastore e al papa Pio I.
Prassede chiede allora al papa Pio I, di edificare una chiesa nelle terme di Novato ‘in vico Patricius’, il papa acconsente intitolandola alla beata vergine Pudenziana, inoltre erige un’altra chiesa ‘in vico Lateranus’ intitolandola alla beata vergine Prassede, probabilmente una santa omonima.
Due anni dopo scoppia un’altra persecuzione e Prassede nasconde nella sua chiesa molti cristiani; l’imperatore Antonino Pio (138-161) informatone, ne arresta e condanna a morte molti di loro. Prassede durante la notte provvede alla loro sepoltura nel cimitero di Priscilla, ma molto addolorata per questi eventi, ottiene di morire martire anche lei qualche giorno dopo.
http://www.neapolisroma.it/santa-prassede-santa-pudenziana-mosaici/

Due sorelle unite nella fede e nel martirio, questa è l’immagine che ci restituisce la storia di Santa Prassede e Santa Pudenziana, figlie del senatore Pudente, tra i primi uomini ad essere convertito a Roma da San Pietro, ospitato poi a lungo in casa sua. Le vicende delle due vergini e martiri sono tramandate dai Passionari, elaborati intorno al V-VI sec. per fornire ai chierici testi per i propri uffici religiosi e le letture edificanti: quel che possediamo, dunque, è un racconto ricostruito svariati secoli dopo l’esistenza delle due donne, dai contorni leggendari, che non può essere considerato fonte attendibile. Ci troviamo di fronte ad una storia carica del fascino del dubbio sulla sua autenticità.
Negli Atti, dunque, si racconta di come Pudente, senatore romano convertito, avesse reso la propria casa in una domus ecclesiae, una chiesa domestica. Alla sua morte le figlie, in accordo con Papa Pio I, la trasformarono in un battistero, luogo in cui si prodigavano per convertire e battezzare, animate da fede e coraggio nell’epoca cupa in cui il Cristianesimo subiva la persecuzione ad opera degli imperatori romani. Pudenziana fu la prima a perdere la vita, a soli sedici anni; nonostante questo Prassede, proseguì nella sua missione, ottenendo da Pio I il permesso ad edificare una chiesa nelle terme di Novato, intitolata proprio alla beata vergine Pudenziana e un’altra sub titulis Praxedis nel vico Lateranus. Una nuova persecuzione, ad appena due anni di distanza, la trovò impegnata nel nascondere i cristiani e nel raccogliere i resti di coloro che non riuscivano a salvarsi per dargli sepoltura nel cimitero di Santa Priscilla, sulla Salaria.
Non solo: la donna sarebbe addirittura l’iniziatrice del culto delle reliquie sacre! Infatti era solita raccogliere con una spugna il sangue dei martiri per versarlo in un pozzo; questo pozzo, o almeno ciò che venne identificato come tale, è visibile nell’attuale Basilica di Santa Prassede, frutto del rifacimento voluto da papa Pasquale I nell’817, responsabile anche della traslazione delle spoglie mortali di circa 2000 martiri dalle catacombe alla basilica, innalzata così a monumentale reliquiario.
Un reliquiario degno di attenzione non soltanto per quel che contiene, ma soprattutto per il particolare progetto iconografico che si srotola letteralmente sui suoi interni in un trionfo dell’arte musiva dedicato al libro dell’Apocalisse. L’abside vede una rappresentazione del Cristo con aureola e tunica dorata, su cui cala dall’alto la mano di Dio Padre recante la corona di figlio; ai due lati a fare ala insieme ai santi Pietro e Paolo scorgiamo santa Prassede, santa Pudenziana e lo stesso papa Pasquale, con aureola quadrata (indicante le persone in odore di santità ancora viventi) e un modellino della basilica tra le mani. Ai loro piedi dodici agnelli sono rivolti verso l’Agnus Dei posto sul monte del Paradiso.

 

 

Leggere anche
Santa Prassede, madre dei martiri

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/11/09/santa-prassede-madre-dei-martiri.html

leggere anche
PRASSEDE, santa. –
http://www.treccani.it/enciclopedia/santa-prassede_%28Enciclopedia-Italiana%29/

 


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